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Una storia di micheleverdi

Michele Verdi P. I.

IL BARISTA NON E'  UN X-MEN

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Pubblicato il 25 ottobre 2017 in Humor

Tags: Bar cliente giovani noir saggio

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Un popolo che non sa stare al bar, non sa stare al mondo.
Un popolo che non sa stare al bar, non sa stare al mondo.

Mi chiamo Michele Verdi, sono un investigatore privato, tabagista e semialcolizzato. Amo il rock, detesto la tecnologia invasiva e se posso, non faccio un cazzo. Dopo trent’anni passati quotidianamente al bar mi sento di dover dire qualcosa ai Signori Clienti:

Non ce la faremo mai.

Meritiamo l’estinzione.

Ho già detto tutto, ma se sei uno di quelli che non gli basta mai, prosegui pure. Sappi che descrivo solo gli aspetti negativi dell’essere barista. Grazie a Dio ci sono anche momenti edificanti per chi decide d’intraprendere questa professione. Se così non fosse, altro che terroristi islamici. La fuori sarebbe pieno di baristi che si fanno esplodere nei centri commerciali.

A questi umili eroi vanno la mia gratitudine e solidarietà.

Michele Verdi

Premessa

Dovete rendervi conto che aldilà del vostro titolo di studio, la vostra sensibilità, la vostra educazione, la vostra simpatia, quando entrate al bar vi succedono due cose, in maniera diversa per ognuno, ma accadono:

- Spegnete il cervello.

- Avete la sindrome del Re Sole.

Immagino cosa state pensando “ No, ma io non sono così. Sono simpatico e grazie a Dio i miei mi hanno insegnato l’educazione. E poi, il mio/la mia barista è felice quando mi vede, è contento di parlare con me.”

Cazzate.

Chi è il barista?

Meglio spiegare chi non è.

Non è un X-Men: ha cinque sensi come voi, per cui non legge nella mente, non ha un super udito e di norma non ha il dono dell’ubiquità.

Non è uno psichiatra. Persone con problemi mentali entreranno da quella porta, e dovranno essere gestite con gentilezza e pazienza.

Non è uno psicologo, ma a furia di frequentarvi lo diventa.

Non è uno che cambia la moneta. Mai sentito parlare di banche?

Non è un medico e nemmeno farmacista, il mal di testa ve lo tenete.

Non è un giornalista di cronaca nera locale. Non sa chi ha fatto l’incidente la mattina, nel paese vicino. Purtroppo per lui dovrà scoprirlo.

Non è un distributore gratuito di sigarette e accendini. Perché non provate ad andare in tabaccheria a chiedere sigarette e fuoco a scrocco? No non me lo dite… provo a indovinare. Non sarà perché lì vi chiedono i soldi? Mentre al bar, tutto è dovuto e con il sorriso.

Non è un giornalista sportivo, non sa tutti i risultati, di tutte le partite, di tutti gli sport, in tempo reale.

Non è una guida tv.

Non ha vinto un Nobel per la chimica, ma dovrà servirvi rapidamente cioccolate tiepide.

Non è assessore al commercio, non sa quando aprono-vanno in ferie-chiudono gli altri negozi del paese.

Non gestisce un asilo nido. Invece di parlare due ore con le amiche, mamme, fate le mamme anche al bar. Papà, non ho parole. Voi siete un caso disperato. Mentre bevete, vostro figlio potrebbe incendiare la vostra sedia mentre rifate i conti del fantacalcio.

Non è l’ufficio anagrafe, non sa chi è nato e morto oggi.

Non compila l’orario dei treni e degli autobus.

Non è una banca che vi accorda un fido. Andare al bar è un lusso, se hai soldi in tasca bene. Altrimenti non farti vedere.

Non è un metereologo.

Non è un amante dei comizi politici. Nella vita privata non corre su e giù per l’Italia ad ascoltare i vari esponenti dei partiti, quindi non è che brama di sorbirsi i vostri.

Le bariste non sono oggetti delle vostre fantasie sessuali. A meno che, non siate così brillanti con tutte le donne che incontrate. Non lo siete. Impacciati e ridicoli nella vita reale, ma con quella disgraziata dietro il bancone fate i fenomeni. Ripigliatevi cazzo.

Se un barista vuole sopravvivere deve essere tutto quello che non è. E ancora non è sufficiente. Deve essere tutto quello che non è, con simpatia e affabilità.

Pensiate che sia finita qui? Manco per il cazzo.

Doveri di un barista

Orari, questi sconosciuti

Teoria:

Deve rispettare gli orari di apertura e chiusura del locale.

Pratica:

Deve FAR rispettare gli orari di apertura e chiusura del locale.

apertura

L’avventore non sa leggere, e se lo sa ritiene che gli avvisi dei turni affissi all’ingresso non siano mica rivolti a lui. Sono di bellezza. Vuoi mettere una stampa di Mirò con “Giorno di riposo: lunedì”?

Quotidianamente il barista è trascinato in discussioni surreali. Il cartello annuncia che si apre alle 7,30. Sono le 7,05, il locale è nella semioscurità, il barista sta trafficando, le serrande abbassate, tranne quella d’ingresso che è a metà. Il cliente pensa:

“Posso fisicamente entrare contorcendomi?

Si. Allora è aperto”.

Mentre è già dentro con un piede, e il capo sotto la serranda, chiede:

- E’ aperto? – “Mi scusi / buon giorno / etc.” Sono forme verbali che il cliente non è tenuto a usare. Lui paga e che cazzo.

- Certo, Signora noi facciamo entrare tutti al buio, passando sotto la saracinesca. –

Pensate che il sarcasmo abbia fatto effetto?

- No, volevo solo un caffè e tre brioches alla crema da portar via. –

(dimenticavo, il barista non è un pasticcere.)

Che fa il barista? La manda a fare in culo? No, non può. Fa quello che deve fare, perché tanto è solo un caffè, lui è solo un barista e anche se inizia alle 7,30 non importa.

Provate a immaginare di essere al lavoro e che qualcuno vi chieda di iniziare venti minuti prima. Tanto é solo una pratica, e solo una piccola parete da tinteggiare, è solo una lezione di storia.

Venti minuti della vostra vita. Che sono? Secondo me andreste dai sindacati o rispondereste a tono. Anzi frantumerete le palle a parenti e amici per l’ingiustizia alla quale vi hanno sottoposto. O provato a farvi, perché siete dei cuor di leone che non si fanno mica calpestare.

Ma andate a fare in culo.

Al barista? Che cazzo, è il suo lavoro. Schiavo dei capricci e delle esigenze di noi altri.

La chiusura.

In Inghilterra e generalmente nel nord Europa, si suona la campana per l’ultimo giro, e alle 23.30 il locale è vuoto.

Strano che rispetto a noi queste persone abbiano un’economia solida e una qualità della vita alta.

Sanno leggere e hanno l’umiltà di pensare che divieti e regole li riguardino personalmente.

In Italia, nemmeno ve lo spiego.

Chiusura alla mezzanotte, sono le 0,20 il locale e nelle stesse condizioni della pre-apertura mattutina. Il barista sta pulendo la macchina del caffè, i ritardatari, alzano lo sguardo dallo smartphone e chiedono:

- Ma… hai già pulito la macchina? O posso avere un caffè?–

- Devi chiudere o sono in tempo per un’altra birra? –

- Posso usare il bagno? –

- Ci fai i Jack della buona notte? –

La risposta del barista è scontata. Non può contrariare i clienti, soprattutto quando ne ha diritto. Perché il cliente serale può decidere le sorti del locale. Il cliente lo sa, e inconsciamente ne approfitta. Non è mai un confronto alla pari. In un paese senza regole, come quello italiano, chi ha il coltello dalla parte del manico, abusa di questo potere effimero. La vera grandezza della persona, e di conseguenza di un popolo, si raggiunge quando non si usa il potere con gli indifesi.

Provate a usare la stessa dinamica con il vostro direttore di banca, o con Equitalia. Sono anche loro a vostro servizio, ma chissà come, con loro, vi fatte piccoli.

Forse, e dico forse perché non conosco la situazione. In Finlandia si è meno stronzi con i baristi e più ardimentosi con i direttori di banca.

Alla fine è questione di sensibilità, intelligenza e palle. Dovrebbe essere materia di studio.

Pulizie e igiene

Ogni dannato giorno, deve pulire e sanificare attrezzature e locali. Vi tralasciato tutte le altre stronzate HCCP alle quali deve sottostare. Niente di male, è nei suoi compiti, ha voluto la bicicletta?

Ciò non toglie che sarebbe accettabile non trattare il bar come una discarica: comportarsi da maiali, perché tanto c’è uno stronzo che dopo pulisce. E quando dico “dopo”, intendo dopo la chiusura, di notte, dopo che è riuscito a chiudere il locale. Che non è mai quando dovrebbe essere.

Se rompete un bicchiere, vi cade per terra una bibita; siate persone decenti: avvisate subito il personale. Lo stesso se finite la carta igienica o le salviette, cos’è? Pensate di essere sgridati?

Un piccolo inciso per le signore che affollano i bar al mattino. Il barista sa chi tra voi si fotte la carta igienica, quindi state in allerta.

Fare lo scontrino

Non ho mai capito, perché i bar che non fanno lo scontrino sono più frequentati di quelli che lo fanno. Anche per i più ligi è impossibile batterli tutti.

Facciamo un passo indietro, che vi si spegne il cervello lo dovreste aver intuito, parliamo della sindrome del Re Sole. Quando entrate al bar, la gente che è seduta o al banco, non è lì che sta aspettando di consumare, no, è lì perché non sa dove cazzo andare. Il barista che traffica con la macchina del caffè si sta allenando, perché non ha nulla da fare.

Deducete che è già il vostro turno per essere serviti.

Vi potete abbassare a salutare quel pezzente? Ma siamo matti? Dite:

- Un macchiato. –

E porca paletta l’imbecille ci mette quasi due minuti a servirvi. Ora dovete pagare e non avete tempo. Perché i clienti del bar sono o chirurghi che devono operare un bambino a cuore aperto nei prossimi dieci minuti, o devono sventare l’ennesima minaccia aliena. Hanno fretta e devono conservare le forze, non possono raggiungere la cassa a tre metri di distanza. E, udite-udite, mettersi in fila. Abbandonano monete sul bancone. Per non sentirsi in colpa urlano:

- Lascio qui. –

Il barista, appena ha un attimo, raccatta le monete. Pensa all’Agenzia delle Entrate, trattiene una bestemmia, e le mette nel cassetto.

A volte vi fa lo scontrino anche se voi gli chiedete di non farlo, vi vendicate dello Stato ladro solidarizzando con il barista, che se fa lo scontrino, deve dire che è stato distratto, per non contrariarvi.

Vi rendete conto di come siamo messi?

Somministrare bevande e alimenti

Oltre a questo, ha l’obbligo di non somministrare alcol a chi è già in evidente stato d’alterazione.

Quei pochi che lo fanno, nel migliore dei casi. Perdono un cliente e sono insultati. Può succedere che si debbano difendere. La merda ubriaca, se non la spunta, danneggerà il locale e comunque romperà i coglioni per un bel pezzo. Come? Cosa? Chiamare le forze dell’Ordine? Quando atterri su questo pianeta, ti racconto un paio di cose.

Il barista cosa fa? Sta al gioco, gestisce la situazione cercando di far andar via l’ubriaco molesto con il minor danno per se e per gli altri. Che notoriamente sono tutti Jackie Chan. Dopo.

Ciò che dovete tenere presente è che il cliente al bar ha sempre ragione. Anzi, il cliente è sacro. Ma non per la vostra magnifica personalità, lo siete in quanto fonte di reddito. Un barista ha visto di tutto, e sopporta anche gli stronzi. Se un barista con voi è particolarmente sgarbato, e siete clienti che pagano, un paio di domande fatevele. Se poi vi è capitato di essere stati trattati male da più di un barista, e allora amici miei:

Non sapete stare al bar.

Non sapete stare al mondo.

Sparatevi. Se non ce la fate, non procreate. Scommetto che avete già due piccoli stronzi, che ammorbano il pianeta.

Stare al bar

Per i più tardi tra voi, è giunta l’ora di prendere appunti.

In un bar di paese la divisione della clientela divisa per fasce orarie, grosso modo la seguente:

- Prima mattina: Gente che deve andare al lavoro.

- Mattina: Pensionati, mamme, turnisti e perditempo patentati.

- Mezzogiorno: Artigiani che si fermano per un aperitivo, impiegati che pranzano e perditempo patentati.

- Primo pomeriggio: Perditempo patentati.

- Pomeriggio: Mamme e pargoli, adolescenti, turnisti e sapete già chi.

- Aperitivo: Gente che ha finito la giornata lavorativa e i nostri eroi.

- Sera: Coppiette, coppia di amiche, amici che lumano le ragazze, e i perditempo che ormai non ricordano più cosa cazzo ci sono venuti a fare.

- Mezzanotte: Uomini e donne che di andare a casa non ne hanno mezza.

La regola generale è la seguente: Entrate, consumate, pagate e ve ne andate. Questo è il sogno di ogni barista, che accade poche volte al giorno.

Stare al bar la mattina presto.

Come al solito vi siete svegliati in ritardo, sapete che già che si sarà traffico, ma senza il caffè non vi riprendete. Andate al bar, ordinate un caffè mentre cercate la Gazzetta, che come al solito la sta leggendo al tavolino, il solito pensionato che non ha un cazzo da fare. Bevete il caffè portando in giro la tazzina in cerca del giornale locale. Leggete i titoli, pagate, salutate e via.

Per voi solo applausi.

Per quelli già incazzati, che picchiettano con la moneta il banco e con l’altra agitano la bustina di zucchero. Che ordinano con un grugnito e nemmeno salutano. A voi non dico nulla, la vita vi ha già presentato il conto. Poi ci sono i frutti di questa società malata: sono quelle persone che mentre con la destra portano la tazzina alle labbra, con la sinistra porgono con insistenza l’euro al barista.

Non sarebbe il caso di fermarci un istante e riflettere sulla follia che pervade la nostra vita?

Stare al bar la mattina.

Questo è il momento migliore-peggiore della giornata. Per un barista è più logico affrontare quattro albanesi ubriachi alle undici di sera, che tre signore di mezza età alle dieci di mattina. Non dico che preferisce la prima ipotesi, anzi. Ma in quella situazione sa già cosa fare. La seconda è un viaggio nell’iperspazio.

Mi rivolgo a voi gentili Signore e amabili Signori, sappiamo tutti che il caffè è una scusa, vi ritrovate al bar per chiacchierare. Bene, bravi. Sarebbe bello che almeno una volta i vostri discorsi fossero significativi, e abbracciassero temi umanistici o di geopolitica. Una volta l’anno potreste tentare, ma contenti voi.

Abbiamo appurato che non siete al bar per una toccata e fuga, ci rimanete per mezz’ora, un’ora, due ore? E allora non frantumate il barista se nel giro di venti secondi non ha portato a voi e alle vostre tre amiche:

- Caffè decaffeinato lungo macchiato freddo alla soia.

- Ginseng corto in tazza grande, con bicchiere di acqua frizzante tiepida.

- Caffè schiumato con cacao e/o cannella.

- Una birra media (magari).

- Caffè marocchino.

A questo punto bevete e chiacchierate, finito di bere chiacchierate. Chiacchierate. Ma non vi limitate a questo, riempite le tazzine che avete usato con il resto delle bustine di zucchero, fazzoletti e Dio solo sa cosa. Sono convinto che lo facciate per senso estetico, per pulire il tavolo. Qui entra in gioco un minimo di psicologia, se il barista mentre voi siete ancora al tavolo nel pieno della discussione viene a ritirare il tutto, cogliereste il segnale: avete finito, andatevene.

Il barista non vuole darvi questo segnale, e per non equivocare aspetta che siate andate via per rassettare. Quando lo fa, trova le vostre opere d’arte. Non ha una macchina speciale che vuoti automaticamente le tazzine, lo fa con le mani. Fidatevi donne, non è una bella sensazione. Se proprio dovete, lasciate tutto sul piattino e se siete ardimentose utilizzate il cestino.

Ciò che mi fa sbarellare delle signore al bar è quel momento in cui una di loro si alza e di buon passo va alla cassa. Penso, avrà mille faccende da sbrigare e si è accorta di essersi trattenuta più del dovuto. Il barista pensa la stessa cosa e sbriga la transizione velocemente. La signora esce? No! Corre di nuovo al tavolo, per non perdersi il filo del discorso.

Fantastiche.

Mamme per voi un unico appunto. Anche se ce ne sarebbe da dire, ma siete donne, siete mamme: sapete già tutto.

Quando vi recate nei centri commerciali per cercare giocattoli per il vostro bambino, avete mai visto la sezione: Bustine da zucchero?

No?

Devo continuare o il vostro intuito superiore ha già colto il nocciolo del discorso.

A voi uomini del mattino chiedo solo un minimo di sensibilità. Anche se il vostro socio, gioca il due bello alla cazzo, non bestemmiate. Se alzate lo sguardo potreste notare un bambino che sta devastando la scatola delle bustine da zucchero. Avrà tutta la vita per bestemmiare, non anticipiamo i tempi.

A chi viene con il cane: Siete quelli che passano mezz’ora al pascolo con le mucche?

No, vero?! Cosa centrano gli umani con le vacche? Niente.

Quindi: cosa cazzo centrano i cani con il bar?

Spero almeno che non abbiate di quei toporagni che abbaiano in continuazione.

Stare al bar a mezzogiorno.

Solitamente formate un piccolo club a se stante. Non particolarmente molesto, spesso scanzonato. Dovete rammentare che il barista ha due mani, spesso in questa fase è indaffarato. So che l’alcol quando chiama è una bestia, tenete duro e aspettate che il barista vi stia guardando per ordinare. Fate incazzare, quando con superficialità senza voltarvi, dite:

(ovviamente, la grammatica è fantascienza)

A - Cià [nome barista] fa un altro giro.-

B - No, io basta.-

A - Dai, non fare il coglione. –

C - Eh? Cosa. No, per me no, devo andare. –

B - No, ti ho detto che sono a posto così. –

C- Una piccola, che devo andare ma doppio malto.

A - Dai, [nome del barista] fai un altro giro. –

B - Devo andare ti dico.-

C - Io piccola eh! –

A - Piccola ma dai…-

B - Io no! Anzi, ti pago il mio Campari e questo giro.-

A - No, aspetta, questo giro è mio. –

B - [ nome barista ] prendi.-

Banconota da venti Euro.

Il barista a questo punto ha due strade o tenta di capire cosa cazzo prenderanno i tre. Oppure chiede. Nel secondo caso la scenetta si ripete, poi quello che doveva andare via cede e prende una piccola. Pensate sia finita qui? No, i ragazzi ripetono la scena altre tre volte.

Stare al bar di pomeriggio

Provate a comportarvi come se foste ospiti dai parenti.

Tutto qui, non è complicato vero? Ma alcuni di voi sono la distanza più lunga tra due punti.

Al bar, impari a non fare lo spandi-merda. Puoi essere tosto, prima o poi troverai chi è più duro di te.

Ricordo un venerdì mattina, ero al bancone sconvolto dalla notte prima: stavo uscendo o rientrando a casa?

Due tipi di quelli giusti per questi tempi, ordina fieri caffè e brioches, senza latte che è da donne. Rimangono paralizzati con il cornetto a mezza strada mentre moldava trentenne ordina caffè e Jameson.

Ci sono poi duri di cartapesta che mettono i piedi sulla sedia. Quando il barista è nei pressi tornano composti. Se il barista è di quelli navigati, non dice nulla, un uomo intelligente non spreca tempo con un idiota.

Stare al bar all’aperitivo

Prendo fiato, anzi faccio una pausa sigaretta. Non vorrei essere frainteso.

Siete dei morti di fame, dovreste vergognarvi.

Se volete cenare andate al Ristorante. Se siete affamati, oltre all’unico Crodino che prendete, ordinate un panino o un toast. Invece, spazzate via mezzo buffet.

Abbiate la decenza di spendere due soldi, soprattutto nei locali che non applicano la consumazione obbligatoria. Una volta nella vita, siate Signori e non bifolchi senza palle.

So che quello che vi chiedo richiede capacità acrobatiche:

Cercate di portare le patatine alla bocca, senza farne cadere tre quarti.

Da qualche parte ho letto di corsi serali, dateci un’occhiata.

Stare al bar la sera

Donne il mio amore per voi è sconfinato. Angeli miei non si può stare seduti al tavolo per tre ore con un caffè! Quando va bene, perché ci sono fanciulle che nemmeno quello prendono.

Come dite?

Il barista non paga luce, gas, tasse, affitto e cazzi vari.

No, ragazze, quello è il dipendente della biblioteca comunale.

Al bar si dovrebbe consumare bevande al ritmo di una ogni mezz’ora. Non ce la fate? Non avete soldi?

Andate fuori dal cazzo. O per Dio imparate a bere come fanno nel nord Europa.

Stesso discorso per gli smidollati trentenni, che chiedono la cioccolata o il cappuccio alle undici sera.

Il maschio al bar beve alcol. Punto.

A tutti color che stanno storcendo il naso dico: Andate con i soggetti sopra descritti a sparare le miccette al parco, ma non fatevi vedere al bar. Datemi l’illusione che l’Italia sia un paese composto da persone pulsanti e non di un ammasso di vigliacchi bimbi minchia.

Se San Marino s’incazza ci invade in tre giorni. E noi del nord Italia dovremmo installare reti al confine, per evitare che i Sanmarinesi (o come cazzo si scrive) per lo slancio si ritrovino in Svizzera. Non accade perché anche a San Marino, è pieno di bimbi minchia.

Che razza di società verrà a divenire se uomini dai venti in su vanno dall’estetista e non al bar? Si ritrovano nei locali fighetti a bere Mojito e cazzate varie, disdegnando il Campari con il bianco. Quali uomini potranno affrontare le sfide del futuro se ignorano la Briscola Chiamata e giocano a Texas Holdem on line?

Il mistero più grande siete voi donne. Che a questi con le scarpette giuste e risvoltino gliela date.

Non è solo vostra responsabilità. La mia generazione distratta vi ha lasciato crescere in un modo globalizzato e iper tecnologico. La tecnologia non ha passato, è proiettata nel futuro. Annichilisce tradizioni e senso identitario. Il passato non vi appartiene. Avete un futuro condiviso, usate gli stessi strumenti, mangiate la stessa merda. Stessi abiti. Medesimi riti.

Secondo me entro trenta anni, festeggeremo il giorno del ringraziamento anche in Italia. La Brexit e le spinte autonomiste sono perpetrate da vecchi come me.

Saremo spazzati via dai vostri ”Like”.

Stare al bar a mezzanotte.

Avete bisogno di un disegno o avete capito?

Piccoli consigli per chi vuole intraprendere questa professione

Andate a spacciare, meno complicato e più remunerativo.

Se non siete squali soccomberete. Se non avete un commercialista con il pelo sullo stomaco e un avvocato spietato, soccomberete.

Chi controlla il mare comanda il mondo. Chi controlla il flusso di caffè comanda il paese.

Se pensate di puntare sul servizio e la qualità: fallirete. L’Italiano non la sa riconoscere la qualità (lo crede, ma non è così), non ama la bellezza. Avete notato il nostro paese com’è conciato? Avete notato la gente che c’è là fuori? L’italiano è un troglodita, e nemmeno tanto sveglio. Magari ve la siete presa perché vi definisco trogloditi. Tranquilli. Lo siamo tutti, non si accorge nessuno della situazione.

Tranne i disabili in carrozzina.

Per non essere definiti trogloditi è necessario dar prova di intelligenza, sensibilità e onore. Non frequentate bar che hanno barriere architettoniche? Il fatto che ci siano è per voi un elemento disdicevole? Vi siete mai messi nei panni di un disabile? Vi siete commossi con Bebe Vio?

Se avete risposto “si” solo all’ultima domanda: siete trogloditi.

Un sindaco che nel suo Comune ha di queste situazioni dovrebbe dimettersi e la popolazione boicottare questi locali. Non succederà mai. Allora invito le associazioni di disabili di porre, sui cartelli stradali che indicano il nome del comune, adesivi con la scritta: Paese di Trogloditi.

Baristi, per non sbagliare, portatevi avanti: dategli le cose da trogloditi:

- Due paio di tette.

- Luci sfavillanti.

- Musica di merda a tutto volume.

- Slot machine

- Red Bull

Cazzo la Red Bull, ha più dignità il Crodino. E stiamo parlando del Crodino…

- Cocktails annacquati all’ultimo grido.

- Buffet ricchi di cose surgelate cotte al microonde.

- Calcio.

- Un pusher non è richiesto, ma è gradito.

Non battete uno scontrino, perché come vi dirà il vostro commercialista, anche se vi beccano, lui saprà come patteggiare con il suo amico dell’ Agenzia delle Entrate.

Disposti a non essere mai tristi e a dover ascoltare tutti, sempre. Insomma a diventare un orecchio con il sorriso.

Si tratta di essere sul palco, ogni vostro gesto, parola o tic. Sarà analizzato e commentato. Dall’altro canto vi scorrerà davanti la Vita, della quale sarete solo testimoni. In un battibaleno saranno passati dieci anni e voi sarete solo più vecchi di venti.

Avete presente Rutger Haeur in Blade Runner quando attacca con il pippotto “ Ho vistose che voi uomini…” Un barista gli risponderebbe così:

- No, ragazzo mio. Non ho visto tutte quelle cose sfavillanti, ma un paio di stramberie le ho viste anch’io. -

Gente che si rimpinza di patatine con il caffè.

Cani più intelligenti dei padroni.

Comitive di universitari che chiedono venti centesimi a fanciulle per far tornare i conti.

Otto donne intorno a un tavolo che discutono. Da far tremare i polsi.

Uomini che da dieci anni, è una brutta giornata.

Fenomeni che, cronometro alla mano, riescono a bere tre Ceres il tempo necessario a Bolt di fare i duecento metri.

Quella volta al bar era partita una discussione epica. Il barista aveva pensato di sfidare Bolt, mettendo tutto su Youtube e mandare un “Challenger”. Su questo punto alcuni di noi non ci hanno capito un cazzo, ma ci siamo fidati. La sfida prevede che il nostro eroe corra i duecento metri piani. Ipotizzando che il quarantaquattrenne, gessista da venticinque, c’impieghi cinquanta secondi. Dopo la corsetta, il tipo si sarebbe spazzato via quattrocento grammi di carbonara bevendoci sopra Vecchia Romagna. Dopo un paio di grappe si sarebbe cimentato nel bere quante più Ceres possibili, nei venti secondi scarsi che Bolt impiega nei duecento metri. Il nostro amico cubano, per accettare la sfida, avrebbe dovuto mangiare la carbonara con la Vecchia, spararsi due grappe e in cinquanta secondi (tempo del gessista) ber più Ceres dello sfidante.

Dopo questa pensata ci si è fatti prendere dall’euforia. Si voleva scrivere al Comitato Olimpico Internazionale per organizzare le Olimpiadi dei Rasi.

Due piastrellisti con i piedi buoni, avrebbero invitato Ronaldo a trascorrere una giornata in cantiere con loro e dopo un aperitivo “normale” a tirare punizioni.

Comprendete donne cosa fanno i vostri uomini al bar?

Sognano.

Non è solo il luogo dei sogni. Impari a relazionarti, verifichi quale persona sei e sarai. Se umile e intelligente sarai Uomo. Imparerai a stare al bar e a stare al mondo.

Mamme. Se vostro figlio si ferma al bar e fa tardi:

Sgridatelo poi esulate.

Non so nulla di bar che con slot machine.

Li odio come odio ascoltare musica latino americana. Si deve ballare? Ok, dopo la seconda piroetta me la devi dare o vado a bere. Fuori.

Non vedo le partite al bar. Non vi voglio dire che il Calcio è una merda spacciandomi da colto-superiore.

Il Calcio è una merda, ma non posso farne a meno.

Quando gioca la mia amata Juve [ a proposito, ieri sera l’Inter è uscita dall’UEFA con il Berishavattelapesca, fratelli interisti è imbarazzante insultarvi, mi togliete il gusto della presa in giro. Ripigliatevi cazzo.] la seguo in tv se in chiaro, altrimenti la vivo con la radio. Non voglio stare gomito a gomito con un tizio che in novanta minuti beve un caffè, pontifica su tatticismi insultando beniamini e avversari.

Penso sia tutto.

Quando finirai di leggere, andrai a bere il tuo fottuto Moijto e dirai al “tuo” barista:

- Ma hai letto “il barista non un X-Men”? –

- Si. Ma è esagerato, per fortuna non ho una clientela così. Però è divertente. –

- Già, è divertente. –

Lui continuerà a fare il barista, e tu lo stronzo in cerca di tartine con cui rimpinzarti. Gratis ovviamente. Ci vediamo la fuori.

Michele Verdi

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