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Una storia di Jelena

Mani al caldo

Pubblicato il 19 febbraio 2018 in Altro

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"Tenga le mani al caldo".

Il medico iniziò a scrivere su un foglio bianco, con una grafia chiara e lineare, come a voler dire che nel clichè dei dottori che scrivono male proprio non ci voleva stare.

Io al caldo non ci ho mai teuto nemmeno il cuore, l'ho lasciato sempre in balia delle intemperie, della pioggia scrosciante degli addii mal superati e degli abbracci mai schiusi, non mi sono mai preoccupata di chiudere gli spifferi lasciati da relazioni che mi avevano spazzata via come briciole di pane.

"E' un problema di circolazione probabilmente."

E se fossero le cose a non circolare correttamente, dottore? Se fosse colpa della smania della gente di cercare l'amore e poi cambiare senso di marcia non appena lo trovano? La sta cercando una cura per il senso di vuoto che alcuni di noi provano, dottore? E quel camice è una divisa o una maschera?

Continuai a fissarmi le mani violacee, cercai di trattenere una risata, chissà cosa si immaginava questo qui, mica fa lo psicologo, non guarda di certo oltre. Sono una paziente come tante altre, un problema da risolvere, diagnosi e cura. Magari si starà chiedendo perchè resto così tanto in silenzio, perchè non lo immagina che me lo vedo mentre è in vacanza in Grecia con la sua famiglia, che può tentare di chiudere quei giorni felici in una cornice e posizionarli sulla scrivania ma tanto si dissolverano, non lo sa che quel suo tono più asettico di questa stanza mi disgusta, che quella sua risolutezza perfetta incrina gli equilibri già precari della mia.

"Stia attenta agli sbalzi termici".

"Mi preoccupano gli sbalzi d'umore, dottore."

Rise.

"Non è preoccupata per la sua salute, signorina?"

E lei, dottore? Stasera rincasando si chiederà come sto? Se ho preso le compresse, se ho indossato dei guanti come mi ha gentilmente consigliato, se il freddo che sento viene da fuori o da dentro? E io mi chiederò se lei ha salvato delle vite oggi? Se si è ricordato che il figlio della sua segretaria sta poco bene, lo sanno tutti, la poveretta non fa altro che chiamare il marito, chiedere se ha misurato la febbre al pargoletto. Le basterebbe entrare nella sua stanza, dottore, e chiedere un consiglio, una sentenza, qualcosa che le tolga quell'ansia che la fa ridere istericamente. Non voglio dire che lei non sia umano, dico che usa la scusa del tempo, di quello che non ha, o meglio, che le conviene non avere. Perciò, dottore, a lei interessa davvero la mia salute e quella degli altri?

"Sono cose che capitano dottore, seguirò i suoi consigli."

Si allontanò dalla scrivania mentre mi apprestavo ad alzarmi, mi tese il foglio e successivamente la mano. La strinsi con forza, lo sentii rabbrividire.

"Tenga le mani al caldo."

"E il cuore, dottore?"

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