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Una storia di Jelena

Immeritevoli destinatari

Pubblicato il 09 gennaio 2018 in Storie d’amore

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Ho scritto questa lettera poco meno di un anno fa, l'ho consegnata con mani e cuore tremante. La riapro oggi, dopo aver ricevuto l'ennesima delusione, dopo aver constatato che spesso le nostre migliori virtù finiscono per essere le nostre peggior nemiche. Ho imparato a mie spese che restano solo i più coraggiosi, gli altri si rivestono della loro ipocrisia e escono dalla porta sul retro. Ho supplicato di restare chi era già miglia e miglia lontano da me ed io troppo cieca per vederlo ho riposto tutte le mie speranze in queste righe. Le riscriverei? Probabilmente sì, ma non le darei in pasto a chi non sa comprenderne il senso.

Caro X,

E’ una di quelle innumerevoli notti in cui non riesco a dormire, una di quelle in cui preferirei essere con te che in qualsiasi altro posto al mondo. Non so nemmeno cosa voglio dirti, ma so per certo quello che non ti ho mai detto.

Fra le cose che non ti ho mai detto c’è che la prima volta che ho incrociato il tuo sguardo ho pensato che mi saresti mancato per il resto della vita, perché dal primissimo momento, oltre a perdermi nei tuoi occhi, ho capito che non saresti mai stato mio. Certe cose le senti subito, le percepisci sin dall’inizio ma preferisci far finta di nulla giocando a perdere persino ciò che non hai. Ed è quello che è successo con te, ho perso tutto ciò che potevo perdere, tutto in una frazione di secondo.

Non ti ho mai detto che avrei voluto urlarti che sono qui, che dovresti scegliere me e lasciare tutto il resto. Ma le parole si incastrano tra un battito e l’altro creando un groviglio di pensieri che chiude la gola facendo desistere anche il più convinto dei sentimenti. Però ho continuato a pensarti perché è l’unico modo per essere perfettamente me stessa. Non l’ho fatto per te e non l’ho fatto per me. L’ho fatto perché qualsiasi altra cosa sarebbe stata priva di significato. In silenzio, perché nei silenzi c’è tutta la mia vita, e per ognuno di loro c’è un relativo rimpianto.

Non ti ho mai detto che di te cerco la parte che non mostri a nessuno, quella che tieni solo per te, perché è troppo facile fermarsi al primo strato e prendere solo ciò che ci fa comodo. Un po’ come chiedere come stai e fregarsene della risposta. Io voglio sapere come stai e non mi bastano quattro parole di circostanza, voglio saperlo e voglio essere sicura che tu stia bene. E ti giuro che mi ero ripromessa di non cadere in tutto questo, di non far sì che tu potessi diventare un pensiero con il quale svegliarmi, chissà quando mi sono distratta invece.

Dopo mesi mi sono resa conto che nemmeno mi conosci perché io non te l’ho permesso, che non lo sai che mi innamoro di tutto ma in realtà non mi importa di niente. Che mi mantengo sempre distante, che ascolto tutti ma non trovo mai le parole giuste per me stessa, che preferisco distruggermi pur di non ferire gli altri. Non sai neanche che i miei fiori preferiti sono i tulipani perché rappresentano l’amore disinteressato, quello che non chiede mai nulla in cambio ed è un po’ come me. Non ti ho nemmeno mai detto che adoro cantare, e adoro quando lo fai tu. E’ una delle cose che ho tenuto per me, una di quelle che avevo paura di rivelare, perché ogni dettaglio di me che ti regalo è un modo per avvicinarmi a te, e questo mi fa paura. Mi fa paura restare nei luoghi in cui mi sono sentita quasi felice, perciò me ne vado sempre, perché –quasi felice – è peggio di triste. La mia più grande paura è quella dell’abbandono, per questo non voglio appartenere a nulla, perché ogni volta che l’ho fatto sono andati via tutti. Ti ho chiesto di andare al mare e me ne sono pentita l’attimo dopo, perché quello è uno dei posti in cui vado per poi scapparne via, e se ci andassimo insieme io sarei interamente felice e non avrei più nessuna scusa.

Il primo periodo,quello in cui facevamo le quattro di mattina a scrivere messaggi, tu inconsapevolmente mi hai regalato dei momenti di pace con me stessa, degli attimi in cui mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto. No ho mai trovato il coraggio di dirti che la prima volta che sei rimasto a dormire da me appena ti sei addormentato mi sono ritrovata in lacrime e non so nemmeno perché, sono rimasta così, incastrata tra te e le lenzuola cercando di trovare un senso a tutto quanto.

Sono consapevole di essere troppo complessa, troppo arrabbiata verso un passato che non ricordo nemmeno, sono troppo e sono niente. Niente come noi, come quello che non siamo e mai saremo.

In te ci ho visto un mondo, ci ho visto una persona fragile barricata dietro a delle battute ciniche, ci ho visto un’insicurezza celata da un sorriso che ancora oggi mi lascia senza respiro. Tu vuoi trasparenza e io so solo nascondermi, tu vuoi spensieratezza ed io non riesco nemmeno a dormire per tutti i pensieri che mi affollano la mente. Tu vuoi tutto ed io volevo solo te. C’è stato un momento in cui ha fatto veramente male, un momento in cui ho provato per l’ennesima volta la sensazione di non essere abbastanza, e poi come è arrivata è andata via lasciando il posto ad un piccolo fastidio tra lo stomaco e il cuore, un piccolo vuoto che al momento non so e non voglio colmare.

Se te lo stai chiedendo, non sono innamorata di te, sta tranquillo. Questa è una delle cose che mi sono vietata, un po’ come faccio con i dolci da Maggio a Settembre. Amarti vorrebbe dire portarti nella mia vita, che il mio piccolo inferno personale, e tu non te lo meriti. Anzi, io ti auguro tutto il bene del mondo, ti auguro che tu possa essere felice anche in una banale quotidianità, che possa trovare sempre il lato positivo delle cose. Perciò no, io non potrò mai amarti e se dovesse succedere in uno dei miei momenti di distrazione farò in modo che tu non lo sappia.

Chissà se la riceverai mai questa inutile lettera, se continuerò a nascondermi dietro a delle righe che a volte somigliano più a delle sbarre o se avrò mai il coraggio di dirti tutto quanto. Chissà dove arriveremo, in realtà mi chiedo più quando finirà.

Immagino che ora dovrei trovare una conclusione, un finale ad effetto, una di quelle frasi che sembrano uscite da un libro epico, eppure ho in mente un’unica parola per porre fine ad una lettera che probabilmente non ha nemmeno una coerenza. Rimani.

Rimani nella mia vita, non so come, non so per quanto, ma ti prego non fare l’errore di andare via per me, perché credi di ferirmi, perché non so se troverei il modo di farti tornare indietro e diventeresti il mio ennesimo rimpianto. E credo che tu possa essere di meglio.

Buonanotte,

J.

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