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Una storia di MariaGraziaRusso

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Per loro un cicchetto, a me un jack e menta...

Pubblicato il 06 gennaio 2017

Luglio all’improvviso. I capelli ancora umidi dalla doccia tiepida, il naso rosso. Certo che al Neapolis il sole lo prendi ovunque e comunque, anche se sei sotto al gazebo, sullo sgabello al bancone del bar, con un bicchiere di vino a raccontarti. E Daniele, il barman, che ti ascolta che manco il prete durante la confessione. Succede sempre così, con Daniele e il vino. Ne basta uno di più, un calice di vino in più e il bancone del bar si trasforma in un confessionale. Ecco. Ho un’idea da proporre a Papa Ratzinger: il vino prima della confessione. Così sei più disinibito, sei più sincero, stai più sciolto. Ti racconti, ti sfoghi , ti confidi. E magari ti penti pure per davvero. E poi, dopo, il corpo di Cristo.
La serata è fresca, il trucco leggero: non saprei fare di meglio, non sono mai stata brava a truccarmi. E poi ci pensa l’abbronzatura e il vestito senape, il mio preferito. È sottile, morbido, trasparente al punto giusto. È il vestito per Il Voga, stasera si va lì, con le ragazze, le mie amiche: le "Ponto Ponto". Così, ci chiamiamo così. Nicole ancora si mangiava le lettere quando pronunciava le parole. Una sera lei mi parlava ma io parlavo con le amiche e non filandomela per nulla alzò un po' i toni: “Mamma mi ascolti?!? Pontooo?!? Ponto Ponto?!?” Fu così che salutai Mary per far posto a Ponto: il mio nuovo nome e quello delle mie amiche.
Niente tacchi che tocca a me portare la macchina. Tocca sempre a me. E a Chiara. Mai una volta a Terry o a Serena, o a Tiziana. Ah no, a Tiziana no, a lei tocca la mattina. La madre non vuole che prende la macchina la sera, per cui a mare si va con la seicento blu, nonostante i 40 gradi all’ombra, l'aria condizionata che non c'è come il lettore cd, i finestrini che non sono automatici. Ma conTiziana è inutile discutere.
Tanto non mi frega. Il bello di essere amiche è anche questo. Non mi frega della macchina, non mi frega che Terry è sempre poco puntuale, non mi frega di Serena che ci preferisce a Gabriele, non mi frega che il giorno dopo saremo a mare con la seicento blu. Tra di noi funziona cosi: ci si affianca, ci si accompagna, ci si difende, si condivide e si divide. Secondo il principio del che ce ne fotte di tutti e di tutto basta che noi stiamo assieme. E si brinda, soprattutto si brinda: “Quattro cicchetti e un jack e menta, per favore”. Quei momenti in cui non c’è niente da dire, nulla da pensare. Che te ne fai dell’estate se poi hai i pensieri in testa. In alto i bicchieri e “Vaffanculo a tutti”. Quando l’amicizia vince su qualsiasi cosa.
Accendo la macchina, il cd con le nostre canzoni parte in automatico: “Where is the love…”. Perché esiste davvero?, tanto per quest’estate non ho voglia di scoprirlo, e di questa cosa ne sono sicura. Ma meglio non pensarci troppo. Aumento il volume e avanzo su traccia due: "Ele, ele, elegibo ohoh". Voga stiamo arrivando!
Si entra facile, e la tecnica è sempre la stessa. Basta individuare il buttafuori giusto, e poi diventa una questione di sguardi. Salutiamo agitando la mano e via, senza fila e senza attese. Ci infiliamo spensierate tra la folla, per planare leggere sulla serata fatta di musica, risate e di amicizia. E si balla, finché ce n’è, finché c’è musica, finché c’è la notte: incantata, folle, magica e pazza. Come le mie amiche. Le mie Ponto Ponto. “Quattro cicchetti e un jack e menta, per favore!”. Ancora un brindisi alzando i bicchieri alle stelle e sbattendoli forti.” Vaffanculo a tutti”, e sorridiamo quasi chiudendo gli occhi, sognando.
“Mary stai bene?”
Allungo la mano tra le lenzuola sicura di trovare Chiara ma ci trovo solo l’IPhone con il tre percento di batteria e un whatsapp di Marco. Dicembre all’improvviso. La testa che pesa. Luglio duemilasette tra le curve della memoria.

“Menomale che ci sei” - io

“Due bottiglie in quattro e tu sei l’unica ko. Guarda che in quello stato io a casa non ti ci porto più!” - lui

Chiudo l’IPhone senza riuscire a ribattere, ma non è nemmeno il caso di farlo: Marco ha ragione. Mannaggia il Taurasi. Mannaggia a me. Mannaggia i trentaquattro anni che non sono capaci di sconfiggere le sbornie. Nel duemilasette ero più forte io che l’Oki.

Odio il mal di testa. Quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. Quando la rabbia si affievolisce e i ricordi non portano solo ferite. Tra l’intrecciarsi caotico di immagini cerco di raccogliere tutte le forze rimaste. Chissà se a volte mi pensano. Chissà se si chiedono ancora il perché, cosa sia successo ad un certo punto. Chissà se ancora non trovano la risposta. Chissà se hanno smesso di cercarla, proprio come me.

Quando meno te lo aspetti i ricordi si fanno avanti. E nemmeno tanto in punta di piedi. Sarà perché non sono solo ricordi. Penso a loro ancora un attimo e sento il cuore che sorride, cosi sorrido anche io. Chiudo gli occhi per un utlimo brindisi: a quell’amicizia che è stata eterna finché è durata. Alzo il bicchiere e sono contenta, per loro un cicchetto, a me un jack e menta...

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