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Una storia di BettinaB

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A che ora torni?

Può l'amore essere considerato al pari di una nave al porto?

Pubblicato il 02 aprile 2015

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Un tempo hai suonato. Senza saperlo. Era tutto il tuo corpo a farlo, un impercettibile vibrazione dell'aria quando piegavi il tuo collo di lato e una ciocca di capelli ti stava dritta sulla nuca, quando muovevi le mani nel tentativo di afferrare il cielo che poi cielo non era. Casomai erano i miei occhi. A un palmo dal tuo naso.

Era sceso un temporale e la musica era cambiata. Non era più armonia, ma un frastuono di tuoni a susseguirsi fuori dalla finestra. Nella piega che si era formata in mezzo alla tua fronte ho visto il terrore di ciò che non si conosce e che spaventa perché non resta che attenderne la fine.

Se tu fossi un bambino te ne ricorderesti dei draghi, delle lingue malevole che tenevi strette in quella sottile ruga. Sopra i tuoi occhi.

Ho suonato con l'armonica a bocca. E come nel migliore dei luoghi i draghi hanno bruciato se stessi, e il temporale è cessato.

Le lingue malevoli sono finite nella tana del silenzio. Non ho chiesto loro quando torneranno.

Su quella Nave non ci saliranno. La Nave che ho costruito per te è fatta di buoni pensieri. Di suoni d'armonica e del coraggio dei migliori esploratori.

Ricordati, nei momenti peggiori tu suona.

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COME I MARINAI...

Un bambino somiglia a un marinaio.

Ovunque volga lo sguardo, vede il mare.

Grande, immenso, disteso.

Sì, perchè crede che il mare dorma spesso.

Soprattutto di notte, quando le lampare cercano di disturbare il suo sonno con la luce tremula riflessa sull'acqua.

Se tu fossi un bambino, ti spiegherei che il mare ride come i bambini. Gli angeli si divertono a bagnarvi le ali di tanto in tanto e i suoi baffi spumosi li avvolgono con dolcezza.

Anche le barche non sono così serie.

Dicono che domani mattina abbandoneranno il molo per un lunghissimo viaggio, poi, al momento dei saluti lasciano messaggi per non essere dimenticate.

Le partenze sono una fiamma che si consuma lentamente.

Se potessi, ti direi di non partire.

Ti terrei stretto come le conchiglie raccolte sulla spiaggia:sai qual è il loro segreto? Trattengono ogni raggio di felicità come se custodissero il sole.

Se tu fossi un bambino ti direi di non pensare al passato,nè al futuro.

Ti ricorderei che le lacrime pesano meno del vento.

Sono come cerniere che rattoppano il tempo.

Le fiabe sono solo ipotesi, Nei loro occhi si specchia la Luna e nel loro stupore si attiva la creatività.

Dormi, dormi pure! C'è silenzio adesso in tutte le parole del mondo.

Domani chiedimi ancora il dono dell'ingenuità.

Se tu fossi un bambino, ti direi:

"Beviamoci al fresco un sacco di cose. Sei un perfetto compagno di giochi alla mia età!"

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Se tu fossi un bambino direi...

-Ricordati che gli occhi dei gatti non hanno bisogno di luce per guardare nei tuoi.

-Il male e il bene appartengono allo stesso mare, non sempre vengono a galla a farsi distinguere, ricordati in quel momento degli occhi dei gatti.

-Ricorda chi possiede mani stanche, un ottimo lavoratore; chi parla in ogni occasione ha poco da dire.

-Ricordati invece che chi si racconta concede il suo tempo, non solo il suo cuore. Rammenta che anche il silenzio ha parole a cui tenere fede.

Se tu fossi un bambino direi....

-Ascolta il rumore dei passi di chi ti cammina a fianco, sfiorandoti la spalla in un giorno qualunque lungo i giardini della città;

-Ricordati chi sei prima di promettere; piuttosto agisci senza pronunciarle le promesse. Come le dici sono del vento.

-Come riconoscere l'amore?

-Se vivrai ricordandoti, avrà l'aspetto di una nave dentro al porto prima di togliere gli ormeggi. Tu pensa solo a partire.

Ti salverà dal rumore del mondo.

Se tu fossi un bambino direi...

-Ricordati che anche io come te, sono stato un delfino.

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Ho iniziato chiedendoti "a che ora torni".

Non hai ancora risposto. I bambini non sanno dire quando tornano, ma gli uomini sì.

Dovrebbero, almeno.

Ogni volta che percorri la strada, vedo le spalle che misurano la distanza verso casa, da loro capisco se ti sei ricordato davvero dei gatti e dei delfini. Dei loro occhi e dei loro giochi nel fondale. Quando cammini con la testa bassa a guardarti gli stivali, le tue spalle assumono la forma di uno scudo, allora mi dico di no..., non hai rammentato di salire su quella nave al porto. Non hai tolto gli ormeggi. Ti sei limitato a guardarla. Le farfalle hanno più coraggio. Volano come la vita pretende e non stanno a pensare che forse il vento strapperà i fiori dai prati.

Se tu fossi un bambino, ti costringerei a partire e non starei a sentirei il tuo pianto.

Ti direi che so attendere e per farti contento aggiungerei: -Chi sei tu perché io resti qui ad attendere che il tuo viaggio si compia?

Sarebbe la frase giusta, poche parole che ti facciano sentire importante e magari inorgoglito all'idea che se lasci quest'isola la ritroverai, qui, ad aspettarti.

Ricordati che i petali non appartengono ai fiori, ma al vento. Non sono né l'uno né l'altro.

-A che ora torni?

Le falene viaggiano per una notte, ma almeno lo fanno. Tu torna a fine viaggio. E quando le vedi, sii grato alle farfalle.

Rammenta che io ricordo la forma delle tue spalle.

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attesa...

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