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Una storia di Giovanna.vannini.5

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C'era la Luna

Pubblicato il 24 luglio 2017

Dovette fermarsi a guardare la luna. Era grande, piena e a mezzo cielo, o almeno così le sembrò guardandola seduta sul prato davanti a casa.

Non era lì, non era luna e nemmeno prato, e quella era un'altra casa. Fu un attimo, un desiderio affiorato, una voglia fin troppo repressa, un credersi ancora in quel luogo da tempo non più suo. La finestra dava sulla piazza, trafficata di gente pigra, con il volto non in luna, con il passo rallentato dall'afa di luglio. Solo luce di lampioni, chiacchiericcio da sera d'estate impastato di gelato, granita e caffè.

Lea rimase appoggiata coi gomiti sul davanzale, non vedeva e non sentiva nulla di ciò che di sotto accadeva. Altrove Lea, con il pensiero, con l'anima stretta. Quando la bella stagione metteva l'abito migliore, la sua casa d'infanzia le veniva a mancare di più, il giardino che tutt'intorno la circondava, quell'ettaro di terra a vigna un tempo, dismessa poi, lasciato ad un destino da ridefinire, a cui qualcuno, di certo, aveva già provveduto. Dopo la vendita Lea non c'era più tornata, ricordi fermi alla consegna del mazzo di chiavi, al rogito davanti al notaio. Troppo dolore le avrebbe procurato anche solo avvicinarsi da lontano. S'accontentava di rivederne le stanze in sogno, nelle notti inquiete, di risentirne gli odori a memoria, di domandarsi nei momenti cupi, di come sarebbe stato lì il suo oggi, con lei così diversa, così determinata.

L'abbaiare dei cani della vicna, riportò Lea alla piazza, la gente si era diradata, i rumori abbassati.

C'era la luna invece, dove aveva creduto non fosse.

Il tempo mette spazio, porta distanza, resta solo l'essenza. Altro davanzale, altra finestra, affacciata su una piccola resede. Sono trascorsi un uomo, un figlio, un nuovo trasloco, indenne per Lea la necessità di ritrovare un paesaggio che l'appaghi, un luogo che le calzi. La luna è la stessa, alterna i suoi quarti, cresce e decresce nel medesimo cielo. C'è campagna intorno, costeggia il paesello che avanza, accoglie vecchie coloniche rimesse da nuovi disertori di città. Provengono da periferici alveari, e tre usci in un solo caseggiato, gli danno il brivido del sentirsi isolati.

Lea non molla i ricordi e intanto continua a cercare la sua dimensione.

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