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Una storia di LuigiMaiello

Caro Babbo Natale, tu non esisti, ma io ti troverò.

Ti scrivo una lettera, per dirti tante cose, ma non ho il tuo indirizzo …

Pubblicato il 12 dicembre 2017 in Humor

Tags: babbonatale letteranatalizia letteradinatale letterababbonatale

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Caro Babbo Natale,

non so dove spedire questa lettera, né l’indirizzo al quale inviarla, ma se un giorno dovesse arrivare a destinazione, non ti arrabbiare per quello che leggerai.

Il punto è che mi accorgo del Natale solo il giorno prima: alla vigilia, agli apertivi con gli amici. L’aria natalizia non la sento, non è per cattiveria. Non faccio neanche i regali, e ovviamente non li esigo dagli altri. Delle feste una cosa però mi piace: scambiarsi gli auguri è l’occasione per vedere amici e parenti che altrimenti non vedresti mai.

Ti confesso che non ho mai creduto molto in te, forse perché non ti ho mai visto, oppure perché fin da piccolo ho capito che nella vita nessuno mai ti regala niente. Però ho anche imparato un’altra cosa, ben più importante: nulla è dovuto, ma l’impegno paga sempre, nello studio come nel lavoro, nelle relazioni come nelle passioni.

Molto spesso infatti, tutto è più semplice di ciò che pensiamo.

Caro Babbo Natale,

non vorrei sembrarti irriverente, ma devo confessarti che a me, i regali, li ha sempre “portati” la Befana.

Non so da cosa nascesse questa tradizione, ma nella mia famiglia la scena è sempre stata più o meno questa: il 5 gennaio, in treno o in auto, andavamo a Porta Nolana e a Piazza Mercato per mangiare una pizza a portafoglio e per comprare i regali e le caramelle da mettere nelle calze. Girando tra i vicoli e il mercato, incontravamo sempre tante persone: mio padre si fermava a parlare con tanti amici, e comprare il regalo diventava una vera missione da portare al termine.

Ricordo che una volta mi comprò una consolle di videogiochi uscita da poco, strappandomi la promessa (mai mantenuta) che non avrei più speso i soldi in sala giochi. Il suo voleva essere un investimento, ma io continuai a fare entrambe le cose.

Ma poi c’è una cosa che non ho mai capito: perché tu sei sempre bello, pulito e brillante, mentre la befana è sempre brutta, stanca e con i vestiti sporchi? Sono giunto a una conclusione: è la befana che lavora davvero.

Tu sei aristocratico, la Befana è più popolare.

Viaggi sempre, trainato dalle renne. No so neanche se esistono davvero le renne e non so da dove vieni, però un'estate di qualche anno forse ho visto una tua concittadina. Ero a un festival musicale a Budapest e girava voce che lei, la mia vicina di tenda, venisse dalla Lapponia. Era da sola, e questo aumentava il mistero, ma non le ho mai chiesto di te.

Questa lettera doveva essere più breve,

perché non ho mai amato le cose eclatanti. Forse per questo i gesti veloci e secchi, eleganti e discreti, mi piacciono più di quelli lunghi e visibili. A un richiamo verbale, preferisco uno sguardo di dissenso; e tra un complimento esplicito e un’intesa silenziosa, prediligo la seconda.

Ma a volte due parole sono troppe e una è poco.

Caro Babbo Natale,

la verità è che fare regali risolleva il morale, ma le buone azioni spesso si fanno per se stessi, più che per gli altri: è come se uno si mettesse a posto con la coscienza. Non sto parlando di te, che in fin dei conti non hai fatto niente di male a nessuno, ma non mi piace il buonismo del Natale.

"A Natale puoi..." mi sembra un concetto limitante e conveniente; restringe il campo e diventa un modo per sederci a tavola o in chiesa tutti un po’ più sollevati.

Il bene si può fare sempre, non solo a Natale.

Ti scrivo questa lettera per chiederti,

come fai a essere sempre allegro, sorridente e felice, mentre in giro ci sono tanti problemi? Guerre e scontri, giovani che muoiono di brutte malattie, famiglie tristi per le quali il Natale sarà solo l’ennesima occasione per annotare le cose che non si possono fare.

Ora però credo di essere uscito fuori traccia. Me ne sono accorto, perché si ha sempre maggiore certezza di ciò che è sbagliato rispetto a ciò che è giusto.

A questo punto la mia professoressa del liceo mi avrebbe detto di non aver centrato l’argomento. E ora, pensandoci bene, forse me la sto prendendo con te per tante cose, ma tu in realtà non c’entri. Tu sei un personaggio creato ad hoc per i bambini, e loro devono ridere e sorridere, devono essere spensierati e magari strappare un sorriso anche a noi, che davanti a loro, dovremmo sforzarci di essere sempre allegri.

Caro Babbo Natale, tu non esisti, ma un giorno, io ti troverò.

Film Babbo bastardo (Bad Santa).

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