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Una storia di LuigiMaiello

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Siamo quello che consumiamo: "Le mie cose" di Hong Hao.

Pubblicato il 30 dicembre 2015

Le mie Cose è un progetto dell'artista cinese Hong Hao e consiste in una serie di fotografie realizzate scansionando oggetti.

Il progetto, iniziato nel 2001 e durato dodici anni, vuole essere una sorta di diario visivo della vita di tutti i giorni a Pechino, ma non solo. Si coglie da subito una critica (non troppo velata) alla società dei consumi e alla sua estetica superficiale e asettica.

Dodici anni, perché tale la durata del periodo di trasmigrazione in cicli di destini diversi nel pensiero tradizionale cinese: ecco quindi che le tracce di vita di un individuo acquistano un significato ben più profondo, un'auto-analisi di ciò che si è stato, si è e si sarà.

E' un progetto che racconta la vita quotidiana di ogni indvidio.

La base concettuale è semplice: giorno dopo giorno, l'artista ha inserito gli oggetti consumati quotidianamente nello scanner, un pezzo dopo l’altro, come un vero e proprio diario visivo della durata di 12 anni.

Hong Hao, My things No. 7

My things No. 7 rappresenta una sorta di biblioteca multimediale, fotografata da un punto di vista immaginario, come se i dorsi dei singoli oggetti (libri, riviste, cd, audiocassette) fossero appoggiati sopra un vetro.

E' una prospettiva originalissima quella di Hong Hao, che ci offre mondi compressi e appiattiti, sintetizzati in grandi tavole stracolme di oggetti personali.

Questi collages sono opere che richiedono una certa attenzione e uno sforzo attivo allo sguardo dell'osservatore, perché le immagini così ottenute costringono a un tipo di visione esasperatamente attento.

Cambiano le forme degli oggetti, non più tridimensionali, ma appiattite; e diverso è anche il loro contesto d'uso: non più il consumo quotidiano, ma una versione artistica che Hong Hao riesce a dare anche gli oggetti più banali.

In Le mie cose n.5, del 2002, i frammenti si fanno sempre più minuti, ma si possono ancora riconoscere le sagome ritagliate di Bruce Lee accanto a fotografie sminuzzate di donne nude e a scatole di pillole.

In Ri-Produzione A Rossa (2006) troviamo un compendio di tutto ciò che è stato prodotto dal Partito Comunista per l'uomo del popolo, dal Libretto Rosso di Mao ai portachiavi, una testimonianza fedelissima della storia cinese dal 1949 ad oggi.

Sin dagli esordi, l'arte di Hong Hao è stata una critica verso la società: con Selected Scriptures, nei primi anni Novanta si è dedicato all'assemblaggio di scansioni che rappresentano un grande libro aperto, una sorta di enciclopedia fittizia che raccoglie le possibili reinterpretazioni del presente e del futuro attraverso mappe e storie alternative.

Oggetti raccolti, personali o di tutti.

"Le mie cose" reinterpretrano oggetti disusati, oggetti raccolti per categorie merceologiche, scatole, bottoni, ricevute, mappe, banconote, cibo, contenitori, libri, tappi, e mille altre cose. Tutto rientra in un minimalismo che cattura dal mondo consumistico, oggetti di nessun valore ma che danno idea della nostra quotidianità, del nostro vissuto, del nostro tempo e della nostra memoria.

Attraverso la pratica della scansione, ho raccolto dati fondamentali della vita contemporanea e ho creato un inventario della fondamentale essenza sociale tramite l’esperienza personale, in modo da generare un atto di volontà retrospettivo e di auto-analisi.

Il metodo della scansione a differenza della macchina fotografica annulla la distanza tra il soggetto e l'oggetto, stabilendo una relazione intima tra oggetti ed esseri umani.

Gli oggetti vengono svuotati del loro valore simbolico.

Tutto viene ridotto alla sua concretezza e l'opera diventa una rappresentazione cruda e asettica della società consumista, e soprattutto di quel capitalismo di Stato che ha ridefinito l'identità cinese negli ultimi anni.

Un'identità che sembra perdersi nell'infinità di oggetti che entrano ogni giorno nella vita del popolo cinese, ma che sa anche ritrovarsi in quegli stessi oggetti (Ri-Produzione A Rossa).

Gli oggetti più disparati diventano oro nelle mani di Hong Hao, che gli regala una sorta di reincarnazione o solo una vita diversa, allungata e forse di una forma anche più prestigiosa.

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