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Una storia di Marilena

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Essenziale 2049

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È il 2049

Messaggio dal futuro

Pubblicato il 05 novembre 2017

È il 2049 e voi che vivete nel passato vi chiederete tante cose: come sarà cambiato ed evoluto il mondo che voi conoscete.

Vivo alla periferia di un grosso centro urbano, la Grande Metropoli Tonda. In questo momento mi sto spostando tramite il mezzo mobile per raggiungerla ed andare al lavoro. I tubi dei mezzi mobili a quest’ora sono abbastanza vuoti. Una fotocellula legge la mia destinazione attraverso la visiera del mio caschetto. La trasparenza del vetro delle strutture tubulari lascia vedere il colore uniforme dei sedili, interrotto ogni tanto da qualche passeggero. Un modulo si stacca dalla lunga fila di sedili e viene all’esterno attraverso un passaggio, verso di me, sulla base di accoglienza per farmi sedere e spostarsi di nuovo all’interno del tubo.

Oggi, sulla visiera ho selezionato il Programma di Visione su modalità caraibica e intorno a me, oltre lo spazio dei mezzi mobili vedo palme, mare cristallino, cielo limpido. Qui possiamo impostare di vedere il mondo come più ci piace, con i colori e con le musiche e con i profumi che desideriamo.

Domani ripercorrerò le stesse distanze provando la modalità Van Gogh. Dopo, se ho abbastanza Crediti Visione, vorrei scaricare altri artisti del Vecchio Mondo. Voi non portate caschi con visiere. Per vedere i posti che desiderate dovete spostarvi realmente. So anche che portate vestiti come quelli che appaiono nei personaggi delle nostre realtà virtuali. Noi invece vestiamo divise tutte uguali, che possiamo decidere di colorare virtualmente come tutto il resto che ci circonda. Inoltre vi fate crescere i capelli. Noi invece ci radiamo tutto il corpo, indipendentemente dal nostro sesso.

Sono arrivato a destinazione. Il mio sedile viene accompagnato all’esterno del tubo. L’edificio dove lavoro è di fronte a me, immenso, cilindrico. Entro. La visiera si solleva: si è attivata la modalità Interno. La luce bianca del salone mi esplode come sempre negli occhi. Qui tutto è bianco: dalle pareti, ai corridoi, gli arredi, e poi noi, che dentro le nostre divise bianche sembriamo volti sospesi che si muovono nel vuoto.

Vado alla Zona Ristoro verso i distributori. È la mia tappa abituale prima di iniziare a lavorare. Guardo l’elenco delle vivande accessibili al mio fabbisogno corporeo. Vorrei che ogni tanto il Sistema mi concedesse qualcosa di più. Purtroppo sbircio tra l’elenco sperando invano. Se non nella quantità, perlomeno posso deliziarmi nel gusto e nella forma: dessert banana/caffè/vaniglia. Il mio disappunto non passa inosservato.

"Ehi Rayan, ti è andata male anche oggi?" Qualcuno mi tocca una spalla passandomi vicino.

"Eh, già!" Rispondo senza dar molta considezione, davanti allo schermo di selezione, mentre sto manipolando velocemente il Sistema per prelevare qualcos'altro. Prendo il mio secondo bicchiere di crema tricolore e vado verso la mia postazione di lavoro.

Io mi occupo di programmare applicazioni progettate per i clienti aziendali. Nel nostro mondo tutto viene gestito e controllato attraverso applicazioni telematiche.

Il lavoro, come al solito, scorre senza intoppi. Anche oggi sto rispettando gli obbiettivi grandiosamente. Posso concedermi una lunga pausa. Lascio la mia postazione al lungo tavolo del settore progettazione e vado al locale bagni. Gli specchi modulari dei lavabi amplificano le geometrie del lungo locale. Mi avvicino ad essi e mi tolgo il caschetto che appoggio sul piano. La luce verde intermittente al suo interno riflette sulla bianca superficie. Mi sciacquo il viso. Alzo lo sguardo sulla mia immagine riflessa, verso il candore della pelle nuda della mia testa. Sulla parte alta della mia fronte lampeggia il led verde del mio Identificatore. È il software collegato alle nostre funzioni celebrali, che tramite il caschetto, si estende alla rete telematica globale. I nostri caschetti sono diventati, nel tempo, un estensione sempre più complessa del nostro corpo e dei nostri desideri. Ci vengono dati in dotazione al compimento della maggiore età.

Ricordo ancora, due anni fa', la cerimonia di iniziazione al mondo adulto, quando noi ragazzi eccitati, tutti stretti tra noi, sui gradoni dell'Anfiteatro Scolastico, facevamo il Giuramento di Responsabilità verso la Società e promettevamo di contribuire con le nostre abilità a rendere migliore il mondo.

La mia, verso il mondo, era, però, una promessa segreta perché nessuno avrebbe creduto possibile ciò che intendo realizzare.

Col viso ancora gocciolante prendo il caschetto velocemente tra le mani ed esco andando verso un ascensore con il quale arrivo in cima all’edificio.

Nessuno ama venire quassù, a parte me ed Elisa che mi viene incontro per darmi un bacio sulle labbra. L'abbraccio forte e poi le sollevo il caschetto. I suoi occhi verdi brillano per me, nei miei, scuri. Lei è la mia rosa, il mio fiore prezioso e delicato.

Questo è l’unico posto dove riesco a riconoscere la mia solitudine, la sento pulsare e mi sento vivo ed allo stesso tempo morto dentro. Elisa lo sa e viene sempre da me quando, con il suo Identificatore, vede che sono qui ed anch'io lo so che le viene qui per me e vengo qui quando ho voglia di lei.

Il cielo sopra di noi è offuscato da spesse nubi pesanti. La città fluttuante è grigia, imbrattata dall’inquinamento dell’aria. Il mare nerastro si estende sotto ed intorno ad essa, oltre la foschia.

Ebbene sì, io sono nato dopo…

Dopo che il riscaldamento globale sciogliesse i ghiacciai e le acque sommergessero le terre…

Dopo che i gas emessi inquinassero così tanto l’aria da oscurare la luce del sole…

Dopo che il nucleare facesse il resto…

Immagino come sarebbe adesso il mondo se tutto questo non fosse successo, me l’immagino mentre gli anziani ci raccontano di esso. Forse sono ancora in grado di cambiare la storia del mondo.

Questo è il 2049.

Il mio sogno è vedere me stesso quassù, che togliendomi il caschetto scopro il cielo azzurro, il calore dei raggi del sole, le terre riemerse che si perdono verso alte montagne. Sogno di potermi togliere la divisa, questa tuta antiradiattiva. Anzi, sogno di vedermi felicemente camminare stringendo a me Elisa così forte da sgualcirle un lungo vestito leggero, mentre il vento ci scompiglia buffi capelli e vedo noi due tuffarci nel mare limpido, non lontano dai delfini. Sogno i nostri bambini abbronzati giocare con i loro cani e poi di festeggiare i loro compleanni con immense torte, aspettando di poter scoprire i loro regali.

Il led del mio caschetto è diventato giallo, mi avverte che devo rientrare per la sicurezza della mia salute. Anche Elisa mi esorta ad entrare ed io le do retta.

Prometto per la nostra felicità e quella del nostro pianeta che continuerò a lavorare assiduamente, nel tempo libero a mia disposizione, ad un software in grado di raggiungervi nel passato per avvertirvi del disastro globale a cui ci state condannando.

Rientrando rimetto il caschetto. Elisa deve lasciarmi. La vedo allontanarsi da me, scomparendo in mezzo al bianco di tante divise. Ascoltando "Somewhere Over The Rainbow" di Israel IZ torno ad annegare me stesso nell’oblio del mondo virtuale, per poi ritornare alla mia postazione di lavoro.

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