scrivi

Una storia di SimonePaparazzo

logo sfide intertwine

Questa storia partecipa al contest
Condivido ergo sum

4

Fango

Pubblicato il 07 dicembre 2016

Napoli, piazza Garibaldi.

La stazione inghiotte e rigurgita passanti, ciclo vitale di una creatura perennemente prossima al collasso, ma viva. Io e la mia compagna di viaggio aspettiamo in bilico sul marciapiede. Ridiamo, scherziamo, cercando di mostrarci a nostro agio l’uno con l’altro. Troviamo tensione e innaturalezza.

«Cazzo, treni e pullman costano un botto».

«Con sti prezzi rischiamo di sforare al primo giorno. E se provassimo su “nome di un noto sito di car sharing”?».

Il giorno prima c’era sembrata una grande idea, ed eccoci ora ad aspettare il nostro Caronte, ignoto traghettatore verso Roma. Indossavamo poi un ruolo scomodo costruito con l’ansia di chi ha organizzato un convegno per studenti di scienze forestali e, la mattina dell’inaugurazione, si trova nella città sbagliata. Non potevamo permetterci di arrivare in ritardo.

Arriva il nostro uomo. Ci aiuta a caricare le valige e una volta liberi dal peso si presenta per bene. Sorride, ci stringiamo la mano, e in quel momento mi perdo nei suoi occhi. Attraverso essi mi sembra di scorgere mia madre, è giovane e bella nel suo abito primaverile, si china tra la folla e mi raccomanda di non parlare con gli sconosciuti. Non parlare con gli sconosciuti. Non parlare con gli sconosciuti. Passo a guardare T. e questa mi fa cenno di no con la testa. No cosa? Non ne ho idea, però scavandole tra i pensieri sono certo troverei frame per frame il film visto insieme solo la settimana prima. Un camionista dà un passaggio a due autostoppisti col solo scopo di rapirli.

Concluso quel momento di silenzio di un tale imbarazzo da essere più assordante della piazza stessa, ci presentiamo anche noi e finalmente partiamo. Vorrei potervi descrivere il ragazzo, ma i suoi lineamenti erano così anonimi che la mia mente ha preferito rimuoverli, sostituendoli con un più anonimo e indefinito alone grigio. Ma è proprio questo viso così comune a inquietarci maggiormente. Non ho mai saputo leggere il labiale, ma il riflesso di T. dal finestrino sembra sussurrarmi “Questo ci ammazza e mai nessuno lo saprà”. Proviamo a fare conversazione, sterile, si raggomitola su sé stessa e in poco tempo cade nel dimenticatoio. Senza preavviso scorre le dita sul tastierino della radio e fa partire la musica, a basso volume.

“Vai a dirlo a quel bugiardo dalla lingua lunga, vai a dirlo a quel viaggiatore della mezzanotte…”

I chilometri scorrono lenti, vischiosi allo sguardo.

All’uscita per Caserta giriamo. Per qualche minuto aleggia una domanda, di quelle che si hanno paura a farle temendo nella risposta il tuo tormento. Alla fine T. si decide a farla.

«Come mai usciamo qui?».

«Passiamo a prendere un altro ragazzo».

Che alle nostre orecchie suona come un “Passiamo a prendere il mio complice sciocchi!” con tanto di risata malvagia degna del miglior prodotto di animazione degli anni novanta. Ormai siamo in preda al panico.

“Dillo all'errante, al giocatore d'azzardo, al calunniatore…”

Noto un particolare. Il suo zaino è accanto a me, uno di quelli da cinquanta litri più altri cinquanta ricavabili dalle tasche più impensabili. Zaino da trekking. Guardo T. e anche lei mi indica sorpresa qualcosa: pantaloni termici e scarponi da escursione incrostati di fango.

“Dì loro che quel Dio li taglierà fuori. Dì loro che quel Dio li taglierà fuori…”

Linciando all’istante tutti i precedenti timori ci scateniamo con le domande come solo un appassionato cronico che riconosce un membro della propria cricca può fare. Scopriamo che il nostro nuovo carissimo amico, non solo è un amante della montagna come noi, ma è laureato anche lui in scienze forestali! E non solo, ma si è laureato proprio nella nostra stessa università!! Immaginate poi lo stupore nel momento in cui sappiamo che è stato tra i primi soci dell’associazione studentesca per cui ora ci trovavamo in viaggio!!! Non saranno mai abbastanza i punti esclamativi per trasmettere lo stupore di quel momento.

Quasi mi spiace per il ragazzo incontrato poi a Caserta, ritrovatosi a fare due ore di viaggio tra persone fisicamente incastrate in un’auto, ma con lo spirito in montagna, a guardare insieme lontano.

P.s. Alla fine abbiamo fatto tardi nel concludere i preparativi. Giunti a destinazione si è scoperto anche che il ragazzo conosceva i nostri amici e, tra una chiacchiera e un ricordo, le ore son volate via.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×