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Una storia di Aeras

Tic Tac

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Pubblicato il 08 luglio 2018 in Avventura

Tags: inseguimenti thriller

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Correre... correre...
uno, due, tre. tic, tac, tic, tac.
Alzo lo sguardo verso la torre dell'orologio, mancano ancora dieci minuti.
Sento i passi dietro di me che avanzano, sono troppo lenta. Il mio fiato si condensa in nuvolette di fumo, i miei piedi scivolano sull'asfalto ghiacciato, le gambe iniziano a cedere.
Ma non posso fermarmi. E' l'unico modo...
Aspetto che arrivino.
«Dov'è quella sgualdrinella?», sento dire da uno dei miei inseguitori.
Li vedo fermarsi all'incrocio e guardare nelle diverse direzioni.
«Sono qui!», grido.
Alzano lo sguardo e mi vedono, a pochi passi da loro, ma a due piani di distanza. Le mie mani sono rigidamente attaccate alle inferriate del balcone, il gelo mi entra nella ossa. Devo tenermi pronta, nel caso qualcosa andasse storto.
Corrono, come avevo sperato, e la mia corda fa il suo dovere, strascinandoli a testa in giù verso l'alto. Ho appeso i due porci, ma ora devo correre di nuovo.
La torre dell'orologio non è lontana, ma dovrò rischiare, dovrò saltare. Salgo nel punto più alto nel palazzo fatiscente in cui mi trovo.
«Cazzo!». Il pavimento cede. Sento il sangue scorrermi lungo la gamba che è rimasta incastrata. Il calore è quasi piacevole, ma non c'è tempo. Prendo il rampino, e lo lancio verso il bordo tetto. Agganciato. Mi tiro su con le mani. La mia gamba sembra strapparsi in due, il mio urlo squarcia il giorno, ma non importa più essere scoperta. Mi dondolo sulla corda per lanciarmi sulla torre dell'orologio, mentre il dolore della ferita fa scendere lacrime salate sul mio viso. Sono quasi le 15.30, è quasi la fine.
Mi butto nel vuoto... la mia mano spinge in avanti, la mia gamba inerme pesa troppo. Sfioro il muro in cerca di un appiglio. Lo sfioro...
I miei capelli volano in avanti, il mio corpo cade all'indietro, chiudo gli occhi... No! Eccolo, è lui. Lo vedo affacciarsi da un'insenatura nascosta. I suoi occhi sono magnetici per me, non posso fare altro che guardarli. Due occhi blu, grandi, che mi fissano, mentre il mio braccio si propende verso di lui. Sorride.
«Addio per sempre, prescelta»

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