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Una storia di Dallafossa

1. Il Mito Vulcanico

Questo è un pezzo che si interseca con altri racconti di un grande puzzle. Diversi personaggi, storie e luoghi, in un unico universo.

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Pubblicato il 30 luglio 2018 in Horror

Tags: demoni lava occhi sangue straniero

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Nella regione di Afar sorgeva il piccolo villaggio Assat, molto prosperoso e sereno da un centinaio di anni. Era caratterizzato da una rigogliosa vegetazione e una grande varietà di specie animali, ma divenne conosciuto grazie al vulcano “Dallol”, che si ergeva nelle vicinanze. Questo era circondato da numerose storie e leggende, ma era una in particolare ad attirare uomini da tutto il continente: si diceva che chi riuscisse a scalare il Dallol, arrivare all’enorme cratere e scrutare la superficie lavica avrebbe trasceso il proprio essere, lasciando per sempre il proprio corpo materiale e rinascendo come entità pura e priva di sofferenza. C’era chi la interpretava letteralmente, altri trovavano significati filosofici nascosti, ma a quanto pare, per molti avventurieri, questo bastava per rischiare la propria vita.

Un giorno particolarmente luminoso uno straniero entrò in una locanda il cui vero nome era stato dimenticato da tutti, perché ormai era conosciuta come “Il Trapasso”. Il nome gli era stato dato con tono scherzoso perché molti di quelli che passavano di lì, per poi andare al vulcano, ci lasciavano le penne. Ed è per questo che era la locanda più famosa del villaggio: era l’osteria in cui tutti i viaggiatori passavano prima di partire per la vetta del Dallol, essendo la più vicina. Era piena di clienti che ridevano e sorseggiavano birra, molti facevano festa, altri preparavano le proprie armi e attrezzature per raggiungere il Dallol.

Chiunque si accorse immediatamente dell’uomo che era appena entrato dalla porta principale, nascosto interamente da un lungo e spesso mantello nero. Tutti ammutolirono, smisero di ridere ed ubriacarsi, fissarono l’estraneo camminare dritto al bancone dove l’oste lavava i bicchieri. Lo straniero poggiò una moneta sul bancone, il grosso uomo dietro al banco gli porse il boccale che aveva appena strofinato e lo riempì fino all’orlo con l’ottima birra del paese.

Intanto il locale pareva riprendere lentamente vita, riiniziarono le chiacchiere e le risate a crepapelle, anche se molti lanciavano occhiatacce al nuovo arrivato.

Lo straniero scansò il boccale appena svuotato e con una voce rauca disse all’oste:

“Mi dica del vulcano.”

Prima che quello potesse rispondere, un uomo di un tavolo vicino urlò:

“Sei un altro di quegli strambi creduloni che odiano così tanto la propria vita da buttarla su un vulcano di merda?!”

Un probabile avventuriero rispose al posto dello straniero:

“Certo! Dici così solo perché ti pisci i mutandoni ogni volta che qualcuno non torna da quel posto!”

Lo straniero ignorò completamente lo scambio di battute. Con un tono di voce basso, l’oste col suo bel pancione iniziò a parlare:

“Il mio nome è Tom, sono il proprietario di questo letamaio… e tu sei?...Beh, penso che tu sappia già la storia di questo colosso di roccia, altrimenti non saresti qui. Vorrei provare a dissuaderti da questa follia, ma non mi sembri tipo da accettare consigli… non so cosa ci sia esattamente su quel monte, ma è sicuramente qualcosa di terribile e mostruoso.” Prese un boccale e iniziò a strofinarlo lentamente, poi indicò un uomo solitario seduto in un angolo: “Quel tipo laggiù… sì, quello con quelle orribili deformazioni sulla faccia e senza una gamba, per non parlare di tutte le altre cicatrici che si ritrova… ecco, è uno dei pochi fortunati che sono riusciti a tornare indietro, ovviamente nessuno di loro si è mai avvicinato al cratere. Quel signore senza capelli che ti ha urlato contro, si atteggia così da quando suo fratello minore - che dio lo benedica! - non è più tornato dal viaggio, non se n’è saputo più niente.”

Lo straniero incappucciato rimase impassibile, Tom l’oste non riusciva a scorgere gli occhi perchè erano oscurati dal cappuccio del mantello, allora continuò a parlare: “Molti di quelli che sono tornati hanno riportato orribili menomazioni, vasti squarci nelle carni e profonde spaccature delle ossa; senza parlare dello stato di shock in cui caddero, nessuno di loro fu lo stesso di prima. Inoltre tutti quanti hanno avuto delle gravissime ustioni in quasi tutto il corpo, ma, per qualche strano motivo, soprattutto nella regione ombelicale e nel collo.”

Nel frattempo al centro della taverna era iniziata un’accesa lite tra i due uomini che erano intervenuti prima, volavano bottiglie e sedie, delle donne urlavano, ma l’oste e lo straniero ormai erano in un’altra dimensione.

“Ti starai chiedendo cosa è che possa fare questo! Dicono tutti qualcosa di diverso…cadaveri viventi, spiriti infuocati, creature demoniache… io non credo a queste fesserie, anche perché tutti erano in uno stato psicologico terribile, avrebbero potuto dire di tutto! E’ strano che questi mostri non saltino fuori in questa pianura, magari sono ancorati là sopra perché altrimenti morirebbero. Ah! Ah! Ah! ”

Lo straniero non rise.

“...Sta di fatto che lì c’è qualcosa e quel maledetto vulcano è l’ultimo posto dove vorrei incamminarmi!”

L’altro era rimasto nella stessa posizione per tutto il tempo, sussurrò:

“Altro?”

Tom, più preoccupato che mai, si voltò e si abbassò, frugò in un ripiano e porse due oggetti all”estraneo: “Tieni… sono due pezzi di cuoio, uno per il collo e uno per l’addome, non voglio avere un’altra morte sulla coscienza…posso sapere perché vuole spingersi a tanto?”
Lo straniero gli rivolse uno sguardo gelido da sotto il mantello, fulminandolo. L'oste rimase impietrito, come bloccato da 100 uomini, sentì dei brividi lungo la schiena e si pentì di aver fatto quella domanda. Lo straniero afferrò il cuoio, attraversò lo spazio con una camminata affrettata e lasciò la locanda. I suoi occhi, per un istante, parvero luccicare nell'oscurità.

Il villaggio era caratterizzato da un gradevole mantello erboso abitato da farfalle splendenti, formiche instancabili e molte altre meraviglie del mondo animale. Tutto ciò veniva improvvisamente troncato all'avvicinarsi del suolo vulcanico. Era nero, spoglio, morto, ondulato, un suolo un tempo animato solo dalle eruzioni e ora lasciato a se stesso. Lo straniero avanzava e l'aria si faceva più pesante e cupa. Nel giro di qualche minuto si fece notte, ma la terra pareva sola nell'universo, senza la compagnia della luna e delle stelle. Lo straniero camminava in un'oscurità opprimente con calma surreale, la sua determinazione si poteva facilmente intuire dalla sua andatura veloce, decisa... Se ci fossero stati degli uomini avrebbero dubitato che la sua fosse una semplice sfida, una volontà così forte solo per la gloria non è comune, era come se il vulcano lo richiamasse con catene invisibili.
Lo straniero si fermò di colpo. Annusò l'aria. Tese le orecchie. Da una parte più alta del fianco vulcanico rotolarono delle pietroline che passarono affianco allo stivale destro dello straniero. Qualcosa si mosse nell'oscurità: ondulava, era ferma, in attesa, studiava l'intruso sotto il mantello… poi scomparve.
Esplose un latrato deformato, misto a dei fischi, proveniente da tutte le direzioni, l'intruso era accerchiato da una cacofonia mostruosa di suoni agghiaccianti. Si aggiunse anche un grattare nel terreno, un rumore troppo forte per essere prodotto da dei semplici artigli. Il volume crebbe, il cerchio di suoni lentamente si chiudeva sullo straniero. Molti dei sopravvissuti ricordavano questo momento come il più terrificante della loro vita, ritornavano impazziti blaterando di strani esseri che si prendevano gioco della loro salute mentale e che si lanciavano in un assalto demoniaco, ma lui no. Lo straniero mantenne la sua posizione, con i muscoli tesi, attendendo.
Passi... grugniti... respiri... In circolo, senza sosta.
Una creatura scattò verso la schiena dell'intruso, allungò con enorme voracità un lungo arto biancastro e afferrò il mantello, lacerandolo con le sue lunghe protuberanze affilate. Ci fu uno scintillio e lo straniero calciò lontano l'essere che scomparve nell'oscurità, ciò che possiamo chiamare mano restò ancorata al mantello, mozzata da un taglio netto, gocciolante uno strano fluido grigiastro.
Improvvisamente il cerchio aumentò l'intensità dei movimenti e della ferocia. Innumerevoli figure bianche volarono nelle tenebre puntando lo straniero. Lame scivolarono tra i corpi affettando carne, vasi, arti, provocando una pioggia zampillante in qualsiasi direzione. Le creature accasciate sulla terra in posizioni contorte e sofferenti, emessero urla lancinanti.

Lo straniero guardò le fenditure oculari di uno degli esseri, c’era l’abisso del vuoto.

Ma durante una battaglia non ci si può distrarre. Le creature saltarono all’unisono e l’intruso si mosse con estrema rapidità e scioltezza tra le miriadi di assalti mortali. Una figura riuscì a scansare la lama e aprì la sua bocca costellata di enormi zanne, emise un terribile ruggito e l’affondò nella tenera carne dell’assediato. Lacerò i muscoli della gamba destra come se fossero burro, le zanne continuavano a muoversi e a tritare in un impasto viscoso di sangue scuro, poi arrivò all’arteria e iniziò a fuoriuscire un potente fiume sanguigno rosso vivo, colorando il muso di quella creatura biancastra. Lo straniero combattè con tutte le sue forze, e fece a fette il mostro, ma la sua mandibola sembrava ancora animata di vita e affondò le zanne nell’osso troncandolo brutalmente. Tra il miscuglio di orribili suoni, lo straniero sentì chiaramente quell’unico “Tac!” e non poté fare altro che contorcersi urlando disperatamente di dolore. Urla disumane, che nessun essere umano dovrebbe mai pronunciare. La gamba destra giaceva sopra un lago di sangue accompagnato da miriadi di filamenti, tendini senza capo e frammenti di ciò che una volta era un femore. Lo straniero riuscì a controllare i terribili segnali di dolore che i suoi frammenti di carne mandavano al cervello, spostò il cranio di quella creatura dal varco sanguinolento, strappò un pezzo del suo spesso mantello e cercò di bloccare l’emorragia dell’arteria a contatto con l'aria.

Tutti quanti potremmo convenire che nessun essere umano possa anche solo sperare di sopravvivere in seguito alla rottura di quel vaso senza le dovute cure, può solo morire lentamente per dissanguamento.

Lo straniero, per qualche strano motivo, riuscì ad alzarsi su una gamba e guardò attorno a sé. Il terreno era completamente coperto da quel liquido grigiastro e viscoso. Poté osservare i corpi e notò che non assomigliavano a nulla di conosciuto appartenente a quel pianeta. Avevano sembianze umanoidi con due arti inferiori e superiori, ma tutto il resto non tornava… le braccia erano lunghe quanto tutto il corpo, la testa era sostenuta da un collo molto più mobile e lungo di quello umano, il volto era caratterizzato in gran parte da un’enorme voragine con zanne, e poco sopra, due fenditure come occhi. Erano quasi rinsecchiti, si potevano vedere strutture ossee sconosciute sotto la pelle ed erano completamente bianchi.

Lo straniero raccolse i suoi due pugnali da terra - chissà come, continuavano a splendere nonostante non ci fosse luce - e si incamminò con enorme difficoltà, trascinando una gamba, facendo ciò che un uomo non potrebbe mai fare. Già da prima aveva la vista annebbiata, ma ora vedeva doppio, e non capiva dove stesse andando, in più era sempre oppresso dalle tenebre delle polveri… camminò per circa un'ora, salendo sul fianco scosceso. Ogni tanto sentiva dei fischi, e qualcosa che grattava il terreno, forse era la sua immaginazione, ma continuò ad avanzare sperando di non incontrare di nuovo quelle “cose”, non avrebbe sopportato un'altra battaglia.

Stava per accasciarsi a terra quando vide una piccola luce rosso vivo di fronte a sé, aguzzò gli occhi e il suo volto tradì la sua euforia. La luce fece velocemente una parabola a sinistra e si fermò. A lato, apparve un'altra pallina luminosa, tutt'e due si mossero alla stessa maniera. Più lo straniero camminava e più luci apparivano davanti al suo campo visivo… il piede sano toccò un oggetto a terra e lui per poco non perse l’equilibrio. Era un corpo, ma di un uomo, dilaniato. Stringeva un’accetta impregnata di sangue secco e peli. Si era mozzato un piede e un avambraccio, lo straccio che portava addosso era bruciato nella parte dell’addome ed era orribilmente ustionato intorno all’ombelico e su tutto il collo… l’espressione della sua faccia non era umanamente concepibile.

Una luce si avvicinò, emergendo dall’oscurità. Era magma, un piccolo ovale di magma grande quanto un cocomero, che strisciava e balzava. Era diretta verso lo straniero, ma lui non indietreggiò. Aveva indosso, nel collo e nell’addome, quei pezzi di cuoio ricevuti dall’oste come protezione. Con movimenti fluidi se li tolse e li scagliò per terra. Il cadavere alle sue spalle iniziò ad emettere uno strano rumore, come quello di acqua che bolle. Lo straniero fece appena in tempo a voltarsi, che la cassa toracica e il cranio del corpo esplosero con una potenza inaudita proiettando nell'aria frammenti di visceri, cervella e magma. Le nuove cavità del cadavere erano bruciacchiate e incandescenti. Altre luci si avvicinarono verso lo straniero, egli guardò quelle “cose” e aprì lateralmente le braccia, offrendo interamente il suo corpo. Una sfera di magma si scagliò sull’ombelico scoperto, forandolo e insinuandosi all'interno dell’addome, come risucchiata, e bruciacchiando la pelle circostante. Altre due sfere incandescenti saltarono sul collo, circondandolo, poi vennero assorbite. Lo straniero ammise qualche smorfia per il dolore, ma per il resto era come se non fosse successo niente. Si sentì rinvigorito. Porse il piede destro avanti e iniziò a camminare verso le altre luci.

Queste, una dopo l'altra si scagliavano in diverse parti del suo corpo, venendo assorbite. Aumentò la velocità e la decisione del passo, un ammasso di palle magmatiche si ancoravano a lui e ora stava correndo con quanta energia non avesse mai avuto, correva urlando a squarciagola, piangendo di gioia, ridendo come un matto...

Le piccole luci erano tutte scomparse, furono sostituite da un’enorme distesa rossa bollente circondata da un cratere. L’essere sotto lo spesso mantello era faccia a faccia con la superficie lavica, sul confine del cratere. Fece qualcosa che nessun essere umano sarebbe mai stato in grado di fare. Sfilò i suoi pugnali luccicanti, erano dello stesso colore della lava. Li buttò sul mare incandescente.

La creatura si spogliò, la sua pelle brillava, prese un bel respiro e si tuffò, ricongiungendosi col suo sangue.


I vulcani sono sempre stati oggetto di fascino per gli uomini e se si hanno le giuste conoscenze si possono scovare delle storie particolari in merito. Il vulcano Dallol ne possiede una delle più curiose. Si narra che su un suo fianco sorgeva un piccolo villaggio prosperoso che aveva vissuto in serenità per secoli. Molti uomini provarono a raggiungere la vetta del monte spinti da una certa leggenda sulla rinascita, ed un giorno un estraneo tentò la stessa impresa. Qui le storie si differenziano, alcuni dicono che sia morto dopo pochi passi, azzannato da un lupo biancastro che gli spezzò una gamba; altri dicono che fosse un maestro con i pugnali e che combattè valorosamente fino alla morte; altri ancora narrano che sia arrivato in cima, ma che si sia suicidato buttandosi nella lava. Invece un ristretto gruppo di persone, affidandosi al testo di un mito antico di millenni, crede che quella creatura non fosse un uomo, ma un demone intrappolato in un corpo umano. Questo voleva arrivare in cima al vulcano per ricongiungersi con esso. In realtà, dicevano, il suolo vulcanico non era veramente tale, ma lo strato esterno del corpo reale della creatura e la lava il suo sangue rosso vivo che scorreva nelle viscere della terra. Secondo il mito, una volta che il demone si fosse ricongiunto col suo vecchio corpo, avrebbe provocato un'enorme esplosione di sangue incandescente che avrebbe poi invaso la pianura su cui stava il piccolo villaggio facendolo scomparire per sempre. E questo è il loro modo di spiegare l’effettiva catastrofe lavica che si è abbattuta su quella sfortunata comunità. Una bella storiella da raccontare quando fa buio, eppure tutt’oggi, quelle persone, fanno pressione per analizzare il suolo vulcanico e la lava, convinti di dimostrare qualcosa.

In ogni caso, tutti concordano sul fatto che l’eruzione del Dallol fu una delle più terrificanti della storia (tutt’ora la zona è disabitata) e che, pur essendo un vulcano inattivo da centinaia di anni, si sia riattivato improvvisamente proprio con l’arrivo di quell’uomo sconosciuto.

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