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Una storia di AlessiaScipioni

Quella linea sottile che divide il fare dall'averlo fatto

Crollare mai, farlo significa perdere sé stessi.

Pubblicato il 13 ottobre 2017 in Giornalismo

Tags: DoppiaF Fabri Fibra hiphop rap

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Erano anni che volevo scriverlo, pubblicarlo e averlo tra le mani. Erano anni che avevo questa meta fissa in testa. Passi anni a gonfiarti, come una mongolfiera, ogniqualvolta che lo vedi punito senza che avesse commesso il fatto.

Hai le parole pesanti che ti ruotano in testa: sessista...omofobo...cattivo...ingrato. Ti senti impotente perchè sei una piccola voce solitaria in mezzo a un mare torbito di voci accusatorie. La gente, intorno a te, ti guarda male. Hai i capelli bianchi, ormai da tempo, hai una famiglia da quasi vent'anni...ok direte, non c'è niente di male, anzi...è vero, ma se rientri in quel quadro e poi ascolti rap, o peggio Fabri Fibra, in Italia diventi qualcosa di anomalo.

Se poi scrivi romance gay, per la maggiore, se vai ai concerti rap, se condividi con i giovani uno spazio di mondo, se apri un blog che parla della tua passione e sei donna...beh, allora, ti sei scavata la fossa.

La gente è chiusa di mente, io sono claustrofobico dice Jesto...e come lo capisco. Io li vedo gli occhi della gente quando si posano su di me. So leggere tra quelle righe nascoste tra sorrisetti e mezze parole...le solite, da sempre. So decifrare chi ho di fronte, perchè lo faccio da sempre. Siamo sottoposti a giudizi continui e ogni capo d'accusa pretende di aver ragione. Non hanno idea di quanto nulli siano i loro pensieri e giudizi, almeno per me che ho imparato la lezione più importante della vita. A insegnarmela è stato il rap. Se lo ascolti come si deve ascoltare, se entri veramente nella logica di questo genere, se ti fai una "cultura" rap, beh allora ti salta lampante: la cosa più importante della vita è sé stessi. Cosa vuoi e dove vuoi andare. Cosa cerchi e cosa trovi. Cosa provi e vuoi dire. Il rap sostanzialmente è vita, scrivo nel libro Doppia F. Non c'è cosa più vera. Il rap spazia nella vita, che sia dell'artista, tua o di chiunque altro, ma il rap è vita. Spesso quella vita che mass media ti nascondono, spesso è la vita che ti circonda nella sua reale versione. Spesso è la vita del rapper stesso.

Per il popolo di massa, gli italiani medi come si usa chiamarli, il rap non è neanche musica. Mi incazzo ma non mi stupisco. Questo popolo si regge sull'apparenza, si innalza su colonne di illusioni, questo popolo non sa andare oltre il velo di maya di Schopenhauer. Il noumeno non sa manco che vuol dire, come non sa cosa sia la meritocrazia. In Italia, tre quarti della popolazione, è ignorante in ambito rap, ma hanno tutti la pretesa di poterlo giudicare, criticare e affossare. Non lo considerano alla pari della musica, propriamente detta, non lo considerano arte, però giudicano, accusano, fanno intere battaglie sterili sui blog e sui giornali.

Il popolo italiano ha dimenticato la diversità. Ha dimenticato il senso dell'arte, qualunque essa sia, ha dimenticato un mondo...come dico nel libro Doppia F? Ah sì...che esiste un mondo italiani una volta che avete spento tv e radio, un mondo che per voi è sommerso come la Deep Web di Internet. Avete rinchiuso un mondo reale in una scatola virtuale, convinti che esista solo quello che passa all'interno di quel contenitore illusionistico. La vita vera è là fuori invece.

Il rap in radio passa solo se diventa stupido e privo di senso, lo stesso in televisione, credo che sia ora di porvi le giuste domande: chiedetevi perchè. Perchè vi fanno uscire dalle orecchie un Rovazzi invece che un Nitro? Semplice: il primo è innocuo, oltre che non è manco un rapper ma per tale ve lo fanno bere, il secondo? Beh Nitro fa riflettere...e in Italia è diventato un reato. Perchè se rifletti, poi forse comprendi, se comprendi poi forse guardi la realtà che ti circonda, se guardi la verità poi ti rendi conto che non sei un abitante del bel Paese, che la famiglia non è quella del Mulino Bianco, che la politica ti frega a ogni respiro, che in Italia si vive male, che i giovani stanno male...dopo vai oltre il velo di maya.

Ero su tutti i giornali per le cose che scrivo, come se avessi commesso un cazzo d'omicidio! Dice Fibra...in effetti, se scaviamo in fondo ai suoi testi, ci si rende conto che forse un omicidio plurimo lo aveva commesso: aveva deliberatamente ucciso l'ipocrisia e l'apparenza di un popolo. Noi siamo quelli che ancora mettono i beep e gli asterischi sulle parolacce, come se gli italiani siano fessi che non capiscono quello che si dice o scrive. Quello che si nasconde dietro al beep e l'asterisco lo si comprende benissimo e allora che senso ha nasconderlo? Si salvano le apparenze, ah che bella cosa...si bestemmia in giro, ogni due per tre, volano parolacce a raffica per strada, in famiglia, a scuola, ma...in tv e nello scrivere si salvano le apparenze...ipocrita è dir poco.

Oggi mi sento soddisfatta, è come se avessi compiuto un'impresa eroica senza aver salvato nessuno, se non me stessa. Da cosa? Dal rimbombo che avvertivo dentro ogniqualvolta che le penne ignoranti in materia mi massacravano Fibra. Giornalisti gossipari alla ricerca della guerriglia sempre e ovunque...anche questo dovrebbe farvi riflettere italiani. Vi armano sui giornali guerriglie e polemiche sterili, a volte banali, perchè lo sanno che avete sete di questo. Siete talmente in guerra con voi stessi che avete sete di vedere che anche gli altri, i "famosi", lo siano; oppure avete talmente voglia di mandare a fanculo il vostro datore di lavoro, ma non potete farlo e quindi individuare un cattivo del caso diventa una valvola di sfogo. Non ha importanza chi sia o cosa ha fatto, se è colpevole o meno, vi interessa che vi diano qualcuno su cui fate affluire le vostre frustrazioni. Se quest'ultimo, poi, è famoso, beh la soddisfazione è doppia.

Fibra, in sostanza e detta in modo breve, è quell'ingranaggio che vi fa crollare tutto questo bel castello in cui vi hanno imprigionato. E' quello che sta lì a dire che lo spettacolo è finto di brutto, è quello che dice che l'esser famoso ha quel fastidioso rovescio della medaglia, è quello che dice che la politica ci frega e ci vuole divisi, è quello che vi mette davanti le condizioni pessime di questo paese, è quello che vi dice quanto i giovani stanno male, quanto questa società sia ipocrita, finta perbenista e con una morale, in verità, rasente allo zero.

Avevo in mente Doppia F da anni, volevo dire la mia, volevo far sapere come Fibra ha aiutato una generazione a comprendersi e a uscire fuori da certi schemi lesionistici. Volevo farvi sapere che le femministe del primo maggio famoso avevano sparato la cazzata del secolo, volevo farvi sapere che nell'esorcizzare i suoi demoni interiori, Fibra ha esorcizzato anche quelli di mezza Italia. Avevo voglia di far comprendere con quanta leggerezza si punta il dito verso qualcuno, con quanta superficilità gli si affibbiano etichette pesanti, come omofobo e misogino.

Fibra è il cattivo per voi, per l'opinione pubblica è quello del turpiloquio e della violenza, però poi nel libro, i suoi fans gli dicono in coro "grazie per aver dato voce a ciò che provavo e che non riuscivo a dire", oppure "grazie per avermi sempre spronato a inseguire un sogno"...i fans lo ringraziano, per alcuni Fibra rappresenta addirittura un padre, per altri è stata una valvola di sfogo verso questa società, per altri ha rappresentato lo sfogo dei propri malesseri, per altri la realizzazione di un sogno. Dal 2006 a oggi, invece, ve lo hanno presentato come se fosse un nemico. Perchè? Beh, dice le parolacce, parla della famiglia, usa termini forti...e deve farlo, è necessario che lo fa...perchè come dico nel libro: la rabbia è rabbia, la depressione è depressione e la merda, cari italiani, è merda! Che senso ha addolcirvi la pillola con lo zuccherino di Mary Poppins? Che senso ha far credere ai giovani che vivono a Disneyland quando fuori da casa c'è il Bronx?

Ora il libro è finito, da quattro anni albergava silente nella mia mente, ho impiegato tre anni circa solo per riuscire a contattare Paola Zukar e spiegargli la mia idea. Via libera e Doppia F è venuto su nel giro di pochi mesi. Perchè sapevo cosa dovevo scrivere, sapevo già i sassolini che avevo voglia di togliermi.

Ho lavorato con i fibrogati, è stato un bel viaggio che abbiamo fatto insieme, uniti. La copertina è stata realizzata da Giusy, fans di Fibra; la prefazione è stata scritta da Alessandro, la stesura è mia e con me nel realizzarla ha collaborato Marianna, fans di Fibra. All'interno c'è un intero capitolo con i pensieri che diversi fibrogati mi hanno spedito, dipingendo a parole il Fibra che loro amano.

Si parla di musica, di rap, delle sue rime ma anche della mia vita rapportata a quelle rime, cosa Fibra mi ha dato dal 98 a oggi. Attraverso l'Italia partendo dalla stazione Fibra e tocco tutti i capoluoghi di quello che vedo se mi guardo in giro. Si parla anche di Dante e Schopenhauer, perchè Fibra condivide con loro alcuni aspetti.

Chi è Fibra? E' un genio del rap in sostanza, ma non ditelo in giro che è troppo scomodo.

Doppia F è il lavoro a cui tenevo di più, ora è finito, è in pubblicazione, esce il 17 ottobre, autopubblicato e non mi interessa quello che si penserà del libro. Mi interessa averlo scritto, perchè crollare, specie quando ti mettono i bastoni tra le ruote, significa perdere sé stessi.

E' la lezione più importante che Fibra mi ha insegnato.

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