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Una storia di BaroneBirra

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Essenziale 2049

Il pianeta azzurro

Un esperienza che cambiò per sempre l'esistenza dell'universo

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Pubblicato il 05 dicembre 2017 in Fantascienza

Tags: amore LavoroBenFatto speranza tecnologia universo

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I gas che avvolgevano il vecchio pianeto azzurro erano così densi che sembravano un muro sul quale mi sarei schiantato. Le storie su questo piccolo pianeta isolato nella periferia della nostra galassia raccontavano di un paradiso, un luogo dove le forme di vita proliferavano e un ambiente adatto per ogni organismo vivente dell'universo. Fino al giorno di non ritorno. Si sapeva da tempo che gli abitanti di Myltus, che loro chiamano Terra, erano riusciti ad acquistare troppo potere scientifico in troppo poco tempo, la conseguenza era inevitabile: il collasso planetario. Mentre la navicella si faceva spazio nell'atmosfera terrestre, che impediva di vedere oltre lo schermo di osservazione, ripensavo al motivo per il quale mi ritrovavo qui. Il Consiglio aveva deliberato che non si poteva rischiare di perdere dati scientifici di una popolazione primitiva, ma comunque geniale su alcuni aspetti, il mio compito sarebbe stato quello di palesarmi come ambasciatore e di reclutare un piccolo manipolo di terrestri prima che fosse troppo tardi. Troppo tardi per loro.

Il giorno di non ritorno per loro è stato 19 gils fà, quasi 50 rivoluzioni del pianeta azzurro intorno alla loro stella. Dalle documentazioni captate dalla nostra tecnologia abbiamo stabilito che i terrestri contano i loro giorni così come il resto delle popolazioni della galassia, rotazione del pianeta e rivoluzioni intorno alla stella madre. Per i terrestri oggi è l'anno 2049 dalla comparsa di un uomo che consideravano una divinità, usano ancora oggi quell'avvenimento per contare il tempo.

Anche loro si accorsero dei problemi causati dalla loro negligenza verso il pianeta madre, ma all'inizio la questione fu presa sotto gamba e quando fu troppo tardi cercarono di scappare. Capirono subito però che la loro conoscenza scientifica era troppo arretrata per evitare l'estinsione in quel poco tempo che gli rimaneva. I tentativi di terraformare i pianeti vicini furono vani, le colonie spaziali troppo fragili per contenere un organismo così delicato. La disperata ricerca di aiuto nell'universo gli fu negato per la loro indole primitiva e animale, il Consiglio galattico non permette a una specie di entrare in possesso della conoscenza universale se la sua etica non ha raggiunto i criteri minimi interplanetari. Questo ragionamento l'ho sempre contestato come un evidente controsenso etico, se fossimo noi gli esseri primitivi?

La navicella atterò esattamente nel punto stabilito dal computer di bordo, finalmente si riusciva a intravedere qualcosa oltre i gas che schermavano l'aria. Gli strumenti analizzarono i parametri tossicologici per stabilire quali precauzioni avrei dovuto prendere prima di scendere. I gas avevano coperto l'atmosfera, ma non erano ancora riusciti a rendere l'aria irrespirabile, i livelli di ossigeno erano sufficienti e i veleni non troppo alti, almeno non per un organismo come il mio, non per quel poco tempo che sarei dovuto restare qui. La vegetazione del sito d'atterraggio era ancora rigogliosa, non l'avrei detto dai dati di cui disponevamo.

Schermai la navicella e mi diressi verso il luogo dove la macchia termica ipotizzava ci fossero più esseri viventi sul pianeta.

Avevo preparato per il tragitto che mi separava dal sito d'analisi uno strumento di spostamento obsoleto per non dare nell'occhio, due ruote gommate, motore micronucleare mascherato ad induzione elettrica. Uno dei principali problemi che ha causato il collasso planetario su Myltus fu l'estrazione sconsiderata di materia per la creazione di energia, prima gli idrocarburi, poi i metalli rari.

Mi misi in viaggio dopo aver schermato la navicella in modo da non farla trovare da autoctoni e quindi non rischiare di dover inviare un messaggio di soccorso per scappare da questo inferno. L'obiettivo era di trovare degli umani che fossero in salute e degni di continuare a vivere per impedire l'estinsione dell'unica razza senziente del pianeta, ed ovviamente acquisire tutta la loro conoscenta umana per implementarla in quella universale.

Il panorama in questa zona di pianeta era piacevole, il clima ancora accettabile, infondo la maggior parte della popolazione planetaria si era spostata qui, nella parte settentrionale dell'emisfero nord, a causa del surriscaldamento globale e per colpa delle inondazioni causate dall'aumento del livello di H20 di stato liquido, che aveva sommerso molti siti di vita sul pianeta.

La luce era l'unica mancanza vitale, che fino ad ora avevo riscontrato, debole e gialla, schermata dallo strato di gas presente nell'atmosfera. A breve la vegetazione, ancora esistente, non avrebbe retto e il collasso planetario sarebbe stato effettivo. Non potevo immaginare quali fossero le conseguenze nel resto del pianeta, lande desolate di sabbia in preda a tempeste elettriche perenni, di solito è questa la situazione su pianeti che condividono questo tipo di atmosfera.

Trovai una strada rudimentale che presi sapendo che mi avrebbe portato nel luogo di sopravvivenza del genere umano, in lontananza si iniziavano a vedere i primi manufatti abitativi, anche se non pienamente visibili a causa della foschia. Alte torri incolori che graffiavano il cielo, fumo che fuorisciva da esse per creare un nuvolone ancora più scuro del cielo che si affacciava su di esso.

La strada che percorrevo iniziava ad intrecciarsi con altre fino a formare un groviglio labirintico che presumibilmente si concludevano tutte nello stesso luogo, i cartelli su di esse avevano tutti la stessa scritta "Neues Berlin", molto probabilmente il nome di quel luogo pieno di torri. Improvvisamente comparvero da una strada secondaria delle macchine da trasporto con 6 ruote gommate, trasportavano umani, sporchi di terra e vestiti con indumenti lacerati e copri occhi lerci di fuligine. Su ogni macchina si contavano almeno una ventina di individui addossati uno sull'altro, la macchina sembrava essere guidata in remoto da un computer, probabilmente era stata fabbricata da qualcuno che aveva come simbolo un cerchio diviso in tre parti uguali, simbolo presente su ogni veicolo che intravedevo. Provenivano tutti dalla stessa direzione, sembrava una cava da estrazione, probabilmente una delle ultime presenti sul pianeta.

Mi videro, ma la reazione non fu così particolare come mi sarei immaginato, ero riuscito nel mio intento di camuffamento, o almeno ci ero riuscito a così lunga distanza. Poco più avanti, oltre ai veicoli, si vedeva una fila di umani, vestiti nello stesso modo dei loro simili sui carri, diretti verso Neues Berlin. Dietro di loro era rimasto il più lento del gruppo, il suo andamento non era armonioso, forse ferito, forse troppo affaticato. Era l'occasione perfetta per trovare una guida.

Mi accostai per parlargli e attivai il sincronizzatore audiovocale per riuscire a interagire con l'alieno.

-Ehi, stai bene?-

Si girò quasi impaurito, dalle forme capii che era una femmina, nell'universo la natura aveva degli schemi che si ripetevano, uno di questi era la classificazione in due generi e alcune caratteristiche fisiche peculiari.

-Si Ser, la ringrazio- la paura che si percepiva dal tremolio della sua voce faceva capire che mi reputava di un livello sociale superiore.

-No avere paura, voglio solo darti un passaggio, come ti chiami?-

-Mi chiamo Magda, Ser. Non si preoccupi di me, me la caverò da sola.-

Capii che non sarebbe stato facile riuscire a trovare un punto di incontranto con questo esemplare umano, ma al momento era l'opzione migliore che la strada mi offriva.

Decisi quindi di prendere un approccio differente per non perdere tempo prezioso, avevo un compito da svolgere e il tempo in mio possesso era poco, la "terra" non era il solo pianeta sulla mia rotta.

In queste situazioni la psicologia insegna che la cosa migliore da fare è usare un atteggiamento brusco che impenga una personalità dominante su quella da dominare.

-Non voglio perdere tempo in chiacchiere. Ho bisogno di una mano e tu me la darai!-

Nei suoi occhi fu chiaro percepire la paura e quando provò ad aprire bocca e a trovare le parole per non mettere in pericolo la sua esistenza la fermai.

-Ho detto che non posso perdere tempo, quindi sali su...subito!-

Magda questa volta si rassegnò e salì su quella che loro chiamavano moto. Appena mi assicurai che la sua presenza era salda ripartii immediatamente senza darle il tempo di riflettere su ciò che stava accadendo e su ciò che le sarebbe potuto capitare.

La strada era praticamente deserta, tranne che per qui pochi mezzi di trasporti che ogni tanto superavamo con facilità. La comunicazione col mio ospite era inesistente, la sentivo tremare, per il vento, il freddo, la paura, ma non una parola da parte sua. Arrivammo in una zona densamente popolata. Non lo si capiva dalla presenza di uomini, ma dalla quantità di riufiuti accatastati ai lati delle strade. Gli edifici costruiti in un materiale plastico erano logori e segnati dal tempo, abitazioni di fortuna che però davano l'impressione di essere dimore fisse per la quasi totalità dei residenti della zona.

Cercavo un luogo tranquillo nel centro della città dove poter iniziare il mio lavoro, ma soprattutto dove poter iniziare a parlare con Magda, la mia guida planetaria. Quando le chiesi dove potessimo fermarci e le caratteristiche del luogo del cercavo mi stupì. La sua risposta fu veloce e precisa, non un esitazione. Non me lo sarei aspettato da un essere che fino a qualche minuto prima provava un senso di agitazione così elevato, probabilmente questa reazione era un segnale di una ferma intelligenza. In questo ero stato fortunato.

Mi indicò la strada verso il centro città, nel punto in cui gli edifici plastici sembrava che finissero per poi trasformarsi nelle torri di metallo che dominavano il cielo. La differenza fra le due zone era così evidente che faceva venire il dubbio di vedere la città di un altro pianeta.

Mi indicò un edificio plastico che mi disse fosse abbandonato, nel quale avrei potuto nascondere anche la mia moto. Non mi faceva ancora domande, probabilmente era ancora spaventata. Come biasimarla.

Posai la moto e le chiedi di sedersi perchè quello che avrebbe sentito da me avrebbe potuto non accettarlo, ma se lo avesse fatto probabilmente avrebbe potuto farla impazzire.

Le spiegai chi ero, cosa avrei dovuto su questo pianeta e quello che fino a quel punto sapevo.

-E come potrei aiutarti?-

Bella domanda, con esattezza non lo sapevo. Per ogni pianeta la strategia era differente, ma il succo rimaneva sempre lo stesso. Mentre riflettevo su cosa risponderle pensai che il suo atteggiamento era radicalmente cambiato. Ora era rilassata, curiosa, eccitata. Riuscii a mettermi così a mio agio con la sua pacatezza improvvisa che quasi non mi accorsi che aveva creduto alla inverosimile storia che le avevo raccontato, un essere venuto dallo spazio doveva salvare le conoscenze terrestri e pochi eletti.

-Sono contento che non sei scettica, di solito questa è la parte più straziante del mio lavoro, convincere esseri totalmente all'oscuro della vita nell'universo che le loro convizioni sono infondate. Ottimo. -

-Non mi è stato difficile crederlo, un uomo che si aggira da solo su autostrada che non viene da nessun luogo abitato, su un mezzo che non viene usato da anni, vestito anche in maniera così ridicola non mi dava altre spiegazioni sensate.-

Pensai che forse avrei dovuto aggiornare i miei dati più efficientemente la prossima volta che sarei atterrato su un pianeta alieno.

-Cosa ha di strano il mio aspetto?-

Quasi iniziò a ridere mentre pensava a cosa dirmi.

-Vedi, non è poi così strano vedere una moto, il problema è che chi può permettersi il lusso di acquistare energia non la sprecherebbe su un mezzo così obsoleto. Oggi chi ha il denaro per permettersi un mezzo di trasporto usa i droni della Musk industries. Mezzi volanti. I civili non si spostano per terra. Ad esempio i camion che abbiamo incrociato sull'autostrada sono gli unici mezzi che ancora trasportano per via terra, trasportano bestiame... noi. La società non può sprecare energia con chi non ha speranza di sopravvivere su questo pianeta. Per quanto riguarda i vestiti... beh, sei alquanto ridicolo per la moda di questo pianeta. Come ti dicevo, dovresti sembrare un abitante del centro, i sovrani di quello che resta del nostro schifoso pianeta. Ma loro a differenza tua non indossano una tuta aderente, sembra quasi una tuta spaziale dell'allunaggio, dove l'hai presa?-

Era chiaro a questo punto che stava prendendomi in giro, ma la feci fare.

-ahahah... scusa...dicevamo? I vestiti, certo. La classe dirigente di questo pianeta non ha mai smesso di vestirsi nello stesso modo da 200 anni. Se l'abito non fa il monaco sicuramente ti fa uomo d'affari!-

Non riuscii a capire cosa intendesse, ma era chiaro nelle sue parole che l'evidente condizione di disparità sociale, comune nei pianeti nelle condizioni di Myltus, portava all'inevitabile rancore biunivoco fra gli appartenenti delle diverse categorie sociali.

-Guarda me per esempio. Un paio di stivali in pelle sintetica da lavoro, dei jeans levi's del secolo scorso e il giubbino in kevlar gentilmente regalatomi dalla misericordiosa società d'estrazione mineraria più grande del pianeta: goooooooogle!

Non so quali tecnologie stai cercando su questo schifo di pietra che vaga nello spazio, ma quella che abbiamo qui ci ha ridotto in pochi anni nel buco del culo dell'universo.-

La passione mista al rancore che emergeva nel suo racconto riuscirono a farmi appasionare alla storia di questo pianeta. Alla sua storia. Aveva molto da raccontare, lo sentivo, e il suo modo di farlo, il suo sguardo, era diventato ipnotico per me. Se avessi potuto scegliere sarei rimasto fino su quel pianeta azzurro ad ascoltarla fino a quando l'universo non si sarebbe espanso totalmente arrivando all'implosione.

C'era qualcosa di strano in questa specie, non riuscivo a capire cosa, ma sapevo che 'cera. Qualcosa che scrutava dentro di te, che cercava di cambiarti, di aiutarti. Come una voce urlante che chiedeva una mano per poterti aiutare.

Non feci più di altre due o tre domande, mi raccontò tutto lei. Di come la fine iniziò 30 anni terresti prima di quella data. Le tecnologie sociali, così le chiamò, continuavano a crescere esponenzialmente, parallelamente l'ondata di informazione globale derivante da questa crescita aumentava le guerre sociali. Mi raccontò che all'inizio ci furono delle piccole guerre tra gruppi religiosi che furono l'innesco di una bomba devastante per l'umanità. Queste crearono un clima di terrore su tutto il pianeta, e il terrore portò alla diffidenza. Le nazioni chiusero le frontiere, militarizzarono i confini e non ci volle molto a trovare una scusa per iniziare una guerra. I terrestri usarono per combattersi armi nucleari, uno dei motivi per cui l'atmosfera risultava oggi schermata dalle polveri e dai gas. Ma la tragedia non fu la guerra, quella durò poco, e contò la morte di 2 miliardi di umani su un totale 8. L'apocalisse accadde subito dopo. durante il breve periodo di bombardamente il clima terrestre continuò a modificarsi sempre più velocemente, fino a rendere completamente invivibili la zona dell'emisfero sud e quella dell'equatore. Chi viveva in quella porzione di pianeta fu costretta ad una migrazione, un onda anomale di esseri viventi che si abbatteva su quella che all'epoca era considerata la civiltà terrestre. Quello fu il vero disastro. Uomini contro uomini per un rifugio, per continuare a sopravvivere, sicuramente per non continuare a vivere.

Ci fu una vera e propria selezione naturale portata avanti dallo scontro migratorio. L'umanità non ne è sicura, ma si conta che oggi sull'intera pianeta si contano 600 milioni di persone. Neanche una guerra fra pianeti avrebbe potuto uccidere così tanti esseri viventi.

L'elite terrestre provò a salvare il pianeta, o meglio, provò a scappare dal pianeta. Si tentò di terraformare Marte, il pianeta vicino alla terra anch esso nella fascia di vivibilità del suo sistema solare. I tentavi della Musk Industries, a capo del progetto, furono vani, ma non per i dirigenti dell'azienda. Furono intelligenti a non sprecare gli sforzi nella ricerca spaziale ritagliandosi un enorme fetta di mercato nell'economia attuale e un posto garantito nell'olimpo dei sopravvissuti: la Casta elitaria che oggi riesce a vivere sulle spalle degli altri esseri umani, la quasi totalità.

Mi raccontò che la "Casta" era composta da coloro che in quel breve periodo di tempo riuscì a monopolizzare le risorse e le speranze del pianeta. La Musk industries, da industria spaziale si trasformò nella più grande costruttrice ingegneristica del pianeta. I prefabbricati plastici erano opera loro ad esempio, così come i droni e quasi tutta la tecnologia di estrazione produzione di energia. Poi c'era Google, all'epoca si occupava di tecnologia di rete, così mi spiegò, ma quando le cose iniziarono a peggiorare ne approfittò subito per acquistare i siti di estrazione mineraria, facendo dipendere da essa tutto il genere umano. Il problema di quel pianeta capii che fu la coalizzazione delle più grandi società dell'epoca contro il genere umano. Così come Musk e Google, c'erano Facebook che si oggi si occupava della produzione di alimenti sintetici, Amazon per la desalinizzazione dell'acqua, e infine la China inc.che possedeva forse la forza più grande fra le cinque potenze della casta. Questa infatti aveva sviluppato una tecnologia che permetteva di creare esseri biologici praticamente identici agli esseri umano, ma che di fatto non lo erano. Questi androidi, ovviamente, venivano usati come braccio armato per sedare le innumerevoli rivolte che quotidianamente si scatenavano fra le due fazioni che condividevano il pianeta. Il vero problema era che distrutto un androide ce n'era subito uno nuovo in produzione pronto a sostituirlo.

La storia di Magda era diversa dalle altre che nella mia carriera avevo sentito. Solitamente i pianeti che si ritrovano a questo punto vivono nell'anarchia, o in piccolissimi gruppi sociale, in altri casi c'era la tirannia di un solo essere che veniva sostituito regolarmente con rivolte fino alla totale distruzione del pianeta. Ma mai mi era capitato di vedere una situazione del genere. Alcuni di questi esseri viventi, la casta, erano riusciti a creare uno stato di bisogno primario per tutto il resto del pianeta. Una prigione fisica e psicologica dalla quale era impossibile fuggire. L'uomo era obbligato a vivere e lavorare per un gruppo di suoi simili senza alcun tipo di speranza per una vita migliore.

Fu a quel punto che Magda iniziò la seconda parte del suo discorso, quello che cambiò per sempre la mia percezione dell'esistenza. Quello che involontariamente stava facendo in me era forse una peculiarità di quella specie?

-Io vivo su questo pianeta, ma è come se non ci fossi realmente. Sono nata quando la biglia era già partita sul piano inclinato, per me è impossibile riuscire a pensare di poterla fermare o tentare di rallentare il suo moto frenetico. La mia famiglia al contrario di me continua a vivere con dei valori che per la mia generazione sono morti. L'amore, l'amicizia, la speranza, non hanno più alcun significato. Come possono averne se so che la mia esistenza in quest'universo non ha uno scopo? La mia vita si basa sulla sopravvivenza del mio corpo, un corpo nato e cresciuto per permettere un esistenza migliore a qualcun altro. Perchè dovrei avere un rapporto con un altro mio simile? Cosa otterrei in cambio? Un istante di felicità? Non avrebbe senso. Perchè so che solo un secondo dopo ricorderei che QUESTA è la mia vita e niente potrà cambiarla, probabilmente nemmeno tu. Siamo dei cani disperati condannati ad un esistenza senza senso. Siamo riusciti a trasformarci in automi senza sentimenti, e sai da cosa deriva tutto questo? Dalla morte della speranza. Non puoi essere niente senza la speranza. Mi sembra assurdo farti questo discorso... io che parlo di speranza, io che nemmeno so cosa sia...-

Iniziò a piangere. La sua disperazione in quel semplice concetto aveva acceso in me quello che lei non aveva trovato in tutta la sua vita: la speranza!

Non so spiegare cosa fu a far svegliare in me quei sentimenti in un pianeta dove una civiltà così primitiva aveva perso dei sentimenti così primari. Un controsenso.

Quest'esperienza mi aveva cambiato profondamente, non avevo visto ancora niente di quel mondo ma le immagini che mi aveva trasmesso Magda mi erano bastate per decidere che questo mondo doveva cambiare, che l'universa avrebbe dovuto cambiare.

Non potevo tollerare per l'ennesima volta di essere avere il ruolo del carnefice indiretto della distruzione di qualcosa che era... che è così bello: questo pianeta meritava di vivere, Magda meritava di vivere, la speranza doveva vivere.

-Ascolta, Il tuo discorso ha cambiato qualcosa in me. La tua storia ha innescato qualcosa dentro di me, non so dirti cosa sia, ma so che non posso permettere di continuare a fare questa vita. Non posso permettere che un intero pianeta possa esistere con un senso di smarrimento quando fuori c'è così tanto. Basterebbe così poco per poter rimediare a questo disastro....-

Non riuscivo a trovare le parole per continuare, era come se qualcosa dentro di me fosse morto insieme alla voglia di vivere di questo mondo.

-C'è solo una cosa che la conoscenza dell'universo non può aggiustare: la speranza!

Ma ti prometto che farò di tutto per aiutarti. Io sarò qui al tuo fianco!-

Tra le lacrime di magda c'era qualcosa di nuovo, qualcosa di essenziale che riuscivo a vedere con i miei stessi occhi.

Era riuscita a cambiarmi.

In me c'era di nuovo speranza.

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