scrivi

Una storia di Antonella

0

Caffè dei coralli

Due vite segnate dal dolore, un incontro e la voglia di ricominciare a seguire i battiti del cuore

Pubblicato il 31 gennaio 2015

Sono appena passate le undici di questo primo sabato di ottobre. Dopo una settimana di impegni lavorativi ad oltranza, decido di dedicarmi un po’ al mio tempo. Mi vesto senza impegni, un jeans, una camicia,occhiali da sole, la testa libera, tanta voglia di respirare un po’ del mio tempo. Stacco con tutto e con tutti. Per abitudine porto con me il mio smart, la tecnologia fa parte di noi oggi giorno, ma ho la speranza che nessun problema di lavoro possa portarmi via il mio relax time! Non prendo l’auto, ho voglia di fare due passi a piedi lungo il viale principale del mio quartiere, una zona residenziale sulla collina dell’isola, un po’ fuori dal centro. I miei passi sono sereni sul basolato lavico appena bagnato. La luce del sole filtra tra i rami degli alberi donando chiome di colori sfumati tra il vermiglio e il giallo, il tutto punteggiato di un verde muschio, ricordo della fioritura estiva appena passata. La gente si incontra, si scambia convenevoli, si abbraccia e si racconta. C’è chi si sofferma a guardare le vetrine e chi porta con sé pacchetti di desideri appena acquistati. Imprimo quest’attimo nello sguardo quando, all’improvviso, una musica attira la mia attenzione. Cerco di capire da dove proviene, vedo un gruppo di persone adunarsi attorno a qualcosa, mi avvicino. Due artisti di strada stanno suonando uno strano strumento, una musica partenopea intonando poesie di canti di altri tempi. Sono molto folkloristici e mi soffermo a godere di questo momento di gioia collettiva. Mentre sono preso dalla situazione, uno sguardo incrocia il mio. Sorrido e lei ricambia. Rimango rapito dai suoi occhi e l’applauso sembra riportarci alla realtà. Gli artisti ringraziano, la gente ritorna ai suoi interessi ed io mi allontano, ma non prima di aver accennato un saluto a lei.

Mentre riprendo la mia passeggiata il telefona squilla: «Ciao, come stai? … si, sono fuori, mi godo la mia giornata libera. Ma tu dove sei?» . Mi accomodo su una panchina e chiacchiero piacevolmente con un amico. Ci raccontiamo un po’ di noi, degli impegni, del poco tempo che ci resta per coltivare i nostri affetti, i nostri hobby. La quotidianità ci stritola tutti e comprime ogni cosa. Mentre mi approprio della mia esistenza, sull’altra parte del marciapiede lei se ne sta alla fermata del tram. Carlo, il mio amico, mi racconta del figlio, di come ha superato l’esame di maturità, della moglie che fa fatica a tenere aperto il negozio. Io ascolto ma il mio sguardo è tutto per lei. Capelli appena raccolti sulla nuca da una coda semplice, occhi chiari, un vestito al ginocchio di colore blu a fiorellini di un azzurro chiaro ed una giacchetta di filo che le copre le spalle. Con le mani tiene una borsa grande, di quelle che vanno di moda adesso, ed indossa delle ballerine color crema. Con il mio amico ci salutiamo, mi alzo e rimetto il telefono in tasca. Accenno il primo passo e sento i suoi occhi su di me. Decido di attraversare il viale. Lei continua a guardarmi. Non sembra imbarazzata ma curiosa. «Salve, ci siamo incrociati prima … i musicisti», «Si, si, molto bravi». «Vedo che sta aspettando il tram». «No, in realtà avevo appuntamento alle dieci e un quarto con una mia amica per un caffè e due chiacchiere, ma ha avuto un contrattempo. Stavo cercando di capire con quale mezzo posso tornare al centro.» Mentre parla accenna sorrisi, con la mano giocherella con un ciuffetto di capelli che le continua a scendere sulla fronte. Le guance sono di un rosa pesca e le sue labbra color ciliegia. «Se le va, possiamo andare a prenderlo insieme il caffè,mi piacerebbe conoscerla un po’»

Dall’espressione del suo viso intuisco di essere stato troppo precipitoso e lei non ha molto gradito. Allora sorrido e cerco di recuperare: «Mi scusi, non volevo. La accompagno, lei non mi sembra essere della zona». Mi guarda un attimo ed il suo volto si addolcisce: «Si, in effetti sono qui in vacanza. Stamattina ho fatto un giro quassù perché la mia amica lavora qui. Io alloggio in un appartamento nei pressi del porto». Proseguimmo a chiacchierare piacevolmente fino alla stazione della funicolare. Saliamo insieme senza smettere di parlare. Come due vecchi amici ci raccontiamo di noi e della nostra quotidianità. Arrivati alla fermata:«Non ci siamo ancora presentati. Mi chiamo Andrea e noi due abbiamo un caffè …“in sospeso!”». «Ho letto qualcosa su una rivista su questa tradizione dei napoletani del “caffè in sospeso” e (sorridendo con compiaciuta ironia) non mi sembra faccia proprio al caso nostro. Ma accetto. Piacere di conoscerti, io sono Elisa e ci possiamo dare del tu». Quella mattinata fu indimenticabile. Andammo a prendere il nostro caffè al bar Caffè dei Coralli, un grazioso locale sulla piazzetta non molto distante dal molo. Per uno strano caso della vita, io ed Elisa diventammo amici. Era tutto così naturale tra di noi e non so per quanto tempo abbiamo continuato a parlare. «E’ stato un piacere conoscerti Elisa. Spero tu possa trascorrere una serena vacanza». Mi ringraziò ed ognuno di noi riprese la strada verso casa. Erano anni che non scendevo al molo ed Elisa fu una sorpresa, uno di quegli incontri che la vita ti regala e che ti fa credere ancora nei valori dell’amicizia e degli affetti. Avevo rotto con mia moglie da qualche tempo e ci eravamo talmente feriti con le parole che ancora ne sentivo il dolore sulla pelle. Poi il divorzio era stato una battaglia. Adesso la mia quotidianità era tutta pianificata da una sentenza. Potevo vedere i miei figli solo due volte alla settimana e un paio di week-end al mese, per le feste avevo diritto di stare con loro previo accordi con la mia ex moglie, le vacanze estive solo qualche settimana. Distrutto continuai a vivere e nonostante tutto andavo avanti. Passavo le mie giornate nel mio studio di architetto a progettare e facevo di tutto per essere sempre presente nella loro vita cercando di recuperare un rapporto spezzato così dolorosamente. Tutto era difficile ma sentivo il bisogno di riprendermi i miei spazi vitali, per me e per la serenità dei miei figli. Quell’incontro fu l’inizio di un nuovo viaggio verso la mia vita. Il giorno dopo mi svegliai con la voglia di rivederla. Sapevo che alloggiava presso una casa vacanza che conoscevo bene. Qualche anno prima la Signora Bianca, la proprietaria di un villino che si trovava nei pressi del porto, non molto distante dalla piazzetta, mi aveva chiesto dei consigli su come creare dei piccoli appartamenti da tutte quelle stanze rimaste vuote dopo che i suoi figli avevano deciso di andare a lavorare all’estero. Così era nata la “Casa Vacanza l’Isola che non c’è”. Volevo rivederla ma non potevo presentarmi alla porta della Signora Bianca e chiedere di Elisa. Allora pensai di andare al nostro punto di incontro, al Caffè dei Coralli. Sapevo di avere poche possibilità di incontrarla ma lasciai un “caffè in sospeso” per lei ed un pacchettino con dentro un monile in corallo a forma di timone. Nel bigliettino solo queste parole: “La rotta del destino ci porta sempre a destinazione. Non importa quali onde dobbiamo affrontare, con le mani ben salde al timone ed il vento giusto, si torna. Andrea”. Dietro al bigliettino, il mio numero telefonico: “chiamami” .

Elisa era approdata sull'isola con l'aliscafo dopo un'oretta di viaggio. Come un naufrago dopo aver attraversato la tempesta era arrivata al piccolo porticciolo un quarto prima delle dieci la prima domenica di ottobre. Il sole era splendido ed il cielo azzurro intenso. L'acqua del mare una tavola blu. Una calma piatta da poter sprofondarci dentro e non sentirsi soffocare. «Buona permanenza sull'isola, signorina! La Casa Vacanza la trova a due isolati da qui, proprio nei pressi della piazzetta», le disse il mozzo prima di salutarla. Elisa ringraziò, prese il bagaglio a mano, lo zainetto sulle spalle, la macchina fotografica al collo e si avviò verso la piazzetta. Il porticciolo era parte integrante del piccolo paesino e tutte le case sembravano disposte come a formare due braccia aperte pronte ad accogliere chiunque approdasse in quell'insenatura di mare. Fu questa la prima sensazione di Elisa, un senso di accoglienza, un abbraccio. Poi l’incontro con la Signora Bianca e quel piccolo appartamento al secondo piano decorato in stile liberty e curato di ogni confort. Un angolo di tranquillità di cui sentiva il bisogno. La sua vita negli ultimi anni non era stata semplice. Una relazione sentimentale finita dopo un tradimento da parte di lui, i contratti di lavoro a tempo determinato che non le davano mai certezza, i genitori anziani e una quotidianità fatta di tanti sacrifici senza mai un attimo di respiro. Poi la morte del fratello. Un incidente stradale e la moglie si era ritrovata sola con due figli piccoli a cui pensare. Elisa faceva del suo meglio per essere presente e per cercare di alleviare le sofferenze di tutti. Ma alla fine di quell’estate non le avevano rinnovato il contratto e questo fu un colpo troppo duro da digerire. La cognata non sapeva come ringraziarla per come la aiutava.

Pensò che anche Elisa aveva diritto di vivere la sua vita. Prenotò la casa vacanza, le fece il biglietto e la costrinse a passare un mesetto lontano da tutto e da tutti. E adesso quel pacchettino tra le mani. Finito di leggere non ebbe parole. Rientrò a casa con quel pezzetto di corallo tra le mani. Sentiva il fragore delle onde infrangersi sugli scogli. Fece un respiro profondo. Era tempo di cambiare rotta. Per troppo tempo aveva tenuto in sospeso la sua vita. Poi compose il numero telefonico di Andrea: «Ciao, sono Elisa. Ci vediamo domani alle dieci al nostro Caffè dei coralli?».

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×