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Una storia di LivioBarbato

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Una vita a disagio

La paura di vivere, di essere amati

Pubblicato il 24 settembre 2015

Uno dei tanti giorni di una vita appesa ad un filo..

Sento urla soffocate, sento mugolii, sento ansimare, sento mia madre gemere e trattenersi.

Sento un odio misto a gelosia. Voglio uscire, mi sento soffocare. Voglio urlare, meglio non dica niente, scappo dalla finestra.

Un salto e via.

Dietro l'angolo uno di tanti, gli afferro la mano e lo trascino. "Corri, hai una sigaretta?"

Proprio me dovevi capitare? No, no fumo.

Hai soldi?

No, sto scappando e non so dove andare.

Si ferma di colpo e due occhi enormi mi entrano dentro scuotendomi con un sorriso che dice "cercavo Te". O così la mia mente vuole capire. Le nostre labbra si toccano e tutto intorno silenzio. Finalmente non sento più confusione, odio, tristezza, ma quella voglia di volare lontano, nell'aria fresca della notte, mischiarmi alle foglie che cadono ed io con loro. Mi sento finire in un abbraccio di caloroso tepore e dopo, solo amore.

Quante volte ho raccontato questo e nessuno mi ha ascoltato!

Non era la prima volta. Ma era la prima volta che mi sentivo libera di essere felice e inconsapevole dei mei sedici anni.

Tutto mi travolse in quella notte, fino a quando non mi risvegliarono urla di terrore, che sconvolsero ancora di più la mia esistenza.

Io lo amo! gridai.

Questo era quello che urlavo e ancora oggi sono sicura che lo è, lo sento dentro che cresce, lo sento dentro la mia mente che mi sconvolge ancora, sono io, voglio essere solo amata.

Perché sono chiusa dietro una finestra? Perché devo vedere mia madre sempre più raramente? Devo stare con gente che non conosco e che sanno quello che provo, anche se quello che provo, a volte è solo frutto della mia immaginazione. Perché non so più come dirlo "lasciatemi in pace".

Non sono frutto di uno sbaglio, come dice mia madre, sono io, sono viva!

Come posso sconfiggere questa angoscia che mi pervade, non riesco a non trattenere il fiato, vorrei urlare ma le forze mi tengono stretta a questo letto, la testa sembra andare dove il corpo non vuole. Mi sembra di stare in bilico su una barca e non vedere mai la fine del mondo.

Voglio l'aria sul mio viso, voglio sentire la carezza del vento e il suo sospiro tra le foglie, voglio vedere la strada nel mezzo che divide gli alberi alti, forti, impetuosi, che sfidano il tempo, le intemperie, ma che rimangono fermi al suo cospetto. Quella strada che ha segnato la mia vita non può essere l'unica da percorrere ed io in mezzo, con il mio fardello a non sapere quando troverò il mio bivio e finalmente potrò proseguire potendo scegliere con le mie forze, spinta solo dal vento e dagli alberi intorno a proteggermi, a sostenermi, a segnarmi la via. Voglio sentire una voce che chiami il mio nome sussurrandolo come fa un

amore. Vorrei che mi venisse vicino, guardandomi sbocciare come un fiore, lasciandolo lì senza disturbarlo, nel suo mondo fatto di mille colori, che cambia ad ogni goccia di pioggia, ma che fiorisce aprendo solo i suoi petali al sole.

Voglio solo essere amata, guardami. Aiuto, non darmi altre pastiglie, toglimi l'ago, voglio alzarmi.

Io ero con lui, non ho mai amato così una persona. Non mi ha violentata, non sono difficile da gestire, non sono scappata per drogarmi, non ho tentato di uccidermi, almeno questa volta, ero solo uscita, non ce la facevo più! Perchè mi fate questo. Voglio mia mamma, voglio tornare a casa, chiudermi nella mia stanza, le cuffiette con la musica, tornare nel mio mondo, non voglio stare qui!

"Oggi è agitata più del solito, chissà cosa pensa. Vorresti tornare a casa? Lo so, ma non posso aiutarti, vedrai passerà presto, stai tranquilla, tua mamma è arrabbiata ne combini sempre una, non ce la fa a seguirti. Deve tirarti su da sola, è senza lavoro, tuo padre non sa neanche chi sia, sta cercando di darti una nuova famiglia, darti un futuro migliore. Finora non ha trovato nessuno che l'ama e l'aiuta. Vuole essere solo amata.

Non piangere, vedo i tuoi occhi che mi vogliono dire qualcosa, riposa, io torno domani. Ok?"

Tu sei l'unica persona che mi guarda differente, quando mi accarezzi, non dici niente, ma per me è come se parlassi tantissimo. Gli altri indifferenti, fanno veloce, mi alzano, mi trattano come se fossi uno straccio da buttare via, guardano da un'altra parte e poi spariscono. Ora riposo, forse domani mi potrò alzare e correrò via, lontano, non sarò di peso a nessuno.

Nuvole, nuvole leggere che piano vanno attraverso il vento

Bianche fatte di niente e di tutto

Libere stanno lì

Nel cielo dipingono l'infinito.

Queste parole oggi mi hai sussurrato e mi sono svegliata con te vicino.

Buongiorno, come stai oggi, te la senti di uscire?

Si? Finalmente tranquilla adesso piano piano, ti accompagno da una mia amica a chiacchierare, dopo ti vengo a prendere ed usciamo in giardino è una bella giornata e le nuvole sono bellissime!

Entriamo in una stanza, una signora mi stringe la mano e mi sembra di conoscerla.

"Come stai? Meglio vedo, siediti dieci minuti e poi ti lascio uscire un poco."

Mi guardo intorno e non vedo l'ora di andarmene, non bado tanto alle sue parole, quello che capisco è solo:

"Io cercherò di aiutarti, se mi dai una mano presto ti farò tornare da tua mamma."

Sobbalzo dalla sedia "io voglio andare adesso, voglio vederla!"

"Tranquilla, calmati, vieni ti abbraccio, ora vai a fare due passi ne parliamo domani con calma. Fai la brava, non dipende da noi, ma da te."

Mi abbraccia e mi porta da te e io abbraccio te.

Camminiamo, non pensare, guarda il cielo, le nuvole e sogna.

Ti voglio bene.

Tutti ti vogliamo bene, non vogliamo che tu torni quì ma che torni presto a vivere, a correre, da tua mamma. Ancora un paio di giorni, parla ancora con altre persone e poi prenderanno una decisione. Tu dimostra che sei quella che sei e non quello che vogliono vedere. Siediti e respira profondamente, pensa di essere una nuvola leggera, libera e vai lontano.

Mi siedo su una panchina con il sole che scalda e quasi mi addormento.

Ci alziamo, non so quanto tempo è passato, pochi minuti, ma mi sembra aver dormito un giorno intero.

Ora, sono in piedi ma ti stringo forte e mi riporti in camera, sono stanca, ma sicura che ti rivedo domani.

Mi distendo sul lettino, inerme, mi abbandonano le forze, ho paura di vivere.

Ricordo un giorno, che correvo e giocavo a nascondino da sola e mia mamma distesa sul divano che fumava e piangeva. Io gli dicevo dai mamma domani sono grande e ti porto con me, vieni con me?

E lei piangeva dicendo, sì.

Io vorrei portarla con me, ma dove andiamo? Quanto tempo ci vorrà ancora per crescere e che questa vita cambi, che ti possa portare via da qui, con me.

Non meriti di vivere così e neanche io.

Quando finirà questa giornata e questa mia vita appesa ad un filo.

Basta! Perché la mia testa è piena di cosa fare o non fare, di urla di gente che solo sa, ma niente fa per me. Io voglio essere come tutte le mie amiche, felici, ben vestite, andare a ballare tutte cose normali di una vita normale.

"Ora ascolta, dobbiamo trovare un compromesso, tra pochi giorni dovrò decidere cosa scrivere nella relazione, perchè prendano una decisione sul tuo futuro!"

Io volevo parlare con la signora dell'altra volta, lei mi capiva..

"Ci sono io adesso, la signora non ha potuto venire e quindi prendo io le decisioni, chiaro?

Da quello che leggo quì, c'è scritto che sei un caso difficile da gestire"

Ma, io..

"Aspetta, prima parlo io, poi tu rispondi alle domande! Altrimenti scrivo io, in base a quello che penso e poi vediamo se continui a fare quello che vuoi fuori da qui!"

Rimango zitta con un nodo alla gola che fa male, impietrita da una persona che vorrei strozzare, urlargli tutta la mia rabbia, ma all'improvviso mi ricordo delle nuvole e mi fermo a guardarle.

"Allora hai capito? Perché non mi rispondi? Ti ripeto, tua mamma e tutti noi ti siamo nemici?

Quello che facciamo non credi sia giusto? Come si può parlare con una che non ti sta a sentire!"

Avrei voluro dirglielo, urlargli tutte le mie angoscie, ma stavo bene tra le mie nuvole e non sarebbe cambiato niente, qualsiasi risposta avessi dato a quelle e alle altre mille che mi stava facendo. La guardo solo negli occhi e piango dentro per non dargli la soddisfazione di avermi ferita ancora.

"Dobbiamo prendere una decisione, vedi sei così... Strafottente, ingestibile, sembra che tu voglia sfidare il mondo, ma il mondo non è come lo vedi tu, ci sono delle regole ben precise, delle persone che devono, per il tuo bene, trovare una soluzione e farti trovare la giusta strada, non sei in grado di stare con tua mamma e lei non ce la fa, almeno da sola. Tu scappi, frequenti compagnie e.."

No! Io non lo avevo mai visto prima, ma lo am

"E tu? Non lo avevi mai visto prima e ti sei buttata tra le sue braccia? Ti rendi conto che sei finita tra le braccia di uno sconosciuto, che ti ha stuprata e mandata in fin di vita in ospedale? Vedi? Ancora non capisci il pericolo dov'è o devo pensare che tu lo vai a cercare per farti del male? Come posso crederti? Come possiamo noi, compresa tua mamma, non correre ai ripari perché non succeda di peggio? Comunque non dipende da me o da tua mamma, sia ben chiaro, io devo solo riferire e poi ad aiutarti ci penserà un giudice, il nostro

compito finisce qui!"

No! Voglio andare a casa da mia mamma, io...

Le lacrime mi strozzano le parole. Non riesco a dire più niente, mi sento solo sollevare di peso e intravedo te che mi riporti in stanza, mi rannicchio sotto le lenzuola e non voglio sentire nessuno, ne parlare, ne pensare! voglio le mie nuvole e lì sprofondare.

E sogno ancora, che piccola, corro nei campi a braccia aperte ad abbracciare il vento e lui che mi ricambia accarezzandomi il viso.

Buongiorno!

Comodi, allora cosa abbiamo oggi?

Una minore, Signor Giudice, come da relazione dell'assistente sociale in conflitto con la mamma

Si solita questione, ragazzina viziata con genitori assenti, che la riempiono di soldi per non averla tra i piedi ecc. ecc.

No, signor giudice qui il caso è diverso, la ragazza vive solo con sua mamma che purtroppo lavora saltuariamente ed è già assistita da noi e il papà non c'è più. E' scappata più volte e l'ultima è stata violentata ed è finita in ospedale..

Ah!

Cosa proponete? Casa famiglia diciamo, tre mesi e poi ci rivediamo per eventuale assegnazione ad altra famiglia, sempre che sua madre possa trovare un lavoro stabile e sia in

grado di gestire la figlia! Bene, trascriva...

Ciao mamma, finalmente sei venuta a prendermi! Cos'hai? Sei arrabbiata! Cos'è successo, cosa ho fatto ancora?

"Tu?

Niente? Quando mai tu fai qualcosa? Hai parlato con la psicologa? Con l'assistente? Che ti hanno detto? Niente? Non capisci che peggiori sempre le situazioni? Tu mi uccidi! Lo so è colpa mia, ma io più di questo non riesco a fare! Lavoro dappertutto per quattro soldi che non bastano mai, trovo solo gente che approfitta di me invece di darmi una mano, non so più di chi fidarmi, mi resti solo tu. Ascolta una buona volta e fa quello che ti dicono di

fare, così il prima possibile torni a casa e...

E? Cosa facciamo? Sempre peggio, io a scuola sempre che mi prendono in giro, tu a casa non ci sei mai e quando ci sei, divano, sigaretta, telefono e poi sentirti..

Uno schiaffo enorme mi spegne quella rabbia che stava uscendo. Piango nelle mani cercando nel buio di soffocare quel momento. E mi addormento così.

"Ehi, piccola. Su dai, vieni, alzati, andiamo devi venire con me!

Ciao, signora, non ci siamo più viste, io volevo parlare ancora con lei ma mi han detto che non c'era

"Si lo so me l'han detto, l'altra con cui hai parlato era una mia zia. Ora non preoccuparti, han trovato una soluzione per un paio di mesi, anzi tre per dire il vero, poi torni a casa, intanto a tua mamma gli han trovato un lavoro e forse cambierete anche casa e quartiere e... verrai più vicino a dove sono io così potremo parlare di più, che dici? Dai, sorrisino! Ok andiamo, abbracciami! Così brava, prendi lo zaino, forza! Dai asciuga quei lacrimoni, vedrai ti troverai

bene, in mezzo ad altre ragazze e non pensare ad altro, lascia che pensino gli altri."

Mi prometti che sarai la mia mamma, se la mia non mi vuole più?

"Ma che dici, tua mamma ti vorrà sempre, ti vuole bene, sta solo passando un brutto periodo e poi ci sarò anch'io, mica ti lascio da sola. Mi devi promettere invece che se qualcosa non va me lo dici e non scappi! Promesso?"

Si, quando ci rivediamo? Quando vieni a trovarmi? E mia mamma, può venire?

"Ehh quante domande, si vengo due volte a settimana e qualche volta anche la mamma,ok?"

Che posto grande, un giardino che sembra un parco. Evviva avrò anche una stanzetta tutta per me?

"Si, divertiti e non pensare troppo, ci vediamo fra un paio di giorni e mi racconti tutto, mi prometti che se non ti trovi bene me lo dici e non scappi?"

Mentre l'abbraccio dico si e un'altra signora, che sembrava la mia nonna, mi fa entrare in.. una casa finalmente!

Tutto bello, pulito, in ordine, profumato di lavanda dentro e gelsomino fuori, nel giardino, dove, su una panchina di legno che adoro passo i giorni, a volte anche sotto la pioggia.

Si giorni e giorni che non vedo nessuno, ne la signora, ne mia mamma. Ho chiesto e mi hanno risposto che sono lontana che forse questo fine settimana vengono a trovarmi. Ma glielo dico che non voglio stare lontana, che qui non tutti mi vogliono, che alla sera devo andare a letto presto, anche se non ne ho voglia, che mi accorgo quando di notte o durante il giorno qualcuno mi controlla. Ma io stavolta non scappo, resisto è meglio di casa mia.

Non faccio più brutti sogni dove mia mamma mi vuole abbracciare e mentre lo fa muoio soffocata, o mi stritola le ossa o dove alla fine rimaniamo sole io e lei, davanti a un fuoco o poi dentro. Voglio vederla, abbracciarla, stringerla forte io, fino a farle male così capirà quanto sto male senza lei.

E vorrei parlare con la signora, l'unica che mi lascia parlare senza arrabbiarsi, quando viene?

L'ho vista solo una volta da quando sono qui

Non resisto più devo andare via.

Ora tutto è finito.

Che bello il mondo, tanti bambini felici, tante famiglie che non sanno cosa è e perché io ho paura di vivere, di essere amata come sono, libera di volare con i miei ricordi, di pensare che il mondo non è quello che vivo, ma tutt'altro.

Quanto tempo è passato e chissà se questo cielo così immenso potrà riempirsi ancora di più di nuvole bianche, soffici, come le mie guance e tu con le tue braccia ancora vicino a sostenermi, ancora mi stringerai a te.

Si tu, che mi sei stato sempre accanto, mi hai lasciato sola tra le mie nuvole e, a farmi compagnia, le tue parole che mi ricordano che la vita la dipingiamo noi, come le nuvole in cielo, l'infinito.

Mi hai fatto sognare di essere una nuvola leggera e dal vento farmi trasportare e lasciare il mare sotto che si agiti, che poi la calma lascia tutto fermo per poi poterlo ammirare nella sua immensa grandezza.

Ora non mi sento più a disagio, posso sentire parlare, non urlare, i miei sogni hanno i colori della vita, il profumo fresco dell'aria mi fa capire quando cambia il vento e arriva il temporale.

Ora mia mamma ha trovato la sua strada e sa che sono libera tra le tue braccia, ora che ti ho riconosciuto, Papà.

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