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Una storia di paolaimperatori

Nel mare ci sono i coccodrilli

Spin-off: racconta la storia di Sufi, l'amico del protagonista che lui abbandona al suo destino in Iran.

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Pubblicato il 02 maggio 2017 in Didattica

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La sera prima della partenza avevo provato a convincere Enaiat a venire con me a Qom. Io sapevo che lì sarei stato più protetto, me lo avevano detto dei ragazzi che lavoravano vicino al palazzo a cui stavamo lavorando io e Enaiat. Lui però mi ha detto che non voleva, stava bene a Esfahan e io non potevo farci nulla. Quella notte ho lasciato il cantiere insieme ad altri che come me volevano andare a Qom. Ci hanno fatto tutti salire su un camion che ci avrebbe portati ad una fabbrica di pietre dove poi ho lavorato per molto tempo, ma questo ancora non lo sapevo. Durante il tragitto non ho dormito a differenza di quasi tutte le altre persone con me. Avevo troppo a cui pensare: cosa farò dopo? Dove dovrò lavorare per riuscire a mettere da parte un po' di soldi? Ma la maggior parte del mio tempo l'ho passato a pensare a Enaiat. Lo avevo lasciato da solo senza nemmeno salutarlo e il pensiero di non rivederlo mai più mi stava consumando. Era da molto tempo che non avevo un amico come lui e da quel momento in poi avrei dovuto imparare a stare da solo. Dopo qualche ora di viaggio passata in silenzio era quasi l'alba. Un urlo aveva svegliato tutti, dovevamo scendere. Appena sceso dal camion davanti a me ho visto un enorme edificio. Già a quell'ora c'erano molte persone intente a lavorare e ho subito pensato che avrei fatto bene trovare lavoro in quel posto. Quella mattina ho scoperto che molti afghani clandestini lavoravano lì così mi sono unito a loro. Nelle settimane successive mi sono reso conto che quel lavoro non faceva per me, non ero particolarmente portato per quel genere di cose soprattutto tenendo conto anche della mia età. Ma in fondo non potevo lamentarmi, fino ad allora non avevo mai avuto problemi nè con i miei colleghi nè con la polizia. Avevo sempre paura che venissero a controllare e ci riportassero tutti indietro ma ogni volta che ci pensavo dicevo a me stesso di smettere di farlo. Un pomeriggio, mentre trasportavo una grossa pietra,un ragazzo mi ha detto che il capo mi voleva parlare. Io sono subito andato da lui e ho scoperto che c'era qualcuno che voleva parlare al telefono con me. Appena presa la cornetta ho sentito una voce familiare: era Enaiat. Dall'emozione non sono riuscito a parlare molto ma ci siamo accordati in modo che lui mi venisse a trovare. Qualche giorno dopo sono andato alla stazione degli autobus per andare a prenderlo. All'inizio ci siamo studiati per qualche secondo prima di riconoscerci ma subito dopo ci siamo abbracciati. Nessuno mi aveva mai abbracciato così forte e io ho ricambiato. Per una settimana Enaiat è stato con me, abbiamo passeggiato in città e abbiamo parlato come facevamo di solito prima che io partissi. Dopo una settimana il mio migliore amico è ritornato al cantiere, mi ha detto che la sua vita ormai era lì e non avrebbe cambiato idea. Dopo la sua partenza mi sono sentito ancora più solo di quanto non facessi prima e così ho deciso di andarmene. Stare in quel luogo mi dava brutte sensazioni e sperando in un futuro migliore di quello di lavorare per sempre in quella fabbrica mi ha portato a quella decisione. Prendendo il poco coraggio che rimaneva in me sono andato dal capo. Non sapevo se sarebbe stata una buona idea ma dovevo provarci. Per fortuna con me è stato buono e mi ha detto che poteva capirlo. Senza perdere altro tempo ho preso la mia paga e sono partito. La mia meta era da sempre stata Londra, tutti ne parlavano bene e volevo andarci anche io. Così ho deciso di andare a ovest sperando di raggiungere quella città. Mi ero informato e alcuni uomini mi hanno detto che dei camion diretti in Turchia sarebbero stati disposti a portarmi fino a lì in cambio di soldi. Io senza pensarci troppo ho accettato e quella sera ho iniziato il mio viaggio. Ho passato un intero giorno chiuso nel cassone del camion insieme a della merce chiusa in dei grossi sacchi, non sapevo cosa ci fosse dentro ma durante il tragitto per passare il tempo ho provato a indovinare cosa poteva essere. Avevo molta paura dei controlli ma mi avevano assicurato che non ci sarebbe stato nessun problema e la voglia di arrivare lì mi ha aiutato a crederci. Sono arrivato in Turchia la sera dopo e ho deciso da passare la notte senza allontanarmi troppo dal luogo in cui mi trovavo, la mattina dopo avrei iniziato a incamminarmi verso il mare. Appena mi sono svegliato senza perdere tempo ho iniziato a camminare seguendo le indicazioni che l'autista del camion mi aveva dato velocemente prima di ripartire. Fortunatamente non ho avuto difficoltà e lungo la strada un ragazzo un po' più grande di me mi si è avvicinato. Aveva capito che fossi afghano e evidentemente lo era anche lui perchè ha iniziato a parlarmi nella mia lingua. Gli ho chiesto cosa potevo fare per raggiungere Londra e lui mi ha risposto che avrei potuto arrivare in Croazia, poi in Francia e dopo sarei potuto andare in Inghilterra. Poi molto gentilmente mi ha dato un po' di soldi in modo che, insieme a quelli che avevo già, sarei riuscito a comprare un biglietto per attraversare lo stretto del Bosforo. Non sapevo precisamente dove fossero la Croazia e la Francia, le avevo solo sentite nominare qualche volta ma a me interessava solo arrivarci. Una volta raggiunto il porto ho acquistato il biglietto. La ragazza che li vendeva aveva un'espressione sorpresa, forse perchè ero molto giovane, forse perchè le mie condizioni non erano delle migliori. Poco dopo sono salito sul traghetto e per il breve viaggio ho ammirato la città che era davanti a me, la trovavo bellissima. Quando sono arrivato sono andato a comprarmi dei vestiti nuovi in uno strano negozio pieno di cose che non avevo mia visto. Ormai avevo quasi finito i miei soldi e dovevo stare attento a come spendere quelli che mi rimanevano. Dopo molti giorni di cammino e qualche raro passaggio, ho raggiunto la Croazia. La prima cosa che ho notato erano i cartelli, mi piaceva quella lingua. Mi sono detto che magari un giorno l'avrei imparata. Durante i giorni in cui sono rimasto in Croazia ho speso la maggior parte del mio tempo andando in giro a chiedere qualche soldo ai passanti e molti di loro mi hanno accontentato. Non avevo tempo di trovare un lavoro e lì le persone erano molto generose. Con quei soldi mi sono pagato il viaggio verso la Francia. Ho dovuto cambiare qualche autobus ma dopo molto tempo sono arrivato in Francia. Appena sono sceso dall'autobus ho sentito un gruppo di persone che parlava. Mi piaceva ascoltarli e con il passare del tempo quello stato mi piaceva sempre di più. Mi ero reso conto che raggiungere Londra sarebbe stato inutile e che se mi trovavo bene dov'ero forse sarebbe stato meglio rimanerci.

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