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Una storia di Semirnasufoski

La quotidianità

La monotonia della vita

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Pubblicato il 26 aprile 2018 in Poesia

Tags: everydaylife philosophy psychology routine

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Una sveglia che suona, una madre che accompagna il figlio a scuola, un padre pronto ad affrontare un'altra giornata di lavoro in ufficio.

È lo stesso giro ogni giorno, con le medesime curve. Racchiusi in un labirinto di cui si conosce il percorso ma che nessuno potrà modificare perché così la società lo ha disegnato. Un labirinto le cui sponde non possono essere sfondate ed attraversate.

Un labirinto grigio, freddo, inodore.

Come la vita, monotona e poco illuminata.

Usiamo involontariamente l'istinto come arma per superare gli stessi ostacoli di questo labirinto. Usiamo quell'automatismo innato che non ci dà la possibilità di capire che vediamo le stesse fotografie, viviamo le stesse esperienze, ogni singolo giorno.

Sentirsi inglobati in un ciclo meccanico e infinitamente periodico chiamato abitudine, scandito da una variabile chiamata tempo. La mattina ci si sveglia e la sera ci si addormenta.

Basterebbe fermarsi un momento a pensare, a riflettere. Basterebbe concedersi una pausa, lunga nel tempo, breve nel significato.

Una sigaretta, un caffè, una semplice partita a scacchi. Tanto per autoconvincersi tristemente di non essere schiavi di questa società malata.

Chiudere gli occhi e sentirsi come in uno stato di coma farmacologico. Vivere il dramma pirandelliano del "vedersi vivere", uscendo per un po' di tempo dal perimetro caotico della nostra esistenza.

Riflettere sul senso della vita. Che non è solamente quella vissuta con obblighi da sbrigare e mansioni da svolgere. Ma è anche quella in cui una persona si chiede "Che cosa sto facendo? Che vita sto vivendo? Qual è lo scopo di tutto questo?" e non sa darsi delle risposte valide.

Una pausa che spacca la monotonia della vita, rompe gli ingranaggi e il funzionamento di quella catena e libera quei pensieri e quelle riflessioni che la società occulta con i suoi principi e le sue regole.

Una sosta ai box durante una gara automobilistica. Una momentanea interruzione di ossigeno nel nostro cervello. Liberarsi da quella costante pressione sulla coscienza per dare spazio finalmente a noi stessi, alle soddisfazioni e ai piaceri che la vita ci può regalare.

Vivere, vivere e solamente vivere.

Ma tutto prima o poi finisce.

Ci risvegliamo dal coma, apriamo gli occhi e vediamo in faccia la realtà. Quella realtà lì pronta a prenderci e sbatterci dentro il labirinto per indirizzarci come pecore verso la strada che vuole lei, indipendentemente dalla nostra volontà.

E non c'è cosa peggiore che quella di ritornare nella quotidianità, nel cerchio vizioso della vita, nel nulla più assoluto ed assaporare quella sensazione di pessimismo che ci accompagna fino alla morte.

Del resto, come in ogni situazione: il dolore dopo il piacere.

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