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Una storia di Salinger23

Larry Bird

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Pubblicato il 07 maggio 2018 in Altro

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Lei indossava questo abito di lamé color blu notte, uno di quelli che vanno di moda anche adesso. Lui la solita giacca con la solita cravatta, come andava qualche anno fa, prima delle sfilate di Dolce&Gabbana.

Ricordava ancora bene come a furia di scommesse perdute a ritmo di gin e Margarita trovò il coraggio di presentarsi, cominciando a parlarle lungo i bordi di una piscina illuminata da una luce viola, circondata da centinaia di coccarde multicolore attaccate con del nastro tutt'intorno, tanto da farti venire in mente le atmosfere di alcuni rioni di paese per la festa del patrono.

Tra le diverse cose di cui parlare venne fuori quella stagione mirabile di Larry Bird e dei Celtics di Boston.

"Hai visto che fantastica tripla doppia ha fatto contro i Lakers?"

Lei disse: "Oh si, meravigliosa, anche se lo continuo a preferire nel ruolo di play al posto di quel rosso mingherlino..."

"Ainge?"

"Già lui!" Disse lei.

"Per quel che gioca poi..." riprese lui.

"Comunque, a parte Bird il migliore resta Mc Hale ", precisò lei.

"Cazzo! Mc Hale è grandissimo", ribadì lui con un sorriso.

Così, a furia di sorrisi e Larry Bird e degli amati Celtics si ritrovarono da lei.

Lei abitava sola, eccetto che per la presenza di un gatto. Il cui sguardo giallo lo colpì appena varcato l'uscio. La 'tigre', dopo essersi strusciata un poco contro la gamba, e aver mugolato, si ritirò da qualche parte consentendogli di rilassarsi e concentrarsi sulla serata.

Lei si disse davvero dispiaciuta per il disordine dell'appartamento, adducendo a sua discolpa delle estenuanti sessioni di studio, e delle ferie non programmate dalla servitù. Aggiunse poi di comportarsi come fosse stato a casa.

Così mentre lei regolò le luci e accese il piatto stereo, lui si accostò al mobile bar e confezionò un paio di drinks con qualche cubetto di ghiaccio.

Si voltò con i drinks in mano e la vide con una blusa bianca e dei jeans a vita bassa, che aspettava tranquilla seduta sul divano. Mentre Cole Porter rimestava nel lettore e l'alogena bassissima dava alla stanza un'atmosfera da trappola per topi.

Porgendole il bicchiere lui avvertì un effluvio di mughetto arrivargli dritto alle narici. Nel dirlo osservò il viso di lei prendere colore. Ma fu un attimo, tanto che quasi credette di averselo immaginato, c'era troppa poca luce in quella stanza per esserne sicuri.

Così, dopo qualche giro di lancette d'orologio, dopo che il drink ebbe l'approvazione di lei, e Cole Porter si prese una meritata pausa. I due presero a baciarsi passandosi la lingua dolcemente. Prima solo le punte, poi anche il resto.

Quando lei fece per sbarazzarsi la blusa e lui le prese le mani dicendo che gli sarebbe piaciuto aspettare: non tanto perché fosse un idiota, o che cercasse qualche punto per una pia santificazione, ma solo più semplicemente per scelta, e non c'erano altre ragioni da trovare. Lei non glielo disse apertamente, ma si comprese dallo sguardo, da come lo inclinò accennando poi un sorriso che fosse d'accordo con lui. ​

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