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Una storia di Fragala10

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Un derby che unisce

Quando la tensione crea unione

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Pubblicato il 03 gennaio 2018 in Altro

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Era il 26 maggio 2015, nel campetto del Liceo Siani va in scena la finale del torneo scolastico di calcetto. A sfidarsi le uniche due quinte dello Scientifico, dunque la partita era considerata una vera e propria prova di forza per le due classi. La tensione nei giorni precedenti alla sfida era altissima, nei corridoi di scuola il clima era quasi surreale. Neanche fosse una finale dei Mondiali. Tutti sapevano che quella partita non sarebbe più stata replicata, quindi il valore era inestimabile. Ogni momento di buca non era usato per fare confusione, scherzare o farsi due selfie con lo smartphone, in quei giorni per tutti i ragazzi l'unico pensiero fisso era la finale. Più importante pure degli esami di maturità. Io facevo parte della quinta S e l'anno precedente nel torneo scolastico, perso in semifinale, conquistai il titolo di capocannoniere, grazie anche alla tripletta proprio nel derby contro gli "acerrimi nemici" della quinta X. Però fu una partita con un fascino diverso, visto che lo scontro ci fu ai gironi.

L'anno dopo quella finale l'avevamo conquistata in un modo anche rocambolesco, visto che ai gironi arrivammo solo terzi e passavano solo le prime due più le due migliori terze. E per una questione di differenza reti, andammo noi avanti. Capimmo che era probabilmente l'anno nostro quando in semifinale contro la classe più attrezzata, la quinta C, giocammo una partita all'italiana, tutti dietro a difendere. All'ultimo minuto ci fu concesso un calcio di rigore per un fallo di mano (che detto onestamente non c'era) e il nostro capitano Alessio con grande freddezza si presentò sul dischetto e segnò il gol che ci portò clamorosamente in finale.

Come detto quell'anno era un po' particolare, io stesso passai da attaccante e punto di riferimento offensivo a esterno di difesa. Non ne ero molto felice, però per il bene del gruppo mi adattai senza nessun problema.

Quel famoso pomeriggio del 26 maggio arrivò, finalmente oserei dire. Alle 14.30 ai bordi del campetto c'era talmente di quella gente che ci sembrava di giocare a Wembley. A dirigere l'incontro il professor Lucca, coadiuvato a bordocampo dal suo collega Parisi. Io partì titolare ma poco prima della fine del primo tempo fui costretto ad abbandonare il campo visto che in uno scontro di gioco ad aver la peggio fu la mia caviglia. Il dolore dalla panchina non lo sentivo, nonostante fossi fuori la mia adrenalina per vincere quella partita era a mille.

A 7 minuti dalla fine della contesa, il mio compagno di classe Cristian realizzò un pregevole gol che ci fece gioire come se non ci fosse un domani. L'attenzione non poteva calare dopo il gol, quella vittoria sarebbe stata incisa nei secoli nei ricordi di tutti noi. La vittoria arriva alla fine, ma non solo per noi: a 30 secondi dal fischio finale Antonio, l'attaccante di turno della quinta X, calciò un sinistro violento che si insaccò in rete. La palla però clamorosamente venne ritrovata alle spalle della rete, quindi tutti pensarono all'illusione ottica del gol. Tutti col dubbio e i professori, dopo un lungo consulto, non avendo la certezza negarono il pari.

La nostra vittoria arrivò proprio lì, quando chiedemmo ai direttori di gara un attimo di break per un consulto. Radunati in cerchio, tutti consapevoli del fatto che la palla fosse entrata, decidemmo insieme di ammettere la svista arbitrale e convalidare la rete. Il capitano Alessio si avvicinò al professor Lucca e chiese di assegnare il gol, visto che la palla era entrata. Il prof. indicò il centrocampo e tutti i presenti a bordocampo ci applaudirono. Un grande gesto di sportività fu quello nostro, nonostante le nostre forze erano ridotte al lumicino. Al termine dei minuti regolamentari ci furono i calci di rigore, noi ne sbagliammo 3 su 5, mentre quelli della X furono molto freddi e portarono a casa il trofeo. Nonostante la sconfitta, per gli spettatori i veri vincitori eravamo noi. E alla premiazione partecipammo entrambe le classi, con i due capitani ad alzare in contemporanea la coppa. Da quel momento con i ragazzi dell'altra classe abbiamo un fantastico rapporto, anzi possiamo considerarci un unico gruppo che in cinque anni è stato diviso da un muro. Bhè, che dire, un derby che unisce non si vede tutti i giorni...

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