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Una storia di OrnellaStocco

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Cento giorni

Farò tacere la ragione, lascerò nel silenzio le illusioni, pronta, ancora una volta, a farmi del male.

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Pubblicato il 16 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: rimpiantimareamore

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Nella fretta di imbucare la lettera dimenticai di scrivere il nome del destinatario.

Non sarebbe mai arrivata. Era destino che quella lettera lui non la leggesse mai.

Meglio così. Dopo tanti anni chissà che cosa avrebbe pensato di me.

E' una pazza. Che cosa vuole.

Forse anche peggio. Meglio così. Era destino.

Ma sono tenace e quando ho in mente una cosa la devo fare, la voglio fare. Ne scriverò un'altra di lettera, magari la scrivo anche meglio. La scrivo senza la mia solita impulsività, la soppeso e ci rifletto su prima di ammettere certe cose che potrebbero rivelarsi controproducenti.

Ecco, prendo un altro foglio, la penna, mi siedo comoda alla scrivania, cercherò anche di scrivere con la migliore calligrafia; io che scrivo come una gallina.

L'importante non è la forma ma il contenuto. No, è anche la forma.

M'impegno, anzi, per evitare altri errori compilo prima la busta.

Nome, cognome, indirizzo, città.

Questa volta ho scritto tutto, anche il CAP.

Bene, ora la lettera. Posso iniziare.

Caro Paolo,

ti scrivo questa lettera surrogato di un dettato.

Quel poco d'intelletto che è rimasto a vegliare non avrebbe voluto ma, il piccolo muscolo che ancora sento battere, mi suggerisce frasi e parole che trascrivo su questo foglio.

Lo so, avrei dovuto continuare a dare ragione alla ragione, lottare come ho fatto fino a oggi per non scendere a patti con i ricordi che né rabbia, né rancore sono riusciti a demolire, a offuscare, a cancellare. Ricordi che sembrano avere una loro anima. Una loro vita. Immagini indelebili di noi che non riuscivamo a spiegarci il perché di quella passione bruciante che ci ha ridotti a cenere. A niente.

Ma il niente non può sopprimere, non può impedire al rimpianto di vivere, di sopravvivere al tempo che trascorre sopra di noi come nuvole che si allontanano ma che, fedelmente ritornano. E allora eccomi qui. Farò tacere la ragione, lascerò nel silenzio le illusioni, pronta a farmi del male.

Ancora.

Sai amore, il dolore è diventato mio amico, in tutto questo tempo mi è stato vicino, non mi ha lasciato un solo giorno, un solo attimo. Sempre con me. Adesso non fa più nemmeno tanto male, non è quel morso nella carne, non è quella mano che entrava nelle budella e le tirava fuori, non è un dolore insopportabile. No amore mio, quel dolore mi ha rafforzata. E mi sono meritata anni futuri di finta serenità. Una guarigione raggiunta con la forza cercata nei segreti del mio essere. L'ho combattuto, l'ho domato, l'ho superato. Il dolore.

Come ho superato il bisogno di averti, di sentirti, di parlarti. Ho superato il vuoto e la paura.

Ho superato tutto. Forse.

Ti scrivo senza capire perché ancora ti penso e ti scrivo. Vedi, non sono cambiata, non ammetterò mai che ancora ti amo. Che la passione ancora mi tormenta. Che non smetterò mai di volerti, di pensarti, di amarti. Di scriverti. Vittima di devastanti ricordi. Scusami, non lo farò più. In questa eterna contraddizione sublimerò ogni istante di rimpianto, nella infantile convinzione di essere per sempre unita a te, io resterò per sempre tua.

Ornella


Con l'avidità riservata a momenti fermati nel tempo inconsistente, piego la lettera. Mi voglio godere questo ultimo atto, poiché questa sarà l'ultima. La centesima. Cento lettere mai spedite come i cento giorni d'amore vissuti con lui.

Come cento lacrime versate e cento le volte in cui ho pronunciato il nome suo.

Devo fare presto, la mente si sta risvegliando e non vuole. Lei non vuole che io torni a soffrire.

Stai tranquilla non mi farà più del male. Non più.

Tu custodisci come una reliquia preziosa, la sua ultima frase.

Cancella tutto ma non quella, non quella frase, l'ultima.


Perché io sono qui e aspetto, aspetto che lui un giorno mi porti al mare.



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