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Una storia di IuriVit

Questa storia è presente nel magazine Cronache da un futuro vicino

L'Implosione

Pubblicato il 04 febbraio 2018 in Fantasy

Tags: Creativit mondi Scrittura

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Si ritrovò sveglio, nel pieno della notte, a fissare il buio. Aveva addosso quella sensazione che rimane dopo uno strano incubo, ma non ricordava di aver sognato.

La sua mente lavorava anche di notte e lui le era riconoscente. Molte volte questo automatismo l'aveva aiutato a scoprire nuove storie e a creare spunti per la sua creatività. Per questo era disposto a pagare il prezzo di qualche turbamento notturno.

Ma quella volta fu diverso. Quella volta non c'erano storie nascoste dietro la tenda dei suoi sogni.

Avvolto da un buio così fitto, che nemmeno i luminosi led rossi della sua gigantesca radiosveglia riuscirono a rischiarare, egli fu certo di non esistere.

Chissà quale motivo lo spinse a una certezza simile, di certo ebbe la convinzione che una sensazione del genere l'avrebbe tenuto sveglio tutta la notte.

Invece, con la stessa rapidità con cui capì di essere sveglio, si riaddormentò.

Seduto sul bordo del letto guardava l'immensità della luce che penetrava dalla finestra. Sperava, che quella o il calore del sole che l'accompagnava, fossero stati in grado di asciugare quella sensazione che non se n'era andata durante la notte.

Dall'affare che gracchiava sul comodino non usciva musica ma un disturbo statico e questo non contribuì al suo umore. Era un suono fastidioso e non gli serviva, perché era già sveglio da un po'. Spense.

Uscì di casa. Sapeva che avrebbe avuto del lavoro da fare, che l'editore premeva e che il libro non si scriveva da solo. Ma erano urgenze lontane e insignificanti. Appartenevano al suo corpo e a chi lo guidava.

Nel suo girovagare per le strade del paese incontrò diversi conoscenti, con i quali scambiò solo dei frettolosi saluti. Alcuni di loro si sarebbero fermati volentieri a fare due chiacchiere, ma, se uno non esisteva, parlare sarebbe stato un concetto privo di senso.

Si stancò presto di quell'inutile passeggiata. Invece di rimettere in ordine la sua testa, incontrare persone rafforzò quella maledetta sensazione estraniante. Tornò a casa.

Si sedette sul divano a osservare il suo riflesso sullo schermo spento del televisore. Nei film, una ripresa accelerata avrebbe disegnato lo scorrere delle ombre e il passare del tempo. Lui quelle ore le trascorse immobile e le sentì scivolare via una a una.

Stava tentando di razionalizzare, o quanto meno di capire. Tentò più volte di seguire la via più semplice, ovvero far iniziare tutto con il sogno. Ma non riuscì a ricordarne nemmeno un particolare ne a dargli concretezza.

Fu quasi addormentato, quando uno di quei pensieri che sembrano aver vita propria gli portò una soluzione bizzarra ma senza dubbio affascinante.

In fondo si sentiva come un personaggio di uno dei suoi racconti, fuggito dalla carta per provare l'ebrezza di una vita di carne.

Quindi tornare tra le pagine di una storia forse avrebbe risolto quel paradosso, riportandolo alla consapevolezza dell'esistenza.

Forse valeva la pena tentare.

Sistemò tutto l'armamentario dello scrittore moderno in un angolo della scrivania. La tastiera del computer attaccata al monitor, tutte le risme del libro dentro un cassetto.

Rimase solo con un foglio bianco sul ripiano e una penna nella mano.

Iniziò.

Non ci dovette pensare molto. Il sibilo della penna sulla carta gli infuse sicurezza e la storia iniziò a formarglisi nella mente un'istante prima di essere scritta.

Venne catturato. Piegato sulla scrivania non sospese mai il lavoro, mentre l'inchiostro nero imprimeva la sua pessima grafia.

Iniziò a fargli male la mano già alla terza pagina, forse perché ormai abituata a pigiare su di una tastiera. Ignorò quel richiamo fisico e continuò.

Fuori il vento iniziò a fischiare sempre più impetuoso. Ma lui non se ne accorse.

Non fece caso a quegli spifferi che provenivano da tutte le direzioni, nonostante le imposte chiuse. E non si rese nemmeno conto di come rinforzasse quel vento che da tutti i punti cardinali puntava inesorabilmente su di lui e sul suo lavoro.

Gli occhi fissi sul bianco della pagina e sul colore scuro dell'inchiostro. Si adattò a tal punto a quel contrasto cromatico da non accorgersi che oltre la sua finestra anche il mondo stava ingrigendo.

Non vide nemmeno gli alberi improvvisamente rinsecchiti, strappati alle radici da quello che ormai si trasformò in uragano.

Ma la cosa più sorprendente di tutte è che non si accorse che la sfera della sua penna era diventata incandescente come la luce di una stella antica e bruciava di un fuoco nucleare.

Tutto ciò che stava intorno a lui e fuori e dappertutto, sparì piano piano, mentre la sua storia lo avvolgeva come una coperta.

Tutto venne risucchiato da quella sfera luminosa che ormai non poteva nemmeno più rilasciare l'inchiostro.

Difficile dire se ci fu un momento, durante quello che successe, in cui lui si riprese la sua esistenza.

Rimase solo la sfera incandescente, che in un qualche spazio e in qualche tempo era stata la punta di una penna.

Restò li, sospesa in un vuoto buio e senza rumori, in attesa di esplodere di nuovo per ricominciare tutto da capo.

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