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Una storia di Massimo.ferraris

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Un amorE con la e maiuscola

Pubblicato il 28 luglio 2017

Capita, a volte più spesso di quanto pensiamo, che sul nostro cammino incrociamo qualcuno, non uno qualsiasi, di quelli è pieno il mondo, ma la persona che ti fa battere il cuore, all'improvviso, così senza una ragione. Nonostante il mio naturale menefreghismo verso il prossimo, posso assicurarvi che nemmeno io l'ho scampata, ci sono finito addosso, cozzato come una palla da tennis sulla racchetta, come una lente a contatto sulla pupilla. A parte le similitudini, Laura era la mosca, ed io la carta moschicida...

Beh, cominciamo dall'inizio, come si fa per tutte le storie che prevedono un incontro, l'innamoramento e il "vissero felici e contenti", partendo da quella mattina di fine giugno alla fermata del bus, con trenta gradi di temperatura e addosso un completo che tratteneva a stento il sudore. Sono un informatore medico, ma non uno di quelli che gira per i vari studi dei dottori di base, bensì il portavoce di una famosa casa farmaceutica specializzata in apparecchiature per sale operatorie. Abituato a girare in ambienti dotati di aria condizionata, auto con climatizzatore e incontri con primari in ambienti a temperatura stabile. Sino a quella mattina, quando la Mercedes della ditta mi lasciò a piedi. Ero di fretta, non potevo mancare alla consueta riunione settimanale presieduta dal socio anziano, il dottor Fumagalli, da tre generazioni a capo della società, sarebbe stata una mancanza imperdonabile. Ma non avevo fatto i conti che il bus in questione attraversasse la zona industriale prima di transitare presso il mio posto di lavoro, quindi mi trovai a lottare tra una trentina di persone, a stretto contatto e dal calore corporeo simile alla lava fusa. Guardai il pannello affisso in alto e contai cinque fermate: non ce la potevo fare, già sotto le ascelle si apriva a ventaglio un alone di dimensioni epiche. Sorridevo forzato a tutti quelli che osservavano, pregando l'autista che facesse in fretta. La cravatta era un cappio, la camicia quella forzata di un pazzo. Chiusi gli occhi, mi feci strada verso un lato del bus, finendo all'improvviso addosso ad una persona. Si, proprio lei, Laura!

-Non può stare attento?- mi apostrofò, guardandomi dal basso all'alto. Io feci per ribattere, ma la vista dei suoi occhi verdi mi ammutolì all'istante. -Allora? Nemmeno scusa?-.

-Bel cafone!- esclamò una signora anziana munita di ventaglio che faceva sbattere al ritmo di mille colpi al minuto. Non so cosa avrei dato per ricevere un po' di quel vento.

-Veramente io-...- iniziai, ma una frenata mi impedì di continuare, persi l'equilibrio e questa volta finii seduto sulle gambe di Laura. Una situazione imbarazzante, osservata da decine di occhi, mentre i miei erano attratti solo da quelli di lei. Schizzai in alto come una molla, non dandole tempo di commentare l'accaduto.

-Sono... veramente... confuso...- mi scusai.

-Veramente un coglione!- sentii dire da qualcuno tra la folla. Le risa serpeggiarono, mentre la tensione esplose come un gayser facendo tracimare il sudore. Tolsi la giacca, sbottonai la camicia e feci volare la cravatta a terra. Non volevo morire su una corriera, non davanti a lei, che continuava a guardarmi allibita.

-Attenzione maniaco a bordo!- disse la stessa voce, accompagnata da altre risate. Stavo diventando lo zimbello del giorno, giurai a me stesso che non avrei mai più messo piede su un mezzo pubblico. Forse fu per la mia aria sconvolta, lo sguardo disperato, o non so nemmeno io, ma Laura si alzò e mi cedette il posto.

-Stia calmo, si tranquillizzi- mi poggiò la mano sulla spalla per poi ritrarla subito. Non c'era centimetro del mio corpo che non fosse umido. Pregai che il deodorante 48 ore funzionasse almeno ancora per altri dieci minuti, quindi cercai di respirare con calma, guardando fuori dal finestrino. Avevo perso il controllo, era bastato un guasto all'auto e il domino quotidiano di avvenimenti era crollato. Ero davvero così scontato?

-Io scendo alla prossima- Laura mi strappò dalle riflessioni. La prossima, voleva dire che l'avrei persa?

-Anche io- mentii. Mossa azzardata, c'era la riunione, il consuntivo mensile, impegni su impegni. Me ne fregai all'istante, alzandomi e raggiungendo l'uscita. Le risate erano finite, per fortuna, non ero più il punto d'interesse principale. Laura scese, la osservai e il cuore accelerò. Eppure non aveva niente di così speciale, era carina, questo è sicuro, ma non ai livelli di Erica, la mia ex. Feci un rapido confronto fisico ed Erica lo superò a pieni voti, ma quello che mi regalava Laura in quel momento lei non me lo aveva mai dato.

Dunque torniamo a noi, mi sto dilungando, l'incontro fu il primo di una lunga serie -diciamo sei...- che ci vide protagonisti prima del bacio. Il primo in corriera, con caffè al bar, il secondo la sera dopo, passata a controllare l'uscita del personale dalla fabbrica dove lavorava, appostamento di più di tre ore, con rischio di pennichella e corsa frenetica con l'auto facendo finta di passare di lì per caso. Terzo appuntamento al cinema; lei era una patita dei film strappalacrime, cosa che ho sempre odiato, ma che fui costretto a sorbirmi e fingere di piangere per farla felice. Il quarto in pizzeria, dove rimasi sconvolto quando arrivò ad ordinare la terza farcita della serata; eppure era in forma e con un fisico tonico e snello. Ah, dimenticavo: un litro di birra, tanto per digerire...

Quinto incontro a casa sua, dove arrivai euforico e gasato, profumato come un muflone in amore e pronto alla serata; invece trovai padre, madre, nonna ottuagenaria, fratello ventenne punk con fidanzata metallara e un gatto bastardo che continuava a darmi zampate ogni volta che provavo ad avvicinarmi a Laura. Per fortuna il sesto fu l'incontro decisivo, passato a parlare sul lungomare, dove mi raccontò le sue storie, il mancato matrimonio con un certo Esposito Ciancinelli detto Rudy e la voglia di innamorarsi. Quella fu la confessione galeotta, mi fermai e, davanti ad una spiaggia da cartolina, la baciai. Credevo di aver compiuto il miracolo, che lei si sciogliesse tra le mie braccia, ma non accadde. Mi guardò, come si può guardare una statua posta in mezzo ad una fontana e sorrise.

-Non male- sentenziò, facendomi gelare il sangue.

-Scusa, come?- chiesi, allibito.

-Il bacio, mi è piaciuto- non capivo, che significava?

-Vuoi che provi di nuovo?- domanda idiota. Lei scrollò il capo.

-No grazie, va bene così- e prendendomi a braccetto continuò a camminare. Giuro che in quel momento il disagio ebbe la meglio, impedendomi di procedere dritto ed incespicando sui piedi. Eppure ero uno stimato professionista, avevo avuto diverse storie, nessuna si era mai lamentata. Certo non pretendevo di essere Eros in terra, ma nemmeno essere giudicato con un "non male".

-Che hai?- mi chiese ad un tratto, forse notando l'andatura da ubriaco. Che avevo? Mi aveva appena bollato come sufficiente, ferendo il mio ego e non se ne era nemmeno accorta? -Ah, capisco...- disse, tornando a fermarsi, -è per via del bacio. Ti spiego una cosa, però prima sediamoci-.

Avevo paura che quella pausa significasse una mazzata definitiva, quindi per evitare che crollassi a terra preferiva dirmi come stavano le cose seduti.

-Non sono come le altre- iniziò. Io annuii, era vero. -Tu sei un ragazzo stupendo, simpatico e brillante, uno con cui è piacevole passare il tempo, ma...- ecco, ero pronto, -io cerco l'amore, ma quello con la E maiuscola-.

Come? Cosa? Che diavolo stava blaterando?

-E... maiuscola?- chiesi. Ricordo che pensai per un attimo di alzarmi e andare via, mettendo più spazio possibile tra noi, ma poi realizzai che non avrei resistito molto senza rivederla.

-Non mi prendere per pazza, non lo sono. Sai la storia del colpo di fulmine, quello che scocca tra due persone e li spinge a dichiarare il loro amore con la A maiuscola?- annuii. -Io non ci credo, penso che sia solo un'infatuazione destinata a svanire in breve tempo. L'amore deve essere coltivato, sbocciare ed eseere farcito da gesti e parole: insomma, quando è vero e completo lo è sino in fondo, quindi io credo nell'amore, ma quello con la E maiuscola-.

Non faceva una grinza, una volta compreso il significato. Mi distesi, le presi le mani e la guardai, in profondità, per la prima volta.

-Tu mi piaci, Laura- le dissi.

-Anche tu, Matteo- rispose.

-Ma?...- chiesi. Lei sorrise, poi si fece vicina ed appoggiò la testa sulla mia spalla. Il contatto fu quanto di più bello potessi ricevere, non ricordavo sensazione più delicata. Era l'inizio di qualcosa, me lo sentivo, non il solito rapporto destinato a finire, ma qualcosa di profondo che avrebbe messo radici.

-Ma...- rispose lei, tornando a guardarmi. Rimanemmo così, a lungo, occhi dentro occhi e cuore contro cuore, finchè la notte non si tramutò in giorno e ci accolse, addormentati, in riva al mare.

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