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Una storia di steo

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Scrivi per te o per gli altri?

Pubblicato il 06 gennaio 2017

Mi capita spesso di parlare con persone che “scrivono”.

Uso le virgolette perché molte di queste vivono nella paura (?) di far leggere le proprie parole agli altri. Il mio pensiero successivo è:

“Quindi tu non scrivi”

“Non è che non scrivo, è che lo faccio per me”

“Ok.”

Il punto che voglio portare avanti io è semplicemente che, come ogni altra forma di espressione, se non è condivisa con qualcun altro è come se non esistess e trovo veramente sia un peccato non avere la possibilità di leggere qualcosa che, forse, mi piacerebbe davvero tanto ( o davvero poco ).

Il fatto è che susciterebbe un'emozione, che è sempre una cosa bella.

Non fraintendetemi, sono il primo a scrivere cose che non sempre sono pubbliche ma che solo poche persone leggono. Il motivo per cui questa cosa succede è che forse sono cose di cui sono più geloso o storie che ancora non sono finite e che quindi avrebbe meno senso pubblicare in quel momento, ragion per cui non mi sento di condannare chi si comporta così.

Semplicemente non mi piace molto come risposta il semplice

“lo faccio per me”

Senza una spiegazione. A volte sono convinto che sia una finta presunzione che nasconde vergogna oppure una scarsa sicurezza in sé stessi.

Sono sempre convinto che ognuno può essere in grado di esprimere il proprio talento in qualsiasi cosa che fa.

C'è chi è più talentuoso e chi lo è meno, questa è una meravigliosa e durissima legge che muove il nostro mondo.

Sul talento c'è una spezzone di “The Gambler” che lo spiega sicuramente meglio di me.

Perché sto scrivendo queste cose? Perché vorrei dire a tutti ( e anche a me ) che senza il confronto il talento non esiste, l'arte non esiste, il bello, il brutto, il sufficiente, il mediocre non esistono.

È un dato di fatto che non ho messo io a terra.

Quindi, alla fine, quelle che rimangono nella mia testa, sono alcune domande:

Che vuol dire "lo faccio per me"? Scrivere per te, che senso ha? Scrivere per gli altri, che senso ha per te? Perché le tue parole sono ancora chiuse su di un quaderno a righe della scuola o in un file word del tuo computer e non le stai leggendo ad alta voce a qualcun altro o pubblicandole da qualsiasi parte tu voglia su internet?

Una delle cose che ho capito però è che ci sono delle cose che possono ( e devono ) non essere di dominio pubblico. Sono le intime, quelle che appartengono a voi e al massimo una sola altra persona, quelle scritte male, bene, così così, ma dove la grammatica, la sintassi, la storia non c'entra niente. Quelle non si toccano e se qualcuno ci prova, venite da me.

Lo picchiamo insieme.

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