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Una storia di SerenaRusso

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Essenziale 2049

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Il futuro è ora!

IL mio essenziale è l'uguaglianza

Pubblicato il 09 novembre 2017

Continuavo a ripetermi che dovevo dare una regolata alla mia giornata; troppo di corsa, troppa ansia,troppe cose da fare tutte insieme e quindi non riuscivo a pensare ad altro che arrivare fino a sera, infilarmi nel mio pigiama e farmi abbracciare da Morfeo.

Arrivai a casa, come sempre alle 20:30 in punto , aprii la porta e mi sentii subito rassicurata dal mio gatto, Luna,che con le sue fusa mi rese la vita meno arida.

L’ora successiva fu scandita sempre dalle solite cose : doccia, cena , uno sguardo alle notizie del telegiornale e poi finalmente a letto.

Era da un po’ di notti che il mio sonno benché profondo era segnato da strani eventi: una voce continuava a parlarmi per l’intera notte ma senza spaventarmi.

Mi raccontava di un mondo futuro, di pericoli imminenti e di altri a cui non so dare un significato.

Al mio risveglio ,benché tranquillo, rievocavo con grande sforzo tutte le parole ascoltate senza però darvi un significato compiuto.

Non sapevo veramente come interpretare questi eventi, forse stress o stanchezza, sta di fatto che aspettavo di addormentarmi per ascoltare quella voce che aveva un non so che di familiare.

E’ così che accadde che quella notte finalmente, forse perché ormai abituata a questi discorsi, ho potuto capire cosa quella voce mi dicesse.

Mi invitava a diffondere un messaggio di pericolo rispetto alle cattive abitudini ormai diventate di uso comune e relative all’uso eccessivo della tecnologia specialmente nella parte in cui ha la presunzione di sostituire l’uomo ; alla sopraffazione dell’uomo sulla natura,quando ha l’arroganza di volerne modificare il corso naturale per i propri scopi e alla fine mi invitava a constatare di persona quello che sarà il mondo nel 2049.

Ora era tutto più chiaro,il mio io si era praticamente sdoppiato, proiettando al di fuori di me tutte le mie angosce e principalmente tutte le mie preoccupazioni dell’irresponsabile utilizzo del progresso.

Ma ci sarà davvero un pianeta dove il presente è già il 2049?

Avevo sentito molte volte parlare di una persona chiamata il Piccolo Principe che era famoso per aver viaggiato tra varie orbite ed aveva conosciuto mondi lontani e diversi tanto da suscitare la mia curiosità e per tanto svegliatami di buon mattino, mi ero messa al computer, in sua ricerca.

Dopo ore finalmente avevo un indirizzo.

Mi vestii in fretta e al volo , presi un taxi per la destinazione trovata.

Dopo 10 minuti, mi trovai davanti ad una casa, sita appena in periferia dai colori che rievocavano le sfumature della terra: dal verde dei prati al marrone delle rocce all’azzurro limpido delle acque e il tutto trasmetteva una calma e una pace irreale che forse non avevo mai provato in vita mia .

Al primo scampanellio , si aprì subito la porta e comparve davanti a me il Piccolo Principe, il quale come se mi avesse conosciuta da sempre, si fece da parte per farmi entrare.

Ero molto preoccupata di dovergli spiegare il motivo della mia visita, di come avrei potuto in poche parole renderlo partecipe delle mie angosce e del fatto che io fossi contemporaneamente qui e nel 2049.

Ma lui non mi diede tempo perché con voce calma e tranquilla mi disse: “Serena, sono felice di incontrarti, in quanto so cosa ti sta accadendo. Io ho avuto la stessa esperienza ed è per questo che ho iniziato a viaggiare tra le orbite in cerca anche di me stesso che non è altro la ricerca dell’umanità. Quindi sono disposto a intraprendere questo viaggio con te e vedrai che man mano capiremo cosa il tuo alter ego vuole comunicarti.”

Rimasi sbalordita da tanta semplicità per qui decisi di affidarmi totalmente a lui , nella certezza che avrei dissipato tutti i miei dubbi.

Nei giorni che seguirono ci incontrammo varie volte per definire i dettagli della nostra spedizione, e finalmente il 23 maggio, giorno del mio compleanno, partimmo, non prima di aver sistemato la mia piccola Luna.

L’appuntamento fu all’alba nella sua rimessa dove troneggiava una grande scatola di alluminio piena di luci accecanti in cui io e lui ci accomodammo e dopo aver chiuso lo sportello a pressione, udì suonare migliaia di campanelli ed ebbi la sensazione di perdere i sensi completamente avvolta in un’aura quasi palpabile.

La macchina del tempo come quella di "Ritorno al futuro"

In tale stato mi parve di rimanerci all’infinito fino a quando la mano del piccolo principe mi scosse e mi disse che eravamo sulla stessa terra ma con trentadue anni avanti nel tempo.

Uscimmo timorosi dalla macchina del tempo e con gran sorpresa ci trovammo nello stesso luogo da cui eravamo partiti.

Era ormai giorno, in strada vi era la solita folla di persone che iniziava la giornata.

Che cosa c’era di diverso?

A ben guardare tutto sembrava più ordinato. Le macchine e gli autobus non avevano autista; il traffico era regolato da una specie di robot, i taxi, costituiti da piccoli e leggerissimi elicotteri, volavano bassi su percorsi definiti.

Mentre col naso in aria guardavo tutto ciò, fui avvicinata da una ragazza che in modo impressionante mi somigliava e con fare spiccio mi disse:”Finalmente sei arrivata. Lui è il piccolo principe?”

Sul nostro assenso,la Serena del futuro ci spinse letteralmente in uno di questi taxi volanti e ci portò via.

Durante il viaggio non ci dicemmo molto, capimmo che non voleva che si sapesse del nostro arrivo,la missione era troppo importante.

Infatti quando fummo nel suo ufficio finalmente si rilassò e a fiume iniziò a parlare.

“Menomale che siete qui , in voi ripongo le mie ultime speranze.

In questi trent’anni,si è coltivata la speranza di dare una svolta epocale alla vita dell’uomo. Ci hanno fatto credere che il progresso fosse l’unica via perché l’uomo benché ulteriormente evoluto riuscisse a ritornare alla madre terra e vivere in simbiosi con essa. Di qui ogni sperimentazione era giustificata tanto che la crescita esponenziale delle macchine ha ridotto l’uomo a puro servo della tecnologia.

Ma chi può servirsi di tali evoluzioni? Questo è il punto. Non è affatto vero che tale stato di cose ha creato uguaglianza ma anzi il divario tra i popoli è cresciuto sempre di più tanto che attualmente una massa sconfinata di persone che non ha la possibilità di accedere a tale sofisticata tecnologia è praticamente tagliata fuori dai poteri decisionali.

Io e il piccolo principe cercavamo di comprendere appieno l’angoscia della mia interlocutrice e capimmo, man mano che lei parlava,che forse non si era realizzato il miraggio della modernità a tutti i costi ma che forse il controllo asfissiante perpetrato dal potere, aveva creato una sacca di popolazione completamente avulsa dalla presunta evoluzione.

E lei continuò : “Tutto ciò che vi ho detto si ripercuote in tutti gli ambiti della vita umana: nell’occupazione dove il lavoro di dieci uomini è svolto da una macchina; nella vita sociale dove il massimo della relazione tra due esseri è una video chat; nello sfruttamento delle risorse della terra dove la desertificazione ha fatto si che l’uomo si alimentasse con cibi sintetici essendo ormai le materie prime all’esaurimento. Ovviamente l’accesso a tali tecniche sono permesse solo a chi può comprarle , mentre gli altri si devo accontentare di materie inquinate e quindi dannose alla salute. Ma ciò che ha fatto ribellare il mio essere è stata l’ultima scoperta di un team norvegese che ha sconfitto la morte.”

“Cosa??Che dici?? Come si può sconfiggere la morte?”

“Si può, si può dipende dal tuo conto in banca. Pensa che questi professoroni hanno elaborato un processo molecolare secondo il quale modificando alcuni geni , ti assicurano l’immortalità e nel peggiore dei casi di triplicare l’aspettativa di vita nelle stesse condizioni fisiche in cui esegui la modifica genetica, ovviamente tale scoperta è ad appannaggio unicamente di chi può pagare una cifra esorbitante essendo il brevetto della scoperta del solo governo norvegese”

“Ma noi da soli cosa possiamo fare??” le dissi

“Ognuno di noi ha in sé un microcosmo. Ognuno è tutto, ed ogni piccola azione si ripercuote all’infinito, e se ha in sé buoni propositi, ha la possibilità di influenzare il mondo intero che nonostante tutto non aspetta altro di essere costretto a seguire il buon esempio”.

Con questa speranza nel cuore io e il piccolo principe lasciammo la Serena del futuro e ritornammo verso la macchina del tempo per far rientro a casa.

Il ritorno fu pervaso da mille pensieri. Perché ero stata caricata di tanta responsabilità?

Mano mano che mi riavevo dalle fatiche del “viaggio”, il mio essere però si tranquillizzava, era come se avessi preso consapevolezza della mi vita futura e di come avrei scelto di vivere.

E pensare che i nostri genitori hanno combattuto una battaglia epocale per sconfiggere le barriere sociali ed innalzare la bandiera dell’uguaglianza. Ma questa si è mai realizzata?

Ora ero sicura di cosa avrei fatto della mia vita.

L’avrei guardata con gli occhi benevoli di una madre e avrei fatto di tutto per proteggerla. Avrei gridato allo scandalo se un uomo ne sottomettesse un altro, avrei difeso il ciclo della vita con la magnificenza della nascita e con il rispetto della morte ed avrei predicato all’infinito che tutto ciò è retaggio di tutti gli uomini, nessuno escluso.

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