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Una storia di FlayLili

Un' isola nel cielo

fiaba di Natale ispirata alla canzone "Babbo Natale esiste"

Pubblicato il 11 dicembre 2017 in Fantasy

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Nel cielo c’era un’isola, nata dai sogni: quelli dei bambini, ricchi del loro candore, e quelli degli adulti, ma solo delle persone che sapevano viaggiare nel mondo della fantasia. Un vecchio con una lunga barba bianca aveva costruito quel posto incantato con l’amore che aveva trovato racchiuso nei desideri che si manifestavano nelle visioni oniriche velate di luci e ombre provenienti dai sognatori. Il suo nome era Babbo Natale.

Manuel aveva otto anni e una grande fantasia, a occhi aperti immaginava imprese straordinarie di cui erano protagonisti i suoi eroi preferiti: Spiderman e Capitan America, poi annotava le sue storie su un quaderno dove disegnava le scene delle storie che inventava; lui non lo sapeva ma era un fumettista. Suo padre Alberto, quando lo vedeva intento a disegnare, gli diceva: «Lascia stare, Manuel, pensa a studiare, solo quello conta, il resto sono solo sciocchezze.»

Sua madre, invece, lo incoraggiava, pur spronandolo a essere più partecipe ai giochi dei bambini della sua età.

«Sai, per me le storie che disegno sono vive e quando i miei eroi volano, volo, e quando Spiderman si arrampica mi arrampico anch’io e mi sento invincibile» le disse un giorno.

«Oh Manuel, la realtà è un’altra cosa, quando crescerai e capirai» rispose lei.

Mancavano pochi giorni a Natale. Manuel insieme alla madre aveva addobbato l’abete con le palline colorate e le luci. Poi si era seduto al tavolo a scrivere.

«Che cosa stai scrivendo, Manuel.» chiese, vedendo così impegnato. «La letterina a Babbo Natale.»

«Già… come se esistesse» mormorò suo padre.

Il bambino divenne triste ma piegò con cura la sua letterina e andò ad appenderla all’albero.

Era l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie. Manuel tornava a casa, contento per quel periodo di vacanza, sarebbero venuti anche i nonni a stare con loro per il periodo di festa e lui li amava molto. Mentre imboccava la strada di casa, un’auto guidata da un ubriaco investì Manuel. I genitori disperati raggiunsero il figlio in ospedale. Le condizioni del bambino erano critiche, collegato a macchinari e tubicini, il piccolo giaceva nel letto la madre gli teneva la mano, e guardava quegli occhi chiusi che intristivano il visetto pallido.

«Ehi, eroe, sono qui. Parlami, guardami. Vuoi che ti racconti una fiaba?» e con voce tenera cominciò a raccontare una favola, come faceva ogni sera.

«Nel regno di Dragon c’era una bellissima fanciulla di nome Soan, destinata a diventare principessa. Un giorno la perfida strega la fece rapire. Il principe mandò il suo esercito di dragoni per salvarla…»

Alberto sorrise tra sé, meravigliato della storia che, con amore , la moglie stava inventando per il loro bambino. Si avvicinò al piccolo e carezzandogli le guance sussurrò: «Sono certo che mi senti mio eroe, non ti lascerò neanche un attimo, lasciami sognare con te.»

L’amore che dà una forza incredibile e la fantasia la sostiene. Alberto che non sognava mai si ritrovò catapultato nell’isola dei sogni. Un paesaggio di gommapiuma lo accolse e si ritrovò a camminare lungo una strada che sentiva soffice come bambagia ad ogni passo. Un vecchio con la barba e lunghi capelli bianchi lo aspettava all’entrata di un palazzo.

«Ciao Alberto! » gli disse.

«E tu chi sei?»

«Non mi hai riconosciuto, eppure da bambino mi amavi tanto. Sono Babbo Natale, ho costruito un’isola con i sogni qui nel cielo, dove tutti possono venire.»

«Allora, nei sogni esisti.»

«Esisto in ogni cuore di uomo che ama come un bambino» disse lui.

«Vieni questo è il tuo palazzo, dove sono custodite tante cose a te care.»

«Il mio palazzo?»

Alberto seguì il vecchio. Nel palazzo c’erano delle stanze e in ognuna trovò qualcosa di suo.

Nella stanza bianca c’erano tutti i giocattoli che aveva amato da bambino: Il trenino, il cavallo a dondolo, le macchinine. Oh, come si sentiva leggero.

Nella stanza rossa c’erano i ricordi dell’amore: l’anello col nome inciso, le lettere d’amore, le foto. Sentì una stretta al cuore.

Nella stanza azzurra c’era la realtà. Manuel nel letto d’ospedale che lottava per la vita.

Corse accanto al bimbo e lo chiamò: «Manuel, Manuel, rispondi.»

Lo svegliò il suono della sua stessa voce . Sua moglie che aveva vigilato tutto il tempo stringendo la mano del figlio, si alzò e si avvicinò col volto a quello di Manuel per dargli un bacio.

«Mamma!» disse il piccolo con un filo di voce e non riuscì a dire altro, perché la madre lo abbracciò singhiozzando.

«Basta, adesso, lo stai soffocando» disse Alberto con voce commossa,

Manuel si voltò verso di lui e mormorò: «Papà, ho sognato Babbo Natale.»

«Anch’io, tesoro» disse il padre con le lacrime agli occhi.

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