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Una storia di Sekans

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Black Murder

Storia Horror/Thriller creata in maniera collaborativa

Pubblicato il 22 novembre 2013

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copertina del romanzo black murder

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Tutto iniziò una sera, una sera d’agosto, una sera apparentemente normale per Bill e Rebecca, abituati a recarsi ogni giorno, dopo aver consumato la cena, sul tetto della loro abitazione, dal quale vi era una veduta spettacolare del cielo stellato.

Essi erano in vacanza in un piccolo paesino sul mare, lontano da tutti e soprattutto dal caos della città.

Oramai era diventata una tradizione trascorrere il mese d’agosto in quel posto che aveva un qualcosa di magico.

Quella sera si trovavano sul tetto, stesi, mano nella mano, ad osservare le stelle.

Era tutto buio, non come in città in cui tutto è illuminato: c’erano solo lui, lei e le stelle.

Chiacchieravano, ridevano e scherzavano.

Trascorsero un paio d’ore e ad un certo punto a Rebecca venne voglia di rientrare a casa, bere qualcosa di fresco e poi andare a dormire, ma Bill disse: ‘’Tesoro, non ti preoccupare, vado io a prendere due lattine di birra fresca ed un plaid, così continuiamo a stare qui su perché stasera le stelle sono più belle del solito e stanotte non ho voglia di rientrare a casa.’’

Rebecca, entusiasta, rispose: ‘’Va benissimo, ti aspetto.’’

‘’Cinque minuti e arrivo’’ furono le ultime parole che lei sentì.

Nell’ attesa, fumò una sigaretta e mandò un paio di sms ai suoi amici.

Si rese conto che erano trascorsi più di cinque minuti, ma non si preoccupò più di tanto perché pensò che Bill sicuramente stesse un attimo in bagno e perciò non era ancora risalito.

Essendo molto stanca chiuse gli occhi e senza accorgersene, subito si addormentò.

Ad un certo punto si svegliò di soprassalto, controllò l’orario sul display del cellulare: 04.30.

Non era più buio, vide che affianco a lei non c’era Bill, non riuscì a spiegarsi il perché della sua assenza e perciò decise di scendere a casa per vedere che fine avesse fatto.

Ancora un po’ assonnata, scese la scala che collegava la casa con la tettoia e si recò verso la loro stanza da letto.

All’ improvviso fece un urlo fortissimo e si buttò sul pavimento con gli occhi pieni di lacrime.

C’era Bill steso, con un coltello in gola, immerso in una pozza di sangue.

Rebecca non riusciva a muoversi, era pietrificata, sperava fosse tutto un incubo, ma purtroppo era tutto vero…

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- " Salve " -

dissi entrando dopo che Rebecca mi aveva permesso di entrare, avevo bussato non so quante volte.

- " ... " - Rebecca lamentava parole incomprensibile

- " Cosa vuole ? " - ebbe la forza di dire

- " Niente che lei non voglia sapere " -

- " Non c'è niente che io voglia sapere " -

- " Io credo che chiunque abbia voglia di sapere qualcosa, nella mia vita ho sempre stentato a trovare qualcuno che effettivamente non apprezzasse una novità, per quanto stupida essa fosse " -

- " Lei davvero crede " - ridendo istericamente - " LEI davvero crede, che io " - si lamentava di nuovo, in maniera incomprensibile

- " Che..Lei ? " - non sapevo né cosa fare, né cosa dire

- " Che io...che io.. ahahah " - ora rideva sguaiatamente, osservavo le sue mani distrutte, le dita consumate, gialle di nicotina, i capelli sfatti.

- " Io vorrei..capire, cercare di aiutarla " - fu probabilmente una delle peggiori frasi che potessi dire perché

- " Aiutare? Aiutare.. 'ajudar', 'adjudar', 'adjuvare' : Porgere soccorso, difesa, favore, protezione.

Protezione dal latino 'protectionem': Il tener cura di alcuno assistendolo nelle sue occorrenze e preservandolo dal 'male'.

Male dal latino 'malum' a sua volta proveniente da 'malus', propriamente: Ciò che nuoce, e quindi infermità, Rovina, Danno, Pena, Tormento, Misfatto, in generale tutto ciò che è contrario al benessere.

Infermità, infermità..niente più etimologie.

Rovina.

Danno.

Pena.

Io non faccio domande e per questo non voglio risposte, io sono in generale tutto ciò che è al contrario al benessere. Benessere, di questo termine non conosco l'etimologia.

Sigaretta, tabacco, cancro, tumore, male, morte. " -

Cercai invano di interromperla

- " Io non rispondo, perché non c'è qualcuno che mi fa domande, io non ascolto, perché non c'è nulla da ascoltare, io 'sento' che è un concetto differente, questo lo sa chiunque, sentire e ascoltare ricoprono due aree completamente differenti della sfera della cognizione; si sente un rumore, si ascolta della musica, si sente una messa, si ascolta un discorso, la differenza fondamentale che sussiste tra queste due cose è, per l'appunto di tipo cognitivo, alla base di una è presente una soglia di attenzione che nell'altra, viceversa, non esiste, rispettivamente: ascoltare e sentire.

Inoltre la prima è meno 'casuale' dell'altra. E' molto più probabile che tendiamo a cercare qualcosa da apprendere, piuttosto che un fruscio. " -

Non mi ascoltava , o meglio, lo faceva ma fingeva che io non ci fossi

- " Per quanto la differenza tra ascoltare e sentire mi sia oramai divenuta ben chiara, mi è capitato in passato di apprendere per caso, perché stavo 'sentendo' qualcosa, insomma, per osmosi.

Sebbene Lei affermi il contrario, ho come l'impressione che questa cosa stia accadendo anche a Lei, Rebecca, in questo momento " -

- " Cosa ne può sape.. " - si fermò perché si era resa conto di avermi rivolto la parola, si era sentita offesa e aveva ceduto alla mia debole provocazione.

- " Rebecca, io vorrei sapere " -

- " Mi sta stancando " -

- " Non intendevo farlo " -

- " Allora smetta, cosa vuole sapere? -

- " Cosa è successo, precisamente, ho avuto la possibilità solo di ottenere informazioni marginali " -

- " Lei non crede che questo mondo sia morboso? " -

- " beh, si, indubbiamente " -

- " Che cosa noiosa. Ad ogni modo, come potrà avere sentito " -

si era lasciata andare, tutto d'un tratto e questo faceva parte del suo squilibrio

- " dopo aver sceso le scale ho trovato mio marito con un coltello infilato sotto il mento, si vedeva solo il manico e la punta del coltello usciva dalla bocca, con metà lingua, infilata come uno spiedino. Si contraeva per terra, emetteva gemiti le mani strette e i pantaloni bagnati, si era pisciato sotto. Non c'era niente intorno, le finestre erano aperte, ma lo erano già da prima, faceva caldo e le tenevamo aperte. Il frigorifero era stato chiuso, ma la roba che voleva portare su era poggiata sulla penisola al centro della cucina.

Per terra, sangue, sangue, sangue.

Non penso che ci sia altro da raccontare. " -

- " Il coltello super la gola, ha detto? " -

- " Sì, crede sia importante? " -

- " Capita che la maniera in cui si uccide qualcuno, non sia sempre casuale" -

- " E' una delle cose più banali che io abbia mai sentito, lei è venuto qui per farmi perdere tempo " -

- " Nessuno ha mai sostenuto il contrario " -

- " Non avevo dubbi, cosa vuole da me? " -

- " Sapere di più " -

- " Non c'è nient'altro, da sapere "-

Volevo sapere di più, non mi bastava, ebbi voglia di prenderla a schiaffi, doveva dirmi di più, mi aveva raccontato solo di un fottuto coltello, capito? Un coltello conficcato un po' di sangue e mezza lingua frantumata. Ma di che stiamo parlando ? Sangue, sangue, sangue. Che maledetta banalità, neanche un minimo di pulizia, ho visto lavori fatti meglio, ma se era uno qualsiasi, uno inesperto, perché farlo, è questo quello che non capisco. Un'idea me la sono fatta, avrò solo bisogno di altro tempo.

Arriverà, presto.

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