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Una storia di Gjoe_S

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VENDETTA D'ONORE

una storia a sfregio

Pubblicato il 18 settembre 2016

PREFAZIONE

Ne uccide più la penna che la spada!

Ah, come sarebbe tutto più facile… se così fosse.

E' il caso di questo racconto che si basa su una storia vera che ho letto qualche tempo fa e, a mio avviso, più sordida che erotica. Non soltanto perchè era il resoconto di un rapporto incestuoso tra una mamma del sud, vedova bianca, e il suo figlio intraprendente. Ma per il trattamento che subisce, successivamente, una ragazza, semplice e innocente, che cade nelle mire bieche di quella coppia infernale.

Ho intervistato il protagonista, che adesso ha quasi 60anni, e gli ho cavato tutta la confessione: i maneggi tra lui e sua madre e la violenza cui sottoposero la sua giovanissima. futura moglie. Dico moglie perchè si sposarono, ma non so quanto lei lo desiderasse veramente.

In questo racconto ipotizzo una vendetta, contro la presunzione, il maschilismo e la pochezze di certi comportamenti provinciali ma ben accetti a una falsa moralità, abbastanza squallida e di parte.

Ho scritto "Vendetta d’Onore" con la speranza di riscattare la protagonista, almeno un po', e con il sogno "magico" che i desideri si possano avverare.

Se questo fosse vero, chi ha commesso l'illecito pagherebbe...

Nella vita non va così, purtroppo, e il mio pensiero fiducioso e inutile, resta una forma di puro infantilismo...

E va bene‼!

“Gli uomini hanno per natura più paura della verità che della morte”

Kierkegaard

E' possibile essere traditi dal partner già prima di conoscerlo?

E' possibile essere disonorati, proprio da pare sia tanto preoccupato della nostra onorabilità, “sistemando da buon cristiano" la nostra immagine sociale?

Per Silvana, sì ... e lo dimostrerà!

1

- Facibuk? – la signora Silvana rise, con la solita genuinità – Nooo! Nun fa pe' mia! Sono cose per voi, che siete giovani!

- Ma perchè, voi non siete giovane? – la apostrofò Daniela. La ragazza, sedeva sempre vicino a Giuseppe, il primo figlio di Silvana, e lei, lo aveva notato. Una sola cosa si era imposta nella sua vita e non transigeva, anzi, spesso si era scontrata col marito su questo: non sarebbe mai intervenuta sulle scelte dei figli.

Erano bravi ragazzi, ringraziando iddio?

Erano intelligenti e rispettosi?

Bene! Lei aveva fatto il suo dovere. Educarli, dargli sempre il buon esempio, e controllare che non uscissero dal “seminato” ... questo sì; per il resto la vita era la loro e loro le scelte e le decisioni.

- V’insegno io – disse prontamente Diego, il più malandrino della combriccola. La signora Silvana aveva spesso intercettato i suoi sguardi, segreti ma non troppo discreti, mentre provare a intuirne le forme, nascoste dai vestiti dignitosi.

“Tipico!” pensava Silvana, facendo sempre attenzione a starsene composta e senza farsene un gran problema. Una caterva di ragazzi invadeva spesso la sua grande cucina, era abituata. Con tre figli cresciuti, ne aveva dovuti domare di sguardi, procaci o curiosi. Con Diego, però, era stato sempre più difficile: adesso era un bel giovane, ma pure da ragazzino aveva sempre notato una maggior decisione, a volte una vera e propria sfida nei suoi occhi scuri, però non era mai successo niente.

- Che c’entra? – intervenne Giuseppe – Non capisci mai niente ... Facebook è uno strumento: stop! E’ come la macchina, dipende da te come la guidi, dall’uso che ne fai.

- Non offendere la tua mamma, sai! – Silvana si armò, minacciosa, della cucchiarella (il mestolo di legno) che, guarda caso si trovava sul lavello, e sempre a portata di mano. Tutti risero, divertiti, mentre Giuseppe sbuffava, fingendosi seccato.

- Vedete, zia – tutte le ragazze la chiamavano così, anche quelle che non le erano nipoti – Effebbì non è altro che una bacheca gigantesca ... immaginate: è come un cartellone nel Bar in piazza. – Daniela era sempre dolce con lei, forse cercava di passare attraverso il suo cuore, per conquistare quello di Giuseppe. – Voi volete condividere qualcosa? Non so... una foto, un viaggio, un pensiero, allora lo scrivete qui. E tutti, possono vedere...

- ... tutti i fatti miei?! – la stoppò Silvana, con un sorriso. Lei era rimasta alle pagine di ricette e ai siti di archeologia, la sua vecchia passione. E suo marito, Rosario, era ancora più refrattario di lei.

- No, mica tutti, mamma. – fece Giuseppe – Solo le persone che fanno parte della tua cerchia. Che ne so... familiari, amici...

- Ah, ah, ma questi qua i fatti miei già li sanno... telefono e glieli dico! E tuo padre si lamenta della bolletta...

Quei momenti pomeridiani, quando arrivavano ondate di ragazzi, le mettevano allegria. Dipingevano di rosa la monotonia dei suoi giorni grigi e anche dei suoi pensieri, a volte più grigi dei giorni.

Forse perché il vederli così speranzosi, così proiettati al futuro le dava la carica; pregava spesso perché ognuno di loro, non solo i suoi ragazzi, potesse perseguire i sogni che teneva nel cuore.

- Serve pure a farsi nuove amicizie – intervenne Diego – o, per le belle signore, come voi, a ritrovare qualche vecchio spasimante... – Stavolta la cucchiarella partì in direzione del giovanotto impertinente, ma lui se lo aspettava e fu lesto a schivare, contento di aver causato la reazione della donna.

Più tardi, mentre sistemava i piatti della cena nella lavastoviglie, Silvana pensò che forse Diego aveva ragione, forse avrebbe potuto tentare di capire veramente come funzionava “sto’ cacchio di Facebook”.

Milf pleasure atractive...

FACEBOOK

Due mesi dopo.

- Stai al posto tuo! – bisbigliò Silvana a Diego, controllandolo con la coda dell'occhio, seduto al suo fianco, davanti al tavolo della cucina, come il solito ci provava. "Inavvertitamente", la sua gamba premeva con più insistenza contro quella della donna.

Lei aveva il doppio della sua età.

Naturalmente fingeva di non farlo apposta, però arrossiva davvero, quando Silvana lo richiamava. Diego, nonostante avesse solo ventidue anni, era un vero galletto e, parole sue, il più "esperto" di tutti. La madre di Giuseppe riusciva a mortificarlo con due parole perché nel suo tono non c'era solo il rifiuto ma la derisione.

Approfittando del "corso" d'informatica, che si era offerto di farle a tempo perso, il giovane, già due o tre volte, aveva provato a fare la "mano morta" con la Silvana e, puntualmente, era stato messo a posto con un sussiego e una padronanza che nemmeno sua madre riusciva a tenere, nei suoi confronti. Così, Diego, si sentiva minuscolo, schiacciato, come fosse stato trovato nel bagno, a farsi una sega su un giornaletto porno. Non era il gesto in sé, nemmeno le parole a... ucciderlo! Era quel senso d'inadeguatezza che lei gli trasmetteva e che lo rendeva ogni giorno più "cotto". Innamorato di quella donna, che lo faceva impazzire fin da quando aveva quindici anni o poco più.

In quei momenti, desiderava ardentemente che lei lo ritenesse un porco ma che non si accorgesse mai di quanto, inutilmente, la amava. A ripensarci arrossiva ancor di più, ricordava di essersi spacciato per play boy... e il rossore raggiungeva limiti non più percepibili dall'occhio umano.

Basta!

Deciso: era l'ultima volta che metteva piede in quella maledetta casa! Ma già sapeva che domani, come il solito, avrebbe inventato qualsiasi scusa pur di tornare dalla mamma di Giuseppe, che forse anche per questo, era il suo miglior amico.

Silvana ne aveva visti tanti di ragazzi eccitati ma la sua incrollabile fedeltà alla famiglia, solenne promessa fatta più a sé stessa che al marito, la rendevano una domatrice esperta di spasimanti.

- Procediamo! – disse con una simpatia che stemperò totalmente i timori del povero Diego.

- Quindi, se volessi, potrei aprire un altro... come dici tu? Ah, Account. Account con un altro nome, diciamo di fantasia, per non far vedere a tutti i fatti miei. Giusto?

- Proprio così – Diego si riprese; era felice di rendersi utile e poi, la bella signora, non era una "vongola", come si poteva pensare. Pochi lo sapevano ma lei, da ragazza, era stata una studentessa brillante; aveva persino iniziato gli studi di Archeologia.

Grazie all'amico del figlio, ora Silvana era presente su Facebook con la sua vera identità ma, entrando in quel mondo, e con sorpresa, si era scontrata con suo marito. Quest'ultimo sembrava sguazzare nel Social più di quanto si potesse pensare e anche con una certa maestria, come lo stesso Diego le aveva potuto dimostrarle. La signora, dopo pochi giorni dalla sua iscrizione, mentre si scambiava l'Amicizia con parenti e amiche, incappò, quasi automaticamente, nel profilo di Rosario M. Dalla foto era proprio lui, suo marito; ne fu colpita ma non eccessivamente e, con ingenuità, gli chiese l'amicizia. Altro che amicizia! Quella sera: apriti cielo! Rosario piantò un casino, del tutto incomprensibile per Silvana, così dopo le prime battute, lei, con fermezza, lo bloccò:

- Scusa ma tu non eri quello che non sapeva nemmeno accenderlo, un Computer?

- Che c'entra – si schernì – all'ufficio ce l'hanno tutti, sto "Facebuk" è una stronzata!

- E allora, se è una stronzata, perché ti scaldi tanto? Forse che ci fai le "acchiappanze"? – lo redarguì – Ti pensi che non ho visto che foto hai messo? E' di dieci anni fa: il bello di Facebook! Eccolo, lo tengo in casa! – La lite proseguì ma senza spargimento di sangue, però, suo marito, l'Amicizia non la accettò mai e quando, rincasando, la trovava al PC, faceva una faccia talmente brutta che, alla fine, Silvana preferì evitare di andare sul sito, quando c'era il marito.

IL FASCINO DELL'EROTISMO

Il signor Rosario era un uomo all’antica.

Ormai soddisfatto della sua riuscita nella vita, si riteneva anche abbastanza fortunato: aveva raggiunto ciò che desiderava. La sua esistenza era migliore di quella di suo padre, operaio ed emigrante. Lui si era evoluto, aveva avuto le sue “esperienze” e, alla fine, aveva sposato la donna che voleva.

Grazie ai consigli della mamma, santa donna... (insomma: “santa” nel senso che era stata in gamba nel consigliargli le migliori strategie), lui era riuscito a incastrare e domare, la più bella del paese: un fiore.

L’aveva presa, concupita, sverginata e, per riparare “a comodo suo”, sposata. Tutto secondo i piani. La madre, probabilmente grazie alla confidenza morbosa che si era creata tra di loro, gli aveva spiegato come fare ogni passo. A pensarci bene, da giovinetto, gli aveva sempre detto tutto, ma su quest’argomento, oggi Rosario, uomo fatto con prole e famiglia “onorata”, si ritrovava sempre confuso, vittima di pensieri, forti e contrastanti.

Le velleità giovanili di Silvana; i sogni da ventenne (figurarsi: voleva fare l’archeologa, girare il mondo), con la nascita dei figli, i primi a raffica, in circa due anni, e la terza a stretto giro, l’avevano impegnata abbastanza da bloccarla e da insegnarle ad amare la famiglia e, alla fine, anche quel suo marito, candido ma caparbio. Ancora una volta “mammà” aveva visto giusto e Silvana era divenuta saggia, per forza di cose.

Infine, un posto di lavoro, prezioso. Anche in questo caso era stato decisivo l’intervento di sua madre, aveva convinto un prelato a prendere a cuore la situazione di suo figlio, sposato e senza un lavoro fisso.

Allontanarsi dalla Sicilia e trasferirsi al nord era stato un toccasana per la sua famiglia. Nonostante la segretezza dei loro rapporti giovanili, in un paesino siculo, anche i muri hanno orecchi. La gente non ha molto da fare e, spettegolare, è considerato uno sport nazionale. Infine, col rientro del vecchio genitore dall’estero, la tensione e il desiderio trattenuto, tra i due, era diventato tangibile. Non poteva essere.

Al nord, in una grande città, anche i figli erano cresciuti diversamente e con opportunità migliori.

Sì, Rosario era un uomo fortunato... e, con l’età, aveva imparato, anche a essere scaltro. Ancora oggi, pure al fianco una moglie ancora bella, onesta e desiderata, soddisfaceva al massimo la sua libido. Un vero leone che contempla il suo dominio, ecco come si sentiva Rosario M. Il più furbo di tutti, che zitto zitto raggiungeva sempre i suoi scopi!

Silvana gli voleva bene, probabilmente, negli anni, aveva pure cominciato ad amarlo… Questo interrogativo che, quand’era giovane lo tormentava a causa di una certa “ingenuità” sentimentale, con gli anni non lo interessava più, al contrario, la freddezza che regnava tra di loro, gli faceva gioco.

I ricordi forti, estremi, della sua incredibile gioventù erotica, lo portavano, con la fantasia, a cercare situazioni sessuali molto intricate, cariche di libidine e, ammettiamolo, più perverse rispetto a quanto gli poteva offrire una donna sicula, limitata, cresciuta e vissuta tra quattro mura, come la sua “dolce metà”.

Silvana era bella ma non era zoccola, e così doveva essere: madre esemplare, bastava!

Il sesso canonico e sempre più diradato nel tempo, vissuto nel talamo, soddisfaceva persino Rosario, ormai. Tanto, con qualche euro in più in tasca, si poteva permettere un paio di trasgressioni al mese, in tutta segretezza. Da quando, nel vecchio ufficio polveroso, gli avevano installato un PC collegabile a internet, stava scoprendo anche un mondo nuovo, segreto e pregno di pornografia.

Non gli sembrava vero, dopo tanti anni, poter rivedere e riprovare situazione e sentimenti che appartenevano al passato; un passato che aveva voluto credere sepolto, remoto.

Scoprì, tra l’altro, che in vari siti, le persone affidavano ai racconti erotici, spesso autobiografici, le loro esperienze più intriganti. Il piacere provato a sbirciare in certe storie di vita vissuta, lo invase al punto da portarlo persino a masturbarsi, mentre s’invischiava in quelle confessioni morbose e realistiche. Le sue “ricerche” vertevano soprattutto su un solo argomento: i rapporti incestuosi… la letteratura faidate, in quell’ambito, era veramente copiosa.

Erano in molti a scrivere, anche abbastanza male... così un bel giorno in cui la noia era più del normale, Rosario si decise:

“Se lo fanno questi scribacchini perchè non posso provarci anch’io? Certo ne avrei di cose da raccontare... li lascerei tutti a bocca aperta!” Poi pensò pure a quanti, eccitandosi sulla sua storia, sulle sue descrizioni del rapporto con la madre, si sarebbero masturbati… così, mettere in piazza i suoi peccati, divenne fonte di eccitazione e desiderio. Cominciò a scrivere, sotto pseudonimo, le prime pagine di confessioni, riportando alla mente i momenti di libidine passati.

Caricò i capitoli sul server; poi si firmò, “rossoenero” e ancora, nello spazio riservato all’identificazione del “genere del racconto”, cliccò sulla casella: Incesto.

Premette invio e... sparse le penne.

“Fu vanagloria? Ai posteri l’ardua sentenza.”

LA DONNA IN CHAT

La sera, quando tutti erano impegnati a fare i fatti loro per poi, a mano a mano, crollare tra le braccia di Morfeo, Silvana non perdeva tempo alla TV, né si faceva vedere al PC ... così suo marito non rompeva le palle. Cucinava, discreta, nel suo piccolo regno. Con questo stratagemma si era ritagliata uno spazio tutto suo. Infatti, il giorno dopo, quando tutti erano fuori, lei aveva campo libero per lo meno fino alle due. Allora, prendeva il piccolo PC che le aveva procurato Diego e, nella più totale segretezza, iniziava, per qualche ora, una seconda "vita". Niente d'illecito ma, dopo essersi fatta una nuova identità, su FB, se la spassava, fingendosi una giovane, abbastanza disponibile e un po' disinibita.

Aveva caricato foto false, alcune persino osé, e facendo la "gatta morta" si tirava dietro una miriade di "micioni" più o meno allupati. Era solo uno svago ma la divertiva e la teneva impegnata. Solo Diego conosceva in parte i suoi segreti... ma il ragazzo le era devoto: ora lei lo teneva al corrente di tutto e fingeva di non accorgersi di qualche palpatina, anche poco innocente.

Nel loro rapporto, spingendosi leggermente oltre, Silvana aveva capito che la voglia di "fotterla" del ragazzo, nascondeva ben altro: il povero Diego era cotto di lei. Adesso, con l'offerta di qualche piccola confidenza ben dosata, l'aveva trasformato nel suo paladino... una specie di cavaliere, che pendeva "inpappagallito" dalle labbra della sua Dulcinea.

Gironzolava tra i video e le foto, chattava con amici, amiche e illustri sconosciuti.

"Dieguito" la contattava spesso ed era talmente entusiasta del rapporto segreto con l'alter ego di Silvana, Nefertiti, che quasi lo preferiva a quello, più regolare, che tenevano davanti a tutti.

La donna guardava, capiva, si emancipava pur restando nei limiti, sani, della sua natura semplice.

Alla fine cercava sempre qualcosa, come tutti... un'illusione inutile che non sarebbe mai stata coronata dal successo. Ma, senza un pizzico di nostalgia nel cuore, forse la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.

A volte, era talmente rapita dalle schermaglie da Nefertiti che, per giorni, dimenticava completamente di avere un altro nick, ufficiale e realistico: Silvana N., 43 anni, sposata!

Eppure, una mattina del tutto normale, fu proprio quell'account a riservarle una sorpresa che le avrebbe cambiato la vita.

"Toc, toc" diceva un messaggio... solo questo e poi una sigla, forse una firma: A. S.

Anche tra le richieste di amicizia, molto rade per la verità, c'era una notifica: A. S. ti ha inviato una richiesta.

"A. S., uhm?" Silvana ci rimuginò e fece di tutto per fare finta che il suo cuore non battesse all'impazzata. Non voleva illudersi, anche se, come Penelope aveva sempre sperato... sognato... mentre gli anni passavano come pagine di uno stesso, monotono, copione.

"Prego?" rispose Silvana: solo questo.

Poteva non essere lui, anzi, di certo non lo era. Poteva essere anche uno scherzo, o peggio, una trappola. Conosceva bene suo marito, nonostante, negli ultimi anni, si fosse quasi completamente disinteressato a lei, era un tipo abbastanza subdolo, vendicativo... mai trasparente riguardo a ciò che davvero gli passava per la testa.

Intanto, le ore passavano.

Aesse sembrava lo facesse apposta.

Silvana s'inventò di tutto e lustrò la casa, nevroticamente, fino a "consumare" le superfici degli arredi... poi, poco dopo le dodici un Bip: "Nuovo messaggio da A. S."

Lo aprì trepidante, oggi sapeva che, dall'altro lato, sarebbe stato lampante che lo avesse letto solo un millesimo di secondo dopo la sua comparsa sul video, ma non se ne curò.

Giovanna Esse

SEGRETI IN FAMIGLIA

"Ciao, io mi chiamo Antonio S., credo di conoscerti. Se mi sbaglio, scusami. Altrimenti, vorrei chiederti l'amicizia ... se lo ritieni possibile."

"Ho conosciuto un ragazzo ... tanti anni fa, si chiamava così. Ma come faccio a sapere se è lei?"

Il cuore di Silvana batteva nel petto e gridava: "E' lui ... è lui ... !" ma lei non si fidava. Solo in quel momento se ne rese conto: erano anni che aspettava!

"Ci vuole poco: premi quel bottoncino con una piccola telecamera e mi vedrai."

Sempre più certa, ma aggiunse:

"Io non faccio cam!" fingendosi indignata e poi, subito, "Veramente nemmeno potrei... ho a stento il PC, ma niente videocamera."

"Non m'interessa vederti, sarai diventata brutta e anziana:-)" poi digitò "Ma se vuoi, premi e vedrai me! "

Basta giocare a rimpiattino: Silvana schiacciò il piccolo pulsante e, pochi istanti dopo, nel riquadro nero, apparve un viso sconosciuto; o no? No! Era lui ... oh si: era lui.

Fu travolta da un'emozione che non avrebbe mai creduto di provare.

Era lui, Antonio. Nascosto tra le pieghe di qualche ruga, acquattato tra i capelli più radi, Antonio guardava verso di lei, senza vederla. Il ragazzo con cui aveva costruito i sogni più belli.

Nascosti nei cortili, quando il sole mordeva le strade bianche; scampati negli androni, quando la pioggia scrosciava: parlavano, sognavano e si toccavano, carichi di desiderio... si baciavano.

Quei baci innocenti, lontani, Silvana non li avrebbe mai dimenticati: gli unici ricordi dolci della sua giovinezza.

Suo marito, negli anni, aveva ispezionato e violato ogni suo anfratto, posseduto ogni parte del suo corpo, sapendo approfittare con scaltrezza della sua eccitazione ma, i baci... i baci glieli aveva sempre negati o, perlomeno, li aveva venduti cari, e mai dati con amore.

Non voleva perdere il ricordo dolcissimo dei baci di Antonio, relegati come reliquie nel profondo dell'anima.

"Antonio... che piacere, ero certa che non ti avrei visto mai più" cercò di dare un tono conviviale alla conversazione ma lui tagliò corto.

"Senti, a me questi aggeggi mi fanno schifo, poi ti spiego perché... posso telefonarti?"

Fu presa alla sprovvista, non voleva fare niente di avventato ma non ebbe il coraggio di dirgli di no.

"Va bene ... ma solo per pochi minuti, io ..." poi gli diede il numero.

Un attimo dopo, il telefono squillava e Silvana rispose. Parole, dolcissime, sbocciarono tra loro, come fiori impazienti che, a primavera, hanno fretta di rompere l'ultima brina dell'inverno.

Pochi giorni dopo, "Dieguito", più incantato che mai dalla sua "musa", le invase la cucina, alle undici del mattino. Orario insolito: ma Silvana si sarebbe sentita ridicola a non farlo entrare.

Il ragazzo era concitato, gli occhi un po' esaltati, era, evidentemente preda di qualche forte emozione. Per un attimo Silvana temette di avere sbagliato ad aprire... non si sa mai... con i giovani di oggi non si sa mai... circola tanta droga.

Il ragazzo aveva il PC sotto un braccio e, senza parlare, lo pose sul tavolo della cucina, poi sedette: sembrava sfinito.

- Vorrei farti vedere una cosa... – cominciò.

Silvana, gli aveva concesso di darle del tu, come lui anelava, ma solo quando erano soli. Capì che l'eccitazione del giovane non era rivolta a lei, ebbe la netta sensazione che qualcosa di grave aleggiasse nell'aria. Per un momento temette di essere stata scoperta... ma, per fortuna, Antonio S. non c'entrava per niente.

***

Silvana era allibita e incredula ma fece del suo meglio per nascondere la trepidazione. Dopotutto, perché lasciarsi coinvolgere nell'esaltata visione di Diego?

- Non capisco come ti è venuto in mente che questa storia possa riguardare noi? - Silvana lo guardò, fredda e nervosa. Diego fu colto alla sprovvista e iniziò a pentirsi della confidenza che si era preso.

- Ma mi sembrava una cosa interessante; alcuni particolari, raccontati da tuo marito... – cercò di riprendere terreno, ma capì di aver fatto un enorme sbaglio e che una donna come Silvana sarebbe stata intransigente, su certi punti.

- Vedi, Diego – Silvana si addolcì, artatamente, – io mi sono accorta di questa tua... come dire, predilezione, nei miei confronti, ma devi rassegnarti: è del tutto impossibile. Non ci sono speranze, io non sono quel tipo di donna... non ci riuscirei mai, capisci? – lo guardava fisso negli occhi. - Inutile cercare mezzucci, denigrare mio marito... non fai che darmi un grande dispiacere e so che questo tu non lo vuoi, vero? – Silvana cercava di calmare il giovane e, soprattutto, di spostare la sua attenzione su altri argomenti. Stava facendo di tutto affinché il racconto, che le aveva sottoposto, passasse in secondo piano.

- Forse è meglio che per un po' non vengo, allora. – disse Diego, rassegnato – io non ce la faccio... tu, tu mi fai impazzire, non riesco... è più forte di me.

- Ma è impossibile. Mi puoi volere bene, ma solo nei tuoi pensieri. Voglio che tu mi stimi proprio per come sono fatta! – incalzò Silvana – Tu non puoi saperlo ma anch'io ho amato, per tanti anni, una persona senza potere averla, mai. – Le brillavano gli occhi: – Nessuno lo sa!

Sconfitto e amareggiato Diego raccolse le sue cose e si avviò mesto alla porta. Silvana lo accompagnò e con grande dolcezza:

- Io lo chiudo questo benedetto account! Non fa per me... voglio evitare altri malintesi, accidenti.

Diego aprì la porta ma Silvana lo trattenne e la appannò di nuovo:

- Vieni qua – disse e gli diede un lungo bacio appoggiato sulle labbra. Voleva essere il suggello di un addio.

Il ragazzo andò via quasi di corsa, non voleva mostrare le sue emozioni. Non lo avrebbe mai saputo ma, per Silvana, donna molto trattenuta nel piacere, quel bacio era stato veramente tanto. Mentre le si rimescolava lo stomaco, per l'emozione sopita, alle sue spalle la chiave girò nella toppa in maniera del tutto inattesa.

Silvana si raggelò: era ancora nell'ingresso e, di fronte a lei, Rosario che la scrutava, come volesse indagare le sue emozioni.

- Ch'è stato? Che hai visto un fantasma? – disse scontroso – Che cazzo voleva il ragazzo? Per poco non mi buttava giù dalle scale... che viene a fare qua? Giuseppe c'è?

Silvana fece del suo meglio per riprendersi: Rosario non tornava mai prima di sera!

- Ma tu... che cosa ci fai qui? – disse lei, abbastanza ingenuamente.

- Che ci faccio... che ci faccio... Proprio non ti accorgi neppure che esisto? C'hai sempre la testa nel pallone. – Rosario le passò davanti e, attraversando la sala, andò spedito in camera, per cambiarsi. Da dentro, continuò:

- Te ne sei accorta che avevo la febbre ieri, o no? Mi sento una schifezza, ecco tutto.

Il cuore di Silvana batteva all'impazzata, per fortuna, il marito, non aveva posto l'occhio al PC, che era aperto sul tavolo. Per fortuna era partito lo screensaver nero ma sarebbe bastato un leggero tocco e, in primo piano, il racconto erotico di "Rossoenero" avrebbe fatto bella mostra di sé, sullo schermo.

Anche se non l'avesse scritto lui, le descrizioni contenute in quelle pagine, avrebbero potuto far arrossire Silvana per i prossimi due secoli.

Silvana si scalda...

RICORDI E PENTIMENTI

Antonio S. tamburellava con le dita sulla scrivania, mentre guardava quegli appunti scritti, grossolanamente a matita.

Per esperienza, non salvava mai niente di compromettente, sul PC. Sul foglio c’erano tutti gli indizi che Silvana gli aveva voluto procurare...

“Rossoenero”; sito: http.piacereprofondo.bal; racconto: La femmina onesta; su facebook: rosario due; la sua e-mail: rosariomessina65@... e persino la password.Silvana, conoscendo bene il marito, sapeva dove frugare e l’aveva trovata. Povera, innocente Silvana... quanto l’aveva amata e quanto aveva sofferto per lei. Gli fu sradicata da dentro, come se gli strappassero il cuore: una parte fisica di lui. Da un giorno all’altro, lei e gli altri (ora sapeva che era stata costretta a farlo) avevano deciso del suo destino e lo avevano condannato, senza appello. Il suo reato? Quello di non averne commessi.

Come un coglione, aveva rispettato Silvana e i suoi sogni. Per tre anni, aveva aspettato e desiderato che si sposassero, per poterla fare sua, finalmente. Tre anni di rapporti arrangiaticci, mortificanti... infantili.

E poi: fuori!

Rosario Messina e quella vipera di sua madre avevano fatto tutto. Un pacco confezionato, al destinatario: e Silvana, si sposa con l’altro.

Per Antonio non c’era più niente, nessuno spazio; fu la stessa Silvana a dirglielo. Aveva le lacrime agli occhi ma non disse niente, non diede spiegazioni, non accampò scuse; solo poche parole: “E’ tutto finito! Non ti voglio vedere mai più.”

Se non glielo avesse detto lei ... se non fosse stata lei stessa a leggere il verdetto finale, forse lui avrebbe combattuto, lottato, magari fino alle estreme conseguenze. E Silvana questo non lo avrebbe sopportato, mai.

Antonio, condannato da lei ... non aveva speranze, non aveva più forze. Tutto era finito per sempre. Quella storia gli aveva segnato la vita.

Ora, l’aveva ritrovata ... ma fino a pochi giorni prima era per lei un’amicizia affettuosa, niente di più. Non una sola parola sul passato, non una sola speranza per il futuro. Adesso tutto era cambiato: Silvana, la signora Silvana, era molto incazzata e chiedeva il suo aiuto... ma lei non poteva immaginare che queste cose non si fanno!

Invadere la privacy di un utente non è difficile, ma è molto pericoloso. Tutte le azioni sono tracciate e si perdono, tra milioni di altri dati. Se nessuno li cerca... transeat, ma se, da un qualunque evento, viene richiamata l’attenzione su qualcosa, i dati e tutto il resto, ritornano chiari e leggibili: ogni manovra può essere interpretata, riconosciuta e, lui, funzionario della Arex, nota produttrice di antivirus, avrebbe potuto passare un guaio serio. Dopo la fine della storia con Silvana era scappato via, lontano. Si era laureato in Inghilterra: informatica. Una carriera fulminante, ora era un pezzo grosso e abitava al centro di Milano.

Analizzò attentamente la situazione.

La telefonata di Silvana era stata fatta da un fisso a un centralino: era quasi impossibile tracciare la loro conversazione. Prese il foglietto con i dati che aveva segnato e avvisò la segretaria che, per oggi, aveva finito.Nell’androne aprì la cassetta della posta aziendale, poi assicurandosi che non ci fosse nessuno, aiutandosi con una graffetta, sollevò uno scomparto segreto, invisibile, e

mise le mani in un vano segreto. La sua cassetta poggiava sul vecchio foro del contatore Enel; adesso era stato spostato fuori. Aveva approfittato di quell’opportunità durante i lavori di ristrutturazione. Prese una cartellina nera e uscì nella frenetica mattinata milanese.

La vendetta

L'INDAGINE

Il bar-tavola calda, a pochi passi dalla stazione Bovisa, dopo le quattordici si spopolò rapidamente.Antonio aveva fatto colazione là, poi presentò fugacemente un documento ma non fu registrato, la cassiera infreddolita e distratta gli disse il codice a voce e lui si spostò nella saletta attigua, dove c’erano solo un paio di extracomunitari, intenti probabilmente a giocare on line o a cercarsi un lavoro. Aprì la valigetta nera, ne estrasse un iPhone e rimise a posto il documento falso, che

aveva mostrato alla cassiera. Dopo pochi secondi, attivata la connessione, lesse il racconto erotico di rossoenero: era la storia, intima e libidinosa, di un ragazzo siculo, molto introverso che per tutta l’adolescenza ha rapporti incestuosi con la mamma. Approfittavano del fatto di essere soli in casa e si consolavano, l’un l’altra, per le rispettive solitudini. Ovviamente, era solo un racconto, quindi poteva essere tutto, o quasi, frutto di fantasia. Niente di speciale, tranne che ad Antonio, quel tipo di descrizioni morbose, sui rapporti incestuosi, procurava disgusto.

Fu la parte finale , invece, che lo lasciò molto impressionato. In realtà, poteva essere benissimo la storia dettagliata, di come, complice la madre e alcuni parenti, l’uomo si fosse impossessato di Silvana, costringendola col ricatto a uniformarsi alle regole severe e antiquate dei luoghi natii.Rossoenero, descriveva con dovizia di particolari come aveva concupito la ragazza, come ne aveva approfittato e con quanta determinazione aveva proceduto, senza alcun rispetto né pietà, alla sua deflorazione e, subito dopo, all’inseminazione. Metodico, preciso e sicuro di sé, come una macchina; obbediente ai dettami di sua madre, il protagonista, aveva bloccato la vita della ragazza in pochi minuti, decidendo il suo destino futuro. Tutto descritto nei minimi particolari, anche ciò che successe dopo: la reazione delle famiglie, dei paesani... indicava persino l'auto, con cui si era appartato per sverginare la ragazza che aveva puntato. La rabbia montò nella pancia di Antonio, riportando in vita ricordi brucianti e dolorosi della gioventù. Lesse e rilesse quelle parole, incredulo, prima emozionato, poi incazzato come una furia. Fu doloroso ammettere con sé stesso, che ciò che aveva scritto l’autore, sembrava troppo la sua storia, per non farlo infuriare e, allo stesso tempo, per fargli pesare tutta la vigliaccheria di allora. Ma era solo un ragazzo!Però oltre vent’anni di malinconia e di disincanto, l’incapacità di godersi la vita... l’amore: probabilmente, derivavano da quel primo, tremendo, smacco.Erano le cinque. Chiamò la cameriera e si fece portare un caffè e un brandy. Il calore del caffè fece entrare l’alcool in circolo, donandogli vigore ed euforia... si sgranchì le mani e "partì".Entrò per prima cosa nella mail di Rosario, la password era corretta. Naturalmente non c’era niente di particolarmente interessante; l’uomo era abbastanza scaltro, ma ignorante in informatica... una mentalità comune, che porta a commettere errori madornali. Ad esempio, nel cestino, aveva una mail, che lo avvisava di un cambio di password su un’altra casella, segreta. Dopo un’ora, Antonio aveva sciorinato tutti i rapporti che il sig. Rosario M. aveva avuto con il web, dal primo momento in cui aveva acceso un PC.Era iscritto a siti con cam a pagamento, siti d’incontri hard e altre cosette. Da qualche mese, scommetteva pure on line e ci aveva già rimesso oltre 6.000 euro. Ma la notizia più importante, per lui, era che Rosario, incapace di trattenere la sua vanagloria, era, certamente, l’autore di quel racconto dove si firmava: rossoenero.Antonio chiese di telefonare dalla cabina. Sempre telefoni fissi, e pur rischiando di sbagliare orario, chiamò a casa di Silvana. Per fortuna rispose lei.

- Dobbiamo vederci! – disse. Dopo, prese un altro caffè; era quasi sera quando riprese la metropolitana.L’iPhone, spento e senza batterie, era tornato nella sua custodia all’interno della borsa. Quella notte, Antonio, dormì male.

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IL PASSATO CHE RITORNA

Incontrare Antonio dopo tanti anni, fu un’emozione tremenda e anche lui ne risentì. Rimasero in silenzio a lungo, fissandosi solo negli occhi, come per convincersi che, l’altro, fosse proprio li, che fosse davvero chi diceva di essere. Guardandosi, si cercavano l’anima, il passato, la loro storia perduta.

Parlarono un po’ per rompere il ghiaccio: Antonio non si era mai sposato, aveva avuto delle compagne, non aveva figli.

- E’ tutto vero – disse lui infine - ho controllato: è stato rischioso farlo, ma ne valeva la pena... o forse no? Alla fine ti sto dando solo un altro, terribile, dispiacere.

- No, Antonio, non devi dire così! – Scattò lei – Ormai sapevo tutto, ti ho chiesto solo di aiutarmi, una verifica, una certezza, ecco... volevo una certezza!

- E adesso, “amica” mia?

Silvana era un po’ smarrita e forse pensava ad altro.

– Adesso devo riprendermi, pensare. Sai, a parte i figli che amo più di me stessa, questa vita che ho fatto, pare che non mi appartenga più, anzi, a come stanno i fatti, forse non è mai stata la mia. Mi sento come una che è stata in carcere... una cui sono stati imposti ventidue anni di una vita che era scandita da altri.

- Ti posso capire, – disse Antonio, aveva le lacrime agli occhi e distolse velocemente lo sguardo da lei.

- Lo so, “amico” mio, lo so! – disse Silvana, prendendogli la mano e stringendola, un gesto che, normalmente, in pubblico non avrebbe fatto mai, almeno fino a pochi giorni prima. Ma adesso non le importava più.

Antonio si confessò: in tutti quegli anni, la cosa che lo aveva devastato era stato il fatto di non aver saputo fare niente. Silvana lo redarguì, sincera: era proprio per questo che lo aveva scacciato, allora. Per evitargli di fare qualche sciocchezza... lei si era rovinata e lei sola doveva pagare. A lui voleva un gran bene, anzi, lo amava, se si fosse messo in qualche pasticcio, la sua sofferenza sarebbe stata anche peggiore.

Si lasciarono con un abbraccio stretto e forte, e si divisero con amarezza.

Dopo quella volta, Antonio non la sentì più, per quasi un mese. In un messaggio, Silvana gli aveva chiesto di darle un po’ di tempo... poi nient’altro, era sparita.

***

Rosario M. stava rientrando, come al solito e al solito orario.

Scese dal metrò due fermate prima della sua. A un’edicola, comprò Famiglia Cristiana, con l’inserto speciale sulle dimissioni del Papa tedesco; la Settimana Enigmistica e, pian piano, si avviò a piedi verso casa. Era molto turbato: solo pochi giorni prima aveva accettato una nuova amicizia su Facebook. Una donna, sembrava... ma una tipa un po’ strana. In pochi giorni gli aveva fatto girare la testa: che troia doveva essere!

Si era confessata con lui, semplicemente, ma in maniera molto eccitante, fino a raccontargli del suo passato e del suo segreto: aveva subito per molti anni un rapporto incestuoso, con il fratello maggiore.

Quel giovane era uno scapestrato, diceva lei. Approfittando che erano cresciuti solo con la madre, che poi non c’era mai, stava sempre a lavorare, la costringeva spesso ad avere rapporti con lui, di ogni tipo. E inoltre, la donna era convinta, a causa di certi strani rumori che a volte provenivano dalla camera della madre, che il giovane possedesse anche lei. Era un violento e la loro mamma era molto giovane e ancora attraente…

“Ma a te ti piaceva o ti faceva schifo?” Chiedeva Rosario, eccitato ma tenendosi sulle sue per non manifestarle subito la sua libidine e lei iniziava a fornirgli con falsa ingenuità, particolari agghiaccianti, che per Rosario erano dolci e arrapanti come miele.

Lei sapeva come scrivere per farlo uscire di testa. Si diceva timorosa, terrorizzata, schiava di quel rapporto, ma poi non gli nascondeva, mentre si addentrava in particolari sempre più scabrosi, che nel momento in cui doveva subire il sesso, non poteva fare a meno di lasciarsi prendere dal calore di femmina.

“Tu sei un diavolo,” scriveva lei “ non so come fai ma mi fai tornare indietro a quei ricordi, cui volevo sfuggire. Invece tu mi stimoli e, anche se mi fai sentire in colpa, devo ammettere che a ripensarci quei peccati mi facevano eccitare e godere… figurati: non avevo nemmeno il coraggio di andarmi a confessare, perchè avrei dovuto ammettere… ammettere, accettare delle “cose” di me.

Come quando mi masturbavo, ripensando a quello che mi aveva fatto mio fratello, o come quando in certe notti di calore intenso, desideravo con tutta la forza che lui mi prendesse… e sai, amico mio, spesso mi vestivo e mi muovevo provocante per la casa, perchè volevo essere profanata… ancora, ancora una volta.

E Rosario sudava e si eccitava davanti allo schermo. Fino a che l’uomo, arrapato come mai, aveva perso un po’ di autocontrollo e, per solidarietà, si aprì: le disse che la poteva capire benissimo. Le parlò di lui, delle esperienze simili che aveva avuto. Pure lui arricchì la storia con molti particolari... mentre, approfittando del fatto che era solo in ufficio, si carezzava il pene, duro all’inverosimile. Anzi proprio quella mattina si era fatto la sega, proprio mentre si scrivevano in chat, lui e la sua nuova, misteriosa amica incestuosa.

Ora però, passeggiando, a mente fresca, si era ripreso dal vortice dei sensi che lo aveva portato a masturbarsi per lei, davanti alla piccola cam. La sua amica aveva osservato e apprezzato la sua esibizione; purtroppo lei non aveva la videocamera ma Rosario si fece vedere lo stesso, solo i genitali naturalmente, per dimostrarle l’effetto sensuale che gli facevano i loro discorsi.

Adesso però, a ripensarci, gli sembrava di aver detto troppo, era turbato. Analizzò le domande specifiche, particolari, che lei gli aveva fatto. A pensarci adesso si rendeva conto di quanto tutta quella storia potesse risultare un tantino strana.

”Nefertiti” si chiamava lei: ma chi poteva essere?

Il giorno dopo, finalmente, Silvana, chiamò Antonio e volle incontrarlo, “Al più presto!” gli chiese.

- Ricordi? – disse – ti sei rammaricato perche non avevi mai fatto niente? Bene, adesso è arrivato il momento che devi fare una cosa per me: è importante.

- E cosa, cara? – disse lui sorpreso da tanta determinazione.

- Niente di complicato. Un viaggetto fuori programma e tu non mi dirai di no!

La resa dei conti

IL MORSO DELLA VENDETTA

Antonio aveva già appreso qualcosa da internet... adesso stringeva tra le mani una copia della Gazzetta, martoriandola come volesse ferire le povere pagine appena sgualcite. Si sentì gelare il sangue. Ormai non era un vigliacco ma leggere la notizia e sapere, in un certo qual modo di esserci “dentro” gli faceva uno strano effetto; sapere com’era finita sembrava coinvolgerlo, renderlo partecipe.

Bevve un sorso di brandy, ne aveva ordinato uno al Bar… erano solo le 10 di mattina; non gli era mai successo.

In cronaca:

ANCORA UNA TRAGEDIA FAMILIARE!

Ieri, tre persone sono rimaste coinvolte in un fatto di sangue, consumatosi tra le pareti domestiche. Hanno perso purtroppo la vita una coppia di coniugi anziani, mentre il figlio, R. M. di anni 45, ha riportato ferite al braccio e al petto. Ora, l’uomo, è ricoverato in Ospedale, piantonato dai Carabinieri.

Il tragico evento si sarebbe scatenato a causa di una lettera, probabilmente anonima e proveniente dalla Germania, paese in cui aveva lavorato a lungo il marito della donna e padre del sig. R. M., l’uomo ferito. Sul testo della stessa gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo. Il figlio della coppia siciliana, vive al nord e avrebbe raggiunto i genitori in tutta fretta, probabilmente avvertito da qualcuno della famiglia, si ipotizza la madre.

Ieri, la tragedia! I vicini hanno sentito provenire dall’appartamento delle urla, probabilmente i tre stavano litigando animatamente; dopo le 20, all’improvviso, si sono sentiti colpi d’arma da fuoco. Da una prima ricostruzione dei fatti, l’anziano avrebbe colpito la moglie e il figlio con un coltello, l’uomo più giovane, probabilmente nel tentativo di difendersi, avrebbe sparato con il vecchio fucile da caccia, regolarmente detenuto.

Non sapendo assolutamente che pesci pigliare, Antonio pregò solo che, il suo week end a Berlino, di una settimana prima, riuscisse a passare completamente inosservato. Adesso non gli restava che aspettare gli eventi.

***

- Le do un passaggio, se permette. – disse con cortesia il dottor Canali, aprendole lo sportello della grossa Lancia scura.

- Ho “accettato” già tanto da lei, dottore, che adesso questa è solo una bazzecola... è stato un vero angelo custode. – Silvana occupò il sedile posteriore, mentre Canali, passando dall’altro lato, aggiunse, occupando il posto accanto a lei - Le spiace se siedo dietro, con lei?

Una volta in macchina, diede disposizioni all’autista di raggiungere l’albergo di Silvana. La donna, intanto, gettava un ultimo sguardo ai muri alti e grigi del vecchio carcere dell’Ucciardone. Si allontanarono rapidamente, e lei si allontanava da Rosario suo marito, per l’ultima volta... finalmente.

Era passato quasi un anno dai fatti, molte cose erano cambiate radicalmente e adesso pareva incredibile che tutto fosse finito.

- La porto in albergo, così potrà riposare. Se parte domattina, potremmo prendere il volo insieme. – Disse il funzionario, serio e gentile, come dal primo momento che si erano conosciuti. Il padre di Diego era un “pezzo grosso”, Silvana lo aveva capito da come aveva abbattuto tutti i muri burocratici che, prima, sembravano quasi insormontabili.

- La ringrazio tanto ma stavolta devo rifiutare questa ennesima cortesia, – disse - desidero approfittare di qualche giorno per passare in po’ di tempo con le persone che mi sono care, visto che, comunque, son qui...

Poi, accorata, d’improvviso si voltò verso l’uomo e, commossa, gli strinse le mani fra le sue.

– Davvero, non so come ce la saremmo cavata senza di lei, io mi sento veramente obbligata. Persino qui; accompagnarmi fino in Sicilia, è stato... è stato veramente troppo. Io, io non so come potrò mai...

Canali le sorrise schiettamente:

- Silvana, ascolti, non deve ringraziare me, ma Diego e la grande amicizia, l’affetto profondo che lo lega a… alla sua famiglia. È lui che ha fatto il diavolo a quattro... me l’ha stregato quel ragazzo. Le vuole bene e suo figlio è come un fratello per lui. – Continuava a tenere un sorriso pacato ma poi il suo sguardo divenne lievemente ammiccante, e aggiunse – Comunque se non fosse per la differenza di età, direi che si è innamorato di lei. – Ma subito cambiò discorso, volutamente. - Vedrà, suo marito in due, tre anni al massimo, sarà a casa.

- Non m’interessa – disse, subito fredda – ora che la bufera è passata, ho già deciso di divorziare. Forse avrei dovuto farlo tanto tempo prima…

- Sinceramente? Me lo immaginavo!

Arrivarono all’Hotel, la donna scese e Canali la seguì per stringerle la mano ma lei lo abbracciò, spontaneamente, e lo baciò su entrambe le guance, senza aggiungere altro.

Grazie a quell’uomo, aveva potuto limitare al massimo i danni di quella terribile faccenda. Approfittando di esserle così vicino, Canali le sussurrò all’orecchio:

- Mi sono documentato, sa? Grande regina, quella Nefertiti... una donna di carattere, un intelligenza acuta…

Si staccarono. Silvana rabbrividì ma fu solo per un attimo, gli occhi allegri di lui le confermarono che era tutto finito e che il passato era sepolto per sempre.

La grossa vettura scura ripartì e si perse nel traffico del pomeriggio.

Dalla vetrata del Bar dell’Albergo, Antonio la vide: era raggiante, l’aspettava.

FINE

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