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Una storia di LuigiMaiello

Questa storia è presente nel magazine L'angolo della scrittura

L’incipit e la sua importanza, perché si vive di inizi.

Tipologie e incipit famosi per capire come iniziare a scrivere un libro

Pubblicato il 08 gennaio 2018 in Giornalismo

Tags: incipit lettura libri scrittura scrivereunromanzo

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Si vivesse solo di inizi

di eccitazioni da prima volta

quando tutto ti sorprende e

nulla ti appartiene ancora.

Penseresti all'odore di un libro nuovo…

Costruire è una canzone di Niccolò Fabi che parla della costruzione di un rapporto, ma non è la canzone che ci interessa, bensì alcune paroline (inizio, sorprendere, libro nuovo) che incontreremo in quest’articolo in cui vi racconterò quanto è importante dare un inizio originale, deciso, avvincente, interessante … (scegliete voi l’aggettivo che vi piace di più) alla vostra storia.

L’inizio di una storia infatti è una delle parti più difficili da realizzare.

Certo, la storia della letteratura è fatta di grandi incipit, ma non tutti sono grandi scrittori, e, anche per loro, non è sempre facile cominciare.

Ce ne sono alcuni brevi e geniali:

«In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit».

Lo Hobbit, di J. R. R. Tolkien.

«Era una gioia appiccare il fuoco».

Fahrenheit 451, di Ray Bradbury.

«È tutto accaduto, più o meno».

Mattatoio n. 5, di Kurt Vonnegut.

A leggerli ora sembrano semplicissimi, ma tutti hanno una caratteristica: ci fanno capire da subito cosa andremo a leggere.

È probabile che uno scrittore inizi la sua storia perché la sua sensibilità abbia colto qualcosa nel mondo, e ora vuole trasmetterlo agli altri, ai suoi lettori, attraverso il linguaggio che gli piace di più: la scrittura.

Di fronte al foglio bianco, forse non sa ancora cosa scriverà, ma il gesto preciso della scrittura lo aiuterà a dare un senso più preciso a ciò che vuole raccontare.

Il passaggio verso una nuova consapevolezza viene spiegato in modo magistrale da Italo Calvino nell’“Appendice” alle Lezioni americane, in cui l’autore chiarisce quali siano per lui i pilastri della buona scrittura.

"Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo (...) il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi, il mondo come memoria individuale e come potenzialità implicita (...). Ogni volta l'inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l'allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare".

L’incipit è l’inizio del gioco con il lettore.

Lo scrittore sa che deve attrarre l’attenzione di chi legge e mantenere il suo interesse, affinché il desiderio di conoscere come andrà la storia lo porti a correre veloce lungo le pagine della storia.

Veloce, come corre Anna Karenina ogni volta che la incontriamo, ma quella è un’altra storia, e ne parleremo più in là.

Cos'è l’incipit di un racconto.

Un incipit è un inizio.

Anzi, è l’inizio della storia. La formula iniziale con cui si comincia una narrazione.

All’inizio di una storia viene lanciata un’esca, viene fatta una promessa, e le promesse, si sa, vanno sempre mantenute.

Se già dal titolo, il romanzo innesca un processo comunicativo che, pur essendo esterno al testo, spesso lascia trasparire molte allusioni, è con l’incipit che il lettore, in poche righe, riceve le prime informazioni su quello che andrà a leggere.

‘Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce‘ – Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway.

Ogni inizio, infatti, indipendentemente dalle sue modalità, ha qualcosa di simbolico ed è un atto di creazione che serve a definire la tematica della lettura, ma è anche la scintilla che le pagine successive metteranno a fuoco.

È il momento del patto tra narratore e lettore, che decide se abbandonarsi al testo, immergendosi o meno nella storia.

Le belle storie sono quelle che riescono a dare il dono dell’ubiquità al lettore, a farlo sentire contemporaneamente in due luoghi: nella scena fisica (il luogo in cui legge la storia) e nella scena narrata, che scorre lungo le pagine che ha davanti.

È qui che avviene la sospensione dell’incredulità, fondamentale soprattutto nelle storie fantasy e di fantascienza, in cui il lettore accetta l’esistenza di esseri, poteri o tecnologie inesistenti nel mondo reale e di scenari del futuro basati su princìpi scientifici spesso da verificare.

In questi casi è fondamentale che il mondo narrato sia coerente, non necessariamente reale, ma plausibile.

"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto” - Neuromante di William Gibson.

Esistono diversi tipi di incipit e li analizzeremo insieme.

Incipit descrittivo.

L’incipit descrittivo consiste nell’introduzione graduale del lettore a una serie di informazioni utili alla comprensione della storia. Si presentano i luoghi e i personaggi.

È un’apertura “classica”, che troviamo spesso nei romanzi rosa, ma anche nelle storie di molti autori celebri.

“La bella estate” di Cesare Pavese:

«A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, che tornando stanche morte speravamo ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino.»

Luigi Pirandello, invece, ne “Il fu Mattia Pascal” estremizza il concetto, giocando sul nome:

«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo».
“Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello.

Altro incipit di tipo descrittivo è quello di “Pastorale Americana” di Philip Roth.

”Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l’eccezionalità del viso. Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all’inespressiva maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov”.

In questo caso la descrizione riguarda un personaggio, e invita il lettore a chiedersi: “chi è?”, “cosa sta facendo?”. Il personaggio descritto è il protagonista, ma non deve essere necessariamente così. Egli però ha un ruolo importante, perché deve introdurre e accompagnare lo sguardo del lettore nella storia.

Incipit de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni:

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutte a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni…”

Il romanzo si apre con una realistica e minuziosa descrizione dell’ambiente in cui si svolgono i fatti. Il punto di vista è quello del narratore onnisciente, che osserva il paesaggio dall’alto verso il basso, passando dal generale al particolare. L’azione narrativa è collocata su uno sfondo geografico ben preciso, i dintorni di Lecco, e risponde alla scelta dell’autore di scrivere un romanzo storico, che deve appunto essere ambientato in luoghi reali e riconoscibili.

Incipit narrativo.

Con un’apertura di tipo narrativo, l’autore decide di raccontare subito quanto sta avvenendo senza indugiare nelle descrizioni dei personaggi, dei luoghi o degli ambienti sociali. Le informazioni che caratterizzano la trama verranno date, ma in un secondo momento.

La vicenda evolve senza alcun tipo di premessa, come nell’incipit che segue, dove tutto inizia da un viaggio, e lo scenario che ci viene presentato da subito è di guerra e fame.

Trilogia della città di K – Agota Kristof

“Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.”

Oltre ad introdurci nella trama della storia, qui capiamo subito anche quale sarà lo stile della narrazione: uno stile segmentato, caratterizzato da frasi brevi e sintassi semplice.

Incipit in medias res.

L’incipit in medias res (latino: “nel mezzo degli avvenimenti”) è forse quello più utilizzato. Questo tipo di inizio cala il lettore a storia già avviata, senza punti di riferimento, per poi recuperare le azioni antecedenti attraverso una rievocazione, cioè il ricordo di ciò che è già avvenuto, fatta da uno o più personaggi, giocando sul rovesciamento parziale dell’ordine cronologico degli eventi.

È un’apertura narrativa usata spesso nei thriller per creare una situazione di suspense e far sì che la spinta alla lettura derivi proprio dal bisogno di ottenere una maggiore comprensione della situazione.

Il lettore è inizialmente disorientato, ha la sensazione di essersi perso in una storia che non potrà mai capire, ma poi, continuando la lettura, inizia a cogliere le informazioni necessarie per comprenderla.

Un maestro di questa tecnica è senz’altro Franz Kafka. Ecco due dei suoi incipit più famosi.

L'apertura de La metamorfosi:

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregorio Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.

E quella de Il processo:

Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. Perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato.

In entrambi i casi, si crea fin da subito quel senso di incertezza che accompagnerà il lettore per tutta la vicenda.

A dire il vero c'è anche un videogame basato sugli scritti di Franz Kafka: The Franz Kafka Videogame.

Un’apertura in medias res molto originale è anche quella de Lo straniero di Albert Camus.

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti".

Qui troviamo una sorta di provocazione stilistica: perché sappiamo che la mamma è morta e che la vicenda è iniziata, ma quando? Per sua natura, questo genere di incipit tende ad essere rapido, incisivo e quasi telegrafico. In questo caso, invece, Albert Camus scrive direttamente un telegramma. Un genio, ma già lo sapevamo.

Ecco il primo punto da seguire per scrivere un buon incipit: essere originali. O almeno provarci!

L’originalità di certo non mancava a J. G. Ballard che fa iniziare Il condominio con un uomo che mangia un cane:

“Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio nei tre mesi precedenti.”

Apertura dialogica.

Una variante particolare è quella in cui il narratore si rivolge direttamente al lettore e presenta, per sommi capi, la storia che sta per essere raccontata, come avviene, ad esempio ne

Il giovane Holden di J. D. Salinger

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne”.

Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino

“Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono: "Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!" Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: "Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!" O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace”.

In realtà questo incipit merita una riflessione a parte, perché si tratta di un romanzo composto da undici brani, dieci dei quali sono inseriti all'interno di una cornice: infatti sono costituiti da dieci incipit di altrettanti romanzi.

In esso Calvino narra la storia di un Lettore che, nel tentativo di leggere un romanzo (intitolato appunto Se una notte d'inverno un viaggiatore), è costretto ogni volta a interrompere la lettura del libro che sta leggendo e intraprendere la lettura di un altro.

L'opera diventa così una riflessione sulle molteplici possibilità offerte dalla letteratura e sulla impossibilità di giungere a una conoscenza della realtà.

Questa lunga carrellata di esempi oltre a essere una lettura (spero piacevole) serve soprattutto a confermare il fatto che l’autore si gioca molto all’inizio di una storia. Col primo capoverso egli lancia una serie di segnali al lettore che possono o meno invogliarlo alla lettura della sua opera.

Ora però tocca a voi iniziare la vostra storia.

Se invece volete continuare a leggere, ecco altri incipit famosi: i più belli secondo l’American Book Review.

Incipit famosi: i migliori 10 secondo l’American Book Review.

1) Moby Dick di Hermann Meliville

“Chiamatemi Ismaele”

2) Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

"È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell'una o dell'altra delle loro figlie."

3) L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon

"Un grido s’avvicina, attraversando il cielo."

4) Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Màrquez

"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito."

5) Lolita di Vladimir Nabokov

"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere,al terzo contro i denti. Lo.Li.Ta. Era lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita."

6) Anna Karenina di Lev Tolstoj

"Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo."

7) La veglia di Finnegan di James Joyce

"Fluidofiume, passato Eva ed Adamo, da spiaggia sinuosa a baia biancheggiante, ci conduce con un più commodus vicus di ricircolo di nuovo a Howth Castle Edintorni."

8) 1984 di George Orwell

"Era una fresca limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell’ingresso degli Appartamenti della Vittoria".

9) Racconto di una città di Charles Dickens

"Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell'altra parte — a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni i quali li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo. Un re dalla grossa mandibola e una regina dall'aspetto volgare sedevano sul trono d'Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia. In entrambi i Paesi ai signori dalle riserve di Stato del pane e del pesce era chiaro più del cristallo che tutto in generale andava nel miglior ordine possibile e nel più duraturo assetto del mondo."

10) Uomo invisibile di Ralph Waldo Ellison

"Io sono un uomo invisibile. No, non sono uno spettro, come quelli che ossessionavano Edgar Allan Poe; e non sono neppure uno di quegli ectoplasmi dei film di Hollywood. Sono un uomo che ha consistenza, di carne ed ossa, fibre e umori, e si può persino dire che posseggo un cervello. Sono invisibile semplicemente perché la gente si rifiuta di vedermi: capito?"

Questa è solo una classifica degli incipit più belli. Ovviamente ognuno ha la sua.

Si vive di inizi, ma poi le storie devono terminare.

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