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Una storia di LuigiMaiello

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Edgar Morin: Conoscenza, Ignoranza, Mistero.

La mia recensione al nuovo libro del sociologo e filosofo della complessità.

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Pubblicato il 28 febbraio 2018 in Recensioni

Tags: complessit conoscenza edgarmorin morin recensione

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“Il fiammifero che accendiamo nel buio non solo rischiara un piccolo spazio, rivela anche l’enorme oscurità che ci circonda”

Edgar Morin

È uscito da pochissimo Conoscenza, Ignoranza, Mistero, il nuovo saggio di Edgar Morin, che, a novantasette anni, ci consegna un saggio bellissimo in cui sfida la certezza di poter conoscere tutto in un'epoca segnata dal progresso scientifico.

Morin ci ricorda come a renderci umani siano lo stupore, la sensazione dell'ignoto e la consapevolezza del limite e ci pone una domanda: siamo sicuri di poter conoscere tutto ciò che è intorno e dentro di noi?

Edgar Morin
Edgar Morin

“Amo conoscere.

Ho conservato le curiosità dell’infanzia, le domande dell’adolescenza…”

Inizia così il suo saggio, edito da Raffaello Cortina Editore, in cui il filosofo della complessità esamina la conoscenza che l’uomo ha della realtà, dell’universo, ma anche della sua mente, che rimane il mistero più grande da decifrare.

Secondo Morin, se ci spingiamo a esplorare i territori del sapere, ci battiamo in una terna inseparabile: conoscenza, ignoranza, mistero. La nostra epoca è caratterizzata dal bisogno incessante di conoscenza, per cui, più vediamo ciò che è razionale, e più bisogna considerare anche quello che sfugge alla nostra ragione.

Per Michele Cometa (Perché le storie ci aiutano a vivere. La letteratura necessaria‎) l’uomo è un essere manchevole e, lungi dall’offrire soltanto vantaggi, la «crescita esponenziale della coscienza delle cose» genera anche un senso di vuoto, di perdita di controllo sul reale, nel quale l’uomo non soccombe grazie a delle strategie di esonero come il rito, la religione, la fiction e la letteratura.

Nel rapporto tra conoscenza e ignoranza, Edgar Morin inserisce con forza il mistero, che non svaluta la conoscenza a cui approdiamo, al contrario, “stimola e fortifica il senso poetico dell’esistenza”.

L'autore, per spiegare al meglio il concetto, cita il motto di San Giovanni della Croce:

“Quanto più si va in alto

Tanto meno si capisce

Ché una nube tenebrosa

Va la notte illuminando”

Morin spiega concetti complessi con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori: alla chiarezza del pensiero, si aggiungono metafore e ricorsi alla poesia e alla letteratura.

È un filone, quello della letteratura scientifica, che sta avendo un grande seguito, proprio grazie alla democratizzazione del sapere, reso attraverso un linguaggio accessibile a molti.

Shakespeare, ma anche Platone, Kant e tanti altri ancora. Così la lettura di questo saggio porta conoscenza mista a piacere.

Ma a che punto è la nostra conoscenza? L’autore risponde citando Victor Hugo: “tutte le nostre passioni riflettono le stelle”; sono state identificati 70.000 miliardi di miliardi di stelle visibili, ancor più stelle invisibili e duecento miliardi di galassia… noi a che punto siamo nel conoscerle tutte?

La complessità e la pedagogia.

La nostra comprensione del mondo, secondo Morin, è destinata a essere parziale, incompiuta. Qui torna un pallino dello studioso che da sempre si batte per l’interdisciplinarietà: la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi, tipica della nostra epoca e che sia capace di educare gli educatori a un pensiero della complessità.

“La nostra scuola ci insegna a separare le conoscenze, non a leggerle. Tuttavia, abbiamo bisogno di una conoscenza che sappia legare. Bisogna abbandonare del tutto il determinismo, il riduzionismo e la disgiunzione fra le discipline. La realtà non è chiara è distinta, tutto è più complesso: l’universo, la vita, l’uomo (l’umano).”

Il cervello, la mente, la realtà.

“Il mistero nello stesso tempo primo e ultimo si trova nel nostro cervello/mente”.

Uno dei capitoli più interessanti è proprio dedicato al rapporto tra la mente e il cervello, l’elemento meno conosciuto dell’universo. Sappiamo che è fondamentale per la nostra parola, la nostra conoscenza e i nostri gesti, ma non conosciamo bene il rapporto tra cervello e mente: il linguaggio del primo è elettrochimico, quello della mente sono parole e frasi.

Morin si definisce un co-costruttivista: la realtà non è oggettiva, ma siamo noi a costruire psichicamente, socialmente e storicamente una traduzione di una realtà esterna a noi. La realtà che pensiamo di conoscere è filtrata continuamente secondo le nostre percezioni e categorie, frutto delle nostre culture e società.

Blaise Pascal affermava “Siamo fra due infiniti”, Morin dichiara che la conoscenza umana si effettua in una banda media tra questi infiniti, zona di penombra attraversata di bagliori.

Ecco il mix di citazioni letterarie e scientifiche che tanto mi piace; anche in questo c’è contaminazione, e quando prova a spiegare come è nato il mondo in cui viviamo, Morin è chiarissimo:

“Iniziamo dall’inizio. Ammesso che ci sia un inizio”.

Il mondo e il caos necessario.

La realtà è ipercomplessa: comporta pluralità, eterogeneità, reificazione, immaginario, incertezze, ignoto. In una parola: mistero.

A chi vuole cercare l’ordine del mondo, Morin risponde che il mondo ha bisogno di imperfezione, di disordine. Tutto l’universo infatti è costruito sul principio di emergenza. Nell’universo, così come in ogni uomo, le forze di unione e di associazione (Eros) e quelle di conflitto e dissociazione (Thanatos) si combattono senza tregua, ma non possono separarsi, né sopravvivere l’uno senza l’altro.

Ci spiega come tutti i progressi delle scienze suscitano nuovi interrogativi e sfociano nell’ignoto relativo sia all’origine, alla fine, ma anche alla natura della realtà.

La vita, l’individuo e la specie.

Morire e vivere sono antinomici e inseparabili, perché la lotta contro la morte è anch’essa morte: per alimentarsi si uccidono altri essere viventi, vegetali o animali.

Altra riflessione riguarda il rapporto tra l’individuo e la specie: la specie produce individui, che, riproducendosi, producono altre specie. Se da una parte l’individuo vuole affermare il proprio egocentrismo, motivazione vitale per nutrirsi, difendersi e proteggersi, allo stesso tempo in ogni essere vivente è presente anche l’attitudine a partecipare a un noi, a una comunità.

Basta pensare ai segnali che si scambiano gli esseri viventi per difendersi da un nemico: anche alcune piante comunicano tra loro trasmettendosi un’informazione difensiva contro i parassiti.

Elogio della creatività.

La creatività è presente in ogni momento della vita, a partire dalla riproduzione.

Esempi di creatività sono specie come le testuggini e gli scorpioni, le dimensioni opposti di batteri ed elefanti, dispositivi e armi come la tela del ragno e il veleno del serpente o del calabrone. Ma anche il corno del rinoceronte è un’arma.

La creatività vivente è stata spesso stimolata di fronte a una sfida mortale: la fotosintesi, ma anche la trasformazione dal seme alla pianta, dall’uovo (o embrione) all’animale, dal bruco strisciante alla farfalla.

Ma secondo Morin la creatività può nascere anche da un’aspirazione, e non per forza da un problema. Così le ali ad alcuni animale sarebbero spuntate per la loro volontà di volare. Per questo a molti rettili sono spuntate le ali, diventando uccelli.

Ma anche i colori sgargianti di molti uccelli non avrebbero solo finalità di seduzione sessuale, ma anche di “autopresentarsi”. In pratica, il desiderio di farsi belli per gli umani.

Secondo Morin, c’è in ogni vivente una potenzialità creatrice dormiente, che si sveglia per una sfida, un desiderio, un’aspirazione.

“Se potessimo trovarci all’interno della mente/cervello di un umano che svolge in maniera routinaria il proprio lavoro, scopriremmo sogni a occhi aperti, fantasmi, fantasticherie, dialoghi, imprese, omicidi immaginari, fantasmi erotici”.

Prosa e poesia.

Le vite degli uomini sono polarizzate tra prosa e poesia: la prosa concerne gli obblighi, i vincoli, le necessità che svolgiamo senza piacere. La poesia si manifesta negli stati di comunione meraviglia, gioco. La felicità è il compimento di uno stato poetico.Lo stato di poesia costituisce l’aspirazione più profonda dell’essere umano, ma l’estasi è l’aspirazione suprema di questa aspirazione.La nostra civiltà, però, col suo iperattivismo, ha trascurato i bisogni della mente e dell’anima umane. È stato ignorato il bisogno di pace e serenità, accordando a questi bisogni un tempo determinato e limitato di svaghi, di vacanze, sempre considerato un modo per ricaricarsi, in vista del ritorno all’iperattività.

Post-umanità e conclusioni.

Il libro si chiude su una riflessione su cosa ci aspetta, due avvenire divergenti e antinomici, che però secondo Morin, sono già iniziati entrambi.

Da una parte il disastro, causato dalla molteplicazione di disgregzioni e rotture politiche e culturali, che degenerano in conflitti; la degradazione della biosfera; l’egemonia della finanza; nuovi pericoli ncleari; ecc.

Dall’altro la promessa di una vita più lunga: i progressi in ambito medico, con un ritardo nella morte, ma anche una diminuzione delle nascite, e quindi delle diversità e creatività umane.

Una società umana totalmente automatizzata, realizzata attraverso macchine intelligenti come computer e robot, da una parte ci libererebbe da molti obblighi e onori, ma dall’altro ci potrebbe condurre dal sovrumano ma all’inumano, sotto la legge imperante dell’algoritmo.

L’auspicio di Morin è la rigenerazione di un umanesimo, a livello planetario, che porti a una metamorfosi etica-culturale-sociale, che accompagni e faccia da argine alla metamorfosi biologica – tecnica - informatica, e a ogni deriva che porti al potere delle macchine pensanti sugli uomini.

C'è una cosa non si può tradurre in algoritmo: la poesia della vita.

Edgar Morin - Biografia

Sociologo e filosofo francese (n. Parigi 1921), direttore del Centre de communication de masse del Centre national de la recherche scientifique (1950-89; emerito dal 2002). Si è occupato dei problemi delle scienze umane, ispirandosi alle tesi di Hegel, Marx, Freud.

Attivo nella resistenza, militante comunista, fu espulso dal PCF nel 1951 in seguito alla pubblicazione di un articolo considerato eterodosso. Significativo a questo riguardo è il volume autobiografico Autocritica, nel quale l'autore descrive l'evoluzione del suo impegno politico. Nel 1957 fondò la rivista “Arguments”; nel 1961 partecipò alla fondazione di “Communica­tions”.

L'analisi dei fenomeni culturali, in relazione al diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa, rappresenta un momento centrale nella biografia scientifica di Morin, come testimoniano scritti quale L'industria culturale, opera antesignana in questo campo.

In seguito i suoi interessi intellettuali si sono spostati verso l'epistemologia delle scienze umane per culminare in una poderosa opera teorica, Il metodo.

Ad Edgar Morin si devono approcci sociologici tra i più originali, capaci di prefigurare filoni di ricerca spesso destinati ad ampio sviluppo, come le analisi sul cinema, sulla industrializzazione della cultura, sui problemi ecologici.

Nel 1998 è stato nominato presidente del comitato scientifico per la riforma dei saperi nelle scuole secondarie superiori dal ministro dell'Istruzione francese C. Allègre.

Opere principali

L'an zéro de l'Allemagne (1946); L'homme et la mort dans l'histoire (1951; trad. it. 1980); Le cinéma ou l'homme imaginaire (1956; 3a ed. 1978; trad. it. 1982); Les stars (1957); Autocritique (1959); L'esprit du temps (1962; trad. it. L'industria culturale, 1974); Introduction à une politique de l'homme (1965); Commune en France (1967); Mai 1968: La Brèche (in collab., 1968); Le paradigme perdu: la nature humaine (1973; trad. it. 1974); La méthode (2 voll., 1977-81); Mais (1978); Pour sortir du vingtième siècle (1981); Science avec conscience (1982; trad. it. 1988); De la nature de l'Urss (1983; trad. it. 1989); Penser l'Europe (1987; trad. it. 1990); Terre-Patrie (1993; trad. it. 1994); Mes démons (1994; trad. it. 1999); Les fratricides (1996; trad. it. 1997); Amour poésie sagesse (1997; trad. it. 1999); La tête bien faite (1999; trad. it. 2000); Les sept savoirs nécessaires à l'éducation du futur (2000; trad. it. 2001); La violence du monde (con J. Baudrillard, 2003); Le monde moderne et la question juive (2006); Comment vivre en temps de crise? (con P. Viveret, 2010); Le chemin de l'espérance (con S. Hessel, 2011); La voie. Pour l'avenir de l'humanité (2011; trad. it. 2012); La nostra Europa (con M. Ceruti, 2013); il testo autobiografico Mon Paris, ma mémoire (2013; trad. it. 2013); Enseigner à vivre. Manifeste pour changer l’éducation (2014; trad. it. 2015); Penser global (2015; trad. it. Sette lezioni sul pensiero globale, 2016); Pour une crisologie (2016; trad. it. 2017); Connaissance, ignorance, mystèr (2017; trad. it. 2018). Cavaliere della Legion d'onore, è stato insignito del premio europeo Charles Veillon (1987) e del premio internazionale Viareggio-Versilia (1989, con il volume La connaissance de la connaissance del 1986; trad. it. 1988). Nel 1994 gli è stato assegnato il Premio Internacional de Catalunya.

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