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Una storia di LaBaudelaire

2

Tanatos e Lucifer

dialogo tra la morte ed il diavolo

Pubblicato il 02 dicembre 2016

"A te convien tenere altro vïaggio",

rispuose, poi che lagrimar mi vide,

"se vuo' campar d'esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,

non lascia altrui passar per la sua via,

ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,

che mai non empie la bramosa voglia,e dopo 'l pasto ha più fame che pria".

Dante Alighieri - Inferno, canto I (Divina Commedia)

Sedeva un tale in attesa dell'ignoto, alle porte dell'inferno, nei pressi della città dolente, tra la polvere nera ed i fumi sulfurei, aggrappato ad un'ascia il cui bastone era nero e arido come il luogo attorno ad esso.

Come pochissimi, aveva l'onore di poter varcare i confine di Dite a suo piacimento, ma quella notte, invece di vagare per il bosco vicino, aveva deciso di restare appartato a pensare, seduto s'un masso rovente a mirare le stelle in attesa di neanche lui sapeva cosa.

Osservando la costellazione di Orione, perfettamente visibile quella notte, immaginava cosa stesse accadendo dall'altro lato del mondo: malgrado la dannazione eterna, erano tutti ben informati circa l'esterno, e mentre quell'uomo si dilettava a fissare le ipotetiche figure create dalla volta notturna, nel mondo correva l'anno domini duemilasedici.

Mentre i suoi occhi scrutavano avidi il blu intenso della volta eterea, nella sua mente si creavano le immagini più nefaste e caotiche di una visione allora molto frequente: dalle parti della Siria, un palazzo stava crollando a causa di un missile, e per due famiglie che dormivano profondamente non ci fu neanche il tempo di realizzare che il tetto stava cedendo e che in pochi secondi i loro corpi e quel poco che restava dei loro beni sarebbe stato schiacciato e sepolto dalle macerie.

Non poco lontano, precisamente in Grecia, una donna stava scavando tra i rifiuti di un fast food, lottando con i ratti e gli insetti che la superavano in numero, esperienza e abilità. Le tante parole degli scienziati e dei filosofi circa la superiorità del genere umano -nella mente della mendicante- persero qualsiasi possibile significato logico, perché ogni pensiero, idea o ragionamento era scavalcato da uno straziante senso di fame, ancor più atroce se pensava che avrebbe dovuto trovare qualcosa di commestibile anche per i suoi due figli, giovani e deboli.

Poco lontano da lì, verso la penisola italica, l'umanità sfoggiava il peggio di sé. A sud la terra non ricordava più la prosperità dei campi o la fertilità di un tempo: salivano miasmi pestilenziali che riempivano l'aria, le acque si trasformavano in melma, dando vita a fiumi velenosi. Malattie mortali stavano lapidando il paese intero, e la gente era vittima di una specie di maleficio che gli impediva di agire e ribellarsi. Ogni giorno, una fossa veniva scavta per decine di bambini, le principali vittime della scelleratezza del popolo: chi si appella a Dio e chi maledice la sorte, hanno il nemico davanti agli occhi e non si degnano neanche di sputargli in viso.

Sempre lì, nel piccolo stato che copriva una parte di quel paese, il mondo letteralmente si sfaldava, fomentando la falsa speranza, accrescendo lo screzio e l'odio, squartando ogni possibile divisione che portava a scontri tra poveri e disgraziati. Con lo sguardo immerso nelle stelle, seduto s'una roccia in mezzo al silenzio, quell'eremita mirava l'orrore: la corruzione straripava e si diffondeva come un morbo tra quelle mura, e tutto avveniva nel tacito consenso degli uomini, senza che nessuno agisse per fermarli, senza che nessuno si infervorasse per ogni singola menzogna che era uscita dalla bocca di quei luridi esseri. Ignavi, accidiosi, lussuriosi, golosi, avidi, invidiosi ... tutti erano presenti nei palazzi sontuosi del V....

Perché quella notte non si era allontanato dalle porte dell'inferno?

Avrebbe potuto andarsene, come sempre, e tornare quando gli avrebbe fatto comodo. Eppure quella notte c'era qualcosa di diverso, qualcosa che gli risultava difficile da sopportare: ad ogni suo passo poteva sentire il cuore di un bambino in africa che si fermava, ad ogni suo gesto sentiva il vento che soffiava nelle città annientate dalla guerra, ad ogni suo respiro sentiva le grida delle folle infuocate dalla disperazione, e in ogni suo pensiero percepiva la sofferenza del mondo intero.

Era troppo. Tutto quel male era troppo, tanto da dargli la nausea.

Si sentiva esausto, incapace di sopportare oltre quello strazio, ma non c'era rimedio a tanta pieta ... quello era il suo compito solenne, il suo destino, e non poteva sottrarsi.Chiuse gli occhi, poggiando la fronte calva sul bastone che stringevano le sue mani. Non bastava a placare i suoi affanni, e niente avrebbe potuto salvarlo da quel supplizio eterno.

Improvvisamente, sentì dei passi avvicinarsi in lontananza, pesanti e lenti, molto familiari: stava ancora lì, seduto su quel cumulo di cenere, e nella quiete che lo circondava nel suo corpo scorreva il veleno di ogni singola calunnia o ingiustizia commessa nel mondo. Bastava che mettesse piede fuori dagli inferi per sentirle una ad una, dalle strilla dei bambini che vedevano fiamme e desolazione alle urla degli uomini che vedevano la loro vita sgretolarsi sotto le regole di governi incapaci e avvoltoi.

Un forte puzzo di zolfo gli penetrò le nari, nauseante, ma lui non era troppo estraneo agli odori pungenti: adorava l'odore della terra appena scavata, quella profonda e umida dove le larve e i vermi gradiscono rifugiarsi, quella fredda e muschiata dove i morti trovano riposo. Mentre traeva giovamento dal ricordo del lezzo del terriccio appena smosso, alle sue spalle i passi in avvicinamento si fermarono, e una voce grave e fredda si rivolse al solitario contemplatore del cielo: - Una notte tersa, ottima per guardare le stelle. Orione è quasi giunto all'orizzonte, presto sarà possibile vedere il Cigno.

L'altro rispose: -In questa pace notturna ... non trovo pace per questo mondo ... Mi aspetta ancora tanto lavoro ... -ghignò- Mi domando se avrà mai fine ...

Il nuovo giunto gli sorrise mellifluo: -Stai cercando ristoro alla mia porta? Sei sempre il benvenuto, ben lo sai! ... Ma posso io dissipare i tuoi affanni con un semplice fiele o del buon cianuro? ... Dimmi, compare, chiedi e tutto ti sarà dato.

L'eremeita si lasciò sfuggire una risata sommessa, a denti stretti: - Lucifero se avessi un'anima tutta mia, da dover custodire lontano dalle grinfie del sottoscritto, me ne guarderei bene dall'usare te come confessore ...

Lucifero, il principe delle tenebre, sogghignò con fare isterico, mostrando i denti affilati come sciabole, che avrebbero tranciato una corazza con un sol morso, ed avvicinandosi al cancello di Dite si rivolse al diffidente compare: -Il mio è un semplice invito a svagarti prima di riprendere il tuo viaggio ... Lo so di cosa hai bisogno ... So cosa vuoi, compare ... E io posso dartelo ...

Sentiva gli occhi di Lucifero puntati sulla sua persona come un serpente che puntava la preda, una preda che non poteva lasciarsi scappare.

-Grazie delle tue premurose attenzioni, ne terrò conto in futuro ... Per adesso, torna a riposare ... Il cuore che ti porti in tasca pulsa ancora, e probabilmente vorrai gustartelo fresco.

Lucifero cacciò dalla tasca del suo abito logoro un grosso cuore grondante di sangue, scuro e viscido, ancora caldo, che osservò con gola e desiderio di affondarvi le fauci con violenza selvaggia: -È solo la riscossione di una scommessa. Come puoi immaginare, ho vinto.

Leccò con la lingua appuntita il purpureo e pulsante trofeo, affondandola oscenamente in una cavità dalla quale uscivano deboli fiotti rossi, nella speranza di scatenare l'invidia del compare che non gli diede soddisfazione.

-So bene che tu adori barare, Lucifero, e ogni occasione è buona per te per ingannare il prossimo. Chissà di chi dovrò raccogliere i resti. Alle volte credo che ... anzi, sono convinto che hai una sorta di orgasmo sadico nel rendermi il lavoro difficile.

Si sollevò lentamente dal masso dove stava seduto per poter riprendere il cammino, stringendo la presa intorno al bastone.

- Ci puoi scommettere la falce, amico mio ... Credimi, in buona fede, te l'ho resto molto ... divertente ... Al nostro prossimo incontro ... Tanatos.

E Lucifero scomparve nell'ombra nera entrando nel suo regno.

Sospirando, il grigio Tanatos si mise in piedi per riprendere il suo cammino: seguì il sentiero lungo la collina per poi immergersi nella fitta boscaglia. All'improvviso, un odore trasportato dal vento gli smosse le viscere, riempiendogli la bocca di saliva per la fame, scatenando una bramosia accecante nel suo essere: deglutì più volte, ingoiando l'acquolina che gli bagnava le fauci, e una strana scossa gli trapassò la lingua e la gola, come se non si nutrisse da secoli e avesse totalmente dimenticato la sensazione di masticare cibo o di bere dell'acqua.

Si coprì il capo col cappuccio logoro e si incamminò per il sentiero che portava al cuore della foresta.

L'odore diventava sempre più forte e penetrante, e più avanzava più la sua fame si faceva sentire, più fiutava quel lezzo più digrignava i denti come un lupo famelico.Si sentirono voci confuse in lontananza, ansiose e preoccupate, intente a discutere su come uscire dalla foresta buia il prima possibile; Tanatos rimase immobile tra gli alberi ad ascoltare, mimetizzandosi con la selva come un'ombra.

Due uomini, persi e affaticati, litigavano e si incolpavano reciprocamente su come fossero finiti i quella triste situazione, smarriti nel mezzo della foresta, nel cuore della notte: -Questa è l'ultima volta che seguo una tua idea.

Uno dei due parlò, poi l'altro replicò: -Dovevo sparire dalla strada, sennò quelli mi ammazzavano!

-Ce l'avevano con te, perché hai seperduto anche me? Hai distrutto la macchina per scappare da due ubriaconi! E ci siamo anche persi ... Avevo ancora le rate da pagare e tu hai ben pensato di schiantarti contro un albero!

-Senti mi dispiace ... Non ci sono indicazioni stradali nel bosco. Appena usciremo da qui cercheremo di telefonare a qualcuno per chiedere aiuto.

Appena tornarono nel silenzio, uno dei due si guardò intorno: -Hai notato ... che silenzio?

L'altro annuì:-Mette i brividi ... Ti fa sentire solo al mondo.

Di colpo si fermarono, immobilizzati da un forte senso di disagio: una grossa ombra si nascondeva tra gli alberi. Poteva essere frutto della loro immaginazione, ma infondo -pensarono- che ci faceva un uomo nel mezzo del bosco in piena notte?

- Ei! Chi è là? ...

- Forse sa la strada ...

- Ma che diamine ci fa qui?

- Che ne so, chiediamo solo le informazioni e andiamo via ... e poi siamo in due, possiamo accopparlo ... è solo un vecchio.

Uno dei due raccolse un sasso e lo nascose dietro la schiena come arma: -Ei! Signore ... siamo in pace ... Ci siamo persi, può indicarci l'autostrada?

L'uomo non si mosse né rispose, e i due uomini rimasero immobili a fissarlo: -E' vecchio, forse non ci sente ... sarà mezzo rincoglionito per stare qui ... Ma come diavolo è conciato? ...

Improvvisamente una violenta folata di vento tra volse i due uomini, così forte da sembrare un grido, e con scatto fulmineo l'ombra si avvicinò, parandosi davanti ai due malcapitati.

La sua voce fu simile ad un ringhio:

- Il vecchio ha fame ... e voi siete carne fresca.

Con uno scatto del braccio, la falce di Tanatos conficcò la lama ricurva nel mento di uno dei due uomini, che si vide spuntare dalla bocca la punta metallica ricoperta di sangue. A fiotti, sentì il caldo fluido riempirgli la gola, soffocandolo, mentre il suo compagno era già fuggito urlando di terrore.

Staccando l'arma dalla bocca del tale, con un gesto energico la falce volò a mezz'aria fino a conficcarsi nella nuca del fuggitivo, squartandogli la schiena e lasciandolo cadere al suolo senza vita con un tonfo sordo.

Tanatos gli si avvicinò per recuperare l'arma, e con gusto e frenesia leccò la lama affilata imbrattata di sangue venoso, nero e corposo.

Intanto l'altro tale giaceva al suolo con la mascella dilaniata e con la bocca piena di sangue, tanto che stava quasi annegando.

Tanatos si avvicinò lentamente alla sua preda che cercava inutilmente di allontanarlo, trascinando per un piede l'altro.

Sorrise follemente e afferrando il manico della falce con due mani sussurrò, prima di farla cadere sul cranio di quello sfortunato che si contorceva supplichevole: -Credimi ragazzo ... non è niente di personale ... tra qualche minuto questa fame la sentirai anche tu.

Nella foresta ripiombò il silenzio, infranto dal fruscio delle foglie mosse dal vento.

-Il solito fortunato ... Maledetto sfacciato ... Se c'è un cuore che azzannerei volentieri, sarebbe proprio il suo ...

Disse Lucifero rabbioso, conficcando le unghie nel cuore che aveva appena conquistato, stringendolo tra le grinfie, spremendone il sangue rimasto, azzannandolo ferocemente.

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