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Una storia di Franco.frasca.bhae

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La Zingara

L'incontro con una zingarella che legge la mano. Un inarrestabile desiderio di conoscere quello che ci aspetta.

Pubblicato il 10 gennaio 2015

E’ il giorno della festa. Dopo è anche possibile andare per mare o per campagne a passare serenamente l’estate. Prima sarebbe stato …un tradimento alle proprie tradizioni, alla famiglia, agli amici, alla propria storia. C’è la processione, ci sono le bancarelle degli ambulanti , i fuochi d’artificio, il gelato in piazza, ci sono i vestiti più nuovi da esibire, le ultime acconciature delle signore, gli sguardi penetranti di quelli che cercano fidanzate , le chiacchiere più cattive, gli amori più travolgenti che si dichiarano o quelli già finiti che si frantumano. E’ il giorno della festa. Lo hanno annunciato le campane del Duomo di buon mattino e tutti gli abitanti del paese si sono messi in movimento. Persino i colombi sono stati allertati. Volteggiano nervosamente sui tetti delle case e delle chiese come distratti o forse ammaliati dai colori e dai suoni che si spandono dabbasso. Le famiglie degli zingari sono arrivate durante la notte. Hanno parcheggiato i loro pulmini, che sono anche le loro case , quasi con discrezione negli spiazzi di periferia . Preparano i palloncini di tutte le forme e dimensioni per i bambini più piccoli che inutilmente cercheranno di trattenerli al guinzaglio con un sottile filo bianco. Presto, scapperanno via liberi nel cielo oppure si afflosceranno inesorabilmente giù per terra. Questo popolo errante per fiere e per feste serba ancora un antico privilegio. Alcuni di loro, in genere le donne più anziane, hanno un dono portentoso. Predicono il futuro! A buon mercato ti svelano il destino . Seduti ai tavoli dei bar o passeggiando per il corso agghindato con luci e festoni, gli uomini e le donne del paese inebriati dall’aria frizzante della sera hanno voglia di conoscere quello che li aspetta domani. Non hanno paura , sanno bene che la zingara della festa non li tradirà mai. Mi ferma una di loro, non è vecchia, anzi mi pare proprio una ragazzina. Stranamente non è vestita di nero, e questo già depone bene. Mi chiede di leggermi la mano in cambio di appena cinque euro. Non credo naturalmente nei suoi poteri ma la prendo a simpatia e le propongo uno stupido gioco

“ Ascoltami bene. Io ho tre desideri. Una salute di ferro. Una lunga vita. E tanto denaro quanto non ne ho mai visto prima. Se tu riesci a leggere tutto questo nella mia mano ti regalo dieci euro, in caso contrario ti devi accontentare solo di quello che mi hai chiesto . Ci stai?” .

La zingarella ci pensa un po’, accenna un sorriso e decide di accettare la strana sfida. Gli stendo il palmo della mano sinistra, curioso di sentire le parole che confermeranno le mie “voglie” diciamo scontate e comunque non proprio originali. Ma sono disposto a pagare il doppio della tariffa per raccontare quella scena. La giovane cerca di darsi un contegno e scorre la mia mano come la pagina di un libro. Poi il suo viso si contrae, strizza gli occhi e quasi contrariata mi da il resoconto della lettura.

“ Mi spiace, solo uno dei tuoi desideri si avvererà. Per gli altri due la linea è interrotta e quindi purtroppo per te non avranno futuro! Dammi le mie cinque euro e ti auguro di fare una buona estate”.

Sorpreso e infastidito dalle grida di un nugolo di bambini che si contendono una palla, pago come un automa quanto stabilito e non ho neanche il tempo di mettere in ordine i miei pensieri che la zingara è già sparita come inghiottita dalla folla che sale e che scende. Me ne torno a casa un poco contrariato, il gelato di nocciola e pistacchio mi ha lasciato in bocca un retrogusto amarognolo, e poi rimugino strani pensieri ,

“Mettiamo che avrò una salute di ferro, ma che cosa me ne faccio se dovessi morire fra un mese o fra un anno in un incidente d’auto. O magari vinco alla lotteria e poi mi ritrovo una malattia che mi costringe al letto e mi porta velocemente alla morte. Forse sarebbe meglio vivere a lungo . Però sarei un malato cronico e senza un soldo in tasca e allora che vita sarebbe!” .

Nel cielo irrompono i fuochi d’artificio che chiudono la festa. Alzo lo sguardo e approfittando del rumore assordante delle bombe ad effetto mitraglia grido ad alta voce

“Zingara! Mi hai rovinato la festa. Mi hai preso per il culo. Sono uno stronzooo! ”.​

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