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Una storia di Massimo.ferraris

Il Natale del piccolo principe

Una favola che vorremmo si avverasse

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Pubblicato il 08 dicembre 2017 in Fiabe

Tags: favola felicit fiaba natale piccolo_principe

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Voglio pensare che tutto non sia finito, che il suo pianeta sia ancora come lo ha lasciato. Questa mattina, quando non l'ho più trovato, quando quel piccolo fanciullo è sparito dalla mia vita, mi sono chiesto perchè proprio a me è dovuto capitare di conoscerlo. E' stato un caso o è lui che ha scelto me? Il mio aereo che si è rotto, il grande deserto in cui mi sono perso, non sono altro che lo scenario di un'avventura così grande e bella che non posso immaginare possa essere solo un sogno.

Prendo un foglio e torno a disegnare una pecora con la museruola, questa volta con la correggia di cuoio affinchè possa impedirle di mangiare quel fiore. Lo poso a terra e guardo il cielo, mentre una brezza sottile mi accarezza. Mi siedo a gambe incrociate e socchiudo gli occhi, cercando di ricordare ciò che di buono mi ha trasmesso. La sua esuberanza, quel modo tutto strano di interpretare le parole e le azioni, a volte testardo, altre volte dolce e pensieroso.

Rimango a lungo ad ascoltare la voce del vento, fino a quando una sorta di torpore mi spinge oltre la realtà. Sto sognando, oppure è lui che mi sta chiamando?

-Sei strano- sento dire e mi volto. Il piccolo principe è in piedi davanti a me. -Non sei capace di rimanermi lontano, ora ti sei messo pure a disegnare? Ma chi ti dice che io abbia ancora bisogno di una pecora? Nel mio mondo basto solo io, mi piace pensare di essere l'unico in grado di far si che esso possa esistere-.

-E il fiore?- chiedo.

-Lui è parte di me e lo sarà sempre, come tu sei parte di questo mondo ma ancora non lo hai capito. Sei un piccolo mattone in grado di sorreggerlo, una porta in grado di far attraversare il bene e bloccare il male-.

Si avvicina e mi tende la mano; allungo la mia e quando sento il contatto mi rendo conto che la sua sostanza è inconsistente, eppure allo stesso tempo reale.

-Il serpente?- torno a domandare.

-Uh, quante domande!- esclama stizzito. -Quasi mi pento di essere tornato. Sai, sul mio pianeta stavo proprio bene e sto pensando di raggiungerlo-.

Sarà forse per la mia espressione addolorata, o forse perchè lui in fondo è buono, fatto sta che torna a rassenerarsi e mi sorride.

-Forse più tardi- dice dolcemente, -ora devo iniziare a mostrarti delle cose-.

Non oso domandare nulla, ormai conosco il mio ometto. Quando decide state sicuri che bisogna solo seguirlo, non ci sono mezze misure.

-Lascia qui il tuo corpo, non ti servirà- dice, lasciandomi sorpreso. Sorride e fa segno di voltarmi. Sono seduto a terra, la sabbia intorno a me riflette i raggi del sole creando milioni di frammenti di luce che si rincorrono. Sono puro spirito, la stessa essenza di cui è fatto lui.

-Non sei morto, sciocco- mi spiega, -solo fuori da quell'involucro troppo difficile da trasportare. Lo sai che i sogni sono lo specchio della realtà?-.

-Che c'entra- rispondo, continuando a guardare me stesso.

-Quello che provi e senti è la parte più nascosta del tuo essere, la vera essenza di te stesso. Prendi coraggio e credici, vedrai che sarà tutto più facile-.

Sento di volerlo fare, di fidarmi di lui e allo stesso tempo capisco di non stare sognando ma di attraversare davvero quello specchio che separa il mondo conosciuto da quello in cui mi trovo.

-Ora andiamo- e così dicendo mi sento sollevare verso l'alto, verso il cielo libero da nuvole.

L'asteroide del Natale 2049

-Cerca di non perdere il contatto, anche quando ti lascerò andare la mano- il piccolo principe volteggia accanto a me. Ci troviamo oltre lo spazio conosciuto, nell'oscurità siderale. Qui non c'è aria, ma non ho bisogno di respirare. Abbiamo abbandonato a Terra da pochi minuti, ma già accanto mi sono sfrecciati Saturno e Giove. Pianeti grandi e maestosi, circondati da pianetini ed asteroidi.

-Dove stiamo andando?- chiedo, ma lui non risponde, sembra assorto a pensare a chissà cosa.

Il sole dietro di me diventa un puntino che lentamente si spegne come la capocchia di un fiammifero. Mi fido di lui, non ho paura, nonostante il grande vuoto.

-Preparati che siamo quasi arrivati- mi guardo intorno ma non vedo nulla.

-Arrivati dove?- chiedo curioso.

-Sull'asteroide del Natale futuro-.

Penso che in effetti mancano pochi giorni alla festa, il deserto così caldo e inospitale me lo ha fatto quasi dimenticare. Immagino gli addobbi, i pacchi regalo e la felicità ovunque. Invece raggiungiamo una roccia grande quanto un campo da calcio, completamente arida e con al centro una casetta di legno.

-Non vedo abeti- dico.

-Perchè non ce ne sono- risponde. -Questo è il Natale 2049, quello dove tutto finirà per sempre-.

Le sue parole, sempre così sibilline, mi spaventano. 2049... si riferisce forse all'anno?

-Proprio quello- mi sento frugato dentro, in fondo non dovrei stupirmi, sto vivendo un'esperienza magica e sentirmi rispondere senza parlare fa parte del pacchetto. -Voi uomini siete bravi a scrutare il futuro, ma non siete capaci a mettere in pratica le idee. Dovete per forza trovare un profitto, mentre basterebbe solo fare per il puro piacere di condividere-.

Atterriamo accanto alla casetta, dal camino si leva un filo di fumo che sale dritto verso il cielo. Ci abita qualcuno e, chissà perchè, mi viene in mente Babbo Natale. Sono secoli che non ci penso, da quando ho smesso di crederci. Il fanciullo bussa alla porta, poi la spalanca. Dentro ci sono poche cose, un tavolo e un paio di sedie, un logoro divano e alle pareti foto che ritraggono scene di violenza. Il camino in pietra è acceso e due tronchi scoppiettano producendo calore. In piedi, appoggiato di lato, un uomo anziano osserva le fiamme. Porta in testa un elmetto, indossa una giacca da camera e nei piedi calza un paio di anfibi. Non si muove, sembra non accorgersi di noi.

-Chi è?- chiedo, curioso.

-Tu chi pensi che sia?-.

Francamente lo ignoro, di sicuro non Babbo Natale; non ha barba, gli occhi sono spenti e continua a fregarsi le mani.

-Te lo dico io: è la guerra- non capisco, che c'entra col Natale? -Lui è quello che credeva di essere grande e di poter schiacciare gli uomini. La guerra è sempre un modo per trarre profitto: chi produce armi si riempie le tasche e si allea con i più forti. Così va il mondo, potresti dirmi, e in fondo è vero. Ma quando il mondo è stufo che succede?-.

-Ci spazza via-.

-Trova il modo di savaguardarsi, in verità. Il 2049, l'anno del contatto, così tanto cercato e infine raggiunto. Nei trenta anni precedenti grandi telescopi sono stati messi in orbita, miliardi di dollari sono stati usati per spiare oltre l'universo conosciuto, invece di cercare di salvare la nostra casa. Si cercavano mondi abitabili, altri pianeti da colonizzare e saccheggiare, non pensando che magari altre razze ci avevano pensato prima-.

Penso al mio di mondo, al periodo storico in cui vivo, non così lontano da quella data. Anche ora le guerre fanno parte del quotidiano e se il futuro diventerà così avanzato, di conseguenza pure le armi si evolveranno.

-Buongiorno a te!- esclama il piccolo principe. Il vecchio si gira e di scatto afferra un vecchio mitragliatore appoggiato al muro. Gli occhi si fanno piccoli, in lui cova la cattiveria.

-Fermi lì se non volete che vi riduca a un colabrodo!-.

-Ti sembra questa una bella accoglienza?-.

-Io non aspettavo nessuno e davvero non gradisco che si invada il mio pianeta-.

-E' spoglio, brullo ed arido, proprio come la tua anima-.

-E chi sei tu per giudicare, ragazzo? Sei non più alto di un soldo di cacio e ancora non scorgo peluria sul tuo viso-.

-Io sono il padrone del mio mondo e se mai dovessi venire a trovarmi ti accoglierò allo stesso modo-.

-Bada a come parli, io sono la guerra, dovrei farti paura, farti scappare a gambe levate da qui. Tu, e quell'omuncolo che ti porti appresso vestito da meccanico-.

Alza l'arma e di colpo mi trovo a terra tremante. Sento ridere, quasi un gracchio catarroso.

-Il coraggio non gli appartiene!- esclama. Sembra quasi divertito. -Quanti ne ho ingoiati di tipi come lui, piccoli inutili esseri pavidi e senza nervo. Li ho visti cadere come birilli, invocando pietà-.

-Fino a quando qualcuno non te l'ha fatta pagare- dice l'ometto. -Il giorno di Natale del 2049, mentre gli occhi di tutti erano rivolti al cielo e della nascita di Gesù a nessuno importava. Sono arrivati a bordo di astronavi, facendo a pezzi le armi che gli uomini credevano invincibili. Hai cercato di lottare, ma alla fine hai dovuto soccombere. Ed ora sei qui, in attesa di una rivincita che mai arriverà, sorretto sempre dall'odio e dal disprezzo. Ora andiamo-.

Sento la sua mano afferrarmi il braccio. Mi alzo e rimango sorpreso nel vedere l'anziano con la testa rivolta in basso e le mani abbandonate lungo i fianchi.

L'asteroide del Natale 2020

Voliamo di nuovo, abbandonando quel luogo di dolore. Il piccolo principe non parla, il suo viso è disteso, non capisco se è turbato, ma di sicuro è intento a proseguire il viaggio. Lo seguo, questa volta senza tenergli la mano, come un uccello che si accoda allo stormo. In lontananza un nuovo asteroide appare, questa volta molto simile ad un pianeta in miniatura. Scorgo alberi, erba e piccoli specchi lacustri. Atterriamo in mezzo ad un cespuglio di fiori, su cui volteggiano piccole api.

-Bello!- esclamo, felice come un fanciullo.

-Si, come può essere la Terra quando l'uomo l'ha conosciuta. Tutto quello che vedi è artificiale, una ricerca scientifica-.

Non capisco, sembra tutto così reale che faccio fatica a pensare sia finto. Tocco l'erba, le piante, osservo gli insetti e respiro l'aria pulita.

-Esperimento Terranova- e allarga le braccia sollevando il viso al cielo. Faccio altrettanto e vado a cozzare contro qualcosa che al nostro arrivo non c'era: una barriera trasparente che circonda l'intero asteroide. -L'uomo del 2020, così sicuro di poter abitare Marte e portare la vita su pianeti distanti anni luce, lo ha pensato e costruito. Piccoli mondi in miniatura, autosufficienti, ma ancora lontani dal poter dare la sicurezza. Voi siete la Terra, gli appartenete e ancora non l'avete capito-.

Rimango pensoso e fatico a digerire le sue parole: mi sta mostrando il futuro prossimo, un secolo che mi separa dalla catastrofe e mi rendo conto di quanto siamo fragili e ciechi. Davvero pensiamo di possedere lacapacità di sopravvivere all'estinzione? Davvero possiamo sperare di allontanarci quando tra noi e quelle stelle che ci circondano passano spazi incolmabili? E davvero crediamo che la guerra sia la risposta giusta?

Un cavallo corre veloce, passandomi accanto e rimango affascinato quando vedo volare in alto degli uccelli.

-Chi abita qui?- domando, già sapendo la risposta.

-La Natura- risponde l'ometto, mettendosi a giocare con dei ciuffi d'erba. -Lei e tutte le creature che sa non le faranno mai del male. Oggi qui è il 25 dicembre, non c'è la corsa ai regali, ma solo voglia di vivere felici. Se c'è un posto in cui Gesù vorrebbe nascere, di sicuro sarebbe questo-.

-Niente uomini, un mondo perfetto-.

-Già, proprio così. Ora esprimi un desiderio, chiedi qualcosa, un dono, anche non materiale-.

Difficile immaginare qualcosa di più bello di questo, la meraviglia che mi circonda fa a pugni con l'asteroide 2049. Forse l'uomo del 2020 è ancora in tempo, forse ha solo bisogno di aprire gli occhi.

-C'è una cosa che vorrei- dico, dopo averci pensato, -che tu ci sa-.

-Lo vuoi davvero?-.

-Si, devi esserci, nel 2020, nel 2049 e in ogni altro periodo storico. Devi indirizzare l'umanità in una nuova direzione-.

-Cosa ti fa pensare che io ne sia capace?- mi domanda. -Il mondo è grande e voi siete miliardi di esseri unici-.

-Penso che tu non sia un semplice bambino con sulle spalle un mantello, che non passi il tempo a sputare sentenze e creare dubbi, ma che quel pianeta su cui vivi e quel fiore siano il centro di tutto, la nostra coscienza. La campana di vetro che copre il fiore altro non è che l'ottusità che ci ottenebra e solo tu hai la possibilità di sollevarla-.

Il piccolo principe sorride e si avvicina.

-Se è questo ciò che vuoi io lo farò. Ma tu sarai con me- poi mi sento sollevare in alto e con tristezza lasciamo quell'asteroide così dolce.

La Terra ci appare ancora azzurra e precipitiamo tra le sabbie del Sahara. Il mio corpo è lì ad attendermi e vengo risucchiato dentro di esso. Apro gli occhi, li stropiccio e sento il corpo rilassato, come dopo una bella dormita. Mi alzo in piedi e trovo ancora l'aereoplano ad aspettarmi.

Davvero ho creduto che tutto fosse reale? Il mio ometto non c'è più e ora fatico a credere che sia mai esistito. Tutto sarebbe davvero bello se quello che ho desiderato si avverasse, che lui fosse davvero il nostro Salvatore.

-Buon Natale piccolo principe!- mi viene da esclamare.

-E' ancora presto, mancano diversi giorni- sento rispondere. Lui è lì, reale e tiene poggiate le mani sui fianchi proprio come un piccolo condottiero. -Forza, mettiamoci in movimento, abbiamo una lunga e delicata missione che ci attende-.

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