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Una storia di LuigiMaiello

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Una storia semplice senza grandi pretese, come questa serata

Pubblicato il 08 novembre 2016

Questa sera mi ritrovo a scrivere,

ma avrei voluto leggere, anzi, ci ho provato pure, ma dopo poche pagine ho richiuso il libro. Ancor prima, in realtà, ho provato a guardare un film, ma, dopo qualche battuta ho capito che quel racconto non mi interessava. Così, nei confronti dello schermo prima, e del libro poi, ho avvertito una certa insofferenza: era una di quelle classiche situazioni in cui non sai bene cosa vuoi per cui non ti va bene niente.

A me però è andata bene, perché c’è stata quasi subito una presa di coscienza e mi sono reso conto che forse il problema poteva essere risolto in altro modo: semplicemente mi sono accorto che io non volevo leggere o guardare le storie d’altri, bensì raccontare qualcosa di mio: era quello che mi mancava, e così ho iniziato a scrivere senza avere un progetto di partenza, anzi, anche ora sto scrivendo quasi di getto e la cosa più strana è che non so a cosa mi porterà questa avventura di scrittura. Finora ho deciso solo il titolo:

“Una storia semplice, senza grandi pretese, come questa serata”.

La scena più o meno è questa: sono in camera mia, con la lampada che ho cercato di posizionare nel modo migliore possibile sulla scrivania. La luce l’ho aggiustata con cura perché c’è bisogno di una luce diversa tra quando si legge e quando si scrive. Nel mio caso poi alla lampada è affidato un compito arduo e doppio: deve far luce sullo schermo cercando di non farmi sentire la stanchezza e deve cercare di illuminare i miei pensieri, che giacciono stanchi sotto i miei capelli, che non sono lunghi come qualche settimana fa, ma di certo sono più crespi del solito. Sarà colpa della pioggia, che, dal balcone socchiuso, sento cadere sulla terra.

Prima di sedermi ho lasciato il balcone aperto, o meglio, non del tutto chiuso: ecco un altro sintomo della mia insofferenza: ho bisogno di una piccola apertura che mi ricolleghi al mondo esterno e che porti aria fresca e ossigeno alla mia mente e ai miei pensieri.

In altri momenti la pioggia mi avrebbe innervosito, perché, lo confesso, io non sono tra coloro che amano la pioggia, o meglio, mi piace solo in pochissimi casi: e mi riferisco a quando puoi startene a casa (come stasera) a fare quello che vuoi e la pioggia, che deve essere morbida, e non irruenta, ti fa da sottofondo, quasi da compagnia; in tutti gli altri casi vedo l’acqua che cade, più come un impedimento che come un piacere.

Alla pioggia, lo ammetto, preferisco il sole,

anche quello che ti fa sudare. Sotto il sole molto caldo di mezzogiorno, riesco a rilassarmi e a volte anche a dormire. Anzi mi piace proprio addormentarmi in spiaggia al sole e poi svegliarmi un po’ stonato e sudato.

Sotto la pioggia invece non puoi dormire,

e, lo confesso, io sono un po’ come un bambino, quando non riesco a dormire per bene, mi innervosisco. Stasera però la pioggia mi fa compagnia in questa avventura di scrittura che, l’ho già detto, non so bene dove mi porterà. E non so neanche tra quanto la stanchezza prenderà il posto della voglia di scrivere. In realtà potrebbe giungere tra poco, quindi non fate grandi progetti su questa storia, anche perché ora la pioggia si è quasi calmata, ma in compenso ci sono i cani che abbaiano.

A me piacciono i cani,

mi piace quando ti saltano addosso, corrono e scodinzolano affettuosi e gioiosi, ma non mi piace quando abbaiano durante la notte e mi fanno svegliare. Io purtroppo ho il sonno leggero, molto leggero, quasi come una piuma.

Ecco, ho trovato cosa raccontarvi: il mio risveglio di stamattina.

Nel mio piccolo paese,

come in tutti credo ormai, facciamo la raccolta differenziata porta a porta: la domenica sera ognuno deposita fuori al cancello di casa una o più buste con le bottiglie di vetro e il giorno dopo (lunedì mattina) passano a ritirarle.

Tutto questo avviene molto presto al mattino: oggi credo sia passato fuori casa mia intorno alle 5,30 e logicamente i signori non possono di certo mettersi a posare le bottiglie di vetro una a una, perché sarebbe un’operazione che richiederebbe una quantità infinita di tempo.

Quindi cosa accade? Semplicemente i sacchetti vengono lanciati e il rumore del vetro che si rompe si sussegue al rumore di altro vetro che si rompe, in un mix di suoni che fa si che io, inesorabilmente e puntualmente, il lunedì mattina mi svegli sempre molto presto.

In alcuni casi riesco a riaddormentarmi, in altri, come stamattina, no.

Ah, dimenticavo di dirvi che io ho bisogno di esser svegliato con calma e nei primi minuti non parlo quasi mai. Come un motore, ho bisogno di un po’ di tempo per carburare.

Quello di stamattina invece è stato un risveglio brusco, però, nonostante questo, il lunedì è un giorno che mi piace: è il giorno del fare, è il giorno in cui mettersi in moto, quindi non è stato di certo questo a portarmi a scrivere stasera.

A tenermi qui seduto hanno contribuito certamente la pioggia e la stanchezza, ma questa da sole non bastano: la giornata è stata lunga e forse è successo altro.

Forse a farmi venire voglia di scrivere è stato un incontro,

una voce che non sentivo da tempo, o uno sguardo che non incrociavo da tanto.

Oppure è stato un ricordo lontano che non volevo perdere e per non lasciarlo andare del tutto ho provato a raccontarlo.

Ecco, la stanchezza si fa sentire,

e non ho ancora capito perché sto qua a parlare con voi.

In fondo, la storia di ogni persona è un continuo dalla quale non è possibile isolare un pezzo soltanto, escludendo tutto il resto. Così, mettiamo il caso che avessi avuto un incontro decisivo per me, non è detto che lo stesso incontro possa risultare decisivo anche per l’altra persona: ognuno dei due porta con sé una storia fatta di altri ambienti e altre persone, che a loro volta incontrano altre persone, in un circolo continuo di sorrisi e di abbracci veri o di circostanza.

Alcuni scrivono, come me. Altri no.

Forse scrivo perché spero che qualcuno in particolare legga queste parole,

oppure semplicemente affido queste mie riflessioni a tutti voi, sperando che questa storia semplice, senza grandi pretese, come questa serata, vi sia piaciuta.

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