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Una storia di Massimo.ferraris

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I muretti di Ponte Cervo

Pubblicato il 17 novembre 2015

Ho preso l'abitudine di venire su ponte Cervo tutti i giorni da un mese a questa parte. Lo faccio per una sola ragione: vedere lei. E' cominciato per gioco, un pomeriggio in cui il caldo torrido di questa città non mi faceva respirare. Il ponte si trova in centro, divide le due sponde e il fiume che lo attraversa d'estate è asciutto come il paesaggio del deserto, ma su di esso spira sempre un venticello che ti fa sentire in pace con il mondo. I suoi cinquanta metri di lunghezza raccolgono una marea di ragazzi che qui si incontrano per chiacchierare e prendere il fresco, mattina e sera. I lampioni in ferro battuto danno all'insieme una nota che sa di antico. Che volete, sono sempre stato un tipo romantico, amante delle belle cose e delle ragazze more.

Mi arrampico su uno dei muretti che formano una sorta di merlatura, quasi si trattasse di un castello più che di un ponte. Questa volta sono con Alberto, mio amico da sempre e curioso di sapere perchè da un mese me ne sto abbarbicato qua sopra per delle ore e non mi faccio sotto con lei. Mi piace giocare, mi sono accorto che mi osserva, scruta, ride insieme alle sue amiche. Io non faccio nulla, aspetto la prima mossa, nascosto dietro ad un bel paio di Ray-ban scuri. Alberto la adocchia ed emette un fischio di approvazione. -E' troppo per te- mi dice, cercando di smontarmi.

-No, non è troppo, è giusta- gli rispondo, e intanto faccio dondolare i piedi. La vista è meravigliosa, da quassù si riesce a scorgere Piazza Monticello, nella città vecchia, a due passi da casa mia. -Potremmo eleggere questo muretto come sede della compagnia- propone Alberto. Ma in quel momento non lo sento, la mia attenzione è rivolta a lei che sta parlando con un ragazzo che si è appena avvicinato. Ride e lo tiene per mano.

Rimango sconvolto alla vista . Non sapevo avesse un ragazzo . Come potevo immaginarlo: è sempre venuta qui in compagnia delle sue amiche ! Non ho mai visto quel biondo alto e abbronzato da fare paura . Da dove diavolo spunta fuori ? Faccio finta di niente naturalmente, ma Alberto non si lascia scappare l'occasione per punzecchiarmi.

-Visto? Te lo dicevo che non era per te. Quello si che è il suo tipo ! Fattene una ragione e poi c'è sempre Laura che stravede per i tuoi occhi, anche se non la capisco... pure lei, mah!-.

Cerco di darmi un tono di superiorità ma mi sento bruciare dalla gelosia.

-Insomma Alberto, per me non va bene nessuna, trovamela tu allora! Dai andiamo che si è fatto tardi-.

Voglio fuggire, non ce la faccio a guardarla mentre fa la smorfiosa con quel tipo. Loro due mi battono sul tempo perché si allontanano, ma prima Samantha si gira verso di me e alza una mano per salutarmi.

Cavoli, ha capito il mio gioco e vuole prendermi in giro! Mi mordo le labbra pensando a questo e a come posso muovermi per farle credere che di lei non mi importa.

Non posso mentire a me stesso, non ne sono capace, e nemmeno fare finta di niente con Alberto, non mi sembra giusto. Devo confessarlo: io Samantha la conosco, e anche bene. Abita a due isolati da casa mia, nella via dei fioristi, dove lavora mia mamma. L'ho notata qualche mese fa, mentre aspettavo la mia vecchia per accompagnarla a casa. E' stato un fulmine a ciel sereno, è apparsa dietro una composizione di rose e me ne sono innamorato. Da quel momento l'ho seguita, ho cercato notizie tramite conoscenti comuni, ed infine ho scoperto che si ritrova tutti i pomeriggi con le amiche a ponte Cervo. Non l'ho mai vista con un ragazzo, perciò per me è una novità sapere che frequenta un tipo biondo che se solo volesse potrebbe ridurmi ad una sottiletta con un pugno. Mi sembra di aver perso tempo, un mese intero a fare il figo seduto sul muretto. Ma chi mi credo di essere? Robert Pattinson? Forse ha ragione Alberto, dovrei provarci con Laura, ma più ci penso meno ne ho voglia. A me le bionde non piacciono, a differenza di certe tipe... Mi dovrei tingere i capelli, tanto per provare. Quando lo dico ad Alberto per poco se la fa addosso dal ridere. -Oh Teo, ma che ti viene in mente?- sbraita sguaiatamente. -Già sembri un carciofo con i capelli castani, figurati biondo!...- e giù a ridere tutti e due.

Non voglio mollare, ieri per la prima volta si è rivolta a me salutandomi con la mano. Che l'abbia fatto solo per dirmi che non c'è speranza, oppure ha aperto uno spiraglio? Quante domande, quante fisime, quante seghe mentali. Sono quasi al punto di saturazione e non ho più voglia di aspettare. Domani mi ripresento, mi piazzo sul muretto, senza occhiali, e la fisso, voglio proprio vedere se tra noi non scatterà la famosa scintilla. Prima però sarà meglio che segua i consigli di Alberto e che vada a farmi dare un'aggiustatina ai capelli.

Mentre ero in attesa dal barbiere, ad aspettare che giungesse il mio turno per il taglio di capelli, cercai di studiare i ragazzi della mia età, quelli che sicuramente potevano avere più probabilità di essere notati. Possibile che i più fighi fossero tutti biondi con gli occhi chiari? Ovviamente io ero lo sfigato di turno con i capelli castani e i banalissimi occhi marroni. La moda del momento era la cresta... suvvia! Io con la cresta? Finii per chiedere al barbiere il classico taglio, ovvero una leggera spuntatina.

Fu proprio mentre i miei capelli cadevano sul pavimento che fui attratto dal discorso del ragazzo al mio fianco. Roba di donne, problemi di cuore, due di picche, tradimenti, gelosie. Gelosie... A quel punto ero disposto a tutto, anche a giocare sporco!

Alberto era uno stronzo ma era pur sempre mio amico, anzi il mio migliore amico e qualche volta anche il suo cervello elaborava buone idee.

Mi ritrovai così ad inviare un sms a Laura invitandola il giorno seguente a ponte Cervo. Volevo studiare la reazione di Samantha, quando mi avrebbe visto per mano con Laura, esattamente come era successo a me quella mattina.

Laura ci mise un po' per rispondere, la cosa mi sembrò strana. "Ma come sei persa di me e quando ti capita l'occasione ti fai sospirare?"

La risposta di Laura fu semplice e chiara: "Teo mi sto vedendo con uno. Ciao".

Porca miseria, andava tutto storto! Cominciai a fare la cernita di tutte le ragazze del paese : "Paola no ,è troppo bassa; Rita no, è strana; Lucia non ha il seno. Devo trovarne una che sia uno schianto".

Poi il lampo, ma come non averci pensato prima: Giuditta, si quella del quinto, alta, mora e parecchio formosa, ma nei punti giusti.

"Lei non viene mai al muretto, ha un gruppo di amiche intellettuali, tutte con gli occhiali, che non ho capito se ne hanno bisogno o li mettono per darsi un contegno. Vado ad aspettarla davanti ai giardinetti" .

-Ciao- le dissi, senza preamboli, pensando: "ecco adesso mi manda a quel paese".

Mi guardò, arrossendo.

-Ciao- riuscì a mormorare.

-Volevo invitarti a fare un giro, due chiacchere, così senza i8mpegno ....se ti va-.

Non se lo fece ripetere due volte, sembrava non aspettasse altro. -Certo, grazie!-.

Mi misi al suo fianco e, da perfetto gentiluomo l'aiutai con i libri, che trovai parecchio pesanti. Mentre camminavo, nella mia testa mi trovavo con Samantha, la stavo abbracciando, sussurrandole quanto è bella. Arrivammo a ponte Cervo tenendo Giuditta a braccetto. Samantha era là, con le solite amiche e, quando mi vide, rimase imbambolata, bloccata sul posto. Dentro di me gioivo della reazione e speravo che corresse verso di me dicendo che era lei la donna della mia vita. Mi ero già fatto tutto il film, compreso di titoli di coda. Invece nulla, a rompere le scatole piombò il biondone che avvicinandosi alla “mia” Samantha la bacia su una guancia. La mia attenzione era tutta rivolta verso la scena e di Giuditta non me ne poteva importare di meno, quando ad un tratto il biondo si accorge di me, si incupisce e si mette in movimento. Giuditta emette un grido: la guardo, ma i suoi occhi sono puntati su Michele, che poi sarebbe il tipo, e in loro scopro una luce strana. Lui non mi guarda nemmeno e la raggiunge, si abbracciano e come in un film si baciano. Fine delle trasmissioni, mi dico. Ma che sta succedendo? Non mi accorgo che Samantha mi è accanto e sorride divertita della scena. La guardo con occhi interrogativi e ci raccontiamo tutto. Michele è un suo caro amico in crisi con Giuditta, lei era la valvola di sfogo del ragazzone. Io allora confesso tutto il casino fatto fino a quel momento per cercare di conquistarla.

-Bastava solo che me lo chiedessi- dice, prendendomi la mano. Ci baciamo, tra gli applausi delle amiche che da un mese tifavano per noi.

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