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Una storia di lisa1949

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EMOZIONI

il sale della vita

Pubblicato il 28 dicembre 2016

Più che altro siamo assuefatti, insensibili alle piccole emozioni quotidiane, a un sorriso, al bacio del mattino o della buonanotte, ormai tutte cose superate.

Le emozioni sono il sale della vita, ci rendono migliori o peggiori, sono quelle che risvegliano le coscienze, che aprono il cuore a un nuovo sentimento e colorano questo mondo mono-tono.

Ormai siamo solo alla ricerca dell’effimero, e lo cerchiamo nel gusto delle portate al ristorante, nel divertimento, nell’acquisto di un oggetto, nella borsa griffata, nel cellulare di ultima generazione. Tutto il resto è nulla, messo in disparte, antiquato. Esattamente come la messa solenne della mezzanotte, dove ci si riuniva con la famiglia dopo la cena della vigilia di Natale, respirando un senso di appartenenza.

Quella cena che ora è diventata la prova generale del cenone di Capodanno, e vi si esibiscono piatti scopiazzati dai “grandi chef”. Insomma è tutto confronto esteriore.

Anticamente l’arte regalava emozioni stupefacenti e, qualunque fosse il ceto sociale, si restava incantati di fronte a un dipinto o una scultura dei vari maestri, sia che fossero Leonardo, Donatello o Dante e Manzoni.

Si ascoltavano le opere dei più grandi musicisti Verdi, Puccini e altri, chi non si poteva permettere i biglietti seguiva fuori dal teatro, anche al gelo le arie più famose.

Si “rubavano” attimi sublimi e sensazioni, perché erano indispensabili per colmare il senso dell’esistenza, perché rappresentavano cultura da trasmettere con passione.

Le persone più umili andavano a cercare le emozioni tra le pagine della narrativa classica, questo spingeva i ragazzi a studiare per comprendere cosa fare da grandi.

I genitori stessi ora non trasmettono interesse per l’arte in genere, sono troppo orientati a seguire la massa, offrendo esempi poco costruttivi, non incutono il desiderio di conoscere, ma quello dello status.

Viaggiare offre un senso di libertà, ma non si può fuggire da noi stessi, prima dovremmo imparare ad analizzare chi siamo e cosa e vogliamo. Il punto è che non ci si pone neppure la domanda, ovattati dentro questa assenza di personalità, seguiamo l’onda imitando gli altri e diventando cloni indistinguibili, quasi avessimo identici tratti somatici.

L’amore anche è globalizzato, coppie unite dal sesso, come in un atto notarile e alle prime difficoltà si recede. Quanta amarezza!

Un tempo, rientrando, l’odore della buona cucina regalava il piacere di condivisione familiare, ci allettava percepire l’atmosfera intima condivisa con i propri cari.

Ora invece infastidisce, si esce per una pizza, un sushi... cercando qualcosa che non riusciamo più a percepire nelle mura domestiche. I bambini, impegnati con i tablet o con la Play station, mamme ai supermercati inseguite come cagnolini da piccoli stralunati, intente a chiacchierare di unghie ricostruite o altre frivolezze “beata incoscienza”, sicure che loro i pargoli le sapranno ritrovare.

Quante volte vedo scene che mi sconvolgono proprio per questa dilagante leggerezza.

Questo non è l’obiettivo da perseguire, sono solo illusioni, fuga dalla realtà.

Torniamo a respirarle profondamente queste impressioni, ammiriamo la natura, i colori con cui ci circonda. Facciamo qualche passo a ritroso, ritorniamo a essere e amare quella poesia che genera brividi e commozione, quella cantata, per esempio, da Lucio Battisti e perché no?: torniamo a chiamarle “Emozioni “.

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