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Una storia di LuigiMaiello

Questa storia è presente nel magazine L'angolo della scrittura

Corro dietro le parole, mi perdo tra le storie dei passanti.

Abitano in un posto a volte vicino, altre lontano... le parole.

Pubblicato il 23 gennaio 2018 in Poesia

Tags: fantasia ispirazione parole realt scrivere

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È una corsa senza sosta

alla ricerca di parole

che provano a scappare.

E io non so scegliere

se tenere i piedi a terra

o provare a volare.

Spesso l’istinto mi accompagna,

come in una notte che si perde

tra le note dei locali

e uno sguardo da seguire.

È una sfida che puoi perdere,

ma che non puoi non accettare.

Abitano in un posto a volte vicino, altre lontano... le parole.

E quando vengono a mancare, ho bisogno di pensare, come sui bigliettini degli auguri o nei brindisi con gli amici, dove non so mai cosa scrivere e dire.

Ma la bellezza sta nelle cose semplici. Così si dice.

Per me la bellezza sta nelle storie dei passanti, in cui mi perdo e che mi portano sempre un po’ più là, come una spinta gentile verso la direzione giusta, in un periodo della vita, o di una storia, che non vuol finire.

TOC - TOC

Bussano le storie e io le lascio entrare. Faccio un giro con loro.

All’inizio c’è sempre un’attenzione particolare, come si fa a ogni capoverso di un lungo romanzo, dove ce la metti tutta per capire dove andrà a parare.

Vago tra i suoni delle storie, tra la musica degli artisti di strada e il rumore delle auto che suonano nel traffico. Mi perdo nella trama imprecisa della loro vita.

È una gran cosa quando ti accorgi che riesci ancora a stupirti.

Che tutto quello che deve capitare, capita. Presto, o tardi.

“Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini” - dice Titta Di Girolamo in “Le conseguenze dell’amore”.

Io sono d’accordo. Tutto sommato, la gente non è così male.

E così capita che da quelle storie prendo qualche pezzo, che rimonto in un puzzle di cui scelgo il disegno finale. Ecco, vedo una luce che lampeggia e credo di essere quella luce: l’illuminazione.

Una fiamma improvvisa che divampa, anzi, forse è solo una brezza che rinfresca la mente e soffia sul cuore. Un vento che viene a farmi compagnia, come un amico con cui bevo una birra dopo una giornata di lavoro o un’ombra rinfrescante alla fine di una lunga passeggiata al sole.

Ma a volte le parole adatte vengono a mancare: di fronte a una persona che soffre, non so mai cosa dire. Anche in quei casi vorrei delle opzioni alternative, poter scegliere tra registro semplice o formale, ma la verità è che forse le parole precise in quei casi non si possono improvvisare.

Meglio il silenzio, per non sembrare banale.

E così accenno una smorfia, guardo dall’altro lato, oppure mi appiglio a qualsiasi cosa che possa far parte di una strategia di difesa.

Altri potrebbero abbandonarsi alla fantasia, per farsi portare altrove, lontano da quella triste contingenza, ma la mia immaginazione nasce quasi sempre da qualcosa di reale.

Tutta colpa dell’empatia, direbbe qualcuno.

Io non lo so. Non la so affrontare.

Però so che con la fantasia bisogna stare attenti; basta pensarle le cose, che poi accadono veramente. Profezia che si auto-avvera la chiamano: se tu pensi o racconti una storia molte volte, quella, prima o poi, potrebbe realizzarsi davvero.

E così, appena ti senti al sicuro, in un attimo sei dentro il futuro.

E mentre guardi un bambino correre e saltare, ti ritrovi a giocare con lui, come non ricordavi più di saper fare. Prima era il tuo fratello più piccolo, ora è tuo figlio e gli racconti le favole in cui lo convinci che i draghi si possono sconfiggere.

Oppure ti ritroverai a giocare con un robot, e ti piacerà. Chi può dirlo ora?

Viviamo sospesi tra le storie vere e immaginate, tra i racconti di ieri, oggi e domani.

Tra le storie già scritte, e quelle ancora da raccontare.

E se a qualcuno, leggendo, verrà l'ispirazione per volare insieme alle parole:

“Ben fatto signori, questo è il mio lavoro!”

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