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Una storia di SienLanoire

Capoeira, forse mi sto innamorando di te

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Pubblicato il 21 maggio 2018 in Storie d’amore

Tags: arte brasile capoeira lotta marziale

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Ogni scrittore sa che scrivere la verità è sempre un'arma a doppio taglio: da un lato le parole si riempiono della forza di chi ha provato quello che sta scrivendo, dall'altro le stesse parole sembrano sempre troppo poco, troppo vuote, insufficienti.

E' una condanna che ci fa temere (in fondo) a scrivere di quello che amiamo e di solito segmentiamo le sensazioni attribuendole a eventi esterni differenti da quelli che le hanno causate davvero, creiamo una piccola bugia.

Faccio questa premessa perché questa parola un po' strana, Capoeira, ha per me oggi una semantica complessa quanto l'intreccio dei minuscoli fili colorati di una tela meravigliosa, che nella sua unicità è arrivata a rappresentare molto più della somma delle singole parti.

Quasi cinque anni fa sono entrata per la prima volta in una certa palestra: il parquet freddo, l'odore fastidioso (però poi ti ci abitui) del sudore, degli attrezzi, della gomma e della plastica e ho visto delle persone vestite di bianco, in cerchio, che suonavano degli strumenti che non avevo mai visto, con un aspetto piuttosto buffo e anche la musica mi parve buffa. Sicuramente nulla che io avrei mai ascoltato spontamente.

Come spesso accade a contatto con ciò che non capiamo, soprattutto quando siamo persone timide, tra le prime sensazioni ci fu quella d'imbarazzo, di cosa devo fare, com'è meglio che io mi comporti.

Poi qualcuno mi è venuto vicino e mi ha detto: ''Batti il tempo con le mani, invece di quattro battiti, ne sono tre, perché uno è di pausa, tu contalo comunque. Così...''

Qualche minuto e molti dubbi dopo, la stessa persona ha fermato la musica e si è rivolta a me: ''All'inizio di ogni lezione, chi tiene l'allenamento mette la mano sul cuore e dice 'SAUVI', che sarebbe salve in portoghese, e voi tutti rispondete Saaauvi. Proviamo!"(so che si scrive come in italiano in realtà, ma la trascrizione fonetica non mi piaceva, perdonatemi).

In quel momento non potevo sapere quante altre volte avrei sentito quelle stesse identiche parole, ogni volta con un sorriso che mi stringe il cuore sotto la mano che lo tocca.

Credit to Giancarlo Rizzo
Credit to Giancarlo Rizzo

Mio fratello mi disse: "Si dice che se di un corso arrivi a seguire la terza, quarta lezione, tendenzialmente è difficile che poi lo abbandoni". E così dopo i primi tre mesi già quegli strumenti non mi parvero più tanto buffi, anch'io ero vestita di bianco e già avevo sentito altre tre volte quella famosa introduzione.

Nella Capoeira, ogni cosa è perfettamente coerente con se stessa.

Immaginandola come un enorme disegno tracciato con le mani e i piedi che si muovono dentro la roda, io vedo come gli schiavi brasiliani ribelli ne hanno composto il centro molti anni fa e da allora tanti uomini, compresi noi, ognuno di noi, ne afferrano il tratto, la pittura, i colori e ne allargano l'essenza, aggiungendo piccoli pezzi di significato all'opera d'arte meravigliosa di un'anima immortale.

Ogni movimento del corpo, ogni sequenza di movimenti ha un motivo e porta un messaggio.

E' straordinario che ogni ritmo sia capace di trasmettere qualcosa di differente, che ogni canzone sia in realtà la storia di qualcuno o di qualcosa che è successo e che ogni rituale trattenga dentro di sé la sacralità di ciò che si è realizzato col sangue, che ha dovuto lottare per venire alla luce.

Nel gioco i corpi sono interdipendenti ma anche desiderosi "di prevalere, di occupare lo spazio, di invadere l'altro". Anche l'attacco diventa un mezzo per creare, una domanda che pretende risposta, una provocazione che conosce il suo fine: comunicare in pochissimo tempo un messaggio che ci appartiene, intimo, che la volta successiva sarà diverso e con un'altra persona.

Credit to Marzia Bertelli
Credit to Marzia Bertelli

La verità è che ciò che mi affascina di più, che mi trattiene vicina alle righe di quest'arte marziale, è la sua dualità. Nata come forma di ribellione non può che contenere, oltre che la tecnica fortemente motivata, una prepotente spinta verso la libertà e ogni volta che giochi capoeira, in quel cerchio, per quei minuti, tu sei libero.

La sensazione è difficile da descrivere: con le mani e i piedi nudi il contatto con le cose è più vivo, la musica nelle orecchie, le persone intorno a te che osservano come col corpo dici quello che vuoi dire, nel modo in cui lo vuoi dire, e l'altro ti risponde.

Ammetto che la sensazione di protezione, all'interno di quel cerchio di anime amiche (anche quelle sconosciute) ti trasmette un'energia che spesso supera quella che pensavi di avere e ti solleva per un po' al di sopra delle cose.

Credit to Paolo Caivano
Credit to Paolo Caivano

Ogni anno, quando arrivano i giorni dell'evento, l'energia del Brasile scorre nelle vene di Napoli.

I mestres brasiliani arrivano, vivono, insegnano, guidano, parlano alle nostre orecchie inesperte, trasmettendoci la vita attraverso le storie che da così lontano ancora palpitano dentro di noi, ci fanno sentire un po' più piccoli, un po' più uniti e sicuramente più ricchi.

Quello che ti rimane dentro è così intimo che è difficile da universalizzare, ognuno di noi percepisce diversamente i fili di quell'intreccio immenso di cui fa parte.

Penso di poter dire che ci sentiamo tutti fortunati, grati, inspiegabilmente indifesi talvolta davanti a sensazioni travolgenti. In qualche modo, siamo tutti più empatici, più uguali e più diversi, più guidati e più liberi, più unici ma meno soli.

Io e la Capoeira custodiamo insieme i segreti di come lei mi ha cambiato e mi cambia la vita, sempre di più, sempre legandomi con lacci più tesi, più profondi.

Custodiamo insieme l'immortalità degli attimi che non dimenticherò mai: delle risate e del dolore, dell'imbarazzo, dei calci presi in piena faccia, delle cadute, dei pesi sulle spalle e del sorriso soddisfatto del tuo maestro quando ti riesce qualcosa di difficile: quella fierezza e quell'energia mi danno la forza quando non ce l'ho, in palestra e nella vita.

A voi che riempite la mia vita di dolcezze, che mi sorridete quando io sorrido, che mi risollevate senza saperlo anche senza fare nulla, grazie.

Grazie è poco lo so.

So che capirete quando dico che sono irrimediabilmente gelosa dei miei particolari, dei piccoli dettagli, dei segreti che legano indissolubilmente le nostre storie in quest'avventura meravigliosa.

Con i nostri piedi e le nostre mani tessiamo le fila immortali di tutti i colori del mondo che infine, sacri e luminosi, finiamo per vedere come un'unica luce bianca.

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