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Una storia di Salinger23

EGOISTA

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Pubblicato il 24 maggio 2018 in Storie d’amore

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Uscì dal bagno rimettendosi a letto, quindi si accese una sigaretta, mentre lei si rivestiva: tubino nero, collant longuette, décolleté avorio tacco 10.

"Scusi, ma devo tornare a casa, capirà, prima che i miei si sveglino."

"È stato bello", lui disse.

Lei lo guardò e gli sorrise.

Si accorse che la stava osservando, forse per la prima volta, senza trucco, e si sentì un po' strana.

"Ci vediamo più tardi, oggi ho lezione alle undici." Disse l’uomo.

"Lo so" disse la ragazza sorridendo. Poi aggiunse: "Lezione su Nietzsche, vero prof?”

"Sì Cherubini" riprese l'uomo, reggendo tra le labbra la sigaretta; muovendo un braccio per arrivare a toccare la ragazza; che a sentirsi chiamare per cognome fuori dall'università le sembrò di essere un'altra persona.

"A più tardi, mi raccomando, non dorma troppo." Disse la ragazza.

"Figurati, tra poco mi alzo anch'io. A dopo", disse l'uomo.

La ragazza a questo punto prese un po' fiato, sentendosi pronta di aggiungere qualcosa alla conversazione, ma quasi con pudore, alla fine, si tenne dentro quello che sentiva, dicendo solo: "okay, a dopo” ... Soffiando sulle dita, lanciando poi nel vuoto ciò che doveva essere un bacio. Cosa che l'uomo, da sdraiato, distratto dal suono del cellulare, o forse perché troppo stupido per accorgersene, non diede a quel gesto il peso che la ragazza andava cercando.

La ragazza scese le scale, e si ritrovò a pensare alla scarna gestualità dell’uomo nel salutarla. Alle sue non parole. Poi, una volta che avviò lo scooter, e si ritrovò in mezzo alla città di Milano semi deserta data l'ora acerba del giorno. Tutto svanì.

Raggiunse con irrisoria facilità Viale Innovazione, attraversandolo fino all’altezza di Via Stella Bianca. A Piazza dei Daini fece la rotonda zigzagando un paio di volte, prima di svoltare in Via degli Arcimboldi… Sotto casa legò lo scooter.

Facendo il minor rumore possibile, infilò la chiave nella serratura, poi con estrema delicatezza sospinse la blindata. Sua madre aveva un sonno leggerissimo.

Con le décolleté in mano, in punta di piedi, guadò lo stretto corridoio in cotto fiorentino, e raggiunse il bagno.

Si guardò allo specchio cercando di portare a luce difetti sulla tirannia indissolubile della sua bellezza. Riflesse così la propria immagine quasi fosse un piccolo pegno che la allineasse per un secondo alla normalità terrena.

I suoi occhi verdi erano un po'arrossati e la pelle del viso emaciata per la nottata; Alberti, il prof. Gualtiero Alberti; ci sapeva fare con i libri, ma a letto era parsimonioso. Troppo preso da sé, sì, forse era egoista, un po' come tutti gli uomini, questo pensò la ragazza, lavandosi i denti. Spargendo poi ovunque i vestiti che aveva indosso, prima di fiondarsi sotto il getto bollente della doccia.

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