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Una storia di Maricapp

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Nascita vita e morte di una startup

Come uccidere un'idea geniale

Pubblicato il 06 novembre 2017

Nel 2012 quattro ragazzi idearono una piattaforma on line per chi aveva voglia di esprimere la propria creatività nella scrittura. L’idea era semplice ma allo stesso tempo rivoluzionaria: scrivete l’inizio di una storia in non piu’ di 20 righe e altri, se vorranno, proseguiranno con altrettante 20 righe, fino ad arrivare a comporre un racconto con un massimo di 6 partecipazioni.

In poco tempo si sparse la voce, aspiranti scrittori si iscrissero con entusiasmo e 20 Lines, cosi’ venne giustamente chiamata la community, prese il volo.

In poco piu’ di 2 anni la startup si espande, coinvolge case editrici in contest letterari ed alcuni racconti vengono pubblicati e letti da migliaia di persone. Nel 2014 viene allargata la cerchia dei partecipanti a tutta l’Europa con la possibilità di scrivere in 7 lingue.

Si formano gruppi, nascono belle amicizie, sbocciano storie. Nel 2015 la piattaforma raggiunge il massimo di visibilità e viene giudicata da Apple la “Best Social Networking and Books Apps” in ben 96 Paesi.

Ci sono piu’ di 220.000 utenti registrati ed oltre 15.000 nuove storie vengono pubblicate ogni mese.

Ma, in ogni bella storia c’è sempre un ma, i ragazzi non si accontentano ed è giusto cosi’, sono ragazzi! Aprono un ufficio a Milano nel nuovo quartiere trendy per le aziende, tra i palazzi avveniristici di Porta Nuova, cercano sostenitori, vanno in America a caccia di finanziamenti.

Ma l’America non risponde come sperato, gli ideatori tornano a casa e la società inizia a sfaldarsi.

Gli scrittori continuano con un entusiasmo il loro lavoro on line ma le cose vanno male. Pian piano vengono abbandonati a loro stessi, i ragazzi uno ad uno se ne vanno in cerca di altre fortune e 20 Lines continua il suo cammino , orfana abbandonata a sé stessa.

Poi, un bel giorno, (si fa per dire) arriva il colosso americano Harper&Collins, quello di Harmony per intenderci (e ci siamo ben intesi) e compra la start up che non partiva piu’.

Interviste, promesse, programmi.

Risultato? Il nulla.

Nessuno di competente segue piu’ gli scritti, gli scrittori abbandonano sconfortati e delusi, migrando verso altre piattaforme ed arriva una nuova generazione di individui che scrive quel che gli capita cosi’, tanto per imbrattare i fogli virtuali, i racconti condivisi vengono sfrattati, restano soltanto le storie individuali che il piu’ delle volte non interessano a nessuno.

E cosi’ muore 20 Lines.

La piattaforma esiste ancora, certo. Va avanti per inerzia, a volte viene invasa da stupidi cyberbulli che scrivono cose irripetibili insultando e calunniando senza vergogna, tre o quattro, no due o tre scribacchini lodano a vicenda i propri disastri e tutto galleggia in un cimitero di parole inutili.

E’ una triste, lunga agonia a cui nessuno, tanto meno i nuovi proprietari, con il loro totale disinteresse, ha intenzione di porre fine.

Che peccato 20 Lines!

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