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Una storia di mary

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LUNA D'AUTUNNO

"non"

Pubblicato il 25 novembre 2015

Mani in tasca e testa tra le nuvole.

Non cambierò mai.

Eccomi qua: presente e buffa proprio come un disegno nato per caso dalla punta rotta di una matita. Sono uno di quei personaggi che potreste vedere in tv, dentro un cartone animato. Credo di somigliare, neanche troppo lontanamente a uno scoiattolo impaurito. La vita mi ha portato sulla cima di un albero troppo alto e adesso non saprei come scendere.

Anche per strada, in mezzo alla gente, non sarebbe difficile riconoscermi: sguardo assente e malinconico, verso l'infinito e oltre, alla James Dean dei poveri, sigaretta in equilibrio precario tra le labbra screpolate, mai senza occhialino rosa da intellettuale.

Stasera sta succedendo quello che succede più o meno sempre quando esco a fare due passi. Qualche nota di fumo e seghe mentali come se piovessero.

Così come a ogni tramonto, dietro quel mare o quelle montagne che invidio tanto, corrisponde un sole che muore, a ogni crepuscolo corrisponde un confronto vivo e duro con me stessa, su quello che ho detto e non andava detto, su quello che ho fatto e non andava fatto. Di giusto, nella mia tormentata esistenza, a occhio e croce, credo ci sia poco e niente.

Chiusa nei miei pensieri osservo le occasioni perse. Sì perchè ne ho mancata più di qualcuna. Diciamo che mi riesce bene di stare a guardare. Il famoso treno, quello unico, di una volta soltanto, mi è passato sotto il naso, sapete?

Si era anche fermato, ma io non sono riuscita a salirci su quel treno. Mi pesano le mie scelte complicate, il mio modo di essere così poco superficiale.

Una piuma su un cornicione, così mi sento. Vorrei che il vento decidesse per me una direzione.

Un benedetto futuro incerto proietta in ogni angolo le ombre delle mie insicurezze.

È un po' come se viaggiassi con un casco spaziale. Qualche volta, dopo aver fluttuato, torno sulla terra per pochi miseri attimi con la mia finta navicella. Però, se ce l'avessi per davvero un'astronave! Me ne andrei lontano, dove nessuno riuscirebbe a raggiungermi.

Forse potrei dare perfino l'anima in cambio del famoso giro di vite. Ma so che non è una questione così semplice, fatta di dare e avere.

Nella vita la permuta, il baratto, il franchising, non esistono.

La mia fragilità gira come una trottola sopra un tavolo toccando tutto quello che mi riguarda da vicino: decisioni, sentimenti, soluzioni; mi sembra di essere un pesciolino rosso in un acquario, sfioro ogni angolo, vado avanti e indietro: le stesse alghe, le stesse pietroline, la solita piccola anfora dove andrei a nascondermi, proprio come fa un pesce quando si picchietta sulla vasca.

Che mi importa di cosa c'è fuori. Io non voglio l'Oceano, mi basterebbe soltanto un cerchio bianco e luminoso a darmi la pace che cerco dalla notte dei tempi.

Vorrei una Luna d'Autunno, non troppo chiara, ma neanche tanto scura.

Ne vorrei una da sogno. Perché ai sogni, io ci credo ancora.

Anche se a volte, ho come l'impressione che il tempo mi stia sfuggendo di mano. Le giornate sono sempre più brevi e la luce se ne va, soffocata dall'arancione, se ne va piano piano, senza chiedere il permesso a nessuno, senza doversi voltare indietro.

Questa stagione mi somiglia, sarà per questo che sembra aver notato l'esistenza del mio sguardo malinconico.

Ho sempre pensato di non avere bisogno di calore umano.

La verità è che ne ho abbastanza delle promesse, del fato che ti volta le spalle, delle parole che non servono, di cui si riempie un'aria oramai stressata dal vizio e non dalla virtù.

Forse voglio stare sola. La solitudine fa bene, tempra le anime stanche di non credere. Uno spirito inquieto e ribelle come il mio invece ha un immenso bisogno di credere.

Cosa mi manca in fondo? Quasi niente...

Eccolo quel maledetto "quasi"... mi frega ogni volta! Ogni maledetta volta che lo pronuncio spiego le ali e volo, chissà dove, a cercare la Luna, la mia Luna.

Infatti, a pensarci bene, qualcosa che mi manca c'è. Mi manca di sciogliermi come neve al sole, mi manca di sentirmi non libera, di non riuscire a fare a meno di un volto, di un bacio, di una parola sussurrata vicino al mio orecchio scoraggiato da non averne sentita più una autentica. Vorrei la pelle d'oca, non per il freddo che sento ora, ma per un fuoco che scalda e ripara. Soffro per questo, non per altro.

Il resto è contorno, piccole frange, ritagli di vita che non mi interessano.

Vorrei essere un fiore raro, che vive e sopravvive al freddo e al gelo in alta montagna e consegna i suoi petali più fragili ai bisticci del vento. Vorrei incontrarti ma non me la sento, vorrei sorriderti ma non ce la faccio, non vorrei tornare indietro anche se la strada la conosco come le mie tasche.

Questa sono io: una che NON ce la fa perché ha paura.

Che non è capace di fermare il tempo e darsi del tempo.

Mi manca una Luna d'Autunno, non troppo chiara ma neanche tanto scura

che si nasconde proprio come faccio io.

Vorrei sapere se esiste. Qualcuno me lo dica. Prometto di custodire il segreto, di non distrarla dai suoi bagliori più intimi. Se almeno si facesse accarezzare dalle stelle più piccole, quelle che brillano meno di tutte le altre e che in un silenzio sinergico la adorano come fosse una statua.

Ci sarà pure da qualche parte, un cielo per due, per i miei occhi e per i tuoi?

Non lo so. Non so chi sei, dove sei, ma quella notte per me e per te, non sarà una notte qualsiasi.

Sto cercando quel che può sembrare niente per qualcuno e che a chiamarlo così mi fa quasi spavento.

Per me quel che voi pensate possa essere niente è tutto.

Forse chiedo troppo, ma io so aspettare quando ne vale la pena.

Aspetto che arrivi, per vederLa insieme, la nostra Luna d'Autunno.

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