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Una storia di StefanoLabbia

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Avevo - una vita buttata

Pubblicato il 01 maggio 2017

Ho sempre avuto la mia vita tra le mani. Solo che non me ne sono mai accorto. Ho vissuto cercando la felicità, quelle cose che credevo avessero potuto darmela. Donne. Alcol. Gioco d'azzardo. Il rischio. Camminare di notte, al buio, sulla riva di un fiume, nudo, d'inverno a farsi solleticare l'uccello dalle ali delle lucciole. Fare a pugni per la strada, farsi saltare le otturazioni e i denti stessi, rompersi il naso, fottersi la vita e il karma. In un'istante. Un'istante solo. Ho sempre creduto di avere il controllo, di sapere esattamente quello che cazzo facevo... che coglione. Che coglione sono stato. Tutti questi anni... tutto questo tempo a credermi Dio. A fingere di essere Dio. Spavaldo, sicuro di me, non c'era niente e nessuno che sapeva resistermi: scopavo le donne come e quando volevo. Così come riuscivo a fottere i loro mariti, prendendogli tutto quello che mi pareva e piaceva. Un sorriso, una mossa, un gesto... e tutti a pendere dalle mie labbra di mezza calzetta, di uomo inutile. Ora lo so. So tutto. So tutto quanto. Cristo... che merda che sono stato. Che fallito. Che cretino... Avevo "tutto" ma in realtà non avevo niente. Mi viene da chiedermi... si, è vero. È tutto vero... Ma riuscivo a sbarcare il lunario, riuscivo a sfangarla. Senza quasi il minimo sforzo. Ma loro... le donne, gli uomini che ho frequentato, deriso in segreto, truffato con i miei sentimenti finti... Loro... come cazzo fanno a guardarsi allo specchio? Loro che hanno una vita ancora più fragile e falsa della mia... Io ho sempre finto. Sempre. Con tutti. Lo facevo di proposito. Per evitare di lavorare... Ma loro... loro che sono caduti nella trappola... che ci hanno creduto... che si sono bevuti la storia incredibile che io, a quarant'anni, fossi amico - compagno di studi di loro figlia, studentessa alla Sorbona... che fossi stato derubato il giorno prima...e che casualmente, incontrandoli in una boutique di gioielli... non avessi contante per pagare un bracciale che avevo ordinato, regalo per mia moglie. E che volessi fare un assegno per pagarlo. E che l'assegno naturalmente non venisse accettato come mezzo di pagamento. Loro... Loro che sorridendo, hanno fatto mettere tutto sul loro conto... io... io che ho garantito che avrei saldato tutto con un assegno posto in mano alla figlia, una volta tornato in università. Che vita hanno condotto, gli idioti? Che vita? Migliore o peggiore della mia - ammesso che so possa discernere tra meglio e peggio, in questo caso -? No... Io ho sempre agito così... sempre mascherando la mia esistenza dietro alla figura di un bastardo, di quello che se ne fregava, di quello che fotteva... perché la società me l'ha chiesto. L'ha preteso. L'ha voluto. Una società che sin da quand'ero piccolo per arrivare alla maggiore età, mi ha sempre evitato, boicottato, guardato storto. O peggio... falsamente e con aria accondiscendente. Ed infine... Isolato. Si... Isolato. Io sentivo il bisogno di una rivincita. Di una vendetta. E l'ho avuta. Oh, Dio, se l'ho avuta. Con altre persone... con altri esemplari della stessa infima caratura. Ma adesso... adesso sono ad un giro di boa. All'ultimo, probabilmente... E ho tirato le somme. Non ho più dormito, da quando l'ho fatto. Ho avuto una vita bugiarda... e non ho tempo adesso, di recuperare.

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