scrivi

Una storia di AnjaLol

1

7 minuti prima della mezzanotte

Pubblicato il 03 maggio 2017

Ho visto un film stasera, un film che mi ha catapultato indietro nel tempo, a quella sera...

Nel film un dodicenne deve affrontare l'imminente morte della madre ma si rifiuta di farlo. Ogni notte, 7 minuti dopo la mezzanotte, un grosso olmo prende vita e aiuta il ragazzino a lasciarsi andare, a lasciar andare sua madre.

La sala era piena ed erano tutti commossi, io non riuscivo a vedere più il film le lacrime me lo impedivano. Tempo fa mi sarei commossa come tutti, ora no.

Maggio ha cambiato la mia vita, l'ha scaravoltata come si scaravolta una borsa per far uscire tutto e lasciarla vuota.

Quella mattina ho fatto tutte le cose che facevo ogni giorno: doccia, colazione, l'autobus per l'università, la fila per l'aula studio, una sbirciatina su internet e poi studio. Passa un'ora, il telefono squilla, esco dalla sala, rispondo, rientro, prendo le mie cose e vado via. Arrivo a casa preparo la valigia in fretta e vado in stazione, lì c'è mia zia che mi aspetta. In macchina nessuno parla. Qualcuno telefona a mia zia, lei bisbiglia, io guardo fuori dal finestrino, l'A1 non è stata mai così brutta.

E' una corsa contro il tempo. E' una corsa nei corridoi dell'ospedale. E' una corsa a chi arriva prima. Fuori da quella stanza ci sono tutti, tristi, rassegnati. Mi paralizzo nel corridoio, ho paura di quello che c'è oltre quella porta, ho paura di affrontare la mia paura più grande. Qualcuno esce dalla stanza, mi faccio coraggio ed entro. Sei lì, disteso su quel letto, incosciente, con gli occhi chiusi, deperito, i capelli arruffati e una flebo che gocciola lentamente. Non ho voce, non ho forza, ti do un bacio sulla fronte, ti sussurro ti voglio bene e vado via, non riesco a vederti così.

Torno a casa, sono stanca, ho bisogno di dormire. In casa c'è troppo silenzio, mi faccio una doccia e vado a letto. Il telefono mi sveglia, lo odio. E' mia zia "Vieni il prima possibile, chiede di te". Mi lancio dal letto e in mezz'ora sono pronta. Non ho mai corso così tanto. Mia madre è fuori dalla stanza che parla con mia sorella, passo accanto a loro e capto qualche parola: manca poco, teniamoci pronte. Io non sono pronta!

Entro in camera, c'è mia zia con te, va via. Siamo soli. Non parliamo, nessuno dei due ci riesce, ci guardiamo, ti tengo la mano, ti scende una lacrima. Arrivano gli infermieri, devono portarti nella camera iperbarica. Torno a casa è inutile restare in quella stanza se tu non ci sei. Andiamo via tutti, tranne mamma e zia. Torno nel pomeriggio. Fuori dalla camera c'è zia: "sono in rianimazione". Quelle poche parole sono un pugno nello stomaco, un schiaffo a mano aperta, un calcio sugli stinchi, una martellata sui denti. Distrutta, vado verso la rianimazione. Non può finire, non così. Siamo lì in attesa. Qualcuno dice "è finita".

Non è finita, non può, non deve finire. Abbiamo tante cose da fare insieme, hai tante cose da insegnarmi, devi vedermi felice alla mia laurea, devi vedermi felice al mio primo giorno di lavoro, devi vedermi felice quando conoscerò l'uomo della mia vita, devi vedermi felice quando mi accompagnerai all'altare, devi vedermi felice quando ti dirò che sono incinta, devi vedermi felice quando nascerà mio figlio. Devo vederti felice alla mia laurea, al mio primo giorno di lavoro, quando conoscerai l'uomo della mia vita. Dobbiamo essere felici quando porteremo i miei figli al parco e tu gli insegni tutto quello che hai insegnato a me. Devi essere felice per ogni passo che farò.

Siamo tutti stanchi, è tardi, nessuno ci dice niente. Lo zio ci manda a casa: vi chiamo se ci sono novità.

E' quasi mezzanotte... Quella telefonata. E' il 5 maggio 2007.

Sono passati 10 anni e io non riesco a lasciarti andare. Un pezzo di me non c'è e non ci sarà più, cerco di riempire il vuoto che hai lasciato ma è un vuoto troppo grande da riempire. Non so dove sei, ma ti sento. Ti sento girare intorno a me, ti sento mentre mi guidi nella notte, ti sento nelle mie scelte giuste e in quelle sbagliate e ti vedo di notte, nei miei sogni... lì dove siamo insieme, io e te, un padre con la sua bambina.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×