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Una storia di MirianaKuntz

Distanza Luna Terra

quando ci si ama a distanza.

Pubblicato il 06 ottobre 2017 in Storie d’amore

Tags: amore distanza innamorati luna persone

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Quando guardi gli altri ti chiedi cos’è che manca a quelle persone, e cosa invece manca a te. Alle persone che sembrano felici sembra non mancare mai niente, quelli innamorati sono i più belli, li guardi e li riguardi almeno sette volte di fila, senza lasciare che essi si accorgano del tuo sguardo, e non riesci mai a stancarti di farlo. Non ti stancano due che si amano, due che strofinano le mani per intrecciare le dita, due che si guardano negli occhi per qualche secondo e poi sorridono, due che stanno lì seduti l’uno sull’altra, oltre il corpo e il tempo, e non esiste nient’altro. Due innamorati hanno uno spazio proprio, infinitamente piccolo da poterci stare rannicchiati per tutto l’inverno, e infinitamente grande, da poterci mettere dentro una casa e un universo, senza che uno si scontri con l’altro. Due innamorati hanno un tempo proprio, dove ogni secondo è oro, dove ogni tempo trascorso senza parlarsi è prigionia estenuante, e quello invece in cui si sta distesi nella testa dell’altro, oltre che sul corpo, è tempo speciale, che non si può vendere né comprare. Il tempo e lo spazio si intersecano fino a diventare un valore assoluto, che sovrasta le leggi dell’uomo, e si inchina al caos delle cose.

E’ un tempo ed uno spazio che ti sazia senza toccare cibo, e ti disseta senza nemmeno provare la sete. Ti riempie come uno stomaco rattoppato che riesce a tenere al suo interno una vagonata di dolci buonissimi.

Ci si tocca perché le mani hanno bisogno di saggiare il volume, ci si assaggia perché la lingua non perda il giusto sapore, ci si guarda per non perdersi lungo la strada, ci si ascolta perché la voce risana le ferite, ci si lecca perché la lingua scopra nuovi mondi, ci si morde perché non si resiste alla forza, ci si prende perché si ha voglia di tenersi dentro, ci si allaccia perché un abbraccio è poco, ci si respira perché il profumo non lasci mai spazio al fumo umido della mattina.

Allora chi è distante fa uno sforzo maggiore perché è chiamato a farlo.

Guardi gli altri toccarsi e tu lo immagini soltanto.

Guardi gli altri baciarsi, tu sei lì ad aspettare il tuo bacio.

Guardi gli altri assaggiarsi, tu annienti il sapore.

Guardi gli altri guardarsi, tu guardi un punto fermo nello scenario.

Ascolti e sorridi perché diventi un po’ scema, prendi ciò che riesci a prendere e sei quasi grata al cielo. Cerchi nel negozio dei profumi, il suo profumo preferito, per spruzzartelo addosso e sentirti diversa.

Per amarsi da lontano ci vuole più forza, non ti basta una chiamata per salire su un’ auto e andarsene al mare: il mare è lì nella tua testa, la sabbia è sopra i tuoi vestiti da casa, il vento è quello che viene dalla tua finestra, e la sua mano è un pezzo di plastica quasi caldo con dentro il suo nome.

E’ un’ attesa continua, come quando sei stanco e cerchi riparo, tanto che sogni il tuo letto ancora prima di cercare un brodo caldo. Lo cerchi e vuoi dormire, lo cerchi e vuoi abbracciarlo.

Tante notti ti sveglierai senza di lui, e sarà difficile riaddormentarsi, tanto che il cuscino non avrà peso e volume, tanto che avrai freddo da morire. Tante volte sarai sola in mezzo agli altri che si tengono per mano, ma tu sarai un pezzo di ghiaccio se qualcuno proverà a guardarti, perché la tempesta te la tieni dentro. Tirerai un gran sospiro, poi ti allontanerai dal caos intorno, giocherai col bicchiere dell’acqua, farai qualche battuta perché ridere ti sembrerà essenziale, perché quelle risate argineranno il pianto, perché ti metteranno in pari col mondo.

Allora forse ti sentirai forte abbastanza da resistere, e debole, più debole di ogni cosa al mondo. Sarai porta di ferro e cancelletto di legno rancido. Certe volte non ti faranno a pezzi, altre anche un colpo di vento ti butterà giù.

Gli altri, gli innamorati, sono difficili da guardare, perché il tuo amore non sarà capito, perché per gli altri sarà come parlare giapponese in piena Londra. E tu ti sforzerai affinché gli altri capiscano qualcosa, anche solo l’intenzione, ma sarà un monologo tristissimo che nessuno capirà.

Ci vuole pazienza per amarsi da lontano, perché quando qualcuno lì accanto vuole convincerti che sia meglio arrendersi, tu dovrai scuotere la testa e continuare a camminare.

Camminerai, ma vedrai cose belle, che tu avrai in modo diverso.

Come quando ti svegli al mattino imbruttita e non vuoi coprire i tuoi difetti, perché non vuoi fingere, perché vuoi che sia vero. Come quando gli porti a fare il giro di casa, e sembri una bambina piccolissima, allora poi lui avrà paura delle altezze, e tu vorresti tenergli la mano e dirgli –che tanto non cade, se non cadi anche tu.- come quando sei in giro, e ti dice che gli manchi, o quando è il contrario, ed è tutto strano e bello al tempo stesso. Come quando ci si guarda e non si hanno parole, perché gli occhi parlano già troppo, e riempiono la stanza, e la casa, e l’intero vicinato: e allora vi trovate a cantare –quella canzone- con un po’ di imbarazzo e nostalgia, perché forse è da lì che è partito tutto. Come quando Tiziano F. smette di cantare e ci si sorride in silenzio. O quando si parla così tanto che il tempo sembra passare in un secondo, tanto che poi la notte divide di nuovo.

Ci vuole coraggio per amarsi da lontano, ma anche un cuore grande che riesca a contenere tutto quanto: giardini alberati, arcobaleni curvi, finestre con le margherite, e i ponti di ferro, e gli strapiombi sul mare, delle risate grandissime, un amore pazzo, pazzissimo, che a volte ti porterà a sbagliare.

Ci vuole l’amore per amarsi davvero. E non è scontato, né banale, è la base per un fiore che nasce, e che non vuole morire.

Alla domanda cos’è che manca agli altri e cos’è che manca a me, forse a me mancano le dita che si intrecciano, il profumo sui maglioni, i baci da morsi, e le carezze sopra i capelli, forse mi manchi tu, qui con me.

Intanto sei qui accanto, accanto al mio cuore.

Perché ti contengo, come tu contieni me: una scatola bellissima con dentro una più piccola che tenta di essere alla sua altezza.

Sono seduta sulla luna, ma la terra dove sei disteso, non è così lontana, riesco a vederti persino la bocca da quassù.

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