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Una storia di emthirteen

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La maratona

Interrompersi per ricomporsi

Pubblicato il 27 settembre 2017

In alcuni giorni ho sentito bruciare il cuore in petto, proprio come avviene durante una corsa. Avete presente, no? Lo abbiamo provato tutti: non sai distinguere se la sensazione sia più vicina alle fiamme che assalgono o al ghiaccio che divora.

Parti carico, scattante, con la solita convinzione di riuscirci che ti contraddistingue, poi però qualcosa decide di iniziare a bruciare: lo sterno, la gola, anche un po' il naso, e il battito accelera. È solo che non tutte le corse sono leggere, alcune sembrano più maratone.

Beh, non vi nascondo che in alcuni momenti, un paio di corse che ho intrapreso hanno iniziato a bruciare forte, ad indebolire le gambe durante il percorso; lo sguardo che cercava altro ma che ancora scorgeva la meta.

Alcune corse mi hanno sfiancata, indebolita eppure non ho mai detestato correre. "Perché desidero fermarmi?" mi dicevo "se desidero così tanto anche arrivare?".

Poi la rivelazione: non sono perfetta, né lo sarò mai perché limitata dalle vesti umane che mi ritrovo cucite addosso. I supereroi, come quelli a cui guardavo con stupore da bambina, non esistono. (I nostri supereroi sono altri. Si chiamano superumani se vogliamo dirla tutta.)

A volte fantastico di avere la possibilità di ridisegnarmi da capo, di potermi collocare in un mondo esistente o parallelo, e sapete come immagino? Come uno di quei personaggi dei fumetti che hanno in sé tutti i mezzi necessari per salvare ogni cosa, compresi se stessi.

Da piccola ero affascinata dagli eroi, soprattutto da quelli a cui non piaceva mettere in piazza i propri poteri. Quelli sì che erano i miei preferiti! Agivano di notte, quando tutto si spegne meno che le stelle.

Nel corso dell'ultimo anno mi sono sentita un po' così, perennemente in corsa: sempre la stessa. Più volte ho scelto di fermarmi e riprendere fiato proprio quando avrei potuto raggiungere la meta, ora orizzonte, ottenere il podio. Questa consapevolezza ha stordito alcune convinzioni, aprendomi a nuove consapevolezze: non finiremo mai di sperimentare la molteplicità delle reazioni che siamo in grado di generare di fronte a determinati eventi. In parole povere, non avremo mai una totale consapevolezza di noi stessi. Qualcosa ci sorprenderà sempre.

Poco più di un anno fa non avrei mai detto che avrei rallentato, allentando la presa. Mi sono sempre immaginata a correre, ed effettivamente ho sempre corso. In apnea. Ma ora ne ho bisogno, ve lo assicuro, avevo proprio bisogno di riprendere fiato! Avrei dovuto avanzare un po' anche oggi, svoltare l'angolo e riprendere, eppure le ginocchia si sono piegate. Io le ho piegate. Ma questo non mi fermerà, so che dovrò correre ancora, che ritornerò presto a farlo.

Vorrei soltanto rimanere ancora un po' qui per terra, con la schiena contro il muro, un muro qualsiasi, a vedere i muscoli sciogliersi e il solito respiro. Posso?

Tutto questo lo scrivo per un motivo, per condividere con voi un sostegno che confido di dare anche a me stessa. Essere abituati a dare sempre il meglio di sé, a volerlo ricercare e raggiungere con modestia e umiltà, gioendone nel proprio piccolo mondo, non significa dover essere sempre impeccabili, non deludere mai le aspettative. Non significa fermarsi per non ripartire, ma interrompersi per ricomporsi. Fa parte del gioco. Tutti ne abbiamo bisogno. Tutti ne avremo bisogno almeno un bel paio di volte nella vita. Rallentare non significa bloccarsi, ma recuperare. E allora recuperiamo tutto quello che abbiamo bisogno di rimettere in piedi, fermiamoci a riparare gli ingranaggi arrugginiti e, forse, abbastanza sotto sforzo. Ricominceremo più veloci di prima, ripartiremo rigenerati, e l'orizzonte ritornerà ad essere meta.

Miriam. ❤️

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