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Una storia di chi813

Quella strana zia Lella

Pubblicato il 12 dicembre 2017 in Fantasy

Tags: differenze esclusione fiabe gentestrana lietofine

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Quando ero giovane trascorrevo sempre qualche settimana delle mie vacanze estive dalla zia Lella, sorella di mia madre. Mamma insisteva per farmi passare un po’ di tempo con lei perché la zia viveva da sola, non si era mai sposata e non aveva figli e quindi diceva che le faceva bene avere un po’ di compagnia. Io poi mi divertivo a stare a casa sua e quindi ci andavo sempre volentieri, anzi, soprattutto nel periodo in cui facevo le medie, non vedevo l’ora che arrivasse l’estate proprio per andare a trovarla.

Lella faceva la scrittrice e per me era un po’ stramba … Scriveva soprattutto libri per bambini ma ogni tanto le piaceva anche cimentarsi nella poesia. Le storie che mi raccontava mi piacevano sempre tantissimo mentre il messaggio che nascondeva fra i versi delle sue poesie rimaneva per me abbastanza oscuro.

La sua fonte di ispirazione era un cuscino, già, proprio un semplicissimo cuscino e ogni volta che mi trattenevo da lei me lo faceva provare attraverso un rituale ben preciso.

Innanzitutto l’ora dell’ispirazione non era mai casuale ma era sempre nel primo pomeriggio. Subito dopo pranzo uscivamo in giardino, la zia stendeva sull’erba un panno colorato che variava ogni settimana e al centro posizionava questo suo magico cuscino che invece non cambiava mai. La federa infatti ricordo che era sempre la stessa, bianca totalmente insignificante. Era un po’ sgualcito, non aveva mai voluto rivelarmi dove l’avesse preso e da quanti anni lo possedesse. Comunque, appena sistemato panno e cuscino ci sdraiavamo entrambe, una opposta all’altra, la testa appoggiata sul cuscino e le orecchie che si sfioravano. A quel punto si accendeva una sigaretta e mentre espirava io guardavo il fumo che prendeva forma sopra i nostri occhi e lei, allo stesso modo, iniziava a dare forma ai suoi racconti.

C’era una storia che le piaceva in modo particolare e di cui spesso cambiava alcuni dettagli o più drasticamente i fatti, che parlava di una donna dal collo molto lungo …

Questa donna aveva il collo molto lungo da sempre, sin da quando era nata. Appena uscita dalla pancia della madre, questa si era subito un po’ spaventata, e così avevano fatto le ostetriche e le infermiere presenti in quel momento, perché una cosa così non l’avevano mai vista. Subito la neomamma si mise a piangere perché pensò che ci fosse qualcosa che non andava in quella piccola creatura e allo stesso modo reagì il padre non appena si rese conto che la figlia tanto attesa aveva qualcosa decisamente fuori dalla norma. Però la bambina era perfettamente in salute e, nonostante quel lieve difetto d’aspetto, crebbe sana come un pesce.

Ovviamente durante la sua infanzia e l’adolescenza non mancarono le prese in giro da parte dei compagni di scuola, i rientri a casa in lacrime con porte sbattute per la solitudine e la diversità a cui doveva far fronte tutti i giorni, anche solo camminando per strada cercando di evitare gli sguardi indiscreti e curiosi delle altre persone.

Poi divenne grande e anche se i suoi problemi con gli altri non sparirono, imparò a conviverci e imboccò varie strade per risolvere il dilemma. Chiese consulto ai dottori più svariati i quali le suggerirono le soluzioni più diverse. E qui la storia cambiava sempre a seconda del consiglio che la donna decidesse di seguire. Una volta sperimentò un nuovo macchinario a ultrasuoni che era capace di smaterializzare il corpo umano e di ricomporlo all’istante, così da togliere la parte di collo in esubero. Un’altra volta si mise in viaggio verso le antiche terre della Siberia dove gli sciamani erano ancora in grado di fare grandi magie. In un’altra occasione si ritrovò in una sala operatoria accerchiata da chirurghi con dei coltelli da macellaio in mano pronti a tagliare. Per non parlare della volta che decise di andare in giro con un copricapo che si era fabbricata da sola utilizzando il materiale che aveva in casa, badando bene che avesse un peso di almeno cinque chili grazie al quale sperava che il collo si accorciasse da solo. Poi non mancarono le testate contro al muro rivestito di gomma piuma per non sentire troppo dolore, le diete formulate dai più esperti nutrizionisti, i tuffi di testa dai trampolini più alti delle piscine di ogni parte del mondo, i giorni di digiuno e di preghiera, le pile di libri tenute in equilibrio sulla testa mentre cucinava … Qualunque fosse stata però la soluzione scelta il suo collo non si accorciò mai di un millimetro e la donna continuò a essere triste e rassegnata alla fine di ogni storia soprattutto perché ritrovandosi quel collo non riuscì mai a trovare l’uomo giusto per lei.

Finiva sempre così quella storia, e nonostante alla zia piacesse tanto terminarla così io ci rimanevo sempre malissimo e allora le proponevo:

-Dai zia scegliamo un lieto fine per una volta, facciamole incontrare un uomo dal collo lungo! Eh? Che ne dici?

-No, no, no – replicava all’istante – non esiste assolutamente, questa storia mia cara non prevede nessun lieto fine.

-Ma perché scusa? Tanto te la stai inventando, la fai sempre restare sola e triste, per non parlare di quella volta che l’hai fatta morire dissanguata per l’esperimento andato male! Dai…

-Mi dispiace tesoro, si vede che sei così giovane …

E così, accendendosi un’altra sigaretta, chiudeva il discorso.

Sono passati alcuni anni ormai dall’ultima volta che sono andata a trovarla, il lavoro mi impegna parecchio e trovare il tempo per le visite ai parenti e anche agli amici non è mai semplice, ma nel mio ultimo viaggio a Londra ho trovato in libreria un suo libro che era appena stato tradotto e mi sono sentita così orgogliosa e felice per lei che non ho potuto fare a meno di chiamarla subito per farle i complimenti e per dirle che sarei andata da lei appena rientrata per sentire cos’aveva di nuovo da raccontare.

Suono il campanello della porta e una voce appena udibile risponde prontamente.

-Entra pure!

-Zia sono io! Dove sei?

-Sono di sopra, sali!

Salgo le scale lentamente per osservare i dettagli della casa e notare i cambiamenti del tempo finché non la scorgo seduta alla sua scrivania, dita sulla tastiera del computer, sguardo lontano fuori dalla finestra. Entro nello studio e trovo le pareti ricoperte di fogli scritti a mano su carta da lettere, di disegni vari e di cartoline, ce ne sono alcune che pendono anche dal soffitto e penso che la zia sia diventata più strana del solito. Tutto a un tratto si gira e mi guarda dritto negli occhi, la sua espressione è piena di luce e anche le sue labbra disegnano un sorriso incredibilmente affascinante, non ricordo di averle mai visto un viso così prima. Mi tira la manica fino a portare la bocca al mio orecchio e sussurra:

-L’ho trovato…

-Eh?

-L’ho trovato!

-Ma cosa? Chi? Cosa stai dicendo? Ah il cuscino? L’avevi perso?

-Ma no sciocca!

-E allora cosa?

-L’uomo dal collo lungo!

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