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Una storia di LaVispaTeresa

Questa storia è presente nel magazine Fantasylandia

La donna, il corvo e il cavallo.

E di quella volta che la signora ci rimise il braccio

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Pubblicato il 16 luglio 2018 in Fantasy

Tags: cavallo corvo fantasy racconto

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Alle sue spalle… osceno come la morte, il suo vascello. Fino a poco tempo addietro il suo personale concetto di “proprietà” era stato ampio, per una predatrice, condottiera e canaglia qual’era stata espressione più cruda della sua vera natura.

Nessuno in vista, molti dei suoi uomini erano fuggiti alla sola vista dei nuvoloni ad occidente scagliarsi come una punizione divina contro “Vanità” con l’incedere delle tenebre, avanzando velocemente verso il vascello. Altri, più coraggiosi e sani di mente, resisterle accanto e morirle a fianco.

Vanità, la sua nave, per la quale aveva lottato e vinto, l’aveva portata ovunque lei le avesse comandato, forte della sua ciurma, ed era questo ora, un orribile replica della sua stessa morte imminente.

Lancinante l’impulso doloroso che le arrivava dalla spalla. Da lì in giù, nulla, l'emorragia fermata alla bell’e meglio con un lembo del suo vestito, ormai soltanto stracci e ricordi...

Quel braccio mutilato, le avrebbe ricordato per sempre tutte le volte che in passato aveva abbaiato ordini, ingaggiato baraonde, combinato guai di proporzioni apocalittiche, per via della sua anima di bambina, immatura e preda delle passioni.

Esausta e disperata, paralizzata dal dolore e dal terrore, si alzò a fatica e si aggrappò alla vita, una muta preghiera ai santi, che le loro silenziose intercessioni arrivassero ai cieli.

E arrivò il corvo, planando maestoso a portargli in dono una fiaccola.

Con il cuore pieno di gratitudine e il braccio sano, afferrò con il vigore dell’ardimento il dono del corvo. E zoppicando, avanzò ancora come meglio le riusciva, reggendo la fiaccola in alto per fare luce… attraversò una lunghissima notte di orrori, e ricordi, e pentimenti, suppliche disperate e grida di dolore.

All’albeggiare… si ritrovò ad avanzare in fin di vita già da ore in un luogo indefinible, passaggio inevitabile dal suo punto di partenza fino alla salvezza, conosciuto per le allucinazioni che i verdi vapori acidi esalanti dalle sue sabbie, provocavano negli sventurati che vi capitavano funesti pensieri, disgrazie, visioni di orrori inesplicabili di violenza inenarrabile. A questo orrore si aggiungeva l’effetto paralizzante ed esilarante indotto dalle esalazioni mortifere, che inducevano oltre alla totale immobilità, ad una risata incontrollabile, disperata e folle.

Il passaggio attraverso questa landa perduta fu per lei una marcia funebre, solenne, di resa ed abbandono e di preghiera.

Un cavallo, che aveva scambiato per allucinazione, o un altro desiderio infranto dal fato avverso, le si avvicinò e la prese con sé, e la condusse in salvo galoppando instancabilmente per giorni e notti, fino all’albeggiare di un indefinito giorno in un indefinito tempo…

L'alba portò con sé un'oasi, benedizione e grazia, il suo nero compagno, la scaricò violentemente in una pozzanghera d’acqua, facendole riprendere i sensi in modo permanente.

Per tanti altri giorni e tante altre notti, in sella al suo amato cavallo, Drago, cavalcò, fino al giungere di un nuovo giorno, pieno di grazia e meraviglia.

L’alba, quel mattino vide diradarsi gli umori umidi della notte dischiudendo colori meravigliosi e surreali, una dolcissima e pacata gioia le carezzava il cuore, mentre sorridendo scordava ogni dolore ed osservava il suo amato Drago, che aveva assunto alla luce del sole nuovi colori e nuove energie: simile alla cenere, i quieti occhi ora somigliavano a piccoli soli neri dai raggi color dell’avorio.


Il lume di quella fiaccola, il primo dono del corvo, ormai spento, le si era impresso negli occhi e da allora quella fiamma le sarebbe rimasta marchiata nella retina, rivelandole così il suo secondo dono.


LvT

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