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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine Alieno da Brivido

Voglio farti un regalo & Non c'è due senza tre

Capitolo 3

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Pubblicato il 31 marzo 2018 in Altro

Tags: Alieno Brivido FanFiction Fibra Gu

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Ma solo troie di qua vedo mignotte di là

con me chi ci proverà io non avrò pietà

incontro troie di qua vedo mignotte di là

ma non dobbiamo accontentarci di queste zoccole...

Intonava a tutto volume lo stereo del vicino di Chiara, la quale era in preda a una crisi quasi isterica se pensava al fatto che si era trasferita per stare tranquilla e studiare in pace.

Ma il vicino rumoroso la torturava con quella specie di musica assordante e per nulla carina da udire.

"Mettesse canzoni decenti almeno, questa sembra scritta da un maniaco". Pensava mentre sbuffava in cerca di concentrazione che tardava a venire.

"Sono anni che ti alleno a dire oh vaffanculo scemo...". Lo stereo del vicino continuava il suo viaggio all'interno del cd.

Chiara stava preparando l'esame e non riusciva a tenere il filo del discorso, la rabbia saliva mano mano che la musica impregnava l'aria della sua forza espansionistica. Il bello della musica, non la puoi fermare, si espande, si divulga, specie se pompata a tutto volume come faceva il sig. Tarducci. Ma questo Chiara non poteva capirlo, per lei la musica in generale era una perdita di tempo, aveva cose più importanti che stare impalata davanti a uno stereo o perdersi in concerti, specie poi quel tipo di musica che ascoltava quel tizio, non le piaceva proprio e secondo i suoi gusti ci voleva coraggio a chiamarla musica.

Alla fine vinse l'impazienza di cantargliele al vicino e si portò alla finestra.

"Ehi tu, mi senti - urlò sporgendosi un poco dalla finestra nell'intento di farsi sentire - ehi sig. Tarducci dei miei stivali io dovrei studiare, ho un esame tra qualche settimana, potresti abbassare il volume, non riesco a concentrarmi". Ma niente, il vicino non riusciva a sentirla.

Abbassò lo sguardo per vedere il cancello del palazzo di fronte, bene era aperto, si voltò di scatto, afferrò le chiavi sul comò e giù dalle scale. Attraversò la strada e salì le scale, suonò al campanello del sig. Tarducci.

Driing Driing ... una volta, due, tre ... ma niente non sentiva manco il campanello, intanto lo stereo pompava a decibel alti...

"Io non voglio idee stupide... ".

Chiara si sentiva infuriata e snobbata da quel tizio, usurpata della sua tranquillità, come osava quell'essere sconosciuto e alquanto strano farle tutto questo?

"Se non altro questa canzone è un po' più decente delle altre". Pensò mentre cercava davanti alla porta di trovare un modo per farsi sentire da lui. All'improvviso la musica cessò.

"Ah finalmente". Pensò Chiara nel voltarsi per tornare a casa, ma non fece in tempo a girarsi, la porta si spalancò e si ritrovò davanti il vicino.

"Tu che ci fai qui?". Disse Fabrizio.

"Che ci faccio qui? - Chiara guardò quegli occhi scuri come la terra e quel volto quasi perfetto con rabbia - sei un continuo disturbo per la quiete pubblica lo sai? Ma ti sembra il modo di ascoltare la musica? Ero in casa e non riuscivo a studiare, ecco perchè sono qui!".

"L'hai trovata bella la scusa per venirmi a rompere le palle eh? Cammina vai casa e smettila di rompere". Fabrizio chiuse la porta e senza destare minima attenzione alla ragazza scese le scale. Chiara andò su tutte le furie.

"Guarda che qui se c'è qualcuno che rompe le palle quello sei tu quando ascolti quel turpiloquio a tutto volume". Gli urlò dietro Chiara inseguendolo sulle scale.

Senza voltarsi Fabrizio gli rispose in tono quasi ironico.

"Ho un consiglio per te signorina, fatti un ragazzo che ne hai bisogno".

Chiara si fermò per un attimo e spalancò la bocca dallo stupore, come osava?

"Mah tu sei veramente pazzo, forse dovresti tu farti una ragazza cosi può darsi che mentre scopi otteniamo un po' di pace".

"Vuoi offrirti volontaria scommetto?". Fabrizio si voltò di scatto nel dirlo e la guardò negli occhi.

Chiara rimase un attimo pietrificata dallo sguardo severo di lui, non riusciva fino in fondo a codificarlo ma era come se quei occhi la stessero trafiggendo dentro, in profondità.

"Ma non verrei con te manco per tutto l'oro del mondo, sei un cafone presuntuoso ignorante, non basta avere un bel musetto sei scarso in altro, soprattutto in educazione".

"Si va beh - Fabrizio scoppiò quasi a ridere - ora molla che devo andare, guarda il lato positivo, puoi finalmente studiare in pace". Si voltò e svanì via lungo la strada. Chiara lo vide passare in macchina mentre usciva dal portone.

"Questo sa dell'incredibile mah". Pensò mentre tornò a casa.

Il resto del pomeriggio lo passò a studiare. Era intenta in cucina a preparare la cena quando il campanello suonò, si asciugò le mani e andò ad aprire ma non vi era nessuno, fece un passo avanti per vedere lungo le scale e inciampò in qualcosa, abbassò lo sguardo, vi era un sacchetto di plastica, lo prese e guardò dentro.

Tiro fuori una confezione di tappi per le orecchie e un biglietto:

"Cosi puoi studiare e io ascoltare la mia musica. Fabrizio".

Chiara non riuscì a trattenere un sorriso mentre ad alta voce disse.

"Ma questo è proprio matto, sembra alieno sto tizio".

***

Cosimo si godeva il primo caldo della primavera affacciato alla finestra, osservando il mondo che si muoveva sotto i suoi occhi. Elemento fondamentale per ogni rapper quello di essere dei buoni osservatori del mondo, da quest'ultimo infatti attingono poi gran parte delle loro rime.

A un certo punto la sua attenzione venne catturata dallo schiamazzo di alcuni ragazzi che gridavano.

"Oh Ginevra ma chi ti veste la mattina, la fatina?". Disse un ragazzo alle cui parole fecero eco delle risate degli altri.

"Dai, Ginevra, dicelo a modo tuo, come sai fare tu...", di nuovo le risate rimbombarono nell'aria.

"Ehi Ginevra, ma ce l'hai come tutte le altre o la tua è a forma di pellicola cinematrografica?", di nuovo una marea di risate.

La ragazza, vestita con un abitino celestino stile anni 50, con scarpe in tinta e un enorme fiocco in testa, camminava veloce e faceva finta di non sentirli.

Cosimo agguzzò la vista e non appena mise gli occhiali per vedere meglio la scena, si rese conto che si trattava della stessa invasata che aveva incontrato giorni prima.

I cinque ragazzi la circondarono per farla fermare e, a turno, incominciarono a deriderla toccandogli il vestito per alzarlo, cercando di scappare da quella morsa la povera Ginevra rovinò a terra.

I cinque ragazzi si accanirono su di lei, ridicolizzandola con le parole, facendo battute pesanti, rovistando nel suo zainetto e cercando di alzarle la gonna che lei tentava disperatamente di tenere ben salda in basso.

"Ehi voi, che cazzo state facendo eh?", la voce di Cosimo si liberò nell'aria, afferrò uno dei ragazzi per un braccio e lo strattonò indietro. "Dico a voi teste di cazzo, lasciatela stare".

I quattro ragazzi, più il quinto che era caduto a terra dopo la spinta di Cosimo, si bloccarono non appena capirono chi fosse e presi dal panico incominciarono a correre.

"Ecco bravi, scappate! Siete forti eh, in cinque contro una ragazzetta, ma se vi capita l'uomo ve la date eh...stronzi". Si abbassò poi verso la ragazza.

"Tutto bene?".

"Sì, grazie". Rispose Ginevra tra le lacrime.

"Aspetta ti do una mano", le disse Cosimo aiutandola ad alzarsi.

Per terra c'era una distesa di giornaletti e poster, riviste di ogni tipo.

"Grazie, grazie, ora raccolgo le mie cose". Ginevra sembrava diversa dall'invasata che Cosimo aveva incontrato.

"Non farci caso a quegli imbecilli, sono bambini cresciuti che fanno tanto i bulli, poi magari vola una pizza e spiccano il volo". Cosimo si sentiva in dovere di tranquillizzarla.

"Oh tranquillo, questa per me è quasi routine ormai...comunque grazie di nuovo", alzò il viso per guardarlo negli occhi. "Sei corso in mio aiuto come Spiderman quando salvò la sua amata dal cattivo di turno...".

"Sei strana lo sai?". Gli venne spontaneo dirlo.

"Sì, lo so...e che mi piacciono i film...", Ginevra abbassò la testa dispiaciuta, lei non si sentiva affatto strana come tutti le dicevano.

"Guarda che non volevo offederti, anche se ammetto, che sei strana parecchio e che le prime due volte che ci siamo incontrati ho pensato che eri un po'...beh sì, un po' fuori di testa". Sorrise cercando di smorzare un po' la tensione.

"Me lo dicono tutti", rispose lei senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi. "Ora però devo andare, grazie di nuovo", senza aggiungere altro se ne andò di corsa diretta all'Università.

Cosimo rimase per un attimo sul marciapiede a guardarla.

E' strana però...

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