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Una storia di Lojol

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Frenesia

Storie di banali ufficietti

Pubblicato il 15 settembre 2017

sfortunatamente sono quì in ufficio.

Immobile e stanco non ho più il coraggio di azzardare nessun discorso nessun movimento. Tutt'intorno un fervore nevrotico di gente che corre letteralmente per i corridoio simulando una frenesia delle fattezze poco credibili. Eppure è così tutti stanno al gioco ci credono! un teatrale ballo tutt'intorno ad un fuoco che giace spento da parecchi secoli.

"Signor Giacosa, si desti! che di questi tempi il tempo buttato riserva futuri indigesti!"

L'occhio si gira tremulo, come a scovare un pertugio proprio sotto la sua cravatta.

"ehhm si non..."

"Cazzo!! cazzo! cazzo..."

prende e se ne và, meglio! Evitato piccolo ma fondamentale inconveniente.

Gli altri colleghi ti fissano, c'è anche Susy la figa è zitella e ha un seno pazzesco decido di esternarmi fissandolo con orgoglio.

"Ma che faaaaai "

è snob!

"Giacosa Giaaaacosa sempre a guardar li!?"

Non demordo penso alle montagne innevate della val d'Aosta dove la neve crea forme sinuose esattamente come le tette di Susy

"ehhm si non..."

"ma daaaai Giacosa si concentri su cose più importanti"

e allarga le gambe come ad invitarmi ad un party riservato. Poi se ne và frenetica. Come tutti quì dentro.

E' un continuo squillare di telefoni, cellulari, messaggini nascosti visualizzati con discrezione - sicuramente frasette private tra amanti sottoterra -

Ora c'è un vuoto tra me e il cestino della carta riciclata piena di assorbenti di rancore.

Susy se la fà con Claudio che quando tornerà a casa, come nulla fosse, bacia in fronte la moglie dicendole che è la donna più inutile dell'universo.

Io sono single, mangio poco e guardo il movimento delle stelle quando la luna è assente. Amo la mia routine e al tempo stesso la odio, non sono stato in grado di adattarmi a questa vecchia situazione.

Sul computer scrivo frasi offensive nei confronti dei miei superiori anche se mi hanno detto che c'è un programma che legge tutto quello che scrivo, quello che faccio!.

Si avvicina Claudio, è un bel ragazzo non c'è dubbio, me lo scoperei anche se non sono gay. Mi piace il suo atteggiamento di "sempre giovane", e poi lui ha l'amante nascosta che tutti sanno.

"Heiiii Giacosetto"

Che bello! mi stà parlando è raro che Claudio mi parli.

Il suo viso si avvicina al mio è butterato e gli puzza l'alito.

"Provaci ancora Giacosè a fissare le zizze di Susy e ti mando dritto sulla stella polare!"

"Ah ah ah"

E' troppo forte Claudio, è l'idolo dell'ufficio.

"Che cazzo ciai da ride!"

"ehhm si non..."

Il colpo che mi sferra mi fà volare dalla sedia, una sensazione di caldo piacevole fuoriesce copioso dal mio naso. Penso alla butterazione di Claudio e un pò mi dispaice per lui.

Mi rialzo, ho sempre un fazzolettino nel taschino della giacca già inzaccherata col mio sangue. Mi asciugo composto e abbasso il capo. In fondo Claudio e il più figo dell'azienda.

Se ne và atletico -frenetico- sulle sue lunghe gambe (saranno butterate anche quelle?). Lo fisso di nascosto, Susy sappi che hai un altro pretendente!.

Tiro un calcio alla mia valigetta di cuoio begiolina, me l'ha regalata mia mamma per il mio compleanno. Ci tiene molto a festeggiare il mio compleanno, ora che ci penso il seno di mia madre assomiglia molto al seno di Susy solo che lei di amanti non ne vuole proprio sapere.

Suona il cellulare, mia madre proprio ora che divertente coincidenza. Le ho detto mille volte di non chiamarmi al lavoro.

"Signor Giacosa abbiamo notato uno scarso interesse nei confronti del senso del dovere che tutti dovrebbero avere per il luogo, e badi bene che l' ho chiamato -luogo-, di lavoro ove noi concediamo a lei di prestare servizio quì nella nostra dinamica realtà commerciale/produttiva. Il fatto che lei si prenda delle semilibertà che mai la società ha dato modo di far intuire plausibili o possibili nel contesto dinamico della nostra realtà, non le dà il diritto di -metabolizzarle-, mi scusi l'ortodossia del termine, e di farle sue senza poi di conseguenza pagarne le conseguenze, mi scusi il giuoco di parole. Signor Giacosa, fermo restando che siamo sicuri in una sua, come dire, rinascita professionale inteso come atteggiamento nei confronti di chi le dà da vivere, le proporremmo nel mentre di firmare questa quisquilia ovvero un intimazione a smetterla di fare quel cazzo che vuole disonorando lei in prima istanza e di conseguenza tutto il suo eccellentissimo gruppo di lavoro!"

"ehhm si non..."

"Forse si stà rifiutando di firmare questa lettera contenente il marchio della nostra società, piccolo omuncolo ermafrodita posi quelle manacce schifose qui sotto e firmi altrimenti la prendo per direttissima a calci nel culo"

Per me non è un problema, a loro però proprio non piace che stia al telefono con mia madre.

"Ciao caro, senti ti chiamo per aggiornati su Piero, no ti ricordi il signore anziano che abita di fianco a me, ecco Piero ieri ha defecato nel giardino condominiale, effettivamente non c'è un vero e proprio divieto di defecare nel giardino condomine, o meglio caro, credo che solo i cani non possano fare quelle cose lì oltretutto vicino al roseto che seguo io e Nunzia, ha!, sai che con Nunzia oggi andiamo a vedere la mostra di piccioni che ha organizzato lo zio Antonio, porello l'ho visto molto invecchiato, a proposito hai mangiato il brodo che ti ho lasciato sul tavolo ieri..."

Poso il telefono riverso con lo schermo in basso sulla mia piccola scrivania. Mi rilasso appoggiandomi di peso sulla spalla della seggiolina mezza rotta che emette uno scricchiolio simile al rumore di ossa che sfregano tra loro.

Mia madre parla, sono solo in ufficio e sento il traffico serale da fuori la finestra, frenetico!. Mi affaccio dalla vetrata del palazzo vedo un omone (che non ha nulla dell'eleganza di Claudio) che litiga appassionato con una vecchietta in mezzo alla strada. Mi attira qualcosa di quella scena, esco di corsa in strada!.

Non ho timbrato cazzo, domani il responsabile delle risorse umane chi lo sente!.

"Signor Giacosa, eccole il badge aziendale (firmi per la consegna). E' tenuto a rispettare gli orari d'ufficio di seguito elencati (firmi gli orari di seguito elencati), per un totale di quattro timbrature giorno. Se dimentica di timbrare anche solo una volta al giorno ce lo comunichi tempestivamente tramite il modulo che le consegno (firmi la consegna del modulo). E' ammesso un solo ritardo al mese che non superi la soglia massima di cinque minuti, se tale soglia dovesse essere superata verranno tolti dalla sua retribuzione trenta minuti ogni dieci minuti di ritardo. Ovviamente la cosa vale anche per la pausa pranzo che deve durare un ora"

"Brutta vecchia stronzaccia ma che cazzo ciai in testa"

In strada fa freddo ho dimenticato la giacca in ufficio

"e tu chi cazzo sei!??"

Mi si avvicina minaccioso

"ehhm si non..."

"ma nadateve tutti e due a fanculo e se la conosci dì a stà vecchia stronzaccia dille che non si parla col cellulare mentre si attraversa la strada, la prossima volta gli passo sopra e se non è morta gli ripasso in retro!"

La vecchia mi guarda. E' mia madre.

"Ciao caro ma guarda che persone che si incontrano oggigiorno per le strade, ehi ma sei tutto sporco di sangue, hooo mamma ancora il sangue dal naso come quando eri bambino, non ti è mai passato questo stupido difetto!, ma adesso andiamo sono ancora scossa, dai torniamo a casa insieme. Ai miei tempi non sarebbe potuto succedere una scenata così in mezzo a tutta quella gente menefreghista! come a tuo zio ti ricordi di zio Antonio..."

Torno a casa con mia madre, una cena veloce, poi mia madre mi saluta (penso che il seno di mia madre sia la sporca fotocopia del seno di Susy).

Mi affaccio alla finestra della mia casetta, attraverso le finestre passa un pò d'aria, mia madre mi ha detto di sistemare gli spifferi poiché attraverso passano le cose maligne, ma non ci ho mai badato a queste cose. Fuori ora è tranquillo, non sembra neanche più la citta di prima. Salgo le scale e vado sul terrazzino sopra il tetto

<<è di fatto assoluto divieto di fermarsi sul terrazzo se non a persone autorizzate o addetti ai lavori chiunque venga colto a stanziare sul suddetto verrà rimosso con conseguente sanzione nei termini di legge>>

Me ne frego del cartello mi siedo in mezzo a tutte le antenne e le parabole più disparate. In sottofondo un miscuglio di rumori di televisione e il carro della spazzatura che con calma raccoglie tutto ciò che abbiamo consumato oggi.

La luna non c'è perfetto!

Guardo in alto ecco lo vedo, lo percepisco il lento movimento delle stelle e penso:

--Se c'è un dio, e lo penso, come ha potuto immaginare tutta questa lineare perfezione, il moto ondulatorio dei miei colleghi, il moto perpetuo dei pianeti, il sangue che con una calda carezza ti sfiora le guance, i monti innevati della val d’Aosta!—

Mi torna in mente un episodio di quando ero ancora piccolo,

un giorno, e ammetto il mio errore, poco dopo che venne a mancare mio nonno chiesi a mia nonna che all'epoca era quasi una seconda madre, cosa mi avesse lasciato in eredità.

Susy forse avrebbe risposto "le mie enormi tettone " ridendo a labbra scoscese!

Claudio mi avrebbe detto un dito nel culo, lui lo dice spesso,

e mia madre avrebbe iniziato un lungo discorso senza mai rispondermi.

Mia nonna però mi disse, pensandoci giusto il tempo necessario, "Amore, tuo nonno ti ha lasciato tutta la sua felicità!"

Ed io ora la tiro fuori, solo qui!, quando sono solo con le mie stelle, le guardo, e mi sento proprio un uomo felice!

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