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Una storia di Massimo.ferraris

1

Naso a fragola

(nero)

Pubblicato il 03 marzo 2017

Non avrebbe dovuto cadere così in basso, in un vicolo cieco senza uscita, la sua vita l'aveva spinto sino a quel punto ed ora non aveva opzioni di scelta. Se li sentiva tutti addosso i suoi quarantacinque anni, mal portati e trascorsi in un'esistenza senza gioia. Si chiamava Pietro e non sapeva cos'era l'amore.

Era una tiepida serata di fine aprile, una di quelle che quando guardi il cielo senti che il mondo sta cambiando colore; ma non per lui, il grigio si trasmetteva anche su quell'immensa vastità ancora screziata di azzurro, rendendola simile ad un muro sporco di smog. I visi di chi gli passava accanto, le voci e i suoni, stavano a significare che oltre lui, il suo mondo, esisteva la naturalezza di qualcosa di non definito che si chiama normalità. Pietro era sempre stato brutto, colpa di una gravidanza rivolta agli eccessi in cui la madre si era abbandonata dopo l'abbandono del padre; quel padre che aveva sempre odiato, maledetto ogni giorno della sua vita. Quando era nato la madre era in coma etilico, non reagiva agli stimoli ed erano stati costretti ad effettuare un cesareo. Ma il dottore che si era occupato di lui non era quello giusto, poco pratico e alle prime armi, e usando il forcipe lo aveva ferito al volto, sfregiandogli il naso e usando troppa pressione sulla fronte.

Evitava di guardarsi allo specchio, voltava la testa ogni volta che passava davanti ad una vetrina. Era cresciuto con la consapevolezza di essere un mostro, con quel naso che gli era stato ricostruito in seguito a tre operazioni, ma che lo avevano reso simile ad una fragola. Sempre rosso, con la pelle lucida su cui stazionavano piccoli punti di sebo scuro. Pietro naso a fragola, lo canzonavano i bambini, poi gli adolescenti ed infine gli adulti. Aveva imparato a non considerare gli sguardi, nessuno lo avrebbe trovato degno di considerazione; nessuno, tranne Anna.

Faceva l'uomo di fatica presso il mercato ortofrutticolo, un lavoro che lo impegnava di notte, quando il buio e un cappello ben calcato in testa nascondevano la bruttura agli occhi degli altri. Poi, una sera di sei mesi prima, era apparsa lei, Anna. Pietro l'aveva subito notata per via della sua mole; grassa, anche un po' goffa, ma con un viso che esprimeva simpatia. Era stata lei ad avvicinarlo e quando lo fece nessun lampo di orrore passò per i suoi occhi. Era cordiale, lo faceva ridere e insieme passavano i momenti vuoti tra un carico e l'altro. Anna si occupava della contabilità presso uno dei cinque grossisti e sembrava che nessuno la degnasse di uno sguardo. Anche lei, come lui, era uno scarto della società, dove poter esistere faceva rima con l'apparire e per gente come loro posto non c'era. Non ne avevano mai parlato, i loro discorsi si limitavano alle esperienze personali, al cinema, di cui tutti e due erano appassionati. Le sale cinematografiche, un altro modo di nascondersi al buio e sparire.

Pietro si sentiva bene ogni volta che iniziava a lavorare e la paffuta mano di lei lo salutava, accompagnandola da un sorriso. Pietro ci sperava, credeva che anche per lui fosse arrivato un angelo, la fiamma che riscalda il cuore; era diventato meno irascibile, vedeva la vita sotto un altro aspetto e credeva nella rinascita interiore. Un concetto che aveva trovato affascinante, perchè espresso e spiegato da lei. Ne era innamorato, senza dubbio, lo capiva dal cuore che batteva forte al solo pensiero di Anna. E lei? Anche lei provava lo stesso? Forse si, perchè spesso era lei che lo cercava, tra tutti quelli che lavoravano lì. Due mesi dopo era arrivato il momento di invitarla fuori, magari solo per un film. Si era fatto coraggio e quella sera si sentiva fermamente convinto di riuscire a conquistarla. Una favola bella, il lieto fine che attendeva da sempre, ma che ancora una volta si infranse nella figura che stava parlando con lei. Orlando, uno dei camionisti che ogni sera faceva la spola tra la ferrovia e il mercato, la stava facendo ridere. Cosa voleva da lei? Lui era sposato, con due figli e una vita tranquilla. Non era bello, con quella pancia gonfia di birre e panini, ma la stava facendo ridere. Passò loro vicino, ma Anna sembrò non accorgersene, intenta a divertirsi con aria civettuola. Non poteva finire così, in realtà non era neppure iniziata, doveva recuperare.

Ma ogni sera lo stesso rituale, e gli occhi di lei che avevano abbandonato i suoi, sino a quando non era calato il velo dell'indifferenza. Orlando arrivava, scendeva dal camion e gli faceva cenno di iniziare a scaricare, poi spariva nell'ufficio di Anna, chiudendo la porta. Le settimane erano passate, ed insieme ad esse era cresciuta la rabbia in modo esponenziale. Si sentiva usato e abbandonato, ancora una volta, questa volta per colpa di una donna in cui aveva creduto.

-Naso a fragola?- lo canzonò Orlando. -E' così che ti chiamano?-.

Come poteva saperlo? Nessuno di quelli che lavoravano con lui ne erano a conoscenza. Invece no, una persona c'era, ed era Anna.

Non rispose, si lasciò deridere, e più lui sghignazzava più cresceva la voglia di reagire, sino a quando il cervello lo avvisò che aveva raggiunto il punto di non ritorno. Seguì con lo sguardo Orlando entrare in ufficio, quindi sgattaiolò alla finestra socchiusa. La tapparella era abbassata, ma tra le stecche Pietro riuscì a vedere l'interno. Si baciavano, lui con le mani su di lei e Anna che lo afferrava per le natiche, attirandolo a sé. Lampi di luce, furia cieca, il fiato che si tramutò in calore, rendendolo simile ad un animale. Si acquattò, come una fiera nella tana, nascosto nel buio del retro dell'ufficio, ad un passo dalla porta. Passarono dieci, lunghi minuti, poi uscì, il viso soddisfatto. Dietro di lui apparve Anna, le guance infuocate e i capelli scarmigliati; si stava aggiustando i jeans, troppo stretti per il suo fisico, quasi ridicoli. Orlando oltrepassò il camion girandosi a guardarla, Anna lo salutò con la mano, soffiandole un bacio a fior di labbra. Maledetta stronza!

Uscì, facendola sussultare.

-Mi hai spaventato!- disse. -Che ci fai lì nascosto-.

-Ti aspettavo, entra- nella voce un tono che non ammetteva repliche. Anna, spaventata, indietreggiò, davanti a lei la sagoma nera di Pietro che avanzava. Chiuse la porta con violenza, poi la guardò. Ci aveva sperato, creduto, pensato di poter essere felice, invece era stata un'altra beffa, una delusione che non poteva più accettare. Fece scattare le mani e l'afferrò al collo: era la prima volta che toccava la sua pelle. La trovò flaccida, gommosa e la cosa gli provocò ribrezzo. Come aveva potuto perdere la testa per una così?

"Perchè è l'unica che ti ha guardato come un essere umano", gli rispose il suo Io. Ricacciò il pensiero e strinse a fondo. Anna cercò di reagire, ma la forza di Pietro la inchiodò alla parete. L'uomo chiuse gli occhi, non poteva vedere quello che le sue mani stavano perpetrando; staccò la mente e si trovò lontano, in un luogo in cui la luce rischiarava ogni cosa. Si perse in quella pace, così tanto che quando tornò a guardare Anna giaceva a terra, gli occhi spalancati.

Corse via, non aveva ancora finito, doveva rendere giustizia al danno, come se l'uccidere Orlando potesse giustificare il folle gesto di prima. Lo trovò in bagno, canticchiava soddisfatto mentre urinava nella tazza a muro. Gli andò dietro, silenzioso.

-Ti sei divertito ad usarlo?- gli sussurrò all'orecchio. Orlando ebbe un sussulto e si girò, schizzando i pantaloni di Pietro. -Ora andrai a raggiungere Anna, così sarete felici-.

Orlando cercò di reagire, urlando aiuto, ma Pietro gli assestò un pugno violento sulla bocca. Provò dolore, accompagnato al suono di qualcosa che andava in frantumi. Gocce di sangue schizzarono impazzite finendo ovunque e aprendosi in piccoli fiori sul muro bianco.

Pietro guardò verso il basso e vide che il pene di Orlando era ancora fuori dai pantaloni. Calarono le tenebre in lui, mentre il piede scattava con violenza verso l'inguine. Richiuse gli occhi, tornò il bianco, il suo corpo scalciava, le mani sferravano pugni, sotto di lui Orlando era ormai un fantoccio senza vita.

Pietro voleva solo essere amato da Anna, con lei sarebbe stato un gentiluomo, non ne avrebbe mai approfittato. In fondo voleva solo veder un film e sentire il calore di quel sorriso quando la sera entrava al lavoro.

Pietro riaprì gli occhi ed uscì, il camion lo stava aspettando, cassette di verdure pronte da essere impilate. Non gli importava più nulla del futuro, quello faceva parte di un copione ormai scritto. Aprì il portellone e rimase ad osservare il rosso di una pila di cassette di fragole.

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